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Arte e Cultura

Arte e Cultura (233)

Il pugile nero messo ko dal razzismo Una storia nascosta per oltre 80 anni

Foto Il pugile nero messo ko dal razzismo Cristina Simiele 2

In occasione della Giornata mondiale contro il razzismo, il 21 Marzo è uscito nelle sale, il docu-film di Tony Saccucci: ‘Il pugile del Duce, prodotto e distribuito dall’Istituto Luce. Una storia misconosciuta e straordinaria, in cui convivono epica dello sport, fascino della caccia negli archivi, ingiustizia, e una rivincita postuma. Un racconto per tutti, avvincente e, come l'arte che mostra, nobile. Il docu-film racconta la storia incredibile, sepolta e riscoperta dalla polvere degli archivi, di Leone Jacovacci: un pugile tecnicamente perfetto, agile, intelligente e potente. Leone parlava perfettamente quattro lingue, cinque col romanesco. Era italiano e forse anche fascista. Ma sicuramente non antifascista. La sera del 24 giugno 1928, allo stadio Nazionale di Roma, davanti a quasi 40.000 spettatori e in collegamento radio con le città d'Italia, Leone Jacovacci si laureava campione europeo dei pesi medi. Prediletto del pubblico internazionale in un periodo in cui il pugilato era lo sport per eccellenza, aveva un solo problema: era un italiano nero. Metà italiano e metà congolese. Prima dell'incontro per il titolo europeo, aveva impiegato quattro lunghi anni per poter accedere al titolo di 'italiano' (in un match continuo tra giornali, uffici, politica, burocrazia). Dopo l'incontro, il Duce lo fece cancellare dalla storia d'Italia (il filmato originale dell'incontro - su cui ruota parte del documentario - venne addirittura manomesso) e inventò il 'bianco' Carnera. Oggi la vittoria di Leone grazie al suo biografo Mauro Valeri, uno dei massimi esperti di razzismo in Italia, che in questo caso si è trovato a indossare i propri panni privati, quelli di un padre bianco che ha sconfitto l'oblio della censura fascista per amore del proprio figlio meticcio. Attraverso la vicenda appassionante e rocambolesca di Leone, dal Congo a Roma, tra lavori, identità e paesi diversi, e i suoi incontri su navi, strade, locali e poi i ring ufficiali, e la sua mite impossibilità a non essere riconosciuto come il più forte del suo tempo, il film intreccia due vicende lontane nel tempo, ma legate da un filo resistente. Un filo che conduce a una lunga, faticosa, dura vittoria. La vittoria contro il razzismo. Liberamente tratto dal saggio di Mauro Valeri ‘Nero di Roma’, edito da Palombi Editori, il documentaro di Tony Saccucci si avvale del significativo Patrocinio di: CONI, Federazione Pugilistica Italiana, ARDI - European Parliament Anti-Racism and Diversity Intergroup, del progetto MigrArti e del MiBACT.

Barbarah Guglielmana & Anna Venturini…

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Barbarah Guglielmana nasce a Chiavenna agli inizi degli anni ’70.

Medico di pronto soccorso, volontario sanitario di Emergency, impegnata nel tema della violenza di genere, fa riferimento al movimento culturale del Sottovento in quel di Pavia.

Scrive e pubblica poesie.

Anna Venturini nasce a Pavia alla fine degli anni ’70.

Educatrice di nido, promotrice di laboratori di fotografia per bambini e di letture illustrate, ha frequentato il Bauer di Milano, ideatrice del progetto fotografico The New York Benches.

Benvenute! Ma… quale tipo di umiliazione stiamo facendo passare come se nulla fosse?

L’ingiustizia. (Barbarah)

Abbiamo l’assoluto bisogno di staccare da cosa?

Da nulla. Al contrario, possiamo interrogarci sulle motivazioni che ci spingono a staccarci da qualcosa che esiste nel proprio “mondo”. Che cos’è questo “bisogno” di staccarsi? Che cosa ci sta dietro? Ecco, questo ci interessa di più. (Anna)

Risolvendoci da soli viene meno la capacità di puntare in alto come in basso?

No, assolutamente. Non sempre occorre uno strizzacervelli o una sostanza sintetica. (Barbarah)

Molte cose si dimenticano perché sono intrasmissibili?

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Erica Gazzoldi…

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Erica Gazzoldi è nata a Manerbio (Brescia) l’8 settembre 1989; ha conseguito la maturità scientifica all'istituto Blaise Pascal del suddetto paese.

