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updated 6:57 AM CEST, Apr 23, 2019
Arte e Cultura

Arte e Cultura (247)

Alberto Diamanti – Il giocoliere di parole (Aracne ed.)

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Lezioni in riguardo a delle materie elementari e determinanti paiono mescolarsi con grazia in ogni singola poesia; a riprova di come un gesto classico dacché affettuoso si possa estendere colorando le fragilità di sovrani, madamigelle, bestiole, bambini pieni di vita, fiori e di molte ulteriori immagini che racchiudono storie reali.

Un senso di quiete lo si coglie da piccoli quando si è in balia della bellezza; Alberto avvicina specifici lettori a un dove inusitato, con l’idea di dare forma giocosamente a una terminologia sospetta, dovendo liberare sogni che vanno raccontati e non celati fino a dichiararli manco fossero degli oggetti smarriti.

Alberto Diamanti – Il giocoliere di parole (Aracne ed.)

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Lezioni in riguardo a delle materie elementari e determinanti paiono mescolarsi con grazia in ogni singola poesia; a riprova di come un gesto classico dacché affettuoso si possa estendere colorando le fragilità di sovrani, madamigelle, bestiole, bambini pieni di vita, fiori e di molte ulteriori immagini che racchiudono storie reali.

Un senso di quiete lo si coglie da piccoli quando si è in balia della bellezza; Alberto avvicina specifici lettori a un dove inusitato, con l’idea di dare forma giocosamente a una terminologia sospetta, dovendo liberare sogni che vanno raccontati e non celati fino a dichiararli manco fossero degli oggetti smarriti.

Fiammetta Rossi – La strana bottega del signor Balaji (Leucotea Edizioni)

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Riceviamo e pubblichiamo (a cura di Vincenzo Calò):

Fiammetta Rossi – La strana bottega del signor Balaji (Leucotea Edizioni)

“La strana bottega del signor Balaji” è un delicato romanzo di formazione, garbato come pochi racconti possono essere.

L'autrice ci trasporta in un mondo in bilico tra il cinismo e la consapevolezza delle nostre debolezze, prendendo per mano la mente del lettore e trasportandolo in un concerto di speranze, desideri e sogni; e, se I sogni son desideri e se esiste una Bottega che ci aiuta a realizzarli non possiamo che abbandonare le nostre paure e volare insieme alle nostre emozioni.

La storia è ambientata a Vigevano vicino le sponde del fiume Ticino; un luogo che prende forma e sostanza grazie all’apertura di un bizzarro negozio, “la Bottega dei Desideri” del signor Balaji.

Una porta poco conosciuta...Porta Asinaria

portaOgnuno di noi, tante volte durante la giornata, passa vicino Porta Appia, oggi chiamata Porta San Giovanni e non nota, che accanto a questa esiste una altra apertura attraverso le mura Aureliane, questa è la Porta Asinaria.
 
La sua costruzione, risale al II secolo d. C. e più precisamente tra il 270 e il 273, periodo della edificazione della cinta muraria voluta dall' imperatore Aureliano. Prima di essere una porta come la vediamo oggi, immersa nella giungla delle nuove costruzioni odierne, era una porta di terzo ordine, ma dopo la sua costruzione, ci si rese conto che l'area tra Porta Metronia e Porta Labicana era di importanza notevole, ma non necessariamente sicura.
 
Per questo motivo vennero costruite, ai lati della apertura, che comunemente chiamiamo fornice, due torri cilindriche, alte grosso modo 20 metri, oggi in perfetto stato di conservazione e si provvide a rivestire il tutto con del travertino, oggi scomparso quasi del tutto perchè trafugato durante il medioevo, restano comunque una buona parte sul lato esterno e sulle aperture destinate alle armi di difesa da getto in dotazione all'esercito romano.
Questa porta fu restaurata due volte, sia dallo stesso Aureliano che da Massenzio, e successivamente dall'imperatore Onorio, che promosse, quest'ultimo non una posterula, che era una piccola apertura come porta Ardeatina, ma bensì una porta monumentale, però usata molto poco.
a conferma di ciò, questa porta è l'unica ad avere in contemporanea, torri cilindriche insieme a torri di sezione quadrata, questo significa che era una porta di poca importanza che la faceva sembrare una fortezza.
 
