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Arte e Cultura

Arte e Cultura (247)

ALESSANDRO CASTELLANI, LE VITE RUBATE DI YARA E SARAH

alessandro castellani"Sono un fiore in un deserto delle anime, vorrei emanare il mio profumo per far sentire l'odore della semplicità e di un emozione positiva". Si presenta così Alessandro Castellani, autore di "Yara e Sarah- Le nostre vite rubate" edito da Sangel Edizioni, il romanzo che ha scosso notevolmente l'opinione pubblica.

D- Il tuo ultimo romanzo "Yara e Sarah- le nostre vite rubate" edito da Sangel Edizioni ha suscitato molto clamore.Yara e Sarah entrambe adolescenti, entrambe strappate alla vita. Cosa ti ha spinto a scrivere il libro?

Mi ha spinto il bene nel vedere tanto male. Oggi l'essere umano è attratto dal male, ogni virgola dedicata ad esso diventa fascino a cui le persone non riescono a dire no. Io ho provato a sfiorare il dolore con una penna che tende ad esaltare l'angolo buono di noi stessi, nel

mio libro non si parla di sangue, di mezzi per uccidere, non si esaltano assassini, nel mio libro il destino regala a Yara e Sarah quelle vite che non hanno potuto vivere.

D- Prima di "Yara e Sarah- le nostre vite ribate" hai pubblicato altri due romanzi, come ti sei avvicinato alla scrittura?

Mi sono avvicinato alla scrittura dopo un percorso di vita privata e professionale dove la sofferenza mi ha sfiorato l'anima e il cuore per molte ore dei miei giorni. La mia vita è iniziata subito in salita, ho perso mio padre quando avevo un anno, nei due anni successivi ho rischiato di morire per due volte, sono andato due volte in coma per ipoglicemia. Questo è solo l'inizio della mia vita, poi mille vicissitudini hanno attraversato i miei giorni, ma ho sempre

reagito a tutto e a tutti grazie al grande amore che ho ricevuto da mia madre, da mia sorella Emma e da tutta la mia famiglia. Nell'arco della mia vita ho sfiorato molte volte la sofferenza attraverso la professione che ho svolto come infermiere, essere stato vicino a 500 famiglie con un familiare con un tumore in fase terminale è stata un'esperienza che mi ha segnato per tutta la vita. Tutta la sofferenza che ho sfiorato mi ha portato a passare l'ultimo dell'anno del 2008 a restare solo in casa con la foto di mio padre, in quella notte il mio calice si è alzato con il suo e da quell'incontro di mani, pochi giorni dopo ho iniziato a scrivere.

D- Hai inviato il libro alle famiglie di Yara e Sarah, come hanno accolto questa tua iniziativa?

Appena ho finito di scrivere il libro ho pensato subito di mandarlo alle famiglie per avere un consenso morale e per cercare di condividere con loro i sogni realizzati da Sarah e Yara, tra le righe del libro. All'inizio ho cercato di contattare mani e volti conosciuti alle due famiglie per far arrivare loro il manoscritto ma non ho avuto mai risposte. In quel momento ho cercato l'indirizzo delle due famiglie e ho spedito il manoscritto. La risposta della mamma di Sarah

è stata positiva mentre quella della famiglia di Yara la conoscete tutti. Ho compreso perfettamente i dubbi della famiglia di Yara e non ho avuto problemi nell'essere interrogato e nel dare il mio dna, ma non posso dire che questo non mi ha cambiato la vita, non posso dire

che un gesto d'amore non capito non mi abbia procurato una ferita profonda che sarà difficile guarire. E' passato un anno dal mio interrogatorio e dai mille articoli e interviste dove la parola

"sospettato" ha sfiorato la mia anima arrivando al mio cuore, è passato un anno e quel marchio mi è rimasto. Io comprendo il dolore della famiglia di Yara, lo comprendo perchè conosco il dolore, e chissà, un giorno spero che nel loro cuore comprendano che da un gesto d'amore non capito possono scaturire altri dolori, dolori che ti annientano e ti rendono il nulla tra la gente.

D- Sei stato interrogato dalla procura, ti hanno sottoposto più volte all'esame del DNA. "Lei sa particolari su Yara Gambirasio che tv e giornali non hanno mai diffuso, dovrebbe rispondere a qualche domanda." Tutto questo per aver pubblicato un libro - diario sulle vite di Yara e Sarah. Una tua riflessione sull'accaduto.

