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updated 11:42 AM CET, Feb 19, 2019
Arte e Cultura

Arte e Cultura (240)

Alfonso Pistilli…

Cover fronte1Benvenuto Alfonso! Senti, come si fa a godere di una sorpresa (bella o brutta che sia?)? Si può essere ancora fragili e dolci al contempo?

Chi sa come fare ha capito anche l’essenza della nostra esistenza. Imparare a godersi i momenti ampliandone il tempo o a circoscrivere le negatività di un evento brutto è la vera sfida del benessere. È sicuramente una delle cose più difficili da imparare e io, nonostante mi impegni, non sempre ci riesco. La fragilità e la dolcezza credo si sposino perfettamente in una persona dall’alta sensibilità e questo fortunatamente nessuno può sovvertirlo.

Si può provare piacere a nascondere dei sentimenti, è così che si rigenera il mistero della vita?

La vita è piena di sentimenti nascosti, soprattutto quando potrebbero svelare debolezze che la nostra società non ammette come se fossimo tutti programmati per uno scopo. Non credo però che nascondere i sentimenti sia qualcosa che dia piacere, anzi credo che nell’intimo di ognuno di noi si desideri essere più bravi a esprimere i sentimenti.

Come si fa a sapere di valere?

Credo che questo sia un aspetto soprattutto caratteriale. C’è chi ha un’alta autostima, a volte troppa, e chi invece è ancora insicuro dei propri mezzi. Riconoscendo nell’umiltà una virtù da preservare, credo che si possa trovare il giusto equilibrio con la consapevolezza delle proprie capacità imparando a raccogliere le attestazioni positive sul proprio lavoro; è un primo passo verso la consapevolezza.

Bari te la porterai sempre con te? Questa città ha espresso tutto il suo potenziale, ma proprio tutto?

Bari è una città che ho amato e che porto nel cuore. Nessuno può affermare di aver espresso il massimo del potenziale, significa fermarsi, invece questa è una città in movimento, in evoluzione, che cerca sempre di migliorarsi non disdegnando i piccoli piaceri della vita.

Non stiamo dando troppo per scontata la negatività che si esprime col fare illegale?

Non solo la stiamo dando per scontata, la stiamo anche idolatrando, continuando a eleggere paladini di romanzi e serie tv quei personaggi che popolano il sottobosco dell’illegalità come se fossero i supereroi del nuovo millennio. Come se si stesse diffondendo ormai la convinzione che sia l’unico modo per avere successo nella vita.

Ma serve aderire a tutti i generi letterari per migliorarsi nella scrittura? Quando ti leggi, ti accetti al volo, e per giunta affascinato da una sgrammaticatura, o rapito da un segno di punteggiatura?

Andando per ordine, come lettore credo che sia fondamentale aprirsi a vari generi letterari, è sicuramente costruttivo e utile alla crescita della propria scrittura. Meno come scrittore, nel senso che non credo che sarò mai in grado di scrivere ad esempio un libro fantasy, non lo sento nelle mie corde. Quando scrivo no, non mi accetto subito, e rileggendo spesso taglio, modifico e soprattutto affido ciò che scrivo a persone che stimo come lettori per sentirne il parere. Non nego che ci potrebbero essere delle espressioni, delle parole di cui ci si innamora al punto di volerle a tutti i costi tenere, per questo ritengo che sia fondamentale un buon lavoro di editing che dia un parere più asettico e professionale sulla scrittura.

 Alfonso1Artisticamente (ma non solo) da cosa ti lasci contaminare?

Da tutto ciò che viene svolto con passione, chi mette passione in quello che fa è in grado di far innamorare anche gli altri.

T’imbarazza dire in giro che fai lo scrittore, o basta vederti per pensare che tu lo sia? In quale lettera t’identifichi, e perché?

A volte si, ma soprattutto nell’ambiente attorno a me. Essendomi affacciato tardi a questo mondo la cosa ha provocato stupore in molte persone che hanno sempre fatto parte della mia vita. Per giunta vedendomi, tutto si può pensare tranne che io faccia lo scrittore. Non c’è una lettera in cui mi identifico, le lettere insieme formano parole e le parole sono in grado di emozionare, è quello che cerco di fare scrivendo.

