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Le Guerre dimenticate: Afghanistan

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Domenica riflettevo su quanto avessi fatto in questi primi due mesi dell’anno, per dare il mio piccolo contributo a questa vita.

Mi sono reso conto che diamo sempre più importanza a quelle cose che ci colpiscono nell’immediato e ci affanniamo a giustificare determinati comportamenti.

Troppo spesso ci isoliamo nella nostra bolla temporale, forse per una sorta di protezione, un istinto di conservazione che ci porta a dimenticare, oppure a far finta di dimenticare, cosa succede al di fuori.

Faccio zapping tra i vari Tg nazionali ed esteri, cerco sulla rete informazioni di fatti nel mondo e più cerco e più mi rendo conto che “intorno” a me scorre una vita ben diversa dai problemi di buche non coperte, di schieramenti vincenti ma che non hanno i numeri, di partiti distrutti per la caparbietà di uomini che sembrano perfette marionette nelle mani di potenti: fuori ci sono popoli in guerra.

Si guerra, quella fatta di cannoni, proiettili, morti, orfani.

Circa due mesi fa l’attentato all’Hotel Intercontinental, nel cuore di Kabul, con 43 morti.

Pochi giorni dopo il commando Isis in azione alla sede della ong Save The Children a Jalalabad City: un agguato che è costato la vita a 6 persone.

A seguire l’offensiva talebana con il terribile attentato messo a segno con una ambulanza imbottita di esplosivo: 103 morti e quasi 200 feriti.

Un “massacro”. L’ennesimo.

Cui ne è seguito, pochi giorni dopo, ancora un altro: un commando di 5 uomini ha attaccato una base militare a Kabul, l’accademia militare nella zona ovest della capitale afghana: il bilancio è di almeno 11 soldati uccisi e di oltre 10 feriti, per mano, ancora una volta, degli jihadisti dell’Isis.

Eppure la coalizione occidentale, capeggiata dagli Stati Uniti, avrebbero dovuto risolvere le faide interne all’Afghanistan.

Invece assistiamo a una guerra nella guerra, con i talebani contro Isis per il controllo del territorio.

Califfato non riconosce Stati né confini nazionali, mentre i talebani sono nazionalisti che vogliono trasformare il proprio Paese.

Una differenza fondamentale, dietro cui, però, si nasconde solo l’interesse connesso al mercato illegale dell’oppio.

Cosa è cambiato dopo quasi diciassette anni di guerra?

A questa domanda ha risposto l’osservatorio per le spese militari, Milex, lo scorso ottobre, che ha realizzato un report molto dettagliato sulla guerra in Afghanistan.

Secondo le stime più attendibili (che sono da considerarsi per difetto), dall’inizio dell’intervento occidentale in Afghanistan sono:

oltre 140mila i morti, circa 65mila sono combattenti talebani, 37mila soldati afghani e 35mila civili.

Cui, si aggiungono, peraltro, le vittime collaterali, cioè quelle morti dovute alle precarie condizioni di vita legate al conflitto.

Secondo uno studio della Brown University e riportato nel dossier, sono cica 360mila.

Un’ecatombe, che tocca soprattutto i minori: secondo l’Unama (United Nations Assistance Mission in Afghanistan), “negli ultimi sette anni (2009-2016) è triplicato il numero ufficiale delle vittime civili in particolare tra i bambini, e sestuplicato quello dei feriti”.

Cosa hanno determinato sedici anni di guerra?

Spese, fiumi di denaro.

Solo l’Italia ha speso dal 2001 a oggi ufficialmente per le varie missioni internazionali in Afghanistan 6,3 miliardi di euro, cui si aggiungono altri 360 milioni a sostegno delle forze armate afghane e circa 900 milioni di euro di spese aggiuntive tra trasporto mezzi, costruzione basi militari e supporti operativi.

Totale: 7,5 miliardi di euro.

A conti fatti, 1,3 milioni di euro al giorno, 55mila euro ogni ora.

Eppure, come qualcuno sicuramente ricorderà, Matteo Renzi, con il benestare della ministra della Difesa, Roberta Pinotti, nel 2015 prometteva che l’anno successivo il contingente italiano si sarebbe ritirato.

E invece nulla.

Nel 2017 il contingente italiano è stato il più numeroso in assoluto dopo quello degli Stati Uniti (7.177 militari).

Il nostro Paese, ha impegnato 900 unità rispetto agli inglesi 392 e ai tedeschi 740.

E per il 2018?

Stesso contingente (anche se l’obiettivo è scendere a 700 militari entro fine anno), più 145 mezzi terrestri e 8 aerei, per una spesa che supera i 100 milioni di euro da gennaio a settembre.

Finita qui?

Ovviamente no.

Dei 236 milioni di euro stanziati per la “cooperazione allo sviluppo”, la fetta più grande della torta – 120 milioni, praticamente la metà – sarà destinato alle “Forze di sicurezza afghane, comprese le forze di polizia”.

Insomma, altri 220 milioni di euro.

Per una guerra il cui senso non riesco proprio a capire.

Ultima modifica ilLunedì, 19 Marzo 2018 14:19
Massimo Lo Monaco

Piccolo imprenditore romano nel settore informatico. Da 30 anni opera nello sviluppo software, realizzazioni di soluzioni chiavi in mano, sicurezza informatica. Ha Collaborato sia con la Pubblica amministrazione centrale che quella locale, aziende del settore energia, assicurativo, immobiliare. Sempre aperto alle nuove tecnologie ed esperienze. Ora  tra le altre cose, ha intrapreso un progetto editoriale online con una squadra di persone motivate e desiderose di nuovo.

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