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updated 2:03 PM CEST, Oct 13, 2019
Arte e Cultura

Arte e Cultura (240)

Leggendo “Il desiderio di Emma”, di A.S.Twinblack

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Emma materialmente non era sopra le righe, eppure intorno aveva lo sfarzo, appurandolo momentaneamente, un po’ come in quel film, “La grande bellezza”…  sul punto di mettere in pratica una perdizione, a dir poco improponibile nella vita reale, impensabile dai più.

In Lei (purtroppo?) continuava a scalpitare il cuore di una ragazzina abile ad ammiccare, a recitare una parte, sapendo improvvisamente di attrarre con stile, col tratto estetico ad accentuarle l’autostima in vista di ciò che voleva fare.

La sicurezza consiste al massimo nell’attimo da cogliere, nel muoversi, per una donna stimolata da un linguaggio volgare ma deciso, così da fremere dimenticando, ingorda, la sua immagine sdoganata con ancestrale pudore, con quell’ipocrisia di fondo  che demonizza capricci e avventure.

David provando a far rientrare il momento nell’ordinarietà delle cose la irretiva un bel po', ma proprio percependo il benché minimo disagio nella donna ricostituiva una dolce premura che lei non poteva non cogliere al volo, così da rasserenarsi.

La tensione mista all’esaltazione degli amorosi sensi le comportavano pulsazioni d’infinito, intorno a Emma c’era un tris d’assi al maschile fatti pervenire da dio Denaro indubbiamente, nonostante di solito socializzasse con individui non accecati dal bene materiale.

Meritavano allora d’essere scrutati questi bellimbusti, per assorbirne i dettagli e farli scendere dal piedistallo, attimo dopo attimo, dimodoché si potesse godere di quanto auspicavano da lei, e possederli in fondo, in un determinato contesto.

 

David piuttosto la eccitava per quanto fosse selvaggio, il cuore le bruciava per la perversione principalmente da lui calibrata, nient’altro che a pelle, non potendo fare altro che immaginare quello che sarebbe successo a breve, elevato all’eros.

Il dubbio in essere semmai consisteva nel fatto di potersi ubriacare per dimenticare d’istinto ciò che necessitava di affrontare, nella fragilità ch’è tipica quando ci troviamo a un passo dalla libertà emotiva, quando ci sentiamo incontenibili.

David la guardava meravigliato, come se sconvolto, segno che la passione stava trionfando in Emma, circolante nelle vene, col nervosismo conseguente invece ogni volta a una mascolinità scontata, autorevole, troppo facile da attribuire.

Agli occhi di Emma appaiono uomini da spalmare sulla pelle, un orgoglio totale, che l’autrice di questo romanzo erotico descrive cominciando da un incontro casuale, tra la protagonista e un’amica di scuola, trascorso tanto tempo da quando presero la maturità, sedute l’una accanto all’altra.

L’universo virtuale è in grado d’offrire opportunità di rilancio per la sfera sessuale, e Alice lo ammetteva in tutta confidenza, penetrando la mente dell’interlocutore alquanto ingenuo, per accattivarlo.

I presupposti per decretarsi un’amante seriale non mancavano, Emma in realtà finiva a raccogliere i cocci di un’attrazione che non volgeva mai alla reciprocità d’animo, e per giunta di nascosto, con l’indipendenza a regredire in solitudine… e per giunta propriamente!

Senza contare il distaccante istinto materno, rassicurante il cuore di una figlia come Emma finché la suddetta non si sentiva alle strette con tutte le cure del caso non potendo così crescere mai per se stessa, e in primis a livello sentimentale, quasi paradossalmente a scanso delle accortezze affini.

Emma Tarantino stimolava la perversione nella mente del suo superiore, il giudice Cosentino, che di certo si divertiva a schiacciare la dignità del singolo individuo, divenendo ancor più diabolico in presenza di una signora, anche solo apostrofandola come “signorina”.

Intanto, su Facebook, “Il Principe del Piacere” la impressionava ambiguamente chattandoci, avendo un obiettivo chiaro: farle riscoprire erotiche appartenenze in definitiva, col vedo/non vedo della parola rifocillante i sensi.

