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Arte e Cultura

Arte e Cultura (227)

GRANDE SUCCESSO ALLA PRESENTAZIONE DI MARIA RIZZI DEL ROMANZO DI MARIA LOMBARDI FINIRA’ QUESTO SILENZIO

locandina evento Maria Rizzi

Maria Rizzi, sociologa, scrittrice di spicco nel genere noir, poetessa dall’animo profondo e sensibile organizzatrice di eventi culturali, giurata in importanti premi letterari a livello internazionale come Abano Terme,  ieri pomeriggio 14 maggio insieme ad Odette Orlando e Loredana D’Alfonso ha condotto nell’ambito della programmazione di eventi dell’IPLAC la serata dedicata alla presentazione del romanzo di Maria Lombardi “Finirà questo silenzio” edito d Cartacanta.

La serata si è tenuta presso l’Enoteca Letteraria Quattro Fontane 130 a Roma dove un nutrito pubblico di lettori, addetti alla cultura e non solo, hanno seguito con attenzione l’interessante presentazione di questo esordio letterario della giornalista del Messaggero Maria Lombardi che con disinvoltura e precisione non ha esitato a rispondere alle domande dei presenti affascinati dall’argomento trattato legato all’universo famigliare e ai possibili problemi derivanti da verità non dette che in esso si nascondono. A creare un’atmosfera intensa e anche commovente le letture di Loredana D’Alfonzo che ha interpretato alcuni passi del romanzo dando risalto alle emozioni dei personaggi.

Il cippo funerario del guerriero etrusco Larth e il suo corredo funebre visibili in un’unica mostra a Orvieto

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Fino al 17 settembre sarà possibile vedere il cippo funerario del guerriero etrusco Larth Cupures, insieme al suo corredo funerario, rinvenuto nella necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo, vicino Orvieto.

I reperti sono custoditi nel Museo Faina e nel Museo archeologico nazionale di Orvieto, per la prima volta sarà possibile vederli insieme, in un unico percorso museale curato dai rispettivi direttori, la dr.ssa Luana Cenciaroli e il dr. Giuseppe della Fina.

Nel 1880 Riccardo Mancini, mentre eseguiva degli scavi in un terreno di sua proprietà, rinvenne la tomba di Larth, un guerriero etrusco, e una testa in pietra che lo raffigurava, nonché numerosi corredi funerari dell’epoca, il VI Secolo a.C.

La scultura, costituita da una testa con elmetto riportante un’iscrizione con il nome del personaggio, è visibile presso il Museo archeologico nazionale, diversamente dai vasi ittici, conservati presso il Museo Faina.

Assieme ai reperti è possibile vedere due riproduzioni tridimensionali realizzate dagli studenti del Liceo Artistico, una stele frammentaria e un cippo a testa di guerriero.

Tutti i reperti sono visibili dalle ore 9,30 alle 18,00. L’indirizzo del Museo Faina è Piazza del Duomo, 29 ad Orvieto.

Il pugile nero messo ko dal razzismo Una storia nascosta per oltre 80 anni

Foto Il pugile nero messo ko dal razzismo Cristina Simiele 2

In occasione della Giornata mondiale contro il razzismo, il 21 Marzo è uscito nelle sale, il docu-film di Tony Saccucci: ‘Il pugile del Duce, prodotto e distribuito dall’Istituto Luce. Una storia misconosciuta e straordinaria, in cui convivono epica dello sport, fascino della caccia negli archivi, ingiustizia, e una rivincita postuma. Un racconto per tutti, avvincente e, come l'arte che mostra, nobile. Il docu-film racconta la storia incredibile, sepolta e riscoperta dalla polvere degli archivi, di Leone Jacovacci: un pugile tecnicamente perfetto, agile, intelligente e potente

Barbarah Guglielmana & Anna Venturini…

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Barbarah Guglielmana nasce a Chiavenna agli inizi degli anni ’70.

Medico di pronto soccorso, volontario sanitario di Emergency, impegnata nel tema della violenza di genere, fa riferimento al movimento culturale del Sottovento in quel di Pavia.

Scrive e pubblica poesie.

Anna Venturini nasce a Pavia alla fine degli anni ’70.

Educatrice di nido, promotrice di laboratori di fotografia per bambini e di letture illustrate, ha frequentato il Bauer di Milano, ideatrice del progetto fotografico The New York Benches.

Benvenute! Ma… quale tipo di umiliazione stiamo facendo passare come se nulla fosse?

L’ingiustizia. (Barbarah)

Abbiamo l’assoluto bisogno di staccare da cosa?