La mia riflessione è semplice e concreta, questo è il Mondo dei disonesti, degli assassini che diventano star, questo è il Mondo degli stupidi pecoroni attratti dal niente, questo è il Mondo del male, in un Mondo cosi tutto puo' accadere.

D- Il tuo romanzo è stato pubblicato sia in versione cartacea che in e-book, una tua considerazione sugli e-book. Pensi saranno il futuro dell'editoria?

Gli e-book sono sicuramente il futuro dell'editoria Mondiale, la modernità viaggia veloce e chi rimane fermo è perduto. Questo è il mio pensiero ma le posso dire che io amo far scorrere la carta tra le dita, il sapore delle parole di un libro in forma cartacea non può essere sostituito perchè è il sapore dell'emozione.

D- Qual è il libro che secondo te ha segnato la storia della letteratura?

Gomorra di Saviano. Secondo me ha segnato la storia perché ha parlato di mafia liberamente, lui ha costruito la sua fama sulla mafia senza essere un mafioso, un genio.

D-Progetti e ambizioni per il futuro.

Ho molti progetti che non voglio svelare prima che siano concretizzati, le dico solamente che ognuno di noi ha un talento e quel talento non deve essere mai nascosto nel buio, ma deve essere illuminato dalla luce di ogni nostro giorno. Grazie per la bellissima intervista.

Michela Zanarella

INCONTRO CON STEFANO CAMPAGNA

NELLA CASA MUSEO DI LETIZIA ISAIA

H1500052Napoli – Nella casa museo dell’artista Letizia Isaia incontro con un grande del giornalismo italiano Stefano Campagna conduttore del TG1 dove gli è stato consegnato dalla stessa Isaia il suo ritratto unico nel suo linguaggio. All’evento hanno partecipato, Gennaro Capodanno, Bruno Aymone, Maria Antonia Iannatuoni e Giovanni Cardone Critico d’Arte che da tempo segue il percorso artistico di Letizia Isaia, curandole una mostra presso la settecentesca Villa Macrina di Torre del Greco per i 150° dall’Unità d’Italia e dall’Eruzione del Vesuvio,dove vennero esposti oltre 50 dipinti in una mostra antologica che raccontasse come dice il Cardone: “ Letizia Isaia un artista talentuoso, fortemente apprezzato da pubblico e critica lo si evidenzia dal suo percorso quarantennale e di partecipazioni ad importanti eventi culturali. Letizia Isaia risponde al bisogno di un’ampia panoramica sulla sua attività creativa con una monografia che mette in luce ogni piccolo passaggio della sua ricerca. Nella sua vastità la raccolta dei suoi studi pittorici segue dei fili conduttori determinanti, quali quello letterario,   di protesta e religioso, opere che caratterizzano gli aspetti più profondi della cultura napoletana fatta con forza da una donna forte ma geniale. Ogni suo lavoro è riconoscibile dai colori forti o tenui ma in particolar modo da suoi stati d’animo, dandole risultati stupefacenti. L’elemento caratterizzante invece, l’approccio con la pittura ma in particolar modo con l’identificare se stessa nelle sue opere come atto creativo. Capire il pensiero e la mente di Letizia Isaia come qualcosa che va al dì là dell’umana comprensione, ma una cosa è certa in lei vive quel “Genio Leonardesco” che fa rimare esterrefatti come un bambino appena nato. Il mondo di Letizia Isaia è fatto di istintività ma nel contempo il saper raccontare sensazioni ed emozioni che solo un artista riesce ad esprimere attraverso le sue figure che parlano senza volerlo dell’uomo, delle sue paure e angosce il dramma della vita attraverso le sue pennellate dettate dal suo animo, ecco nascere l’opera d’arte come sublimazione dell’essere umano. Letizia Isaia inconsapevolmente tocca le corde più intime dell’animo umano una pittura che sembra appartenere solo a stessa . Lo si evidenzia dal naso delle sue figure creato da lei, li nasce l’artista come guardare un quadro di Picasso, Modigliani… guardando le sue opere si può dire ecco questo è un quadro di Letizia Isaia”.