A forza di richiedere passivamente il rispetto e un sentimento al contempo, col cuore strizzato dalla disperazione, l’umano intelletto scemava, ma ora lo stordimento si rifaceva a dei termini indimenticabili, come a credere di ricevere affetto con adulazione, aldilà di ogni sputtanamento.

A fronte dunque di una splendida donna che la dava eccome, che si lasciava sbattere, penetrare in assoluto, all’origine delle voglie che la infiammavano come la prima volta, completandola alla minima impressione.

Il Principe del Piacere procedeva a sedurla in maniera del tutto comunicativa, senza accorgersi forse che Emma aveva già preso il volo in sé stessa, con una logica incendiaria e una fisicità complice al momento d’avventurarsi, orgasmico.

Umidificando il più volgare dei segni di ribellione si rassegnava a godere, a spaziare nell’irreale, a costo che si esaurisse la sua forza di volontà, avida e cioè certa d’aver raggiunto uno scopo personalmente, d’essersi sacrificata per questo motivo.

I facili costumi riguardano colei che si attiva facendo sesso, ovvero pretendendo il massimo in siffatto contesto da un solo partner fidato, nonostante certe consapevolezze che insorgono sconquassando l’emotività.

La realtà dipende da un bagaglio di conoscenze sigillato aldilà dell’amore che una coppia di esseri umani manifesta privatamente, la coscienza dunque soppesa spasmodici cortocircuiti tra sessi opposti che si rinsaldano provocando orgasmi non per se stessi.

La nudità dei corpi conclude l’animo umano, con la donna a bramare l’uomo, in una battaglia d’uguaglianza, con l’esatto opposto che potrebbe accadere se non fosse per le rivendicazioni al femminile, cosicché ci si consuma famelicamente, reciprocamente.

I due eccedevano virtualmente, h24, comunicando ormai con un fare sbrigativo ma intensificante, sapendo essere di poche parole e senza aver bisogno di stare in simultanea, vista la possibilità di replicare come a dare tutto di sé liberamente e profumare quindi delle accelerazioni nel rapporto.

E comunque il sesso non coinvolge gli uomini al cospetto di una vagina elevata all’orgoglio, si rinvigorirebbero inutili polemiche dalla parte delle donne, alle quali basterebbe grondare di piacere per non pensarci più!

Il patema carnale debella e permette al contempo di sconfinare, di uscire fuori dall’inflessibile perbenismo che ammassa e rigetta le anime nell’ipocrisia, per spaziare piuttosto in tutto ciò che siamo, prima individualmente e poi, giocoforza, insieme!

Emma rischiava di lasciarsi col suo amante dovendo cominciare a richiedere per sé con autorevolezza maggiori premure, maggiori vedute, imponendo la realtà dei sentimenti, il mantenimento di certe, inguaribili promesse.

Tecnicamente, va ribadito che la scrittrice sa dove colpire per far scattare le emozioni, avendo occhio per l’immagine senza che diventi stucchevole, in un racconto che scuote le coscienze, coraggioso, fisico, di forte impatto.

Ciò ch’è stato scritto è lo specchio di ciò che si fa per gli amanti dei deliri… particolare il piacere affabulatorio, che si registra in una specie di gara di gigionismo tra i personaggi.

Il lessico è arrembante, il linguaggio è adatto alla storia, di una trama magari pretenziosa.

La progressione del racconto è di una fluidità dovuta dal pensiero dominante, nel finale, tracciati i profili, l’autrice sembra effettuare virate rapide con dialoghi incalzanti, come a distinguere lo scrivere dallo spiegare.

Figure e atmosfere di attendibilità perfino sociologica assumono difatti un’intensità visionaria e realista.

L’amarezza intimistica è di un fascino estremo, straziante, passionale, volto a riorganizzare il filo testuale.

Tra fantasia e cialtroneria, purché fuori da ogni ipocrisia e conformismo, il lettore si cala negli abissi mentali di una presenza umana che si libera dall’emblematico coacervo di rifiuti.

I tempi di scrittura inferociscono, l’opera mostra tutta la sua sincerità nel segno della leggerezza, con la fascinazione per un genere, per delle spontanee considerazioni dalle parole forti.

L’autrice stimola quel piacere della lettura da agevolare e arricchire, nel fluire di ciò che accade.