Alcune vicende storiche hanno accompagnato la vita di questa porta. Nel 546 d. C. fu trovata aperta da Totila, re dei Goti, che entrò anche da Porta San Paolo, e saccheggiò la città e distrusse, a detta degli dell'epoca gran parte della cinta muraria. Qualche anno prima l'entrata dei Goti a Roma, su invito di Papa Silverio costò allo stesso la deposizione dello stesso papa, nel medioevo passò di qui Enrico IV e l'antipapa Guiberto di Ravenna per detronizzare il papa legittimo Gregorio VII, e Roberto il Guiscardo, famoso condottiero normanno, mise a ferro e fuoco tutta la zona lateranense arrecando gravi danni a porta Asinaria.
Successivamente, nel Rinascimento, venne aperta, per esigenze di traffico, Porta San Giovanni che riuscì ad agevolare il traffico verso il sud della penisola, e la Porta Asinaria perse la sua importanza e con il passare del tempo e a causa dell'incuria diventò presto inagibile e inadeguata al traffico cittadino.
nel XX secolo fu chiusa definitivamente, ma nel 1956 fu riaperta grazie ad un notevole restauro e adibita a passaggio pedonale. Ai giorni nostri è usata solamente per alcuni eventi durante il periodo natalizio.
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Lucrezia Maggi…

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Generalmente, quando ti trovi a comporre,  come ti vedi all’inizio, nel mentre e alla fine? Un testo è giusto correggerlo in buona sostanza s’è poetico?

La gioia e la bellezza di scrivere sono enormi, ma nel mentre, quando mi trovo a comporre versi o storie, può capitare che ci possano essere grandi momenti di scoramento, giornate in cui non mi esce niente o in cui quello che scrivo mi pare brutto. Quando mi sento così, mi alzo e faccio altro. Torno al lavoro o, se sono in casa, indosso il grembiule e armeggio ai fornelli, oppure, il più delle volte, mi fiondo tra le pagine di un libro. Non insisto a scrivere cose che non sento, cose che non mi emozionano. La pagina deve chiamarmi. Oggi il mondo viaggia a una velocità diversa dal passato e le stesse parole ora viaggiano veloci come frecce, non sono più gocce che cadono lentamente nell’anima. Maneggiarle con cura, questo si deve. Senza fretta, con rispetto e dedizione. Alla poesia è concessa una sorta di licenza poetica, in questo ambito l’intervento di correzione dovrebbe essere dunque più delicato, quasi timoroso, svolto sotto la precisa e inalienabile indicazione dello stesso poeta, proprio per non snaturare o intaccare il valore di stile dei componimenti.

La poesia può lasciare il segno più per la forma che per i contenuti ?

La poesia è l'arte di rappresentare ed esprimere fatti e sentimenti e più specificamente con parole esposte secondo un ritmo determinato attraverso le quali il poeta piega la lingua alle sue particolari esigenze, violando i consueti codici comunicativi. Con la sua poesia, il poeta può voler trasmettere la sua personale visione del mondo e della vita, le sue emozioni, le sue esperienze, da cui il lettore può trarre, a sua volta, suggerimenti, insegnamenti, emozioni. La poesia non si legge solo con gli occhi. Si sente, dentro. O, più semplicemente, si ascolta.

Sbaglio o molti si sentono talmente forti nello scrivere da diventare fragili alla lettura come all’ascolto degli altri?

Tutti sono scrittori, tutti sono critici, nessuno legge più, pochi tendono l'orecchio all'ascolto dell'altro. Personalmente, credo di essere più lettrice che autrice, per quantità di pagine lette rispetto a quelle finora scritte. Leggo tantissimo, sin da quando ho imparato a farlo. Amo sia la poesia che la prosa, acquisto tantissimi libri e li leggo tutti. Le pagine che leggo mi sorprendono, mi arricchiscono, mi sono indispensabili. Quelle che scrivo mi sono necessarie, ne ho bisogno ma… non mi riesce semplice esprimermi al riguardo. Possono essere buone oppure no. Sono una lettrice esigente, con la mia scrittura lo sono di più. L'altro, non mi è indifferente… la mia sensibilità non me lo permetterebbe. L'ego ipertrofico degli scrittori non mi appartiene.

