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updated 6:25 PM CEST, Jun 17, 2019
Arte e Cultura

Arte e Cultura (246)

Leggendo “Pleistocenica” di Giuseppe Calendi…

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Ogni volta si combatte per sopravvivere; e trattasi di un principio attivo per le civili aggregazioni purché nessuno si tiri fuori da esse, svalutando l’autenticità pendente su preziosi beni di consumo, su raffigurazioni ad arte ravvivanti i luoghi più reconditi, e su strumenti che comportano storicamente sorte e riconoscenza.

L’autore romanza, e fin dall’inizio non è affatto una casualità, dato lo scopo di trascinarci in epoche remote, per metterci al corrente su attività e tradizioni riguardanti la gente appartenente alla preistoria, stabilendo un percorso, e andando perché no un po’ oltre l’immaginario.

Emergono allora meticolosamente dei dettagli, circa soggetti che comunicano in maniera impensabile (con l’uso della parola!), suscitando interesse, e con sullo sfondo il continente nero, una terra primordiale, coltivata da individui arguti e testardi nell’affrontare difficoltà estremizzate dal terrificante cambio dell’atmosfera nei millenni a seguire, che tuttora continua a selezionare le migliori anime, quelle da avere in dotazione per scansare la morte in definitiva, senza stare a sognare tristemente qualcosa di nuovo.

Gianni Marcantoni…

Marcantoni

Il Tempo è indifferente e perciò affascina? Ma che significa esistere? L’emarginazione non è mai voluta?

L'emarginazione intesa come “ritiro” può essere voluta, ossia ricercata in maniera consapevole… peggio se subita per via del comportamento altrui. Spesse volte può nascere da un tentativo di sopravvivenza, una difesa dalle aggressività esterne che molto spesso riceviamo… ma non necessariamente deve corrispondere a un isolamento, questo a mio avviso sarebbe certamente sbagliato. Il discorso del tempo può avere molti significati, riguardo al tempo non mi sento affascinato, il tempo è come una lama a doppio taglio: ovunque lo giri, ferisce. È qualcosa di sfuggevole, che dobbiamo subire, senza poter far nulla… il suo scorrere incessante non mi sembra porti a molto di buono, considerato che ci conduce a un decadimento sia fisico che intellettivo. Il tema dell'esistenza è molto complesso da descrivere in una risposta… credo che voglia dire essere presenti con consapevolezza, una presenza non solo fisica, ma anche come vita nel mondo, come percezioni, il poter creare qualcosa, darsi e vivere delle opportunità, conoscere, arricchirsi interiormente e quindi crescere. Poi conoscere le tante bellezze che ci sono nel mondo penso abbia a che fare con l'esistenza… dare qualcosa di noi alla vita, che possa avere un valore. Tutto ciò dà la consapevolezza di essere vite in mezzo al mondo.

E i terrapiattisti per esempio, ti stanno simpatici…?

Non ho approfondito le loro teorie, ma sostenere l'irreale e negare la realtà, beh, certamente aiuta a nessuno.

Alberto Diamanti – Il giocoliere di parole (Aracne ed.)

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Lezioni in riguardo a delle materie elementari e determinanti paiono mescolarsi con grazia in ogni singola poesia; a riprova di come un gesto classico dacché affettuoso si possa estendere colorando le fragilità di sovrani, madamigelle, bestiole, bambini pieni di vita, fiori e di molte ulteriori immagini che racchiudono storie reali.

Un senso di quiete lo si coglie da piccoli quando si è in balia della bellezza; Alberto avvicina specifici lettori a un dove inusitato, con l’idea di dare forma giocosamente a una terminologia sospetta, dovendo liberare sogni che vanno raccontati e non celati fino a dichiararli manco fossero degli oggetti smarriti.

Alberto Diamanti – Il giocoliere di parole (Aracne ed.)

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Lezioni in riguardo a delle materie elementari e determinanti paiono mescolarsi con grazia in ogni singola poesia; a riprova di come un gesto classico dacché affettuoso si possa estendere colorando le fragilità di sovrani, madamigelle, bestiole, bambini pieni di vita, fiori e di molte ulteriori immagini che racchiudono storie reali.

Un senso di quiete lo si coglie da piccoli quando si è in balia della bellezza; Alberto avvicina specifici lettori a un dove inusitato, con l’idea di dare forma giocosamente a una terminologia sospetta, dovendo liberare sogni che vanno raccontati e non celati fino a dichiararli manco fossero degli oggetti smarriti.

Fiammetta Rossi – La strana bottega del signor Balaji (Leucotea Edizioni)

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Riceviamo e pubblichiamo (a cura di Vincenzo Calò):

Fiammetta Rossi – La strana bottega del signor Balaji (Leucotea Edizioni)

“La strana bottega del signor Balaji” è un delicato romanzo di formazione, garbato come pochi racconti possono essere.

L'autrice ci trasporta in un mondo in bilico tra il cinismo e la consapevolezza delle nostre debolezze, prendendo per mano la mente del lettore e trasportandolo in un concerto di speranze, desideri e sogni; e, se I sogni son desideri e se esiste una Bottega che ci aiuta a realizzarli non possiamo che abbandonare le nostre paure e volare insieme alle nostre emozioni.

