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“LA VOCE DI CHI NON HA PIU’ VOCE”

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Conosco personalmente la famiglia De Rosa – Di Matteo, anche perché Maria Di Matteo è una nostra collaboratrice e devo dire che ho vissuto in prima persona la tragedia di un uomo che si è tolto la vita dopo che questo “sistema Italia” gli aveva tolto la dignità.

 

 Vissuto in prima persona perché Santo De Rosa si è tolto la vita la sera che io sono arrivato a casa sua e, tragedia nella tragedia, mi è toccato l’ingrato compito insieme alle forze dell’ordine di ricomporlo dal suo gesto estremo.

Riporto integralmente il grido di dolore e rabbia delle fidanzate dei figli di Santo, nella speranza che, questo urlo arrivi in alto dove sarebbe dovuto arrivare quello di richiesta d’aiuto di Santino De Rosa…

(n.d.e. Massimo Lo Monaco)

E' mai possibile che nel 2012 un uomo si trovi obbligato a togliersi la vita per far valere i propri diritti di essere umano e cittadino?

La risposta più logica a tale domanda ci pare, ovviamente, negativa. Ma purtroppo spesso la realtà esula dalla ragione ed ecco che due ragazze ventenni si ritrovano a riportare una situazione e una storia impregnata di crudeltà, ignoranza e indifferenza; una storia di cui siamo diventate inizialmente spettatrici e ben presto attrici protagoniste coinvolte in prima persona nel tentativo, forse vano, di far luce sugli eventi e capire da che parte stia veramente la giustizia.

La notte del 27/07/2012 un uomo, Santo De Rosa, si trova a prendere la soluzione definitiva: dopo una vita passata a lottare contro datori di lavoro e istituzioni che non volevano accordargli un qualsiasi regolare contratto con il quale far fronte alle spese quotidiane e domestiche e con il quale poter crescere con dignità e merito i suoi due figli, egli decide di togliersi la vita impiccandosi di fronte al comune, approfittando della scia di suicidi di massa dovuti ai numerosi e incessanti tagli sul lavoro degli ultimi mesi, nella speranza di poter finalmente smuovere qualcosa e ottenere così quella visibilità e quella valenza di diritti che gli sarebbero dovuti spettare da vivo.

A ragione del suo gesto, lui, lascia solo una lettera scritta, con una mano che trasuda amore, dedizione e coraggio, strettamente dedicata a moglie e figli.

Ma cos'è successo veramente?

Dopo più di dieci anni di vari tentativi d'integrazione all'interno di un contesto sociale difficile, ostile e arretrato come quello del comune di Terricciola; dopo aver tentato inutilmente di far ascoltare la propria voce ai pubblici ufficiali del paese riguardo a spiacevoli episodi di vera e propria intolleranza nei loro confronti che erano stati (e sono tutt'ora) costretti a subire quotidianamente; dopo aver ricevuto numerose e pesanti aggressioni e minacce verbali e non, sia nei loro confronti che nei confronti dei loro tre cani; dopo aver ricevuto denunce inopportune e spesso infondate che miravano ad attaccare il benessere dei loro animali ritenendoli aggressivi e pericolosi per i concittadini; dopo una tentata aggressione a mano armata con uso di armi improprie nei confronti dei due figli e delle loro relative fidanzate (ed ecco che improvvisamente siamo diventate anche noi protagoniste della scena); dopo aver ritrovato nella cassetta della posta veri e propri messaggi di minaccia scritti in maniera anonima utilizzando lettere ritagliate dai giornali...

E questo è solo quello che possiamo documentare noi personalmente nell'ultimo anno e mezzo in cui la famiglia ha vissuto qui e in cui noi l'abbiamo conosciuta e frequentata!

... cos'avreste fatto voi al suo posto?

Noi ce lo siamo chieste e abbiamo deciso d'intervenire con tutte le nostre energie, le nostre conoscenze e la nostra forza, ma ancora nulla si è smosso. Dopo numerosi colloqui con i paesani, con il sindaco, con le forze dell'ordine della zona non abbiamo ancora ottenuto ascolto e la famiglia De Rosa si trova a dover lottare ancora e ancora, in un equilibrio sempre più instabile, sorretta unicamente dall'affetto di amici residenti in città lontane.

Ma noi non siamo soddisfatte del servizio che questo Paese ci sta rendendo. La strada è ancora lunga e ogni giorno di più siamo ostinate e determinate a percorrerla fino in fondo.

Allora vogliamo concludere con questa nostra personale riflessione:

se la cassa integrazione e i vari problemi economici hanno materializzato per Santo sedia e corda, è ancora più grave e vero il fatto che l'indifferenza e l'odio gratuito del paese gli hanno dato il coraggio.”

Siamo consapevoli che questa storia non è unica nel suo genere e temiamo per questo, che ce ne saranno molte altre nel futuro.

Di fronte a tanta indifferenza, noi abbiamo scelto di agire. Agire per onore di un uomo che merita il suo rispetto e il suo riscatto. Agire non solo per amore dei propri cari, ma anche per amore della verità, del rispetto e della giustizia che sono valori necessari per poter vivere una vita dignitosa e libera da prevaricazioni, paure, insoddisfazioni, angosce, negazioni e mortificazioni.

Agire perché noi in questo Paese, in questo mondo, dobbiamo (e vogliamo!) viverci e non vogliamo che il nostro futuro sia macchiato d'ipocrisia…

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