Gli editori stanno a…? Non credi che per guadagnare uno scrittore debba fare spettacolo, possedendo ulteriori doti?

Susanna Valpreda…

Susanna Valpreda foto per interviste

Benvenuta Susanna! Ma… il bizantinismo come si coniuga ai tempi moderni?

Il passato rappresenta le fondamenta su cui è costruito il presente e da cui partiamo per edificare il futuro. La nostra cultura, la nostra lingua, il nostro pensiero sono intrisi del pensiero dei classici e dei pensatori medievali, molto di più di quanto ce ne rendiamo conto. Mentre però il pensiero classico è considerato ancora attuale, il medioevo e in particolar modo l’epoca bizantina da troppo tempo sono stati relegati nell’oblio come “secoli bui”. E’ ora che non solo gli studiosi che se ne interessano, ma anche la gente comune riscopra ciò che di positivo è stato fatto anche in quei tempi e il modo in cui ancor oggi ci influenza

Sembra che tu non possa fare a meno di saperne sempre di più… se sì, perché?

In realtà è una “malattia” cominciata di recente. Dopo la laurea e l’assunzione all’Università come bibliotecaria, avevo assolutamente accantonato i miei studi. Solo quattro anni fa l’idea di riprenderli in mano è venuta da un amico saggista che mi suggerì di rispolverare la mia tesi e farne un libro da proporre al suo editore. L’ultima cosa che immaginavo in quel momento era di essere ancora in grado di fare ricerca e di scrivere e soprattutto di essere pubblicata! Il successo inaspettato del primo libro e della pagina a esso dedicata su Facebook, nonché del gruppo che ho creato per gli amanti della civiltà bizantina, mi ha spinto a continuare le ricerche, dedicandomi anche alla Sicilia occidentale e alle sue isole e ad alcuni temi che non avevo ancora sviluppato, soprattutto economici, sociali e insediativi… spero che a breve vedrà la luce anche “Sikelia 2” (che suona tanto come un sequel cinematografico!!!).

Antonio Di Lena – Rabbia, veleni ed altre eresie (Mama Dunia Edizioni)


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Versi alternativi, distanti dall’armonizzazione di un’esaltazione o di un cordoglio.

Il poeta in questione s’inabissa nelle attuali traversie indicando le tante ambiguità serpeggianti sulle condivisioni, la putredine galoppante per indole terrena, ma non perdendo tempo ad ammonire tendenziosamente.

Quest’opera letteraria vale un arnese da utilizzare nella società in modo impeccabile, affinché si possa condannare la gente telecomandata da benemeriti ipocriti.

Leggendo ti fermi a una terminologia che volge all’asprezza del privato, con voluta ironia, non essendoci cose né persone che possono scamparsela, dovendo tutti fare i conti con la verità che incarniamo.

Per distendersi tra queste poesie occorre parsimonia, una volta stritolati dai significati, o saputo d’essere delle vittime con tenerezza magari, pur sempre per avere di che rivendicare… sospinti a scandire i giorni, per cui ci vuol coraggio, scrutando apertamente delle ambizioni, con la giustizia da ricaricare con proiettili di sacrificio per attivarsi, per un qualcosa d’indispensabile da fare.

La raccolta presenta diverse tematiche, si passa dalle rinnovabili idee di salvezza al rispetto per chi migra, in una condizione di salute assurda per quant’è precaria, come se percossi da emozioni da provare e riprovare, raggiungendo delle mete con una creatività da diversificare.

Di Lena si lamenta sul serio perché ci tiene al bene comune; con tutta un’immagine propria che porge tentando di narrare una zona d’Italia, quella meridionale, ch’è divenuta sconfinata per gli umani sensi, purché non ci si rassegni all’emarginazione tutti insieme, dimenticando spesso e volentieri di nutrire delle passioni per intimare buoni propositi.