Leggo, ed è come inseguire una verità, un’illuminazione più forte di ogni altra, incalzante, con la cognizione che si acquisisce fulminea, coi flash d’ispirazione rilevabili da occasioni da far scattare durante il racconto.

Quando la tensione cresce minimamente, ecco che si mescolano scenari, accordi, ritratti e colpi di scena spietatamente.

Le monotonie spuntano al volgere dell’estraniazione o dell’interferenza, ma le parole sono in circostanze tali voraci, denotata l’esigenza di cose stabili, forti, come solo le emozioni lo possono essere.

Sì, è merito dei personaggi se vengono fuori momenti godibili, con un crescendo lento, nervoso e oscillante che fa entrare chi legge nel vivo della trama, della malata fascinazione al pericolo estremo di un avvicinamento.

La storia incide, coinvolge grazie ai toni, cattura subito senza notazioni moralistiche, con un’energia ritmica votata all’eccesso senza scrupoli.

Narcisistica l’esibizione su certezze e scelte, dal tono trionfalistico, roba che invece seguendo i sommessi moti dell’anima, e cioè tra disillusioni, cadute, speranze e ammiccamenti, il tono si rende intimo, brevemente malinconico, dolente, ma anche fiero e incazzato.

Le domande da fare si possono cercare dentro le risposte, l’attraversamento esistenziale lo si ricava sulla sponda di un fiume che non nasconde la verità di una donna come Emma.

La sua ossessione, cruda e sconvolgente ma vivibile e colorata grazie a certi spunti di nonchalance, tra fantasia e realtà diventa lineare, asciutta e rigorosa.

Tra le pagine s’inspira un genere letterario oramai esplicitato, ossia quello erotico: il mood di un’esperienza radicale, che mette da parte ulteriori storie, tra il dorato e il passionale, come se alla ricerca di una lezione da dare alla gente con incipit non per forza articolati, capaci di fare colpo, e improvvisi squarci di surreale leggerezza.

Già, un surrealismo di vita vissuta assume parole lapidarie, e perciò efficaci, dirette.

Chiudo il libro, e vale la pena interrogarmi su quello che ci diciamo quotidianamente, appropriarmi del valore delle parole a ogni botta e risposta, rivelarmi prima o poi per sentimenti profondi date delle ragioni inconfessabili.

  • A.S. Twinblack è lo pseudonimo dietro il quale si cela una donna e una psicoterapeuta da sempre appassionata della lettura; dai testi di psicologia ai saggi, dai gialli ai thriller, dalle biografie alla narrativa generale.

Nel 2015 ha iniziato a cimentarsi nella scrittura di romanzi erotici, un genere che ha sempre amato e letto fin da giovanissima.

Dice di sé: “A.S. Twinblack è il lato ombra della mia anima da cui affiorano fantasie e immagini di passione e desiderio che amo tradurre in parole. Mi auguro che possiate provare nel leggerle lo stesso piacere che ho io nello scriverle”.

Opere pubblicate: IL FUOCO DENTRO, romanzo erotico (settembre 2015); LA MASCHERA vol. I. IL LATO OSCURO DI CLARA (marzo 2016); IL DESIDERIO DI EMMA (agosto 2016); LA MASCHERA vol. II. SOLO MIA (dicembre 2016); MY BULL BOY (febbraio 2017); GIOCO CARNALE ( giugno 2017); UN CUORE NUOVO (settembre 2017); BLIND, un racconto noir contenuto nella raccolta DUE  OMBRE D’ANIMO E PIACERE della collana “Il principe e la cacciatrice” (dicembre 2017); VOLEVO ESSERE MISTER GREY, un romanzo eroticomico scritto a quattro mani con Barbara Anderson (febbraio 2018); APATIA MORTALE, un racconto horror inserito nella raccolta FENOMENI – IL LAMENTO DELLE TENEBRE (2018).

Il 30 settembre 2019 pubblica col suo vero nome, Antonella Scarfagna, l’ultimo romanzo, LA NOTTE DELLO SCORPIONE, un thriller/horror.

Questo voglio dai miei romanzi: che vi emozionino e mi facciano emozionare”.

Contatti:   ; https://www.facebook.com/MrsTwinblack/ .