È stata allieva dell’Università degli studi di Pavia, del collegio S. Caterina da Siena e della Scuola Superiore IUSS.

Il 7 dicembre 2011 ha conseguito la laurea triennale in Antichità classiche e orientali, con una tesi dal titolo Hellenism and the Seleucids in the Book of Daniel.

Il 18 febbraio 2014 ha conseguito la laurea magistrale in Filologia, letterature e storia dell’antichità, con una tesi dal titolo The Additions to the Book of Esther: Historical Background.

Si è diplomata in Scienze Umane presso la Scuola Superiore IUSS (Pavia) il 6 maggio 2014, con una tesi dal titolo Gorgia da Leontini e l’Encomio di Elena: la questione della responsabilità morale.

Ha collaborato per anni col mensile studentesco Inchiostro (http://inchiostro.unipv.it ) e ha curato la rubrica “LeggiLOL” sul sito di Universigay (www.universigay.org ).

Attualmente, gestisce il sito del circolo TBGL, Harvey Milk, di Milano (www.milkmilano.com ).

Coltiva la passione della scrittura fin dalla prima adolescenza; si è cimentata con diversi generi: il romanzo, il racconto breve, la lirica, il libretto d’opera.

Talvolta, ama creare personalmente le illustrazioni.

Gestisce un blog miscellaneo: Il filo di Erica (http://erica-gazzoldi.blogspot.it).

Ha al proprio attivo due raccolte poetiche: La tessitrice di parole (Brescia, 2011, Marco Serra Tarantola Editore) e La biblioteca di Belisa (Villasanta 2015, Limina Mentis).

Collabora con il mensile Paese Mio Manerbio, con il quotidiano on line Uqbar Love e con il sito di cultura Caffebook (http://caffebook.it/ ).

Ha un profilo su Blasting News, sito di giornalismo partecipativo (http://it.blastingnews.com/redazione/erica-gazzoldi-favalli/ ).

Benvenuta Erica. Dì un po’, per te quando diventa seria “la cosa”, una volta arrivati al culmine di un disastro?

“2 vite a MeTà”

Copertina fonteUn nuovo romanzo, di Walter Fabbri, scritto questa volta a quattro mani con Daniele Spizzico, ci prospetta degli scenari emotivi diversi dal solito, con protagonisti che ci solleticano la mente facendo scorrere davanti ai nostri occhi alcune pagine della nostra personalissima realtà.

Il passato e il presente si fondono in sensazioni a volte brillanti, altre drammatiche, senza respiro e con la voglia di sapere cosa accade nelle pagine successive.

I bivi che la sorte ci fa affrontare, ci lasciano a volte con l’amaro in bocca, e spesso la mente torna indietro spossatamente conscia di non poter cambiare nulla.

Il diario della vita, scolpisce con la fiamma le pagine contenenti gli episodi fondamentali dell’esistenza di ognuno e quando si rievocano, contribuiscono al cambiamento delle scelte successive.

Tuttavia ognuno è padrone della propria vita e ha il libero arbitrio di scegliere la via che ritiene migliore.

“2 vite a MeTà”, certamente racchiude i dilemmi che ognuno si pone: “Quando ho preso la strada sbagliata? Perché ho sbagliato? Posso cambiare le cose?”.

A ogni buon conto tutti conosciamo le risposte e a volte le nascondiamo nelle remote stanze della mente cercando di dimenticarle, a volte quasi mentendo a noi stessi.

Invece esse sono parte della nostra vita, della nostra coscienza e ci facciamo i conti ogni momento.

“2 vite a MeTà”, regala al lettore momenti di riflessione, che gli stati emotivi dei protagonisti del romanzo riescono a generare, solleticando ricordi propri, lontani ed emozionanti.

“2 vite a MeTà”, scritto a quattro mani da Walter Fabbri e Daniele Spizzico, si legge tutto di un fiato; a volte brillante a volte drammatico, comunque mai banale e imprevedibile fino all’ultima parola, “Fine”, dove forse era più corretto scrivere “... continua”.

PER COMPRARE IL LIBRO:
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PER COMPRARE L'EBOOK:
https://www.bookrepublic.it/book/9788867338047-2-vite-a-meta/

Il 2 dicembre l’inaugurazione del Museo dell’Agro Veientano a Formello

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Dopo tanti anni di lavoro, a partire da una sede provvisoria nel 1992, il 2 dicembre apre al pubblico il “Museo dell’Agro Veientano”, che racchiude, nella prestigiosa sede di Palazzo Chigi a Formello, una serie di reperti archeologici reperiti nella campagne di Formello fino ad alcuni luoghi situati nel XV Municipio di Roma.

