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Arte e Cultura

Arte e Cultura (240)

Paris, Texas

Paris Texas 1984 Obscure Masterpiece Harry Dean Stanton FlickMinute

Paris, Texas è un grande capolavoro della cinematografia diretto nel 1984 da Wim Wenders e interpretato, fra gli altri, da Harry Dean Stanton (Travis), Nastassja Kinski (Jane) e Hunter Carson (Alex), Palma d'Oro al Festival di Cannes nello stesso anno.

Il film si svolge tra i deserti del Texas, le colline di Los Angeles e i paesaggi urbani di Houston, dove una natura priva di alcuna alterazione dell’uomo si fonde mirabilmente con intrecci di autostrade a 8 corsie e tramonti rossi e profondi fanno da sfondo a vicende umane dolorose e toccanti, con la colonna sonora cupa e vibrante di Ry Cooder.

Travis, perduto nel deserto, viene recuperato dal fratello che, nel frattempo, insieme alla moglie, aveva adottato il figlio Alex, privato di entrambi i genitori.

Il Campo Barbarico e la Torre del Fiscale

okTra la Via Appia Antica e la Via Latina sono ancora visibili, a distanza di duemila anni, due acquedotti oggi in perfetto stato di conservazione; l'Aqua Marcia e l'Acquedotto Claudio. Tra il terzo e il quarto miglio della Via Latina, questi due acquedotti si incrociavano due volte in una distanza di trecento metri, formando uno spazio a forma di trapezio di circa due ettari. Questo spazio fu usato dai Goti di Totila durante la Guerra Gotica, combattuta contro l'Impero Bizantino nel 535 d.C. e terminata nel 553.
I Goti, volendo prendere per fame Roma, costruirono alcuni campi fortificati attorno alla città, e uno di questi sorgeva proprio in questo spazio a forma di trapezio, in modo da consentire ai barbari di effettuare scorrerie e scaramucce sotto le mura inviolabili che circondavano la capitale dell'impero. Questa minaccia fu presto debellata dall'esercito romano che difendeva le mura, anche perchè Belisario, comandante in capo bizantino, riuscì a chiudere gli spechi degli acquedotti, che avrebbero permesso ai goti di entrare in città.
Dopo la parentesi gotica, questo posto prese il nome di Campus Barbaricus, sovente ricordato da alcune fonti risalenti al tempo dei papi Sergio I e Gregorio II. Comunque assunse una importanza strategica notevole, dimostrata dal fatto che nei secoli a venire, molti eserciti stranieri ne approfittarono per conquistare la città: si pensi al Normanno Roberto il Guiscardo, durante la lotta per le Investiture si accampò nei pressi dell'acquedotto con il suo esercito, ma oggi è difficile immaginare che aspetto avesse questo luogo a forma trapezoidale usato come accampamento, in effetti, l'Aqua marcia è stata demolita da papa Felice Perretti per fare posto a quella grandiosa opera che è l'Acquedotto Felice, e il Claudio è stato quasi completamente smantellato per utilizzare il materiale ricavato per nuove costruzioni.
Vicino al Campo Barbarico, pressappoco all'angolo nord-est, svetta una torre superba, visibile anche da molto lontano: Tor Fiscale. Si eleva per trenta metri su uno degli accavallamenti della Claudia e della Marcia, è molto robusta, quadrata, costruita in maniera semplice, utilizzando mattoni di tufo, detti tufelli, inframmezzati con filari di mattoni pieni. Ha delle piccole finestre, feritoie e sulla sommità dei canali di scolo in marmo.
All'interno, vi sono tracce di tre solai, oggi distrutti, mentre si è conservato il soffitto a volta, in cui si apre un foro circolare a ovest. Si nota, nella parte inferiore un arco caratteristico a sesto ribassato costruito per far scaricare il peso di tutta la torre sulle fondazioni degli acquedotti su cui poggiava. 
All'esterno della torre possiamo notare i resti di una fortificazione e si pensa che, questa torre con fortino, come tutte le torri con casali che sorgono lungo la campagna romana, furono utilizzate come posto di osservazione per eventuali attacchi nemici, soprattutto dei Saraceni che nel Medioevo assaltarono più volte Roma. Inoltre è da notare che alcuni di questi fortilizi sorgono vicino a corsi d'acqua, in particolar modo Tor Fiscale sorge vicino alla Marana, il canale costruito nel 1122 da Papa Callisto II. Questo ci fa pensare ad un rapporto particolare tra i corsi d'acqua e le torri; il primo ha permesso l'approvigionamento idrico delle tenute garantendo acqua in abbondanza per il loro sostentamento, il secondo assicuravano ai canali protezione e controllo.
Oggi, questa mirabile torre è stata inserita in un parco che prende il suo nome, e il Comune Di Roma cura la sua sopravvivenza attraverso opere di riqualificazione, tutela e manutenzione. 