Foto dell'autrice:

immagine scarfagna 1

Leggendo “DiVersi in Prosa – Viaggio alla ricerca di me…”, di Leonardo Manetti

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La poesia viene invocata giacché deliziosa artefice di un tempo del tutto personale, che scorre con leggerezza, normalmente, rivalutando certe attività, quelle svolte da coloro che coltivano la terra, alla luce delle familiari tradizioni, dell’autentico buongusto, estasiante quando un dato paesaggio aspetta solo d’essere contemplato, fortificati da risultati ottenuti rispettandolo, fertilizzandolo fuori dall’ordinario, tra l’illusione, la favola e il sogno: tre elementi da mischiare dimodoché la verità comporti l’univoca sorte.

“Un'oasi solitaria

nel deserto della velocità

scandisce il mutare delle stagioni

un sottofondo di musiche classiche”.

Riaprendo gli occhi alla natura vuol dire sperare che il futuro sia migliore, Leonardo effettivamente ama svolgere delle attività distante da qualsiasi tipo d’artifizio, un qualcosa che ha desiderato fare da sempre… guarda caso il poetico apice secondo lui lo si tocca producendo il vino, che per degustarlo bisogna attenersi a un cerimoniale favoloso, al momento di servirlo, dimodoché s’ingigantisca la voglia di riconoscersi nei sacrifici compiuti, in una certa stagione, per realizzarlo alla portata di tutti.

Levi P. Mumps – Sofia è mio fratello

IMG 3576“Sofia è mio fratello” è un romanzo che affronta il delicato tema della disforia di genere.

Racconta infatti la storia di una ragazza – la Sofia del titolo – che durante l’adolescenza si

rende conto di identificarsi nel sesso opposto a quello biologico relativo alla sua nascita.

Scopre in altre parole di essere un transgender, un maschio intrappolato in un corpo

femminile. 

La cosa getta nello sconforto i suoi genitori, che non avevano mai avuto a che

fare con una situazione del genere, e non li aiuta nemmeno il contesto in cui vivono, un

piccolo paese della Sardegna, che vive di pettegolezzi e pregiudizi. 

Sofia, che desidera cambiare il suo nome in Gabriele e assumere fattezze maschili, dovrà così affrontare un lungo percorso di terapie e burocrazia per trovare finalmente la pace interiore. 

Insieme a questa storia, inoltre, si sviluppa parallelamente il racconto del viaggio del fratello

maggiore Riccardo che, durante una vacanza in Provenza, perderà la testa per una

giovane francese; riuscendo finalmente a superare il trauma per la fine di una tormentata

storia durata cinque anni.

Pertanto, il tema, sempre spinoso, della diversità e della sessualità è affrontato con la

giusta delicatezza dall’autore, e l’intreccio risulta interessante e ben costruito, grazie anche

all’uso dei flashback e a una accattivante meta-narrazione. 

Per le tematiche trattate, il romanzo sembra destinato a chi è in procinto di diventare adulto e a chi lo è.

Leggendo “Pleistocenica” di Giuseppe Calendi…

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Ogni volta si combatte per sopravvivere; e trattasi di un principio attivo per le civili aggregazioni purché nessuno si tiri fuori da esse, svalutando l’autenticità pendente su preziosi beni di consumo, su raffigurazioni ad arte ravvivanti i luoghi più reconditi, e su strumenti che comportano storicamente sorte e riconoscenza.

L’autore romanza, e fin dall’inizio non è affatto una casualità, dato lo scopo di trascinarci in epoche remote, per metterci al corrente su attività e tradizioni riguardanti la gente appartenente alla preistoria, stabilendo un percorso, e andando perché no un po’ oltre l’immaginario.

Emergono allora meticolosamente dei dettagli, circa soggetti che comunicano in maniera impensabile (con l’uso della parola!), suscitando interesse, e con sullo sfondo il continente nero, una terra primordiale, coltivata da individui arguti e testardi nell’affrontare difficoltà estremizzate dal terrificante cambio dell’atmosfera nei millenni a seguire, che tuttora continua a selezionare le migliori anime, quelle da avere in dotazione per scansare la morte in definitiva, senza stare a sognare tristemente qualcosa di nuovo.