Da nulla. Al contrario, possiamo interrogarci sulle motivazioni che ci spingono a staccarci da qualcosa che esiste nel proprio “mondo”. Che cos’è questo “bisogno” di staccarsi? Che cosa ci sta dietro? Ecco, questo ci interessa di più. (Anna)

Risolvendoci da soli viene meno la capacità di puntare in alto come in basso?

No, assolutamente. Non sempre occorre uno strizzacervelli o una sostanza sintetica. (Barbarah)

Molte cose si dimenticano perché sono intrasmissibili?

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Erica Gazzoldi…

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Erica Gazzoldi è nata a Manerbio (Brescia) l’8 settembre 1989; ha conseguito la maturità scientifica all'istituto Blaise Pascal del suddetto paese.

È stata allieva dell’Università degli studi di Pavia, del collegio S. Caterina da Siena e della Scuola Superiore IUSS.

Il 7 dicembre 2011 ha conseguito la laurea triennale in Antichità classiche e orientali, con una tesi dal titolo Hellenism and the Seleucids in the Book of Daniel.

Il 18 febbraio 2014 ha conseguito la laurea magistrale in Filologia, letterature e storia dell’antichità, con una tesi dal titolo The Additions to the Book of Esther: Historical Background.

Si è diplomata in Scienze Umane presso la Scuola Superiore IUSS (Pavia) il 6 maggio 2014, con una tesi dal titolo Gorgia da Leontini e l’Encomio di Elena: la questione della responsabilità morale.

Ha collaborato per anni col mensile studentesco Inchiostro (http://inchiostro.unipv.it ) e ha curato la rubrica “LeggiLOL” sul sito di Universigay (www.universigay.org ).

Attualmente, gestisce il sito del circolo TBGL, Harvey Milk, di Milano (www.milkmilano.com ).

Coltiva la passione della scrittura fin dalla prima adolescenza; si è cimentata con diversi generi: il romanzo, il racconto breve, la lirica, il libretto d’opera.

Talvolta, ama creare personalmente le illustrazioni.

Gestisce un blog miscellaneo: Il filo di Erica (http://erica-gazzoldi.blogspot.it).

Ha al proprio attivo due raccolte poetiche: La tessitrice di parole (Brescia, 2011, Marco Serra Tarantola Editore) e La biblioteca di Belisa (Villasanta 2015, Limina Mentis).

Collabora con il mensile Paese Mio Manerbio, con il quotidiano on line Uqbar Love e con il sito di cultura Caffebook (http://caffebook.it/ ).

Ha un profilo su Blasting News, sito di giornalismo partecipativo (http://it.blastingnews.com/redazione/erica-gazzoldi-favalli/ ).

Benvenuta Erica. Dì un po’, per te quando diventa seria “la cosa”, una volta arrivati al culmine di un disastro?

“2 vite a MeTà”

Copertina fonteUn nuovo romanzo, di Walter Fabbri, scritto questa volta a quattro mani con Daniele Spizzico, ci prospetta degli scenari emotivi diversi dal solito, con protagonisti che ci solleticano la mente facendo scorrere davanti ai nostri occhi alcune pagine della nostra personalissima realtà.

Il passato e il presente si fondono in sensazioni a volte brillanti, altre drammatiche, senza respiro e con la voglia di sapere cosa accade nelle pagine successive.

I bivi che la sorte ci fa affrontare, ci lasciano a volte con l’amaro in bocca, e spesso la mente torna indietro spossatamente conscia di non poter cambiare nulla.

Il diario della vita, scolpisce con la fiamma le pagine contenenti gli episodi fondamentali dell’esistenza di ognuno e quando si rievocano, contribuiscono al cambiamento delle scelte successive.

Tuttavia ognuno è padrone della propria vita e ha il libero arbitrio di scegliere la via che ritiene migliore.

“2 vite a MeTà”, certamente racchiude i dilemmi che ognuno si pone: “Quando ho preso la strada sbagliata? Perché ho sbagliato? Posso cambiare le cose?”.

A ogni buon conto tutti conosciamo le risposte e a volte le nascondiamo nelle remote stanze della mente cercando di dimenticarle, a volte quasi mentendo a noi stessi.

Invece esse sono parte della nostra vita, della nostra coscienza e ci facciamo i conti ogni momento.

“2 vite a MeTà”, regala al lettore momenti di riflessione, che gli stati emotivi dei protagonisti del romanzo riescono a generare, solleticando ricordi propri, lontani ed emozionanti.

