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Quando la prova schiacciante fa “Miau!”

1424540 10201779310032194 279418788 nUn gruppo di scienziati di un'università inglese (tra loro anche una mente italiana, la dottoressa Barbara Ottolini) ha messo su nel Regno Unito una vera e propria banca dati del DNA felino.

Gli scienziati hanno iniziato a lavorare a questo particolare database dopo essere riusciti a contribuire alla risoluzione di un caso di omicidio grazie  all'aiuto di un gatto.

Il gatto è un animale particolarmente dedito alla pulizia, tende a leccarsi molto e leccandosi lascia sul proprio pelo il suo DNA che poi si deposita attraverso i peli sugli abiti del proprio padrone e negli ambienti da esso frequentati.

Nel Regno Unito vivono oltre 10 milioni di gatti e se il gatto lascia le sue tracce, secondo il ragionamento degli scienziati, esso è in grado di stabilire un collegamento tra una scena del crimine e il suo padrone (il killer) e quindi il suo aiuto può risultare prezioso per la polizia.

Nell'agosto 2012 è stato rinvenuto su una spiaggia inglese il cadavere di un uomo. Il cadavere era avvolto dentro una tendina di plastica su cui la polizia ha rinvenuto otto peli di gatto.

I sospetti della polizia fin da subito sono ricaduti su un uomo che, in effetti, aveva un gatto in casa ma non poteva essere incriminato perché gli inquirenti non avevano prove schiaccianti che dimostrassero la sua colpevolezza.

Per venire a capo dell'enigma la polizia si è rivolta a un team di genetisti dell'università di Leicester che ha spedito i peli ritrovati sulla scena del crimine e alcuni peli del gatto del principale sospettato in California per il test del DNA.

Una volta ottenuti i risultati, il gruppo di scienziati ha dimostrato che il DNA mitocondriale (DNA per ramo materno) del gatto a cui appartenevano i peli rinvenuti sulla tenda di plastica e il DNA del gatto del sospettato non appartenevano a una famiglia molto diffusa negli Stati Uniti.

Per verificare se quella tipologia di DNA fosse altrettanto poco diffusa nel Regno Unito gli scienziati hanno dovuto creare una banca dati del DNA felino e l'hanno fatto partendo dalle analisi fatte da una ditta che opera per conto delle cliniche veterinarie.

Una vola campionati 152 DNA diversi e una volta effettuate le comparazioni, gli scienziati sono riusciti così a dimostrare  che nel Regno Unito il DNA appartenente al gatto del killer non era molto diffuso, così come non era diffuso neanche il DNA di Tinker, il gatto del sospettato David Hilder. Questo risultato ha permesso così alla polizia inglese di restringere il campo delle indagini e di inchiodare finalmente il killer.

Lo studio dovrebbe essere pubblicato il prossimo aprile e sarà utilizzabile dalla polizia inglese, la banca dati del DNA, infatti, comprende soltanto il DNA di gatti britannici.

La dottoressa Ottolini, intervistata da numerose riviste scientifiche non sembra però disdegnare l'idea di poter lavorare allo stesso progetto anche in patria.

Ultima modifica ilLunedì, 18 Agosto 2014 11:48

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