… L’ultimo sorriso (Collana Policromia)

Il protagonista risponde nient’altro che a un nome e cognome: Alessandro Cocco; e si occupa di vendite, stando a ciò che dichiara al cospetto dei suoi potenziali clienti, un quantitativo ridottissimo di soggetti che hanno modo di ascoltarlo, ma purché non si allarghi sostenendo di offrire momenti di svago.

Prepararsi sotto ogni aspetto è da bugiardi, e difatti alla notizia che nel bel mezzo di Bari una donna dell’est che si vendeva fascinosamente ha perso la vita nel silenzio perlomeno della propria residenza, beh, il mondo ti può crollare addosso… cosicché dentro un uomo l’ansia si rende complice della carica emotiva, quest’ultima tutta esprimibile rilasciando a vuoto un cenno d’intesa.

Ogni cosa risulta immobile, negativa, a fronte della motivazione da trovare per uscire fuori e rivedere ancora la collocazione di una persona come Halina nell’ordine dei preziosi rifiuti ricevuti, cercando di saltare da una vita (per definire quest’ultima) un ostacolo qual è il Pregiudizio… ma si ha quasi il terrore di respirare liberamente, a tal punto che si sceglie di tirare a campare.

Alessandro non ci sta, fedele alla riprova dei sentimenti da considerarli apertamente, piacevolmente, appassionandosi a un gesto d’affetto fino a fidarsi del Prossimo; e Pistilli lo romanza per suscitare della bontà d’animo ai suoi lettori, con l’invito a far maturare i sensi come facevano un tempo i nostri cari lavorando la terra nonostante gli scherzi del tempo.

Del resto persistono due categorie di soggetti al fato, coloro che vedono nero e respirano dunque in attesa di fatti di per sé acclarati; e in contraltare chi si comporta alla maniera di Alessandro, che, una volta appurato il fare divino, il riempitivo del domani, per non annoiarsi tenta di scompigliarlo a costo di morire.

Togliendo Halina il ragazzo passa per incompreso, senza contare l’ambiguità dovuta dall’elaborazione del lutto; un blocco interiore che si manifesta languidamente alla fine del giorno, da sciogliere col desiderio di riacquisire ogni singolo respiro emesso, per trasparire con la ragione che lo martella maggiormente all’idea di rinfrescarsi.

Impressionante peraltro come possa sfuggire dalla memoria un particolare più che evidente, e quindi come si possa rimanere terrorizzati in tutta semplicità; desiderando sapere del tratto distintivo dell’amica, quale può essere un tic o un timore soggettivo tale d’averle disumanizzato la sorte.

Fa rabbia intanto pensare che un senso d’angoscia si consumi sotto svariati aspetti, abbandonati nel più banale dei luoghi pubblici, incapaci di andare oltre le sembianze di una persona pur consapevoli di come non sia nient’affatto estranea ai fini delle indagini del tutto private… anche se le escort si sfilano l’una dall’altra in ambito “puramente” lavorativo.

L’amica che non c’è più era consapevole di ciò che desiderava; per niente ingenua come invece si accorge d’essere il giovane spesso tardivamente, continuando a non decifrare Suela che anche se a fin di bene lo strumentalizza indirizzandolo per le vie di una giustizia da ottenere potendo attribuire delle colpe.

Il ragazzo riesce incredibilmente ad affrontare il presidente del Bari, Manetti, senza battere ciglio, arrecandogli dei grattacapi con una forza di volontà non indifferente, certo delle proprie azioni… per entusiasmarsi nel bel mezzo dell’ambiguità espressa da Suela, che dimostrava d’essergli sempre pronta all’occorrenza.

Dal romanzo traspare quella creatività da sfoderare persuadendo, una sensibilità che si sviluppa imparando da ogni cosa come emergere, e che si consacra sapendo di crescere giustappunto per destare intrigo, e sconvolgere finalmente, assolutamente i pensieri altrui; come se alle prese con una guerra quotidiana che non si dà mai a vedere.

Fin da piccolo Alessandro sfida la sorte spicciola con tutto se stesso, a ogni singolo evento, pure nel misurare la pietanza che i genitori gli porgevano, a costo cioè di non soddisfare più l’appetito, per poi restare nuovamente in balia di pensieri da pettinare semmai all’alba; su di un incanto ch’equivale alla consumazione di un dono fatto a se stessi.

