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updated 1:03 PM CEST, Oct 23, 2019

Alcune riflessioni sullo stato di attuazione della nostra Costituzione:

Cenni su 4 casi di norme disattese

Introduzione

Ogni anno ricordiamo il 25 aprile, la festa della Liberazione che dovrebbe riunire tutti gli italiani nella condivisione dei valori su cui si regge il nostro Paese: libertà, uguaglianza, rispetto dell’individuo e delle formazioni sociali.

Dalla Resistenza e dalla lotta di Liberazione è nata la Costituzione, che dal 1948 costituisce la Carta Fondamentale che indirizza tutta la produzione normativa a partire da quella data e i cui principi possono essere invocati anche per modificare o abrogare norme preesistenti.

Una siffatta forza normativa farebbe presupporre la completa attuazione di ogni precetto costituzionale, ma in realtà non è così, come ben sappiamo: alcune disposizioni sono state attuate in ritardo, alcune in maniera incompleta, altre per niente.

Possiamo ricordare l’attuazione delle Regioni a statuto ordinario, avvenuta, tra leggi e decreti delegati, quasi 30 anni dopo la promulgazione della Costituzione, o le norme sul diritto di sciopero che, per quanto riguarda i servizi essenziali, hanno visto la luce solo nel 1990, o le norme sull’ordinamento dei partiti e dei sindacati, ancora non emanate, a oltre 60 anni dalla Costituzione.

Per quanto riguarda i sindacati, la mancata attuazione delle norme ad essi relative, hanno messo in forse l’applicabilità erga omnes dei contratti collettivi da essi stipulati, garantita poi da successivi interventi normativi che non sono andati, però, minimamente a regolare l’ordinamento e le regole di democrazia interna di queste importanti istituzioni.

In questa sede, comunque, ci vorremmo concentrare su alcune norme della Costituzione che correlate ai diritti fondamentali dell’individuo, quali salute, retribuzione proporzionata e sufficiente, diritti degli stranieri, salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio artistico.

Se ripercorriamo la storia del nostro Paese dal 1948 in poi, possiamo scoprire, addirittura, che alcuni diritti erano maggiormente salvaguardati nei decenni passati, piuttosto che adesso, con una vera e propria inversione di tendenza, che mai si era registrata nella storia d’Italia: realizzando, cioè, un regresso, invece che un progresso.

Se ripercorriamo le tappe fondamentali della storia del nostro Paese a partire dalla trasformazione in Repubblica costituzionale, infatti, troviamo i difficili anni della ricostruzione, quando, anche con l’aiuto delle nazioni alleate, siamo riusciti a gettare le basi del futuro sviluppo economico e a ridare all’Italia la dignità che meritava nel consesso delle nazioni, e che aveva perso nei tragici anni del fascismo e della guerra.

Art. 3: principio di uguaglianza, art. 10: condizione giuridica dello straniero

Questo discorso vale in primis per i diritti di uguaglianza, in particolare per gli stranieri e per l’acquisizione del diritto di cittadinanza e del diritto di voto alle elezioni amministrative.

Le forze politiche, salvo eccezioni, sono ormai concordi nel superamento del principio dello ius sanguinis in favore dello ius soli, per quanto riguarda l’acquisizione del diritto di cittadinanza nel nostro Paese, con la possibilità di acquisire la cittadinanza dopo un anno dalla nascita da genitori regolarmente soggiornanti in Italia. Si tratta di una battaglia di civiltà per consentire di superare un iter che comporta, attualmente, continui aggiornamenti del permesso di soggiorno dei minori, fino al raggiungimento della maggiore età.

Lo stesso dicasi per la possibilità di voto alle elezioni amministrative, questa proposta va incontro ad esigenze di integrazione e di creazione di senso di appartenenza da parte degli stranieri regolari, e non si dimentichi che prevede il diritto di voto solo alle elezioni amministrative, e dopo 5 anni di regolare soggiorno, e appare, tutto sommato, equilibrata.

Art. 9: tutela del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale, sviluppo della cultura e della conoscenza tecnica

Per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente e la tutela del patrimonio artistico, il discorso sostanzialmente non cambia, a dispetto dell’istituzione del Ministero dell’Ambiente, all’approvazione di testi unici in materia ambientale e di patrimonio artistico, tutto è rimasto praticamente sulla carta.

L’inquinamento dell’ambiente è dovuto ad una eccessiva tolleranza e mancanza di controlli da parte delle istituzioni preposte, e da una mancanza di cultura e considerazione dell’ambiente come bene comune, da utilizzare in maniera sostenibile, e da trasmettere alle future generazioni.

Abbiamo così assistito al formarsi di città sempre più caotiche, con strade intasate dal traffico e carenze strutturali che ne comportano la paralisi con una pioggia più forte o qualche giorno di neve. Il problema del traffico e dello smog, dapprima circoscritto alle grandi città, si è ora esteso a moltissimi capoluoghi di provincia, specie al Sud, e anche a città ancora più piccole.

Di pari passo è andata la devastazione e la cementificazione del territorio, con intere parti di città cresciute in modo spontaneo e al di fuori di ogni regola e di ogni piano regolatore, e ad una ingente copertura delle campagne del nord est del Paese con capannoni e altre strutture produttive. Ciò ha comportato l’inquinamento dei fiumi, delle falde acquifere, oltre che dell’aria, in un crescendo che ha portato all’insorgere di malattie correlate all’inquinamento e al conseguente aggravio del servizio sanitario.

