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updated 2:10 PM CEST, Jul 16, 2019

“Poesie sul sociale”, di Leonardo Manetti

9788892696655Leonardo verseggia senza preoccuparsi della forma, distaccandosi da quel modo di poetare impartito fino a risultare noiosi, per preoccuparsi piuttosto di un temperamento emotivo, mica tanto notevole se l’andazzo terreno si presenta pieno d’angosce, con un fare altezzoso, che non si scioglie badando a un minimo d’ideale dato da masse disgregate ma costrette a ricompattarsi per muoversi; di singoli individui celanti obiettivi mastodontici.

Manetti afferma con decisione ed entusiasmo pensieri che vanno comunicati a costo di rimanere ingenui, armonizzando parole per un’osservazione da leggere purché non si perda di vista la moderna gravame, dovendo rischiare e cioè sognare che la bellezza si sprigioni; che l’umanità non si lasci catturare dai persuasori del potere abilissimi a confonderci le idee ingabbiando con promesse in fondo ridicole.

Tra i versi spunta quel respiro a pieni polmoni da particolareggiare sempre, per significare qualcosa ma senza contorcersi per distinguersi nient’altro che antipaticamente nel linguaggio; senza arrecare disordine avvantaggiando così le tendenze moderne, e dunque avvalorando quella maleducazione tecnica che ci distacca dall’animo umano.

Effettivamente il lusso che viene sfoggiato di solito cela perfettamente la miseria mentale, c’impigrisce nel “bel mezzo” di una tragedia, come se incapaci d’ascoltare una guerra che perdura all’interno delle nuove generazioni, tra soggetti che potrebbero tranquillamente rispecchiarsi l’uno nell’altro… che invece arrecano dolore con un atto di fede che desta cultura per nulla.

“Ci sono uomini costretti a sognare!”.

La gente secondo il poeta - a causa di accordi sottobanco tra soggetti che si sfilano da essa sostenendo di volerla tutelare, pregni di quell’ambiguità che non semplifica i diritti dell’uomo ulteriormente - non si rende conto di essere rimasta imprigionata in ogni singola debolezza che le appartiene.

La natura si ripropone in una forma disarmonica, come se non volesse accettare l’urbana digressione; l’accessorio per contenersi pendola ai rami di una pianta perenne, sotto la quale converrebbe ripararsi al solo pensiero di nutrirsi con artifizi o leccornie dalle caratteristiche comunque da preservare assolutamente, perché è necessario dare un’immagine.

Un concentrato di bisogni del resto è insipido se non ci aggiungi delle volontà, sottostando alla procedura di norme che non si lasciano aggiornare, cosicché errori intraducibili sortiscono pene severe per individui normali che odiano la solitudine sulla quale diventa una missione impossibile informarsi correttamente; visto che chiunque si sente in potere di fare notizia, a costo di decretare il falso.

“Bisogna vantarsi delle radici senza avere l'arroganza del monopolio della ragione”.

Rifiutando la bellicosità facciamo affari con l’armamentario apposito, nelle sedi di lavoro altamente sofisticate, con l’atmosfera perfetta, innaturale, dove ci si schiavizza digitando impressioni tali da provocare dissesti al commercio ch’è più grande di quello che si pensa; terrorizzando in una forma ginnica, da mantenere costretti a stare chiusi in un tran tran professionale che poi chissà se verrà riconosciuto.

Degustando la società con questi versi denoti pure come minuscole collocazioni vengano riempite da dettami promozionali che garantiscono la buona visione, in alternativa si attivano segreterie telefoniche, come se fosse normale ricevere (richiederlo non sia mai!) continuamente un invito a cogliere offerte circa l’infinitesimale ribasso di certi costi, ascoltando voci quasi sempre metalliche e inopportune, con lo stress che si manifesta in un viso pieno di ritocchini!

Col mirino puntato esclusivamente sul domani, cerchiamo un aiuto semmai per invalidare alcune sanzioni stando a delle accelerate che diamo vivendo senza rispettare gli altri; essendo animali, vetture e congegni informatici su cui scommettere millantando un merito che chiunque può conseguire finché si contrasterà negativamente il malessere civile.

“Tutti esigono, nessuno accompagna, sbagli incompresi puniti gravemente”.

Si fantastica coi muscoli, trovando così il modo di contattare giovani in bilico tra sentimenti da quantificare quasi doverosamente; e aldilà del mestiere che si riduce in una copertura a fronte delle disparità terrene, sbiadente lo spirito prossimo agli arcobaleni rasserenanti in un senso figurativo per non dire veritiero.

Il soggetto a cui gira intorno la poesia in questa raccolta è straordinario, e cioè abituale quando il superfluo è dedito alle disconoscenze per esempio della verità nello sguardo di una creatura, che a sua volta sprofonda nel linguaggio ai primi, seri approcci, per svilupparsi definitivamente, percependo delicatamente la possibilità di dare una vita, riflettendo sugli elementi della natura; da donna.

La bellezza rimane riconducibile all’idea del domani che batte nei neonati; all’intento di cambiare le persone in positivo, incontrandole oltre i confini imposti dalla realtà, potendo soprattutto girare il mondo, purché sospinti dalla curiosità, per rientrare nella normalità e scioglierla in un respiro incontrovertibile.

Ultima modifica ilGiovedì, 28 Febbraio 2019 11:00

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