Nel seguire approfonditamente gli ultrà del Bari durante una trasferta come nessun’altra per lui, scatta dentro l’impressione di avere paura di qualcosa d’entusiasmante, censurabilissima se distanti da quella massa di facinorosi, che invece lo accoglie… a patto che lui, pur cordialissimo, non rasenti la benché minima diversità!

Alessandro, pur deluso da Suela, provata cioè la mancanza d’umanità nell’ambire a qualcosa oggigiorno, ha di che riprendere con lei a cercare un briciolo di giustizia, desideroso di salvaguardare l’immagine di una donna assassinata che necessitava di godere di un bel sentimento alla fine della giostra… esclusivamente e sul serio.

Il Bari poi potrebbe lamentare la presenza/assenza del suo presidente alquanto irrispettoso, che si disinteressa del resoconto sportivo facendo la bella statuina semmai per le foto di rito… un qualcosa d’inaccettabile, da rivendicare in nome di ciascun tifoso che vede giocare a calcio fedele a dei riferimenti circa il fatto d’avere la meglio correttamente, sacrificandosi.

L’autore è quell’essere umano che, avendo imparato l’arte di generare delle osservazioni, adora scavare nella propria coscienza con la voglia di conoscere i suoi simili; ed effettivamente chiunque è alla ricerca di un minimo di complicità, ma per trovarla non bisogna temere di urtare gli spigoli di un vissuto, immaginando piuttosto di poter scoprire un tesoro nei momenti più duri.

Cosicché si definisce il giallo, col lettore invogliato a seguire un ragazzo convinto dapprima d’essere innocuo; che ricorda di avere il potere della percezione per ricomporre pian piano un fatto di cronaca nera estenuante, frammentato fino alla messa in ballo del particolare da identificare nient’altro che in un affetto proibitivo all’apparenza, infrangibile fondamentalmente.

Alessandro indurrà chi di dovere a far riemergere pazientemente una cara verità in quel di Bari, districandosi tra segreti e tradimenti inespugnabili se ci fermassimo al sentito dire; però al contempo lui arriverà finalmente a credere nelle proprie capacità, per caratterizzare un domani, puntando sul suo carisma.

  • Alfonso Pistilli è nato a Bari il 5 luglio 1978.

Laureato in economia, è impiegato amministrativo in un’azienda della Grande Distribuzione. Grande appassionato di sport, lettura, viaggi e trading, è sposato da nove anni con Nicoletta.

Ha frequentato tre corsi di scrittura creativa tenuti dallo scrittore Tommy Di Bari, e ricevuto lezioni anche dal carissimo amico e maestro Ruggero Ruggiero, scrittore ex editor.

Perché scrive?

Perché ama immergersi in se stesso attraverso gli altri.

Paris, Texas

Paris Texas 1984 Obscure Masterpiece Harry Dean Stanton FlickMinute

Paris, Texas è un grande capolavoro della cinematografia diretto nel 1984 da Wim Wenders e interpretato, fra gli altri, da Harry Dean Stanton (Travis), Nastassja Kinski (Jane) e Hunter Carson (Alex), Palma d'Oro al Festival di Cannes nello stesso anno.

Il film si svolge tra i deserti del Texas, le colline di Los Angeles e i paesaggi urbani di Houston, dove una natura priva di alcuna alterazione dell’uomo si fonde mirabilmente con intrecci di autostrade a 8 corsie e tramonti rossi e profondi fanno da sfondo a vicende umane dolorose e toccanti, con la colonna sonora cupa e vibrante di Ry Cooder.

Travis, perduto nel deserto, viene recuperato dal fratello che, nel frattempo, insieme alla moglie, aveva adottato il figlio Alex, privato di entrambi i genitori.