La storia è ambientata a Vigevano vicino le sponde del fiume Ticino; un luogo che prende forma e sostanza grazie all’apertura di un bizzarro negozio, “la Bottega dei Desideri” del signor Balaji.

Una porta poco conosciuta...Porta Asinaria

portaOgnuno di noi, tante volte durante la giornata, passa vicino Porta Appia, oggi chiamata Porta San Giovanni e non nota, che accanto a questa esiste una altra apertura attraverso le mura Aureliane, questa è la Porta Asinaria.
 
La sua costruzione, risale al II secolo d. C. e più precisamente tra il 270 e il 273, periodo della edificazione della cinta muraria voluta dall' imperatore Aureliano. Prima di essere una porta come la vediamo oggi, immersa nella giungla delle nuove costruzioni odierne, era una porta di terzo ordine, ma dopo la sua costruzione, ci si rese conto che l'area tra Porta Metronia e Porta Labicana era di importanza notevole, ma non necessariamente sicura.
 
Per questo motivo vennero costruite, ai lati della apertura, che comunemente chiamiamo fornice, due torri cilindriche, alte grosso modo 20 metri, oggi in perfetto stato di conservazione e si provvide a rivestire il tutto con del travertino, oggi scomparso quasi del tutto perchè trafugato durante il medioevo, restano comunque una buona parte sul lato esterno e sulle aperture destinate alle armi di difesa da getto in dotazione all'esercito romano.
Questa porta fu restaurata due volte, sia dallo stesso Aureliano che da Massenzio, e successivamente dall'imperatore Onorio, che promosse, quest'ultimo non una posterula, che era una piccola apertura come porta Ardeatina, ma bensì una porta monumentale, però usata molto poco.
a conferma di ciò, questa porta è l'unica ad avere in contemporanea, torri cilindriche insieme a torri di sezione quadrata, questo significa che era una porta di poca importanza che la faceva sembrare una fortezza.
 
Alcune vicende storiche hanno accompagnato la vita di questa porta. Nel 546 d. C. fu trovata aperta da Totila, re dei Goti, che entrò anche da Porta San Paolo, e saccheggiò la città e distrusse, a detta degli dell'epoca gran parte della cinta muraria. Qualche anno prima l'entrata dei Goti a Roma, su invito di Papa Silverio costò allo stesso la deposizione dello stesso papa, nel medioevo passò di qui Enrico IV e l'antipapa Guiberto di Ravenna per detronizzare il papa legittimo Gregorio VII, e Roberto il Guiscardo, famoso condottiero normanno, mise a ferro e fuoco tutta la zona lateranense arrecando gravi danni a porta Asinaria.
Successivamente, nel Rinascimento, venne aperta, per esigenze di traffico, Porta San Giovanni che riuscì ad agevolare il traffico verso il sud della penisola, e la Porta Asinaria perse la sua importanza e con il passare del tempo e a causa dell'incuria diventò presto inagibile e inadeguata al traffico cittadino.
nel XX secolo fu chiusa definitivamente, ma nel 1956 fu riaperta grazie ad un notevole restauro e adibita a passaggio pedonale. Ai giorni nostri è usata solamente per alcuni eventi durante il periodo natalizio.
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Lucrezia Maggi…

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Generalmente, quando ti trovi a comporre,  come ti vedi all’inizio, nel mentre e alla fine? Un testo è giusto correggerlo in buona sostanza s’è poetico?

La gioia e la bellezza di scrivere sono enormi, ma nel mentre, quando mi trovo a comporre versi o storie, può capitare che ci possano essere grandi momenti di scoramento, giornate in cui non mi esce niente o in cui quello che scrivo mi pare brutto. Quando mi sento così, mi alzo e faccio altro. Torno al lavoro o, se sono in casa, indosso il grembiule e armeggio ai fornelli, oppure, il più delle volte, mi fiondo tra le pagine di un libro. Non insisto a scrivere cose che non sento, cose che non mi emozionano. La pagina deve chiamarmi. Oggi il mondo viaggia a una velocità diversa dal passato e le stesse parole ora viaggiano veloci come frecce, non sono più gocce che cadono lentamente nell’anima. Maneggiarle con cura, questo si deve. Senza fretta, con rispetto e dedizione. Alla poesia è concessa una sorta di licenza poetica, in questo ambito l’intervento di correzione dovrebbe essere dunque più delicato, quasi timoroso, svolto sotto la precisa e inalienabile indicazione dello stesso poeta, proprio per non snaturare o intaccare il valore di stile dei componimenti.

La poesia può lasciare il segno più per la forma che per i contenuti ?

La poesia è l'arte di rappresentare ed esprimere fatti e sentimenti e più specificamente con parole esposte secondo un ritmo determinato attraverso le quali il poeta piega la lingua alle sue particolari esigenze, violando i consueti codici comunicativi. Con la sua poesia, il poeta può voler trasmettere la sua personale visione del mondo e della vita, le sue emozioni, le sue esperienze, da cui il lettore può trarre, a sua volta, suggerimenti, insegnamenti, emozioni. La poesia non si legge solo con gli occhi. Si sente, dentro. O, più semplicemente, si ascolta.

