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updated 1:38 PM CET, Nov 16, 2018

Ci facciamo grandi…

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La possibilità di verificare gli alti e i bassi d’umore oggi, col progresso che accelera non dando modo di sondare la maturità dell’individuo, evapora se non cogliamo l’occasione di fermarci ricreando qualcosa di straordinario per il bene dei minori che si fanno risucchiare dalla delinquenza che esaspera crudelmente ma che al contempo coinvolge simpaticamente quando cuoce a fuoco lento dei malcapitati.

Anche solo per scampare alla morte una reazione violenta viene convalidata, fintantoché non s’istituisce quell’unità d’intenti vivacizzante la scuola come la famiglia, che metta a corrente i ragazzi sull’indispensabile per allontanarli dalle istintive rivendicazioni della massa che si sfalda temendo il domani miseramente, per ricompattarsi semmai seguendo uno e più diktat.

Ci facciamo grandi generando angoscia, non ce ne rendiamo conto perché siamo costretti a maturare, ovvero ci vergogniamo presto dei genitori che ci tengono per mano, cosicché salgono sulla cattedra gli alunni, per insegnare ai professori la pesantezza dell’avere, piuttosto che la leggerezza dell’essere.

Un piano di lavoro serve sempre per appurare appieno la persistenza di tante criticità, visto che s’impazzisce per accedere a un sistema sociale.

Lo sviluppo si ottiene puntando sulla già ben dettagliata ricchezza nostrana per stabilirne l’efficacia, dimodoché non decada come l’appeal musicale per esempio, oscurato da un parlato tanto rimbombante quanto insignificante, manco dovessimo diventare per forza famosi, quand’è invece lo Stato che si deve responsabilizzare formando il cittadino per liberarlo nella memoria comune come nell’immaginario individuale che non attrae più fiabescamente, altrimenti l’aria che respiriamo si rapporterà con dell’emotività che volge al negativo in qualsivoglia contesto.

La libertà d’espressione, che è un bene argomentando su questioni scottanti, presuppone però della verità in essere, che si alimenta considerando decisivo l’impatto della gente ai fini socioeconomici, specie di chi coltiva la terra, e ancor più nel sud dell’Italia, praticando quindi un mestiere che riporta in totale 4 miliardi di euro alla disamina fiscale.

La grande produzione può carburare ancora sensibilizzandosi, purché la pubblica sicurezza al contempo si riformi favorendo la socializzazione per non maledire i rapporti carnali di prassi.

Le persone non sono più in grado di percepire certi timori, semplicemente perché la fretta è una consulente, così cattiva da spingerci tutti quanti avanti, nell’indifferenza generale, ossia in un vuoto reale, allargatosi per via di troppi fatti incompiuti ma che incidono, suffragati in teoria troppo facilmente.

Le proposte di lavoro sono inesplicabili, per la sola fatica a predisporsi in tal senso, denotato il più alto numero d’inoccupati da otto anni a questa parte, confermato da poco meno della metà delle aziende che non ce la fa nel territorio nazionale, per non dire nei distretti urbani semplificati fino all’inutilità per mezzo delle tecnologie, a rintracciare i potenziali lavoratori dei quali si necessita.

Dalle tendenze, che cessano tutte prima o poi, traspare unicamente della sincerità insensata, giacché incapaci di coniugare l’originalità al tempo della concretezza ottenendo di conseguenza il consenso popolare, fasullo alla riprova della moneta che non tintinnando come dovrebbe non smette di precarizzare e dunque di allontanare la benché minima ipotesi di sviluppo.

Una situazione personale, da migliorare soddisfacendo i bisogni primari, si usa invece peggiorarla sputtanandola, a tal punto da impreziosire dei beni destinati sempre al consumo.

Urge dunque colmare dei vuoti esistenziali per il consolidamento di ruoli da ricoprire con la praticità chiaramente distinta per principio dalle conoscenze che la carburano, dovendo permettere alle nuove generazioni di sognare una società stabile, che si percepisca frequentando la scuola allo scopo di chiedere saggiamente di lavorare, senza polemizzare per dei meccanismi facenti perdere del tempo prezioso a chi vuol prepararsi per il meglio, per spaziare senza peccare d’ingenuità, e risultare indimenticabili confermando un merito tramite decisioni nient’affatto scontate.

Altrimenti si arriverà a temere la propria immagine che si riflette comunque ovunque, appurata della fragilità nel gestirsi che si ripropone purtroppo negativamente e in assoluto non dando modo alle curiosità di evolvere per avere piacevolmente maggiori opportunità di lavoro, e non soffrire di vertigini appena ci si trova a guardare le cose come le persone dall’alto verso il basso, un marasma oggettivo causato da gruppi terroristici in grado di fare politica, prendendo in pugno una e più nazioni distrutte o anche solo svalutate da conflitti evitabili ma incentivati da un’umanità malata per il resto, che non intende guarire come si deve perché i soldi non bastano, né tantomeno sapere perché si sta male.

Una tragedia interiore, individualmente celabile, facente levitare i prezzi di certi medicinali di cui si abusa pigramente semmai, da protagonisti memorabili come dei cattivi esempi, sulla scia di tendenze collettive all’apparenza.

Ultima modifica ilDomenica, 28 Ottobre 2018 13:23

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