I reperti, custoditi nelle 4 sale del piano nobile del palazzo, sono suddivisi in modo da ripercorrere tutte le fasi della vita del territorio di Veio, dall’età del bronzo all’età del ferro, fino alla presa della città da parte dei Romani nel 396 a.C., da cui parte l’epoca romana, e anche oltre.

L’inaugurazione avverrà in 2 giornate, il 2 e 3 dicembre, e presenterà degli aspetti innovativi rispetto alla normale staticità degli allestimenti museali. Le sale, infatti, saranno predisposte in modo da coinvolgere il visitatore, attraverso esperienze interattive sonore e visive. Ad esempio, nella la Stanza dei Trofei, le teste, gli animali e le statue della stipe votiva del Santuario di Campetti, si illumineranno e racconteranno la propria storia, suscitando interesse e, forse, anche un po’ di stupore.

Il 2 dicembre alle ore 10,00 saranno presenti il Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, Alfonsina Russo Tagliente e altri archeologi, ed esponenti della Regione Lazio e del Comune di Roma, mentre il giorno successivo alle ore 17,00 il pubblico potrà assistere alla rappresentazione teatrale “Che spettacolo! Il Museo si anima”, nel corso del quale gli attori rappresenteranno varie fasi della storia di questa importante città dell’antichità.

Il consiglio agli editori: “L’amore e la cioccolata”, di Sandra Romanelli

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Amando, ti circondi di quell’umanità da surriscaldare, viene fuori un moto dell’anima che si spiega da sé, resistente al crollo dei valori, ossia un abbraccio, per ricominciare daccapo a esistere, da perfetti ingenui.

Per esempio, in una ragazza di nome Milena, stava maturando una certezza, qual è quella di non significare una necessità per gli altri, da intensificare volontariamente.

Una necessità in realtà del tutto privata, tanto da suscitare forme d’autolesionismo.

D’altronde se le cortesie non si ricevono di frequente allora sopravvaluti il soggetto che casualmente te le ricorda, e specie nella personale consumazione di una bevanda squisita, dolce, ma che scotta; girata e rigirata riflettendo su di un’esperienza passata, con la goffaggine a sminuire la persona che incorpori in primis, e successivamente le relazioni sociali.

Milena aveva bisogno d’accorgersi del suo vuoto per aspirare di nuovo alla volontà di centrare delle illusioni e realizzarle, trasferendosi in un posto lontano dalle sue radici; pregando per il suo bene disatteso specie dai genitori che addirittura sentivano d’essersi tolti un peso che ogni giorno li assillava.

“Il viaggio di ritorno”, di Andrea Tirelli (Del Poggio Ed.)

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Scrutare degli esseri umani cercando di raffigurare le improprie esperienze, con la determinazione nel compiere un atto volontario calibrando la parola a seconda di cosa si sente in giro e in contemporanea all’ambizione che fermenta in sé… ebbene per Marco le persone si diversificano, si complicano, anche trasparendo scherzosamente, ma ancora onestamente, perché in qualcosa bisogna credere, consci di un’entità innalzatasi non per disintegrare il bene terreno con della sorda autorevolezza, bensì mettendo in pratica una carità immensa.

In questo romanzo s’è in grado d’intuire luci sia sferzanti che tenere, quelle tipiche delle località meridionali, grazie a Marco appunto, che non smarrisce affatto il candore e la passionalità caratterizzanti un popolo orgoglioso delle sue radici, nonostante quest’uomo si sia reso forte con spiccata ragionevolezza nel corso della vita, essendo uno stimatissimo dottore che alla fine della giostra, in amore, non può fare a meno della sua metà, di nome Valeria, ossia di una persona al passo coi tempi (pure troppo), dai ritmi che possono lasciare senza respiro… eppure protesa alla solidarietà.