“Poesie sul sociale”, di Leonardo Manetti

9788892696655Leonardo verseggia senza preoccuparsi della forma, distaccandosi da quel modo di poetare impartito fino a risultare noiosi, per preoccuparsi piuttosto di un temperamento emotivo, mica tanto notevole se l’andazzo terreno si presenta pieno d’angosce, con un fare altezzoso, che non si scioglie badando a un minimo d’ideale dato da masse disgregate ma costrette a ricompattarsi per muoversi; di singoli individui celanti obiettivi mastodontici.

Manetti afferma con decisione ed entusiasmo pensieri che vanno comunicati a costo di rimanere ingenui, armonizzando parole per un’osservazione da leggere purché non si perda di vista la moderna gravame, dovendo rischiare e cioè sognare che la bellezza si sprigioni; che l’umanità non si lasci catturare dai persuasori del potere abilissimi a confonderci le idee ingabbiando con promesse in fondo ridicole.

Alfonso Pistilli…

Cover fronte1Benvenuto Alfonso! Senti, come si fa a godere di una sorpresa (bella o brutta che sia?)? Si può essere ancora fragili e dolci al contempo?

Chi sa come fare ha capito anche l’essenza della nostra esistenza. Imparare a godersi i momenti ampliandone il tempo o a circoscrivere le negatività di un evento brutto è la vera sfida del benessere. È sicuramente una delle cose più difficili da imparare e io, nonostante mi impegni, non sempre ci riesco. La fragilità e la dolcezza credo si sposino perfettamente in una persona dall’alta sensibilità e questo fortunatamente nessuno può sovvertirlo.

Si può provare piacere a nascondere dei sentimenti, è così che si rigenera il mistero della vita?

La vita è piena di sentimenti nascosti, soprattutto quando potrebbero svelare debolezze che la nostra società non ammette come se fossimo tutti programmati per uno scopo. Non credo però che nascondere i sentimenti sia qualcosa che dia piacere, anzi credo che nell’intimo di ognuno di noi si desideri essere più bravi a esprimere i sentimenti.

Come si fa a sapere di valere?

Credo che questo sia un aspetto soprattutto caratteriale. C’è chi ha un’alta autostima, a volte troppa, e chi invece è ancora insicuro dei propri mezzi. Riconoscendo nell’umiltà una virtù da preservare, credo che si possa trovare il giusto equilibrio con la consapevolezza delle proprie capacità imparando a raccogliere le attestazioni positive sul proprio lavoro; è un primo passo verso la consapevolezza.

Bari te la porterai sempre con te? Questa città ha espresso tutto il suo potenziale, ma proprio tutto?

Bari è una città che ho amato e che porto nel cuore. Nessuno può affermare di aver espresso il massimo del potenziale, significa fermarsi, invece questa è una città in movimento, in evoluzione, che cerca sempre di migliorarsi non disdegnando i piccoli piaceri della vita.

Non stiamo dando troppo per scontata la negatività che si esprime col fare illegale?

Non solo la stiamo dando per scontata, la stiamo anche idolatrando, continuando a eleggere paladini di romanzi e serie tv quei personaggi che popolano il sottobosco dell’illegalità come se fossero i supereroi del nuovo millennio. Come se si stesse diffondendo ormai la convinzione che sia l’unico modo per avere successo nella vita.

Ma serve aderire a tutti i generi letterari per migliorarsi nella scrittura? Quando ti leggi, ti accetti al volo, e per giunta affascinato da una sgrammaticatura, o rapito da un segno di punteggiatura?

Andando per ordine, come lettore credo che sia fondamentale aprirsi a vari generi letterari, è sicuramente costruttivo e utile alla crescita della propria scrittura. Meno come scrittore, nel senso che non credo che sarò mai in grado di scrivere ad esempio un libro fantasy, non lo sento nelle mie corde. Quando scrivo no, non mi accetto subito, e rileggendo spesso taglio, modifico e soprattutto affido ciò che scrivo a persone che stimo come lettori per sentirne il parere. Non nego che ci potrebbero essere delle espressioni, delle parole di cui ci si innamora al punto di volerle a tutti i costi tenere, per questo ritengo che sia fondamentale un buon lavoro di editing che dia un parere più asettico e professionale sulla scrittura.