Il Campo Barbarico e la Torre del Fiscale

okTra la Via Appia Antica e la Via Latina sono ancora visibili, a distanza di duemila anni, due acquedotti oggi in perfetto stato di conservazione; l'Aqua Marcia e l'Acquedotto Claudio. Tra il terzo e il quarto miglio della Via Latina, questi due acquedotti si incrociavano due volte in una distanza di trecento metri, formando uno spazio a forma di trapezio di circa due ettari. Questo spazio fu usato dai Goti di Totila durante la Guerra Gotica, combattuta contro l'Impero Bizantino nel 535 d.C. e terminata nel 553.
I Goti, volendo prendere per fame Roma, costruirono alcuni campi fortificati attorno alla città, e uno di questi sorgeva proprio in questo spazio a forma di trapezio, in modo da consentire ai barbari di effettuare scorrerie e scaramucce sotto le mura inviolabili che circondavano la capitale dell'impero. Questa minaccia fu presto debellata dall'esercito romano che difendeva le mura, anche perchè Belisario, comandante in capo bizantino, riuscì a chiudere gli spechi degli acquedotti, che avrebbero permesso ai goti di entrare in città.
Dopo la parentesi gotica, questo posto prese il nome di Campus Barbaricus, sovente ricordato da alcune fonti risalenti al tempo dei papi Sergio I e Gregorio II. Comunque assunse una importanza strategica notevole, dimostrata dal fatto che nei secoli a venire, molti eserciti stranieri ne approfittarono per conquistare la città: si pensi al Normanno Roberto il Guiscardo, durante la lotta per le Investiture si accampò nei pressi dell'acquedotto con il suo esercito, ma oggi è difficile immaginare che aspetto avesse questo luogo a forma trapezoidale usato come accampamento, in effetti, l'Aqua marcia è stata demolita da papa Felice Perretti per fare posto a quella grandiosa opera che è l'Acquedotto Felice, e il Claudio è stato quasi completamente smantellato per utilizzare il materiale ricavato per nuove costruzioni.
Vicino al Campo Barbarico, pressappoco all'angolo nord-est, svetta una torre superba, visibile anche da molto lontano: Tor Fiscale. Si eleva per trenta metri su uno degli accavallamenti della Claudia e della Marcia, è molto robusta, quadrata, costruita in maniera semplice, utilizzando mattoni di tufo, detti tufelli, inframmezzati con filari di mattoni pieni. Ha delle piccole finestre, feritoie e sulla sommità dei canali di scolo in marmo.
All'interno, vi sono tracce di tre solai, oggi distrutti, mentre si è conservato il soffitto a volta, in cui si apre un foro circolare a ovest. Si nota, nella parte inferiore un arco caratteristico a sesto ribassato costruito per far scaricare il peso di tutta la torre sulle fondazioni degli acquedotti su cui poggiava. 
All'esterno della torre possiamo notare i resti di una fortificazione e si pensa che, questa torre con fortino, come tutte le torri con casali che sorgono lungo la campagna romana, furono utilizzate come posto di osservazione per eventuali attacchi nemici, soprattutto dei Saraceni che nel Medioevo assaltarono più volte Roma. Inoltre è da notare che alcuni di questi fortilizi sorgono vicino a corsi d'acqua, in particolar modo Tor Fiscale sorge vicino alla Marana, il canale costruito nel 1122 da Papa Callisto II. Questo ci fa pensare ad un rapporto particolare tra i corsi d'acqua e le torri; il primo ha permesso l'approvigionamento idrico delle tenute garantendo acqua in abbondanza per il loro sostentamento, il secondo assicuravano ai canali protezione e controllo.
Oggi, questa mirabile torre è stata inserita in un parco che prende il suo nome, e il Comune Di Roma cura la sua sopravvivenza attraverso opere di riqualificazione, tutela e manutenzione. 

Carlo Dalla Rovere – Le vite nascoste

9788893842587 0 0 300 75Dunque una famigliola (eh sì, come dimenticare la figlioletta di nemmeno sei anni e la sua sacrosanta voglia di crescere) doveva assolutamente riprendersi da una batosta pesantissima, il male insito alla moglie di Carlo, non avendolo calcolato dapprima, oltre alle beghe lavorative del marito, dati pure dei colleghi ch’eccedevano in autorevolezza (altro che reputarle risorse umane), e che bisognava sovrastare… di colpo, agendo con la consapevolezza di essere indispensabili per il tossicodipendente ch’è privato se non privo di genitori naturali, in un contesto comunque tollerabile se agevolati da curatori della mente che la sappiano lunga, determinanti per il destino dello sprovveduto, altrimenti quest’ultimo si ritrova ad ammettere d’essere stupido dinanzi a della superbia a misura d’uomo, quella che si scaglia motivando lo stato d’inferiorità lungi dall’idea di guarire.

