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updated 9:38 PM CET, Dec 12, 2018

 INTERVISTA AVV. ANTONINO GALLETTI, CONSIGLIERE TESORIERE DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA

FB IMG 1543176283934Consigliere Galletti, Lei è Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2012, è stato recentemente il più votato in Italia quale delegato al Congresso Nazionale Forense di ottobre scorso ed è stato componente dell’assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura e poi componente dell’Organismo Congressuale Forense: cosa ne pensa dal suo osservatorio privilegiato delle polemiche di questi giorni sul tema della prescrizione?
La recente proposta governativa di sospendere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado è un rimedio pessimo e addirittura “peggiore del male”. L’emendamento di fatto rappresenta l’abolizione dell’istituto della prescrizione. La riforma, infatti, assoggetta i cittadini alla spada di Damocle di una pendenza giudiziaria infinita in palese violazione con i principi costituzionali ed euro unitari del giusto processo e della ragionevole durata. L’eventuale approvazione dell’improvvido emendamento scaricherebbe sul cittadino (sia imputato o parte civile) le disfunzioni e le lentezze del sistema Giustizia che proprio l’Amministrazione è tenuta a risolvere con oculati interventi normativi e appropriati investimenti in termini logistici e di personale amministrativo e giudiziario.
Avv. Galletti allora, secondo l’Avvocatura, quali sono i mali della Giustizia e come eliminarli?
Le cause delle lungaggini sono note a chiunque: Tribunali fatiscenti, cancellerie sottodimensionate, uffici giudiziari al collasso con carichi di lavoro sproporzionato, aule sovraffollate e tante altre disfunzioni quotidiane che permangono nonostante la digitalizzazione alla quale l’avvocatura ha dimostrato di essere pronta investendo anche risorse ingenti. Tale scenario dovrebbe preoccupare, oltre che i cittadini e l’avvocatura, soprattutto i nostri governanti, perché non è compatibile con i principi di civiltà giuridica alla base delle moderne società democratiche. Oggi invece all’improvviso ci viene detto che la panacea di tutti i mali deve individuarsi nella modifica dell’istituto della prescrizione, generando così ulteriori conseguenze dannose sui cittadini. Peraltro, l’irragionevole durata dei processi vanifica sia la funzione rieducativa della pena sia quella social preventiva, perché la sanzione arriva “tardi” sull’individuo e nella società e, dunque, si rivela sostanzialmente inutile per entrambi.
Lo scorso venerdì 23 novembre c’è stata una manifestazione nazionale a Roma dopo alcuni giorni di astensione delle udienze. Lei ha partecipato?
Ho condiviso le ragioni della protesta dei penalisti che riguardano tutti gli avvocati e tutti i cittadini interessati alla loro libertà e alla difesa dei loro diritti contro la deriva di un processo infinito che già rappresenta una pena per chiunque e, dunque, ho presenziato alla manifestazione. L’Avvocatura tutta deve essere unita e compatta nel ribadire la ferma opposizione agli approssimativi e incostituzionali interventi proposti, evitando falsi infingimenti e l’inopportuno sostegno agli ideatori di tali principi oscurantisti e demagogici.
Lei ha proposto al Consiglio dell’Ordine forense romano di sostenere le ragioni della manifestazione e di autoconvocarsi simbolicamente in seduta straordinaria in occasione della manifestazione e preso il teatro dove si è svolta a Roma. Perché l’ha fatto?
Ho ritenuto doveroso formulare la proposta in Consiglio, perché la battaglia dei penalisti è quella di tutti noi che abbiamo a cuore i diritti e li difendiamo ogni giorni nelle aule di Giustizia. Ho apprezzato la condivisione di tutto il Consiglio e l’approvazione unanime anche se poi c’è stata qualche voce isolata che ha inutilmente polemizzato, forse soltanto perché la proposta non è stata la sua! Su temi importanti e decisivi l’avvocatura italiana e quella romana devono essere unite e parlare con una voce sola, senza inutili personalismi.
Lei si propone a gennaio di rappresentare gli oltre 25 mila avvocati romani come presidente dell’Ordine forense capitolino: cosa pensa dei rapporti tra avvocatura e politica?
Nel nostro programma abbiamo posto al primo posto la valorizzazione anche costituzionale della figura e del ruolo dell’Avvocato, garante della tutela dei diritti e degli interessi legittimi e presidio del diritto di difesa, rappresentante e rilevatore di nuovi diritti emergenti e abbiamo rivendicato la difesa dell’autonomia e dell’indipendenza del difensore e delle istituzioni forensi da ogni potere politico. Proponiamo addirittura il rafforzamento delle fattispecie d’incompatibilità tra rappresentanza forense e politica; lo facciamo, anche alla luce di recenti esperienze, proprio per rendere più credibili le nostre tesi e il nostro ruolo sociale e costituzionale, senza il rischio di essere anche soltanto sospettati di partigianerie e di tare il tifo, magari per aspirazioni personali, per questa o quella parte politica. Le nostre sono battaglie sociali per la civiltà giuridica e per la libertà: non possono e non devono essere strumentalizzate per finalità di parte.
Ultima modifica ilLunedì, 26 Novembre 2018 13:02

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