La cultura del “talento” nello sport

La cultura del “talento” nello sport

a cura di Emanuele Iossa Tecnico FIH (Federazione Italia Hockey) e allenatore ASD Hockey Campagnano

In Italia abbiamo sicuramente una cultura sportiva non idonea alla passione che molti ragazzi e ragazze rivolgono alla pratica della propria disciplina sportiva, e ancor di più non abbiamo la cultura del “ talento ”.

In genere mi piace ascoltare, attentamente , e cercare di osservare cosa c’è intorno ad ogni frase che viene pronunciata, dandole una visione più ampia, sopratutto se riguarda quello che amo, in questo caso lo sport, e tante volte ho sentito dire che in Italia nascono pochi talenti.

Nello stesso istante in cui percepisco queste parole , di rimbalzo mi pongo subito la domanda: è veramente cos ì , o siamo noi allenatori a non valorizzarli lasciandoli scivolare via?

La mia esperienza come sportivo si focalizza sulla disciplina che pratico e alleno da moltissimi anni, l ’ Hockey su Prato e posso tranquillamente affermare che in Italia di “ talenti ” , nonostante quello che si dica, ne nascono eccome, ma sfortunatamente ne abbiamo poca cultura e non riusciamo a dare loro il giusto supporto e renderli trainanti per chi invece basa tutta la sua carriera da atleta sulle proprie potenzialità , non essendo stato “ toccato ” dalla mano divina : tenacia e perseveranza.

Ma cos’è il Talento?

Inizialmente la parola Talento in greco (T à lanton) identificava la bilancia ed in senso più ampio il peso. In seguito indicò una moneta che veniva pesata per controllarne il valore. Fu il Vangelo, con la Parabola dei Talenti,( la cui morale in breve è di custodire e far fruttare i doni che riceviamo dalla vita) a dare alla parola il significato che tutti noi gli attribuiamo oggi di “ valore ”, “ dote innata ” o “ dono ”.

Il talento, quindi, è una dote , è la facilità innata di apprendimento e di attitudine ad una certa attività , che fa apparire una persona speciale rispetto alla norma.

Ma per quanto un atleta abbia talento e lo conservi per tutta la sua carriera, per affinarlo e renderlo efficace , ha bisogno di essere allenato. Spesso ai talenti che identifichiamo, invece, permettiamo come Coach di adagiarsi sugli allori delle proprie doti innate , sprecando cosi quanto di buono possiamo coltivare ed indirizzare sulla via della grandezza.​

Come poter lavorare allora per far crescere i nostri talentosi ragazzi?

• Come prima cosa allenandone le potenzialit à , che sono i tratti del carattere dell ’ atleta , acquisibili con volont à e allenamento, e sviluppabili sempre lungo il corso della propria carriera.

• Seguendoli anche da un punto di vista mentale. Sappiamo infatti che le doti innate , non essendo emulabili, spesso possono generare gelosie ed invidie , per cui un senso di ostracismo , anche non voluto, da parte degli altri componenti della squadra. Come allenatori dobbiamo da una parte far accettare al nostro atleta le sue “ doti innate ” , ad essere se stesso sempre , lavorando sull ’ autostima , e contemporaneamente cercando di fargliele utilizzare non solo per la propria crescita personale , ma anche al servizio della squadra e dei suoi componenti.

Non pensiamo che chi possiede talento non abbia bisogno di essere guidato, al contrario, perch é l’ obbiettivo non è solo arrivare ad avere piena coscienza di se e dei propri mezzi, ma anche di generare emozioni forti in chi lo circonda e le emozioni positive accomunano gli animi.

Coltiviamo, quindi, la cultura del “ Talento ”

“ la cosa più triste nella vita, è il talento sprecato ” (Cit.)

Come poter lavorare allora per far crescere i nostri talentosi ragazzi? • Come prima cosa allenandone le potenzialit à , che sono i tratti del carattere dell ’ atleta , acquisibili con volont à e allenamento, e sviluppabili sempre lungo il corso della propria carriera. • Seguendoli anche da un punto di vista mentale. Sappiamo infatti che le doti innate , non essendo emulabili, spesso possono generare gelosie ed invidie , per cui un senso di ostracismo , anche non voluto, da parte degli altri componenti della squadra. Come allenatori dobbiamo da una parte far accettare al nostro atleta le sue “ doti innate ” , ad essere se stesso sempre , lavorando sull ’ autostima , e contemporaneamente cercando di fargliele utilizzare non solo per la propria crescita personale , ma anche al servizio della squadra e dei suoi componenti. Non pensiamo che chi possiede talento non abbia bisogno di essere guidato, al contrario, perch é l’ obbiettivo non è solo arrivare ad avere piena coscienza di se e dei propri mezzi, ma anche di generare emozioni forti in chi lo circonda e le emozioni positive accomunano gli animi. Coltiviamo, quindi, la cultura del “ Talento ” “ la cosa più triste nella vita, è il talento sprecato ” (Cit.)

Stefano Di Santo

Stefano Di Santo

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