Sbaglio o molti si sentono talmente forti nello scrivere da diventare fragili alla lettura come all’ascolto degli altri?

Tutti sono scrittori, tutti sono critici, nessuno legge più, pochi tendono l'orecchio all'ascolto dell'altro. Personalmente, credo di essere più lettrice che autrice, per quantità di pagine lette rispetto a quelle finora scritte. Leggo tantissimo, sin da quando ho imparato a farlo. Amo sia la poesia che la prosa, acquisto tantissimi libri e li leggo tutti. Le pagine che leggo mi sorprendono, mi arricchiscono, mi sono indispensabili. Quelle che scrivo mi sono necessarie, ne ho bisogno ma… non mi riesce semplice esprimermi al riguardo. Possono essere buone oppure no. Sono una lettrice esigente, con la mia scrittura lo sono di più. L'altro, non mi è indifferente… la mia sensibilità non me lo permetterebbe. L'ego ipertrofico degli scrittori non mi appartiene.

Gli editori stanno a…? Non credi che per guadagnare uno scrittore debba fare spettacolo, possedendo ulteriori doti?

Susanna Valpreda…

Susanna Valpreda foto per interviste

Benvenuta Susanna! Ma… il bizantinismo come si coniuga ai tempi moderni?

Il passato rappresenta le fondamenta su cui è costruito il presente e da cui partiamo per edificare il futuro. La nostra cultura, la nostra lingua, il nostro pensiero sono intrisi del pensiero dei classici e dei pensatori medievali, molto di più di quanto ce ne rendiamo conto. Mentre però il pensiero classico è considerato ancora attuale, il medioevo e in particolar modo l’epoca bizantina da troppo tempo sono stati relegati nell’oblio come “secoli bui”. E’ ora che non solo gli studiosi che se ne interessano, ma anche la gente comune riscopra ciò che di positivo è stato fatto anche in quei tempi e il modo in cui ancor oggi ci influenza

Sembra che tu non possa fare a meno di saperne sempre di più… se sì, perché?

In realtà è una “malattia” cominciata di recente. Dopo la laurea e l’assunzione all’Università come bibliotecaria, avevo assolutamente accantonato i miei studi. Solo quattro anni fa l’idea di riprenderli in mano è venuta da un amico saggista che mi suggerì di rispolverare la mia tesi e farne un libro da proporre al suo editore. L’ultima cosa che immaginavo in quel momento era di essere ancora in grado di fare ricerca e di scrivere e soprattutto di essere pubblicata! Il successo inaspettato del primo libro e della pagina a esso dedicata su Facebook, nonché del gruppo che ho creato per gli amanti della civiltà bizantina, mi ha spinto a continuare le ricerche, dedicandomi anche alla Sicilia occidentale e alle sue isole e ad alcuni temi che non avevo ancora sviluppato, soprattutto economici, sociali e insediativi… spero che a breve vedrà la luce anche “Sikelia 2” (che suona tanto come un sequel cinematografico!!!).

Antonio Di Lena – Rabbia, veleni ed altre eresie (Mama Dunia Edizioni)


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Versi alternativi, distanti dall’armonizzazione di un’esaltazione o di un cordoglio.

Il poeta in questione s’inabissa nelle attuali traversie indicando le tante ambiguità serpeggianti sulle condivisioni, la putredine galoppante per indole terrena, ma non perdendo tempo ad ammonire tendenziosamente.

Quest’opera letteraria vale un arnese da utilizzare nella società in modo impeccabile, affinché si possa condannare la gente telecomandata da benemeriti ipocriti.

Leggendo ti fermi a una terminologia che volge all’asprezza del privato, con voluta ironia, non essendoci cose né persone che possono scamparsela, dovendo tutti fare i conti con la verità che incarniamo.

Per distendersi tra queste poesie occorre parsimonia, una volta stritolati dai significati, o saputo d’essere delle vittime con tenerezza magari, pur sempre per avere di che rivendicare… sospinti a scandire i giorni, per cui ci vuol coraggio, scrutando apertamente delle ambizioni, con la giustizia da ricaricare con proiettili di sacrificio per attivarsi, per un qualcosa d’indispensabile da fare.

La raccolta presenta diverse tematiche, si passa dalle rinnovabili idee di salvezza al rispetto per chi migra, in una condizione di salute assurda per quant’è precaria, come se percossi da emozioni da provare e riprovare, raggiungendo delle mete con una creatività da diversificare.

Di Lena si lamenta sul serio perché ci tiene al bene comune; con tutta un’immagine propria che porge tentando di narrare una zona d’Italia, quella meridionale, ch’è divenuta sconfinata per gli umani sensi, purché non ci si rassegni all’emarginazione tutti insieme, dimenticando spesso e volentieri di nutrire delle passioni per intimare buoni propositi.

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