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updated 2:03 PM CEST, Oct 13, 2019

Edilizia agevolata: forse i venditori non dovranno restituire parte della vendita

tribunale di roma
La pronuncia della Cassazione n. 18135 del 2015 aveva creato un notevole fermento.
Ora un Giudice del Tribunale di Roma ha stabilito, contrariamente all’indirizzo giurisprudenziale, che per liberare gli immobili dal vincolo del prezzo massimo di cessione vanno riconosciuti all'acquirente soltanto gli oneri dell'affrancazione.
Con un'ordinanza del 17 aprile 2018 il Tribunale di Roma ha, pertanto, rigettato la domanda di un acquirente che aveva acquistato l’immobile a prezzo di mercato e chiedeva la restituzione di 177 mila euro quale prezzo eccedente quello massimo di cessione, limitando la condanna a carico del venditore esclusivamente alle somme necessarie per ottenere la cosiddetta affrancazione dell'immobile.
Questa pronuncia del giudice Antonio Perinelli della sezione 10 del Tribunale di Roma stravolge la pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 2015, oltre ad altre recenti sentenze e ordinanze sempre del Tribunale di Roma, che invece riconosce la restituzione a favore dell’acquirente di quanto pagato in eccedenza rispetto al prezzo di cessione massimo dell’immobile.
In questa recente pronuncia è confermata, come in altri procedimenti, l'assenza di responsabilità del notaio per la compravendita.
La sentenza ha, infatti, stabilito quanto segue: "I ricorrenti chiedono la restituzione del prezzo pagato in eccesso rispetto al prezzo massimo di cessione. Questa richiesta sarebbe pienamente legittima ove l'ordinamento non concedesse altri rimedi per liberare il bene e pertanto il vincolo del prezzo massimo fosse destinato a seguire il bene - quale onere reale - per tutti i trasferimenti futuri come affermato dalle Sezioni Unite. In realtà così non è, perché è riconosciuto al proprietario di procedere all'affrancazione del bene pagando un prezzo".
L’ordinanza del 17 aprile inoltre precisa che "La scelta dei ricorrenti dell'opzione della restituzione del prezzo eccedente quello massimo in luogo dell'affrancazione, per la loro utilità, con aggravamento ingiustificato della posizione dei resistenti, deve considerarsi lesiva del principio di buona fede e costituisce pertanto un'ipotesi di abuso del diritto".
La partita è ancora aperta e si aspettano nel prossimo futuro altre novità giudiziarie.
 
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Ultima modifica ilLunedì, 23 Aprile 2018 16:27

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