L’evento ha dato modo al mondo dell’arte e della cultura napoletana di scoprire il mondo di Letizia Isaia in casa museo dove tutto è arte. Nella stessa sede si è parlato della 10° Edizione del Premio Letterario Nazionale Letizia Isaia che per il secondo anno si svolgerà a Roma nel mese di ottobre con il rammarico spero di tutti coloro che amano Napoli . Nel contempo Stefano Campagna da grande uomo di cultura ha lanciato l’idea di una fondazione dedicata a Letizia Isaia che da oltre quarant’anni dedica la sua vita a l’arte e da lustro alla città di Napoli.

Giovanni Cardone.

Il tempo dei poeti

Il tempo dei poeti,

si stringe intorno all'essenza

dei loro attimi migliori.

Inconsutudine che rimbalza nella rete

di pensieri assenti,

eppure vibranti nell'anima

dissestata da un'emozione in ascesa.

Guardateli, i poeti,

vivono di gioia che si esaurisce tra i comuni mortali, ma che nelle loro parole diveta eterna.

Eterno il battito d'ali di un farfalla ormai avvizzita.

Eterno l'attimo in cui i nostri occhi s'inocntrarono.

Eterno il dolore dell'ultimo addio.

e così, la pioggia sulle labbra diventa mare di profondità oceanica, in cui tu non navighi più, amore, ma voli verso l'arcobaleno del tuo nuovo cielo.

F.F.

Omaggio ai lettori di RCM.

Rupe Mutevole Amica d’Abruzzo, alla Fiera Internazionale del Libro di Milano.

Siamo presenti a Milano.

La bellezza di un’esperienza, quella di Rupe Mutevole Edizioni, da sempre attenta alla promozione di una letteratura “altra”, diversa, nuova, incantevole nelle sue poliedriche sfaccettature, migra alla Fiera Internazionale del Libro di Milano, dal 26 al 29 ottobre presente con l’incredibile novità costituita da Radici, la letteratura Abruzzese ma non solo, la collana che accoglie tutti quegli autori che raccontano del proprio attaccamento per la terra, che valorizzano il vernacolo, che riadattano lo stesso alle esigenze della modernità, pur non smettendo di esaltarne la peculiarità.

Una collana che ospita di già autori di spessore, dall’eclettico Pietro Assetta de Il Fanciullo, l’Amore, Il Vecchio, che esprime, esaltandole in una riscoperta dei nostri luoghi di culto, tutte le caratteristiche sopra menzionate, alle straordinarie fiabe di Marcella Di Girolamo, Fiorella Pecorale, e, in prossima uscita,l’abruzzese sui generis Fabio sorrentino, con il suo I Sogni dei ciechi, e Giovanni Granati, che colgono diversi aspetti della vita dei personaggi espressi immersi nella ridente natura abruzzese, fino ad un trattato di musica popolare della marchigiana Valentina Trenta. Il tutto coronato da un’Antologia che ha messo insieme sensibilità di una instancabile cultura rosa: “sorelle di penna” cantano i sentimenti in una Sinfonia d’eccezione( La sinfonia delle tre Stelle di Patrizia Di Donato , Federica Ferretti, Azzurra Marcozzi).

Rupe Mutevole ha così suggellato la sua amicizia con una regione, l’Abruzzo, di cui è antica ammiratrice.

Federica Ferretti

“IL DEMONIO DI SANT'ANDREA”

copertina

di Gaetano Allegra    

ed. Rupe Mutevole    

Presentazione di Giuseppe Musolino

Con la prefazione di Rita Borsellino, “Il Demonio di Sant'Andrea” è un romanzo storico ambientato nell'Italia di 150 anni fa, eppure estremamente attuale. È una storia che si muove sullo sfondo di quelle vicende risorgimentali che non sempre i libri di storia hanno esposto nella loro completezza, e che racconta di quel rapporto conflittuale che ha immediatamente visto contrapporsi il Nord e il Sud della nostra nazione. Una giostra sanguinosa di incomprensioni e voltafaccia che hanno scavato un profondo solco di cui ancora oggi paghiamo aspramente le conseguenze.

Eppure, allo stesso tempo, è una favola poetica e ricca di ideali nobili che emozionano il lettore. La favola di un giovane contadino che scopre l'inarrivabile potenza della cultura e che sogna di cambiare la Storia offrendo questa chance anche ai propri pari grado. Sfiderà l'invincibile esercito Savoia, costruirà un'enorme città nel nulla, ingannerà il destino nei modi più incredibili e sarà acclamato da un intero popolo col soprannome di “Demonio di Sant'Andrea”.