Carlo Dalla Rovere – Le vite nascoste

9788893842587 0 0 300 75Dunque una famigliola (eh sì, come dimenticare la figlioletta di nemmeno sei anni e la sua sacrosanta voglia di crescere) doveva assolutamente riprendersi da una batosta pesantissima, il male insito alla moglie di Carlo, non avendolo calcolato dapprima, oltre alle beghe lavorative del marito, dati pure dei colleghi ch’eccedevano in autorevolezza (altro che reputarle risorse umane), e che bisognava sovrastare… di colpo, agendo con la consapevolezza di essere indispensabili per il tossicodipendente ch’è privato se non privo di genitori naturali, in un contesto comunque tollerabile se agevolati da curatori della mente che la sappiano lunga, determinanti per il destino dello sprovveduto, altrimenti quest’ultimo si ritrova ad ammettere d’essere stupido dinanzi a della superbia a misura d’uomo, quella che si scaglia motivando lo stato d’inferiorità lungi dall’idea di guarire.

Antonella Fimiani – Donna della parola (Etty Hillesum e la scrittura che dà origine al mondo)

Donna della parola Etty Hillesum e la scrittura che da origine al mondo Antonella Fimiani

Dedicando questo saggio al padre, la Fimiani ci fa immaginare che attende ancora dal profondo un bagliore vitale, una rassicurazione propriamente, irrinunciabile, affinché gli eventi non risultino mai e poi mai campati in aria, senza poterci in effetti rinunciare… altrimenti avremmo a che fare con del bailamme privo di autenticità, la quale va assolutamente colta, nel buio.

Il testo mantiene un aspetto biografico, fondamentale per intercettare in primis la voglia di stringere dei concetti esistenziali, e non a caso una delle figure più care alla Hillesum, Julius Spier, si attivava concentrandosi sull’attitudine manuale dell’uomo tipo, come a ridisegnarne la faccia, accedendo così a dei virtuosismi mentali per scindere il vero dal falso e stabilire il divenire stando a quello che… già siamo!

Al contatto con una figura maschile il sospetto gravava alla giovane prontamente sulla virilità, tanto da capacitarsi circa la serietà che forse disumanamente si prefiggeva snocciolando dei sentimenti; anche perché Julius preferiva non impegnare il cuore, curandole la mente, suscitandole l’idea di battagliare al minimo approccio, fuori dal comune.

Profumi e tradizioni medievali: l’11 novembre apre al pubblico la torre di Lanuvio

45218032 2021561611469143 272822588999204864 nLa Torre di Lanuvio fa parte del complesso del borgo medievale di Lanuvio ed è stata edificata nel 1480 dal Cardinale Guglielmo d’Estouteville, sotto il pontificato di Papa Sisto IV.

E’ costituita da un torrione principale sormontato da un torre superiore più piccola sovrastante, ed è stata costruita per proteggere la città, come altre torri dell’epoca.

Tutto questo passato rivive il prossimo fine settimana con una giornata commemorativa a cura dell’Associazione Accademia Medioevo, con il patrocinio del Comune di Lanuvio e la collaborazione del Museo Civico Lanuvino.

Dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,30 del prossimo 11 novembre la torre sarà aperta al pubblico e saranno rievocate scene di vita e la storia dell’epoca, con una mostra di oggetti ed armi medievali, verranno effettuate visite archeologiche, nonchè degustazioni e sarà aperto un laboratorio didattico.

Alle 17,30 per i più piccoli sarà possibile partecipare alla costruzione delle lanterne di S. Martino che poi saranno utilizzate per illuminare la torre.

L’ingresso è gratuito ma, a causa del ridotto spazio di accoglienza nella sala della Torre,  per prender parte a questa attività è gradita la prenotazione a: segreteria [AT] accademiamedioevo [DOT] it o presso il Museo Civico Lanuvino: 06/93789237.

Bruno Mohorovich e la sua “Storia d’amore” in tre atti

immagine mohorovich 2

Bentornato Bruno! Ma il tuo cuore somiglia a un…?

... Vulcano... sì, forse a un vulcano in eruzione. E' un ammasso di emozioni, di sentimenti pronti a esplodere. C'è anche una fase di "addormentamento", ma quando si sveglia...!

In amore bisogna prendere l’iniziativa, ed è come nella vita di tutti i giorni?

La reazione di fronte all'innamoramento ritengo sia soggettiva. C'è chi prende l'iniziativa e chi... si lascia "catturare". In amore comunque si corrono dei rischi che necessariamente bisogna correre. Come scrive lo scrittore Daisaku Ikeda "Per fare esperienza di questa energia vitale è importante prendere l'iniziativa. Dovremmo stabilire degli scopi personali e lottare per realizzarli. Quando ci si sforza al massimo per uno scopo e lo si raggiunge si vive una grande gioia".

La banalità come va debellata nel dichiararsi, nell’aprirsi amorevolmente?

L'amore è fatto di cose semplici; da che mondo è mondo l'incontro fra due persone è fatto di gioco di sguardi, di ammiccamenti; un giocare a nascondersi e rivelarsi. Poi ognuno è artefice del proprio modo di dichiararsi: oggi si cerca a tutti i costi l'originalità perché si è vittime della condivisione dei propri sentimenti; la dichiarazione deve essere sensazionalistica, quando invece penso che sia un fatto privato, intimo. Un misto di imbarazzo e pudore, paura e vergogna. La banalità penso che sia inevitabile; se per banalità intendiamo il dono di un fiore, di un cioccolatino, di un bigliettino fatto scivolare furtivamente fra le mani dell'innamorata. La dichiarazione d'amore è una..."sciocchezza" che si ritualizza, sempre, uguale a se stessa.

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