Antonella Fimiani – Donna della parola (Etty Hillesum e la scrittura che dà origine al mondo)

Donna della parola Etty Hillesum e la scrittura che da origine al mondo Antonella Fimiani

Dedicando questo saggio al padre, la Fimiani ci fa immaginare che attende ancora dal profondo un bagliore vitale, una rassicurazione propriamente, irrinunciabile, affinché gli eventi non risultino mai e poi mai campati in aria, senza poterci in effetti rinunciare… altrimenti avremmo a che fare con del bailamme privo di autenticità, la quale va assolutamente colta, nel buio.

Il testo mantiene un aspetto biografico, fondamentale per intercettare in primis la voglia di stringere dei concetti esistenziali, e non a caso una delle figure più care alla Hillesum, Julius Spier, si attivava concentrandosi sull’attitudine manuale dell’uomo tipo, come a ridisegnarne la faccia, accedendo così a dei virtuosismi mentali per scindere il vero dal falso e stabilire il divenire stando a quello che… già siamo!

Al contatto con una figura maschile il sospetto gravava alla giovane prontamente sulla virilità, tanto da capacitarsi circa la serietà che forse disumanamente si prefiggeva snocciolando dei sentimenti; anche perché Julius preferiva non impegnare il cuore, curandole la mente, suscitandole l’idea di battagliare al minimo approccio, fuori dal comune.

Profumi e tradizioni medievali: l’11 novembre apre al pubblico la torre di Lanuvio

45218032 2021561611469143 272822588999204864 nLa Torre di Lanuvio fa parte del complesso del borgo medievale di Lanuvio ed è stata edificata nel 1480 dal Cardinale Guglielmo d’Estouteville, sotto il pontificato di Papa Sisto IV.

E’ costituita da un torrione principale sormontato da un torre superiore più piccola sovrastante, ed è stata costruita per proteggere la città, come altre torri dell’epoca.

Tutto questo passato rivive il prossimo fine settimana con una giornata commemorativa a cura dell’Associazione Accademia Medioevo, con il patrocinio del Comune di Lanuvio e la collaborazione del Museo Civico Lanuvino.

Dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,30 del prossimo 11 novembre la torre sarà aperta al pubblico e saranno rievocate scene di vita e la storia dell’epoca, con una mostra di oggetti ed armi medievali, verranno effettuate visite archeologiche, nonchè degustazioni e sarà aperto un laboratorio didattico.

Alle 17,30 per i più piccoli sarà possibile partecipare alla costruzione delle lanterne di S. Martino che poi saranno utilizzate per illuminare la torre.

L’ingresso è gratuito ma, a causa del ridotto spazio di accoglienza nella sala della Torre,  per prender parte a questa attività è gradita la prenotazione a: o presso il Museo Civico Lanuvino: 06/93789237.

Bruno Mohorovich e la sua “Storia d’amore” in tre atti

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Bentornato Bruno! Ma il tuo cuore somiglia a un…?

... Vulcano... sì, forse a un vulcano in eruzione. E' un ammasso di emozioni, di sentimenti pronti a esplodere. C'è anche una fase di "addormentamento", ma quando si sveglia...!

In amore bisogna prendere l’iniziativa, ed è come nella vita di tutti i giorni?

La reazione di fronte all'innamoramento ritengo sia soggettiva. C'è chi prende l'iniziativa e chi... si lascia "catturare". In amore comunque si corrono dei rischi che necessariamente bisogna correre. Come scrive lo scrittore Daisaku Ikeda "Per fare esperienza di questa energia vitale è importante prendere l'iniziativa. Dovremmo stabilire degli scopi personali e lottare per realizzarli. Quando ci si sforza al massimo per uno scopo e lo si raggiunge si vive una grande gioia".

La banalità come va debellata nel dichiararsi, nell’aprirsi amorevolmente?

L'amore è fatto di cose semplici; da che mondo è mondo l'incontro fra due persone è fatto di gioco di sguardi, di ammiccamenti; un giocare a nascondersi e rivelarsi. Poi ognuno è artefice del proprio modo di dichiararsi: oggi si cerca a tutti i costi l'originalità perché si è vittime della condivisione dei propri sentimenti; la dichiarazione deve essere sensazionalistica, quando invece penso che sia un fatto privato, intimo. Un misto di imbarazzo e pudore, paura e vergogna. La banalità penso che sia inevitabile; se per banalità intendiamo il dono di un fiore, di un cioccolatino, di un bigliettino fatto scivolare furtivamente fra le mani dell'innamorata. La dichiarazione d'amore è una..."sciocchezza" che si ritualizza, sempre, uguale a se stessa.

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