Profondo rosso, un capolavoro del cinema italiano

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Non è per caso che l’attore protagonista di “Blow up” di Michelangelo Antonioni sia lo stesso di “Profondo rosso” di Dario Argento: David Hemmings. Nell’uno, come nell’altro caso, la cifra e la chiave di lettura sono le medesime: la ricerca di un particolare, di un qualcosa che era sfuggito, che poi non è il cadavere di “Blow up”, né il volto dell’assassino di “Profondo rosso”, ma la vita stessa, l’attimo, il presente, un piccolo puntino luminoso che cammina davanti a noi e, nel momento in cui crediamo di averlo colto, è già fuggito via. E qui c’è tutto il Parmenide del terzo anno di liceo: “l’essere è, il non essere non è”, il paradosso di Zenone, l’illusione di fermare il tempo e di raggiungere la tartaruga che crediamo più lenta, ma che invece ci beffa sempre. “Tutto scorre”, il tempo fluisce indipendentemente da noi, che facendoci tante domande lo sprechiamo alla ricerca di quel particolare che sfugge, e che ride di noi da dietro uno specchio. Due grandi maestri del cinema che hanno saputo darci tante emozioni, e che ci rimarranno sempre impressi.

Giuseppe Calendi…

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Nato a San Benedetto del Tronto il 6 gennaio del ‘66, sposato con due figli, lavora come operatore socio/sanitario presso una Comunità Socio Educativa Riabilitativa.

Ha partecipato ad alcuni concorsi letterari ottenendo un riconoscimento speciale alla VII edizione del premio letterario in onore di Alda Merini, svoltasi nel 2014 a San Benedetto, con il racconto “Estate 93”; e un attestato di merito alla III edizione del premio di Narrativa, Teatro e Poesia “Il buon riso fa buon sangue”, tenutasi grazie all’ass. culturale e teatrale “Luce dell’Arte”, con il racconto “Aula 17”.

Ha all’attivo anche alcune poesie, oltre che altri brevi racconti di cui due in forma di “saggio romanzato”, nati dalla sua passione per le Scienze Naturali e dedicati al tema dell’evoluzionismo; uno è “Il discepolo di Darwin”, che compare anche nel numero 29 della collana Racconti curata dalla Casa Editrice Pagine.

Con il racconto “Il Dio dell’inverno”, ha da poco ottenuto una segnalazione di merito al settimo concorso letterario “Città di Grottammare”, organizzato dall’ass. “Pelasgo 968”.

Tutti i racconti sopracitati fanno parte, insieme ad altri, della raccolta “Introspezioni” appena autopubblicata.

Benvenuto Giuseppe…! Durante una giornata di 24h quand’è piacevole incontrarti?

Diciamo… al crepuscolo, quando, come si evoca nel racconto “Estate ’93”, giungono le ombre della sera e il protagonista non vede l’ora che arrivi al più presto il buio. Forse è il momento migliore per… l’ispirazione.

“E luce fu” e “Un salto nel buio” di Cristina Sbarra

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Lo scorso 19 agosto, presso la sala consiliare del Comune di Bagnone, in provincia di Massa, a cura di Francesca Guastalli, direttrice del Museo Archivio della Memoria e con letture di Monica Armaretti, si è tenuta la presentazione di due libri di Cristina Sbarra, “E luce fu” e “un salto nel blu”, tutti e due editi da Piazza Editore e in vendita a 10 euro ciascuno.

L’autrice, laureata in fisica e docente di fisica, lo scorso anno ha scritto anche altre due raccolte di racconti intitolati “La mia fortuna” e “Amore di guerra”, dimostrando inaspettate dote di scrittrice di racconti avvincenti e significativi, che spaziano dalla vita di tutti i giorni alla fantascienza.

In “E luce fu” si narra di un gesto, un fatto a prima vista accidentale, una parola, uno sguardo, quando ci appare quello che ci illumina, ci rende la vita migliore: la nostra verità, quello che stavamo cercando e che, nel migliore dei casi, è la verità. I personaggi di questi racconti trovano la luce che li riscalda, verso cui dirigersi. Dalla crescita sociale, culturale e spirituale di una studentessa che deve affrontare la tesi di laurea, alla prima esperienza olimpica di una giovane paratleta; dalla evoluzione politica del sistema democratico di un futuro quarto millennio, alla luce che può accompagnare il nostro ultimo respiro.

In “un salto nel blu” il protagonista prova a camminare su un nuovo sentiero, col cuore palpitante, pieno di speranza. Si crede che sia la strada più giusta, ma è solo il nostro intuito, il più delle volte, a guidarci. I racconti evidenziano questo salto nel blu. Dalla scienza alla fantascienza, dalla vita di tutti i giorni alla malattia mentale che può inghiottire come un buco nero. Il mistero di un caso di morte apparentemente accidentale, che ha come sfondo il mare. Il mistero di un nuovo viaggio fuori del pianeta Terra, che ha come destinazione la Luna. Il mistero dell’amore, fino all’ultimo anelito di speranza.

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