“2 vite a MeTà”, scritto a quattro mani da Walter Fabbri e Daniele Spizzico, si legge tutto di un fiato; a volte brillante a volte drammatico, comunque mai banale e imprevedibile fino all’ultima parola, “Fine”, dove forse era più corretto scrivere “... continua”.

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Il 2 dicembre l’inaugurazione del Museo dell’Agro Veientano a Formello

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Dopo tanti anni di lavoro, a partire da una sede provvisoria nel 1992, il 2 dicembre apre al pubblico il “Museo dell’Agro Veientano”, che racchiude, nella prestigiosa sede di Palazzo Chigi a Formello, una serie di reperti archeologici reperiti nella campagne di Formello fino ad alcuni luoghi situati nel XV Municipio di Roma.

I reperti, custoditi nelle 4 sale del piano nobile del palazzo, sono suddivisi in modo da ripercorrere tutte le fasi della vita del territorio di Veio, dall’età del bronzo all’età del ferro, fino alla presa della città da parte dei Romani nel 396 a.C., da cui parte l’epoca romana, e anche oltre.

L’inaugurazione avverrà in 2 giornate, il 2 e 3 dicembre, e presenterà degli aspetti innovativi rispetto alla normale staticità degli allestimenti museali. Le sale, infatti, saranno predisposte in modo da coinvolgere il visitatore, attraverso esperienze interattive sonore e visive. Ad esempio, nella la Stanza dei Trofei, le teste, gli animali e le statue della stipe votiva del Santuario di Campetti, si illumineranno e racconteranno la propria storia, suscitando interesse e, forse, anche un po’ di stupore.

Il 2 dicembre alle ore 10,00 saranno presenti il Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, Alfonsina Russo Tagliente e altri archeologi, ed esponenti della Regione Lazio e del Comune di Roma, mentre il giorno successivo alle ore 17,00 il pubblico potrà assistere alla rappresentazione teatrale “Che spettacolo! Il Museo si anima”, nel corso del quale gli attori rappresenteranno varie fasi della storia di questa importante città dell’antichità.

Il consiglio agli editori: “L’amore e la cioccolata”, di Sandra Romanelli

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Amando, ti circondi di quell’umanità da surriscaldare, viene fuori un moto dell’anima che si spiega da sé, resistente al crollo dei valori, ossia un abbraccio, per ricominciare daccapo a esistere, da perfetti ingenui.

Per esempio, in una ragazza di nome Milena, stava maturando una certezza, qual è quella di non significare una necessità per gli altri, da intensificare volontariamente.

Una necessità in realtà del tutto privata, tanto da suscitare forme d’autolesionismo.

D’altronde se le cortesie non si ricevono di frequente allora sopravvaluti il soggetto che casualmente te le ricorda, e specie nella personale consumazione di una bevanda squisita, dolce, ma che scotta; girata e rigirata riflettendo su di un’esperienza passata, con la goffaggine a sminuire la persona che incorpori in primis, e successivamente le relazioni sociali.

Milena aveva bisogno d’accorgersi del suo vuoto per aspirare di nuovo alla volontà di centrare delle illusioni e realizzarle, trasferendosi in un posto lontano dalle sue radici; pregando per il suo bene disatteso specie dai genitori che addirittura sentivano d’essersi tolti un peso che ogni giorno li assillava.

“Il viaggio di ritorno”, di Andrea Tirelli (Del Poggio Ed.)

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Scrutare degli esseri umani cercando di raffigurare le improprie esperienze, con la determinazione nel compiere un atto volontario calibrando la parola a seconda di cosa si sente in giro e in contemporanea all’ambizione che fermenta in sé… ebbene per Marco le persone si diversificano, si complicano, anche trasparendo scherzosamente, ma ancora onestamente, perché in qualcosa bisogna credere, consci di un’entità innalzatasi non per disintegrare il bene terreno con della sorda autorevolezza, bensì mettendo in pratica una carità immensa.

In questo romanzo s’è in grado d’intuire luci sia sferzanti che tenere, quelle tipiche delle località meridionali, grazie a Marco appunto, che non smarrisce affatto il candore e la passionalità caratterizzanti un popolo orgoglioso delle sue radici, nonostante quest’uomo si sia reso forte con spiccata ragionevolezza nel corso della vita, essendo uno stimatissimo dottore che alla fine della giostra, in amore, non può fare a meno della sua metà, di nome Valeria, ossia di una persona al passo coi tempi (pure troppo), dai ritmi che possono lasciare senza respiro… eppure protesa alla solidarietà.

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