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updated 1:03 PM CEST, Oct 23, 2019

Dichiarazioni istituzionali

micr caloIn pieno novembre 2017, il presidente iraniano Hassan Rohani ha annunciato la fine dell’Isis, il sedicente Stato islamico, in un discorso trasmesso in diretta dalla tv di Stato iraniana: “Gli atti diabolici del gruppo terroristico sono finiti, le conseguenze rimarranno ma le fondamenta sono state annientate”.
L’annuncio era arrivato dopo il colloquio a Sochi tra il leader siriano Bashar al-Assad e il presidente russo, Putin; e alla vigilia del trilaterale che ha visto riuniti nella città sulle rive del mar Nero Putin, Rohani e il leader turco Erdogan.
Senza contare lo status di Gerusalemme, che deve essere negoziato dagli israeliani e dai palestinesi. Lo aveva detto l’inviato dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Mladenov.
Il segretario generale delle Nazioni Unite si è già espresso molte volte su questo tema, e ha ripetuto che tutti noi dobbiamo fare molta attenzione, perché le nostre azioni possono avere delle ripercussioni. Il futuro di Gerusalemme deve essere negoziato direttamente da Israele e dai palestinesi”, ha dichiarato verso la fine del 2017 Mladenov.
Incassiamo allora, solo che da noi sembra che si scherzi a farlo! “Arrivati a Palazzo Chigi, il dossier sulle banche è uno di quelli più spinosi. Ci affidiamo quasi totalmente alle valutazioni della Banca d’Italia, rispettosi della solida tradizione di quest’istituzione… ma è stato un errore”.
Così colui che dispone ancora quantomeno della voce grossa nel Pd, Matteo Renzi, nel suo libro “Avanti”.
Le indagini sulle banche venete (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza) avevano preso l’avvio da segnalazioni della Banca d’Italia.
 In un documento l’istituto ha spiegato che nel 2013 i primi segnali di scadimento per Veneto Banca vennero da ispezioni di Bankitalia.
Irregolarità amministrative anche per Bpv, ma per entrambe non c’erano i presupposti per il commissariamento”.
E intanto occorre precisare che “le elezioni rappresentano il momento più alto della vita democratica, da affrontare sempre con fiduciosa serenità” così il presidente della Repubblica nel tradizionale scambio di auguri alla fine dell’anno scorso al Quirinale.
Mattarella aveva auspicato “proposte comprensibili e realistiche, capaci di suscitare fiducia”, un dibattito anche “acceso, ma rispettoso”. Questa è “una strada per ridurre astensionismo e disaffezione”.
E aveva lanciato un appello ai partiti: no ai toni offensivi.
Poi aveva osservato: “L’ultimo anno di legislatura ha accompagnato la ripresa agevolandola, la crescita si è consolidata”.
E sulla legge elettorale: “Contiene regole omogenee”.
Infine: “L’Italia ha anticorpi contro razzismo”.
Esattamente due mesi fa Napolitano ha aperto la prima seduta della diciottesima legislatura al Senato.
A 92 anni l’ex Capo dello Stato ha guidato i lavori per eleggere il nuovo presidente. “Questa legislatura nasce da un’ampia, appassionata partecipazione elettorale nel segno della rottura col passato. Il voto ha premiato le formazioni politiche che hanno espresso le posizioni di più radicale contestazione, ma nessuna delle forze premiate (…) ha conquistato la maggioranza. Ha convinto poco l’autoesaltazione dei risultati di governi e partiti della scorsa maggioranza. Ora bisogna corrispondere alle scelte del corpo elettorale, con l’Europa che resta il solo ancoraggio per un’Italia che voglia contare”.
Sta di fatto che nelle ultime ore si è registrato un piccolo caso che riguarda Giuseppe Conte, il premier politico proposto al Colle.
Il professore ordinario di Diritto Privato a Firenze e avvocato cassazionista vanta un lungo curriculum.
Tra le sue esperienze ufficiali si citano anche alcuni stage dal 2008 al 2012 presso la New York University, ma per il corrispondente del New York Times da Roma, Horowitz, negli archivi dell’università americana non risulta alcun Conte.                                                                  

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