Gianni Marcantoni…

Marcantoni

Il Tempo è indifferente e perciò affascina? Ma che significa esistere? L’emarginazione non è mai voluta?

L'emarginazione intesa come “ritiro” può essere voluta, ossia ricercata in maniera consapevole… peggio se subita per via del comportamento altrui. Spesse volte può nascere da un tentativo di sopravvivenza, una difesa dalle aggressività esterne che molto spesso riceviamo… ma non necessariamente deve corrispondere a un isolamento, questo a mio avviso sarebbe certamente sbagliato. Il discorso del tempo può avere molti significati, riguardo al tempo non mi sento affascinato, il tempo è come una lama a doppio taglio: ovunque lo giri, ferisce. È qualcosa di sfuggevole, che dobbiamo subire, senza poter far nulla… il suo scorrere incessante non mi sembra porti a molto di buono, considerato che ci conduce a un decadimento sia fisico che intellettivo. Il tema dell'esistenza è molto complesso da descrivere in una risposta… credo che voglia dire essere presenti con consapevolezza, una presenza non solo fisica, ma anche come vita nel mondo, come percezioni, il poter creare qualcosa, darsi e vivere delle opportunità, conoscere, arricchirsi interiormente e quindi crescere. Poi conoscere le tante bellezze che ci sono nel mondo penso abbia a che fare con l'esistenza… dare qualcosa di noi alla vita, che possa avere un valore. Tutto ciò dà la consapevolezza di essere vite in mezzo al mondo.

E i terrapiattisti per esempio, ti stanno simpatici…?

Non ho approfondito le loro teorie, ma sostenere l'irreale e negare la realtà, beh, certamente aiuta a nessuno.

Una porta poco conosciuta...Porta Asinaria

portaOgnuno di noi, tante volte durante la giornata, passa vicino Porta Appia, oggi chiamata Porta San Giovanni e non nota, che accanto a questa esiste una altra apertura attraverso le mura Aureliane, questa è la Porta Asinaria.
 
La sua costruzione, risale al II secolo d. C. e più precisamente tra il 270 e il 273, periodo della edificazione della cinta muraria voluta dall' imperatore Aureliano. Prima di essere una porta come la vediamo oggi, immersa nella giungla delle nuove costruzioni odierne, era una porta di terzo ordine, ma dopo la sua costruzione, ci si rese conto che l'area tra Porta Metronia e Porta Labicana era di importanza notevole, ma non necessariamente sicura.
 
Per questo motivo vennero costruite, ai lati della apertura, che comunemente chiamiamo fornice, due torri cilindriche, alte grosso modo 20 metri, oggi in perfetto stato di conservazione e si provvide a rivestire il tutto con del travertino, oggi scomparso quasi del tutto perchè trafugato durante il medioevo, restano comunque una buona parte sul lato esterno e sulle aperture destinate alle armi di difesa da getto in dotazione all'esercito romano.
Questa porta fu restaurata due volte, sia dallo stesso Aureliano che da Massenzio, e successivamente dall'imperatore Onorio, che promosse, quest'ultimo non una posterula, che era una piccola apertura come porta Ardeatina, ma bensì una porta monumentale, però usata molto poco.
a conferma di ciò, questa porta è l'unica ad avere in contemporanea, torri cilindriche insieme a torri di sezione quadrata, questo significa che era una porta di poca importanza che la faceva sembrare una fortezza.
 
Alcune vicende storiche hanno accompagnato la vita di questa porta. Nel 546 d. C. fu trovata aperta da Totila, re dei Goti, che entrò anche da Porta San Paolo, e saccheggiò la città e distrusse, a detta degli dell'epoca gran parte della cinta muraria. Qualche anno prima l'entrata dei Goti a Roma, su invito di Papa Silverio costò allo stesso la deposizione dello stesso papa, nel medioevo passò di qui Enrico IV e l'antipapa Guiberto di Ravenna per detronizzare il papa legittimo Gregorio VII, e Roberto il Guiscardo, famoso condottiero normanno, mise a ferro e fuoco tutta la zona lateranense arrecando gravi danni a porta Asinaria.
Successivamente, nel Rinascimento, venne aperta, per esigenze di traffico, Porta San Giovanni che riuscì ad agevolare il traffico verso il sud della penisola, e la Porta Asinaria perse la sua importanza e con il passare del tempo e a causa dell'incuria diventò presto inagibile e inadeguata al traffico cittadino.
nel XX secolo fu chiusa definitivamente, ma nel 1956 fu riaperta grazie ad un notevole restauro e adibita a passaggio pedonale. Ai giorni nostri è usata solamente per alcuni eventi durante il periodo natalizio.
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Il Campo Barbarico e la Torre del Fiscale