 Alfonso1Artisticamente (ma non solo) da cosa ti lasci contaminare?

Da tutto ciò che viene svolto con passione, chi mette passione in quello che fa è in grado di far innamorare anche gli altri.

T’imbarazza dire in giro che fai lo scrittore, o basta vederti per pensare che tu lo sia? In quale lettera t’identifichi, e perché?

A volte si, ma soprattutto nell’ambiente attorno a me. Essendomi affacciato tardi a questo mondo la cosa ha provocato stupore in molte persone che hanno sempre fatto parte della mia vita. Per giunta vedendomi, tutto si può pensare tranne che io faccia lo scrittore. Non c’è una lettera in cui mi identifico, le lettere insieme formano parole e le parole sono in grado di emozionare, è quello che cerco di fare scrivendo.

… L’ultimo sorriso (Collana Policromia)

Il protagonista risponde nient’altro che a un nome e cognome: Alessandro Cocco; e si occupa di vendite, stando a ciò che dichiara al cospetto dei suoi potenziali clienti, un quantitativo ridottissimo di soggetti che hanno modo di ascoltarlo, ma purché non si allarghi sostenendo di offrire momenti di svago.

Prepararsi sotto ogni aspetto è da bugiardi, e difatti alla notizia che nel bel mezzo di Bari una donna dell’est che si vendeva fascinosamente ha perso la vita nel silenzio perlomeno della propria residenza, beh, il mondo ti può crollare addosso… cosicché dentro un uomo l’ansia si rende complice della carica emotiva, quest’ultima tutta esprimibile rilasciando a vuoto un cenno d’intesa.

Ogni cosa risulta immobile, negativa, a fronte della motivazione da trovare per uscire fuori e rivedere ancora la collocazione di una persona come Halina nell’ordine dei preziosi rifiuti ricevuti, cercando di saltare da una vita (per definire quest’ultima) un ostacolo qual è il Pregiudizio… ma si ha quasi il terrore di respirare liberamente, a tal punto che si sceglie di tirare a campare.

Alessandro non ci sta, fedele alla riprova dei sentimenti da considerarli apertamente, piacevolmente, appassionandosi a un gesto d’affetto fino a fidarsi del Prossimo; e Pistilli lo romanza per suscitare della bontà d’animo ai suoi lettori, con l’invito a far maturare i sensi come facevano un tempo i nostri cari lavorando la terra nonostante gli scherzi del tempo.

Del resto persistono due categorie di soggetti al fato, coloro che vedono nero e respirano dunque in attesa di fatti di per sé acclarati; e in contraltare chi si comporta alla maniera di Alessandro, che, una volta appurato il fare divino, il riempitivo del domani, per non annoiarsi tenta di scompigliarlo a costo di morire.

Togliendo Halina il ragazzo passa per incompreso, senza contare l’ambiguità dovuta dall’elaborazione del lutto; un blocco interiore che si manifesta languidamente alla fine del giorno, da sciogliere col desiderio di riacquisire ogni singolo respiro emesso, per trasparire con la ragione che lo martella maggiormente all’idea di rinfrescarsi.

Impressionante peraltro come possa sfuggire dalla memoria un particolare più che evidente, e quindi come si possa rimanere terrorizzati in tutta semplicità; desiderando sapere del tratto distintivo dell’amica, quale può essere un tic o un timore soggettivo tale d’averle disumanizzato la sorte.

Fa rabbia intanto pensare che un senso d’angoscia si consumi sotto svariati aspetti, abbandonati nel più banale dei luoghi pubblici, incapaci di andare oltre le sembianze di una persona pur consapevoli di come non sia nient’affatto estranea ai fini delle indagini del tutto private… anche se le escort si sfilano l’una dall’altra in ambito “puramente” lavorativo.

