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I LUOGHI DELLA MEMORIA:

LA CASA DEL PASSEGGERO ALLA STAZIONE TERMINI

Qualche tempo fa, nei pressi della Stazione Termini ho notato una costruzione fatiscente, che riportava l’insegna “Albergo Diurno”, la memoria è andata a tempi mai vissuti in cui, anche in altre città, esistevano queste strutture utili per i viaggiatori e non solo per essi.

L’albergo è stato costruito nel 1920, su progetto dell’architetto Oriolo Frezzotti, la facciata e il resto della struttura sono in stile Liberty, con delle decorazioni ai lati della porta, bassorilievi in metallo e angioletti e leoni in pietra, ancora in buono stato, mentre la tettoia è ormai arrugginita e scale esterne sono piene di rifiuti. L’ingresso è poi stato protetto da una inferriata con saldature a vista, veramente fuori luogo, e non all’altezza della costruzione.

Situato in pieno centro della Città, tra Via delle Terme di Diocleziano e Via del Viminale, il tutto versa in uno stato di degrado impressionante, l’interno sicuramente non è da meno, e sono stati anche avvistati dei topi, che sicuramente saranno gli unici ospiti dell’albergo, e pare che circa 15 anni fa sia stata trovata all’interno una persona morta per overdose. A completare il quadro una vecchia agenzia a lato, ormai abbandonata pure quella.

E dire che l’albergo, denominato “Casa del Passeggero” (notiamo nelle ringhiere esterne la dicitura “Caspas”) ha vissuto momenti di gloria, ed è stato immortalato anche in diversi film, tra cui “Nel segno di Venere” di Dino Risi del 1955, dove ha recitato Sofia Loren, Vittorio De Sica, Franca Valeri, e sorge proprio in un’area dove sussistevano le Terme di Diocleziano, che interessano tutta l’area limitrofa alla Stazione Termini.

L’edificio è ora di proprietà dell’Istituto Romano San Michele, ed è stato utilizzato per diversi decenni prima di cadere in abbandono, non solo dai viaggiatori, ma anche dagli abitanti dei quartieri, anche limitrofi, come l’Esquilino, non dobbiamo infatti dimenticare che le case nel periodo antecedente la guerra, e fino agli anni ’60, non avevano i confort di quelle attuali, e per potere fare un bagno o una doccia, occorreva servirsi di queste strutture pubbliche.

E’ un vero peccato che questi luoghi della memoria, anche validi architettonicamente, non vengano valorizzati e riutilizzati, magari per altre finalità, del resto la zona è frequentatissima, e se vi fosse impiantata anche una attività commerciale, probabilmente avrebbe successo, oppure potrebbe essere acquisita dal Comune, per una sua valorizzazione, o utilizzata dal Teatro dell’Opera, che sorge accanto, sempre preservandone la facciata e lo stile con cui è costruita.

Alessandro Ranieri

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Ultima modifica ilDomenica, 16 Dicembre 2012 17:51

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