okTra la Via Appia Antica e la Via Latina sono ancora visibili, a distanza di duemila anni, due acquedotti oggi in perfetto stato di conservazione; l'Aqua Marcia e l'Acquedotto Claudio. Tra il terzo e il quarto miglio della Via Latina, questi due acquedotti si incrociavano due volte in una distanza di trecento metri, formando uno spazio a forma di trapezio di circa due ettari. Questo spazio fu usato dai Goti di Totila durante la Guerra Gotica, combattuta contro l'Impero Bizantino nel 535 d.C. e terminata nel 553.
I Goti, volendo prendere per fame Roma, costruirono alcuni campi fortificati attorno alla città, e uno di questi sorgeva proprio in questo spazio a forma di trapezio, in modo da consentire ai barbari di effettuare scorrerie e scaramucce sotto le mura inviolabili che circondavano la capitale dell'impero. Questa minaccia fu presto debellata dall'esercito romano che difendeva le mura, anche perchè Belisario, comandante in capo bizantino, riuscì a chiudere gli spechi degli acquedotti, che avrebbero permesso ai goti di entrare in città.
Dopo la parentesi gotica, questo posto prese il nome di Campus Barbaricus, sovente ricordato da alcune fonti risalenti al tempo dei papi Sergio I e Gregorio II. Comunque assunse una importanza strategica notevole, dimostrata dal fatto che nei secoli a venire, molti eserciti stranieri ne approfittarono per conquistare la città: si pensi al Normanno Roberto il Guiscardo, durante la lotta per le Investiture si accampò nei pressi dell'acquedotto con il suo esercito, ma oggi è difficile immaginare che aspetto avesse questo luogo a forma trapezoidale usato come accampamento, in effetti, l'Aqua marcia è stata demolita da papa Felice Perretti per fare posto a quella grandiosa opera che è l'Acquedotto Felice, e il Claudio è stato quasi completamente smantellato per utilizzare il materiale ricavato per nuove costruzioni.
Vicino al Campo Barbarico, pressappoco all'angolo nord-est, svetta una torre superba, visibile anche da molto lontano: Tor Fiscale. Si eleva per trenta metri su uno degli accavallamenti della Claudia e della Marcia, è molto robusta, quadrata, costruita in maniera semplice, utilizzando mattoni di tufo, detti tufelli, inframmezzati con filari di mattoni pieni. Ha delle piccole finestre, feritoie e sulla sommità dei canali di scolo in marmo.
All'interno, vi sono tracce di tre solai, oggi distrutti, mentre si è conservato il soffitto a volta, in cui si apre un foro circolare a ovest. Si nota, nella parte inferiore un arco caratteristico a sesto ribassato costruito per far scaricare il peso di tutta la torre sulle fondazioni degli acquedotti su cui poggiava. 
All'esterno della torre possiamo notare i resti di una fortificazione e si pensa che, questa torre con fortino, come tutte le torri con casali che sorgono lungo la campagna romana, furono utilizzate come posto di osservazione per eventuali attacchi nemici, soprattutto dei Saraceni che nel Medioevo assaltarono più volte Roma. Inoltre è da notare che alcuni di questi fortilizi sorgono vicino a corsi d'acqua, in particolar modo Tor Fiscale sorge vicino alla Marana, il canale costruito nel 1122 da Papa Callisto II. Questo ci fa pensare ad un rapporto particolare tra i corsi d'acqua e le torri; il primo ha permesso l'approvigionamento idrico delle tenute garantendo acqua in abbondanza per il loro sostentamento, il secondo assicuravano ai canali protezione e controllo.
Oggi, questa mirabile torre è stata inserita in un parco che prende il suo nome, e il Comune Di Roma cura la sua sopravvivenza attraverso opere di riqualificazione, tutela e manutenzione. 
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