L’amica che non c’è più era consapevole di ciò che desiderava; per niente ingenua come invece si accorge d’essere il giovane spesso tardivamente, continuando a non decifrare Suela che anche se a fin di bene lo strumentalizza indirizzandolo per le vie di una giustizia da ottenere potendo attribuire delle colpe.

Il ragazzo riesce incredibilmente ad affrontare il presidente del Bari, Manetti, senza battere ciglio, arrecandogli dei grattacapi con una forza di volontà non indifferente, certo delle proprie azioni… per entusiasmarsi nel bel mezzo dell’ambiguità espressa da Suela, che dimostrava d’essergli sempre pronta all’occorrenza.

Dal romanzo traspare quella creatività da sfoderare persuadendo, una sensibilità che si sviluppa imparando da ogni cosa come emergere, e che si consacra sapendo di crescere giustappunto per destare intrigo, e sconvolgere finalmente, assolutamente i pensieri altrui; come se alle prese con una guerra quotidiana che non si dà mai a vedere.

Fin da piccolo Alessandro sfida la sorte spicciola con tutto se stesso, a ogni singolo evento, pure nel misurare la pietanza che i genitori gli porgevano, a costo cioè di non soddisfare più l’appetito, per poi restare nuovamente in balia di pensieri da pettinare semmai all’alba; su di un incanto ch’equivale alla consumazione di un dono fatto a se stessi.

Nel seguire approfonditamente gli ultrà del Bari durante una trasferta come nessun’altra per lui, scatta dentro l’impressione di avere paura di qualcosa d’entusiasmante, censurabilissima se distanti da quella massa di facinorosi, che invece lo accoglie… a patto che lui, pur cordialissimo, non rasenti la benché minima diversità!

Alessandro, pur deluso da Suela, provata cioè la mancanza d’umanità nell’ambire a qualcosa oggigiorno, ha di che riprendere con lei a cercare un briciolo di giustizia, desideroso di salvaguardare l’immagine di una donna assassinata che necessitava di godere di un bel sentimento alla fine della giostra… esclusivamente e sul serio.

Il Bari poi potrebbe lamentare la presenza/assenza del suo presidente alquanto irrispettoso, che si disinteressa del resoconto sportivo facendo la bella statuina semmai per le foto di rito… un qualcosa d’inaccettabile, da rivendicare in nome di ciascun tifoso che vede giocare a calcio fedele a dei riferimenti circa il fatto d’avere la meglio correttamente, sacrificandosi.

L’autore è quell’essere umano che, avendo imparato l’arte di generare delle osservazioni, adora scavare nella propria coscienza con la voglia di conoscere i suoi simili; ed effettivamente chiunque è alla ricerca di un minimo di complicità, ma per trovarla non bisogna temere di urtare gli spigoli di un vissuto, immaginando piuttosto di poter scoprire un tesoro nei momenti più duri.

Cosicché si definisce il giallo, col lettore invogliato a seguire un ragazzo convinto dapprima d’essere innocuo; che ricorda di avere il potere della percezione per ricomporre pian piano un fatto di cronaca nera estenuante, frammentato fino alla messa in ballo del particolare da identificare nient’altro che in un affetto proibitivo all’apparenza, infrangibile fondamentalmente.

Alessandro indurrà chi di dovere a far riemergere pazientemente una cara verità in quel di Bari, districandosi tra segreti e tradimenti inespugnabili se ci fermassimo al sentito dire; però al contempo lui arriverà finalmente a credere nelle proprie capacità, per caratterizzare un domani, puntando sul suo carisma.

  • Alfonso Pistilli è nato a Bari il 5 luglio 1978.

Laureato in economia, è impiegato amministrativo in un’azienda della Grande Distribuzione. Grande appassionato di sport, lettura, viaggi e trading, è sposato da nove anni con Nicoletta.

Ha frequentato tre corsi di scrittura creativa tenuti dallo scrittore Tommy Di Bari, e ricevuto lezioni anche dal carissimo amico e maestro Ruggero Ruggiero, scrittore ex editor.

Perché scrive?

Perché ama immergersi in se stesso attraverso gli altri.

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