Quella del giovane Gaetano Allegra è un'opera prima capace di offrire uno spaccato estremamente realistico delle cronache dell'Unità d'Italia (tutte le vicende riportate sono state accuratamente studiate sulle testate giornalistiche dell'epoca come il quotidiano francese La Patrie e sui diari di personaggi chiave come il generale spagnolo José Borjes). Nello stesso tempo, però, afferma con forza la propria identità di romanzo – e non di documentario – proponendo molte pagine appassionanti, ricche di azione, di suspense e di rappresentazioni belliche esposte nei minimi particolari. E lascia in gola al lettore un messaggio chiaro di amore per la conoscenza, di dovere di fratellanza e d'orgoglio per un senso d'appartenenza alla propria terra che forse, oggi, stiamo dimostrando d'aver perso.

LA TRAMA DEL ROMANZO

Totore Iodice è un giovanissimo contadino di un piccolo paese alle falde del monte Vulture. La sua adolescenza scorre a galleggio fra il contesto di crassa ignoranza in cui è nato e la sua ostinata curiosità nei confronti di tutto ciò che ha a che fare coi libri e la cultura. Quando al villaggio arriva un nuovo parroco siciliano – grasso e sfrontato – il piccolo Totore riesce a trovare il modo per ricattarlo affinché il prete gli insegni a leggere e scrivere.

Presto il destino prenderà il sopravvento, trasformando prematuramente il giovane contadino sognante in un uomo avvezzo suo malgrado alle ingiustizie di una realtà – quella contadina – cruda e spietata. Le angherie di una lunga carcerazione, l'assassinio del padre e la deportazione dell'amato zio muteranno il nobile animo di Totore in un calderone ricolmo di odio e voglia di rivalsa. Fuggito dal carcere di Melfi, vendica la morte del padre con una serie di efferati delitti che lo renderanno noto al popolo col terribile soprannome di “Demonio di Sant'Andrea”. Quindi si unisce alla banda del brigante ex-garibaldino Carmine Crocco e insieme a lui marcia per la liberazione della Basilicata dalle truppe sabaude.

I suoi sogni e i suoi ideali di fratellanza, però, sono più forti di tutto e lo costringono ad abbandonare le feroci orde di Crocco e a rintanarsi nel cuore del monte Vulture, dove assieme ad altri briganti costruisce un fortino che presto diventerà una vera e propria città. Attratti da quell'ideale, centinaia di popolani si uniscono alla sua causa, combattendo battaglie memorabili contro i soldati di Cialdini e sempre riuscendo a vincere grazie agli incredibili stratagemmi di Totore e al supporto del celebre Avvocato dei Briganti, Giuseppe Maria Tardio.

La città costruita nel nulla comincia a far parlare di sé. Borboni, messi papali e spie di ogni genere cercano di penetrarvi, ma l'obiettivo di Totore non è quello di scontrarsi con i Piemontesi, bensì quello di liberare la propria terra e dimostrare alle diplomazie europee di poter riuscire a governarla anche meglio del Borbone.

L'epilogo della vicenda è affidato alle parole dell'amico prete, che racconterà nel proprio testamento l'ultima epica battaglia, sotto le mura di Potenza, del Demonio di Sant'Andrea.

OSTIA ANTICA: VIAGGIO TRA RUMORI LONTANI II PARTE

01Un viale alberato ci porta dal Castello al piazzale d’ingresso dove è situata la biglietteria; alla sua sinistra, inizia il percorso per la visita a piedi. S'imbocca l’ultimo tratto della Via Ostiensis, pavimentata con basoli di selce com’era d’uso nelle strade romane. È noto che un’antichissima legge, vietava la costruzione di tombe all’interno delle mura, per questo troviamo nel tratto extraurbano le sepolture.  
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"Ostia: le origini"


Virgilio, così narrava l’approdo alle inabitate rive sulle quali sarebbe sorta Ostia: “... scorse Enea davanti a sé un’ampia distesa boscosa, attraverso la quale correva al mare il Tevere vorticoso, biondo di molta rena. Intorno e sopra e nel bosco volavano e l’aria addolcivano con il canto uccelli di varie specie, assueti alle rive e all’alveo del fiume”.

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