Pure il livello di tutela del patrimonio artistico e culturale è stato carente e anche le recenti cronache lo dimostrano: intere parti di antiche città come Pompei che cadono letteralmente a pezzi, crolli di mura dell’Antica Roma, reperti abbandonati nei magazzini, ecc.

Tutto questo per carenza di fondi, in sostanza il patrimonio artistico viene visto come un peso e non come una risorsa, capace di attrarre investimenti, turismo e un volano per l’economia. Si tratta di una visione miope che accomuna questo aspetto e anche quello dell’istruzione, dove siamo il fanalino di coda dell’Europa quanto allo stato della ricerca e innovazione tecnologica.

Art. 32: Tutela della salute

Per quanto riguarda la salute, poi, ad un sistema imperfetto,ma funzionante come quello preesistente alla riforma del Sistema sanitario nazionale, e anche nei primi anni del nuovo SSN, è seguito un sistema con velleità universalistiche e successiva apertura a modelli aziendalistici e agli operatori privati.

Tale sistema è entrato in crisi: da una parte gli operatori privati immessi nel sistema non hanno sempre dimostrato di poter fornire adeguate garanzie di professionalità, moralità e correttezza professionale, dall’altro, una gestione politicizzata e poco attenta a quei canoni aziendalistici cui avrebbe dovuto ispirarsi il sistema, ha prodotto deficit enormi, che hanno costituito la causa principale delle crisi finanziarie delle Regioni.

Tutto questo sta portando alla necessità di tagli alla spesa sanitaria, all’imposizione di ticket e tariffe, con notevole svantaggio per i cittadini, che si trovano a dover pagare quello che prima era garantito, o addirittura a non trovare più servizi essenziali.

In questi ultimi anni, per far quadrare i conti della Sanità, non si è sempre proceduto nella giusta direzione di tagli di sprechi e di revisione del sistema, di affidamento di incarichi di direzione a persone capaci e non fedeli al politico di turno, ma chiudendo ospedali e reparti, e togliendo servizi ai cittadini e proprio alle persone in maggiore stato di bisogno, cioè i malati e i deboli.

Abbiamo anche assistito a casi clamorosi di cattiva gestione del servizio da parte di strutture convenzionate, con scandali enormi , senza alcuno spirito etico, addirittura con operazioni chirurgiche inutili fatte per prendere soldi dalle Regioni, o anche semplicemente a ritardi nei pagamenti degli stipendi di infermieri e medici, anche da parte di strutture molto rinomate e un tempo all’avanguardia.

È evidente, quindi, che il diritto alla salute è sempre meno garantito, e per supplire a queste carenze dello Stato, sono sorte anche assicurazioni private che, sul modello statunitense, si ripromettono di garantire prestazioni sanitarie fornite, magari, a pagamento, dallo stesso ospedale che non riesce più a fornirle a carico del sistema.

Art. 36: principio della retribuzione proporzionata e sufficiente

Ci si riferisce, inoltre, al principio secondo cui il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, che stabilisce sia la necessità di pagare il lavoratore per la qualità e quantità del proprio lavoro, sia di adoperarsi per garantire, che la retribuzione sia almeno sufficiente a soddisfare i bisogni del lavoratore e della famiglia. A seguito di queste previsioni si è rafforzata la contrattualizzazione del rapporto di lavoro, specie per quanto riguarda la parte economica, e la validità erga omnes dei contratti, sia delle numerose previsioni riguardanti gli ammortizzatori sociali: cassa integrazione, assegni di disoccupazione, ecc.

Se si ritorna indietro negli anni si capisce che, a partire dal dopoguerra, si è realizzato un notevole progresso nell’attribuzione di tali diritti, specie negli anni del centrosinistra, dove a seguito del notevole sviluppo economico che si è avuto a partire dalla fine degli anni ’50, si sono avuti notevoli incrementi dei salari e delle garanzie dei lavoratori, magari in parte vanificati dalle tensioni inflattive causate dagli automatismi di questi incrementi e dalla situazione praticamente di pieno impiego delle forze produttive.

Se gettiamo uno sguardo alla situazione di oggi vediamo che il sistema è notevolmente degenerato, da una parte dal lato delle garanzie, con lavoratori in affitto, manco fossero macchine, e retribuzioni che non bastano assolutamente nemmeno a coprire i bisogni minimi, anche a seguito del notevole aumento del costo della vita, solo attenuato dall’eliminazione di automatismi negli incrementi retributivi. Ciò appare tanto più negativo perché il lavoratore è sempre più alienato e privo di senso di attaccamento all’istituzione per cui lavora, privo di senso di appartenenza, macchina che dà utilità nel momento in cui gli viene richiesto, e poi riposto in un angolo, fino a nuovo utilizzo.

La famiglia,la casa, e tutto quello che all’epoca in cui i nostri genitori erano giovani era normale, ora sono dei miraggi, e tutto questo non ha ripercussioni soltanto sull’economia del Paese, ma proprio sul tessuto sociale, dove va perdendosi il senso dell’importanza della famiglia e delle aggregazioni sociali, e fatto sempre di più di individui isolati, una società disgrega quindi più facile preda delle sirene del consumismo e dell’individualismo.

Ultima modifica ilMercoledì, 17 Dicembre 2014 16:15

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