logorcb

updated 6:25 PM CEST, Jun 17, 2019

Mausoleo di Alessandro Severo detto "Monte del Grano"

mausoleo severo 4A Roma, nel quartiere del Quadraro Nuovo, e più precisamente in Piazza dei Tribuni, svetta una singolare collinetta, oggi non molto valorizzata, importante dal punto di vista storico della città.
Questo quartiere ha l'onore di avere un monumento importantissimo risalente all’età imperiale che risulta essere la terza tomba a tumulo dopo la Mole Adriana e il Mausoleo di Augusto.
In alcune stampe cinquecentesche lo vediamo raffigurato come una collina in mezzo alla campagna romana e il Piranesi lo ha definito come " Uno dei più superbi sepolcri della romana grandezza".
Questa tomba è stata attribuita ad Alessandro Severo della famiglia romana dei Severi, ma è conosciuto come "Monte del Grano", definizione che dà il nome al parco della zona; il nome deriva in particolar modo dalla sua forma, un moggio di grano rovesciato.
Nel trecento furono asportati tutti i blocchi di travertino e usati per altri scopi.
Veniamo ora a descrivere questa costruzione poco conosciuta.
Il mausoleo è sito in corrispondenza di un incrocio della via Tuscolana con un’altra strada, oggi scomparsa, che collegava, come se fosse una tangenziale, la via Salaria con un’antichissima strada pre-romana, la via Latina.
Esternamente si presenta come una collina alta perlopiù 12 metri ed è stata spogliata del ricco rivestimento di travertino che la contraddistingueva dagli altri mausolei della città, usato nel Medioevo per fare calce per le costruzioni edilizie.
Meglio conservato è l'interno, caratterizzato da un’entrata monumentale costituita da un arco in marmo databile all'incirca al 1750, epoca in cui il Piranesi realizzava le incisioni.
Superata la porta, si accede alla camera sepolcrale attraverso un corridoio lungo 21,50 metri e largo 1,60 metri, dove alla fine troviamo due aperture, una antica, risalente al periodo di costruzione del monumento, e l'altra più recente che conduce verso l'esterno.
Alcuni studiosi hanno riferito che questa tomba era destinata alla famiglia imperiale e, secondo quello che asseriscono, doveva avere un secondo piano, oggi scomparso, con una volta sostenuta da alcune colonne; oppure, la cella funeraria era abbellita da una serie di colonne che sostenevano la balconata alla quale i visitatori potevano affacciarsi dall'alto verso la camera inferiore, ma nessuna di queste supposizioni è stata confermata.
Alcune aperture garantivano luce e areazione all'interno e, pare che da una di queste aperture fosse fatto uscire il sarcofago dell'imperatore.
Un’altra apertura, a detta del Tomassetti, opposta alla prima era probabilmente coperta da un chiusino di scolo in travertino, oggi scomparso.
Questa imponente struttura risale, presumibilmente, tra il II e il III secolo d.C., datazione possibile grazie alla presenza di bolli laterizi che indicano appunto, questo periodo.
In epoca medievale, la struttura fu utilizzata come luogo di avvistamento e la famiglia parmense degli Alberti fece costruire un’imponente torre applicandovi lo stemma costituito da una croce bizantina con ai lati una stella e una mosca.
Questa costruzione subì modifiche e restauri fra il 1600 e il 1800, ma nel 1870 venne abbattuta da un violento nubifragio e oggi si può vedere solamente parte delle fondamenta.
Merita particolare attenzione il sarcofago, ritrovato al suo interno e fatto uscire da uno dei fori di ventilazione. 
Presenta dei bellissimi bassorilievi che narrano la vita di Achille, di cui l'imperatore era affascinato, ma non si esclude che queste sculture rappresentino la gens Giulia, famiglia romana importantissima, che dette inizio alla forma politica dell'Impero.
Ultima modifica ilMercoledì, 21 Novembre 2018 18:13

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Partly Cloudy

9°C

Roma

Partly Cloudy

Humidity: 46%

Wind: 8.05 km/h

  • Clear
    24 Mar 2016 16°C 6°C
  • Sunny
    25 Mar 2016 17°C 10°C
Massimo Lo Monaco
Editore CEO IT
Manuela Rella
Direttore Responsabile
Emiliano Frattaroli
Direttore Editoriale
Alessandro Ranieri
Giornalista
Silvana Lazzarino
Giornalista
Lorenzo Sambucci
Collaboratore
Vincenzo Calò
Collaboratore