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Papa Francesco I - tra luci e ombre

Vaticano,Habemus-papam news.panorama.it Habemus Papa. Da ieri le rassegne stampa dell’intero pianeta si sono concentrate sull’elezione di Jorge Maria Bergoglio, classe 1936. Si tratta del primo Pontefice latinoamericano,  primo gesuita, primo a scegliere come nome quello di Francesco d’Assisi.

Nato a Buenos Aires da genitori di Asti: il padre era ferroviere e la madre casalinga. Laureato in chimica, l’11 marzo 1958 entra nella Compagnia di Gesù, dove viene ordinato prete nel 1969. Ha compiuto altresì studi umanistici in Cile e nel 1936. Tornato a Buenos Aires, ha conseguito la laurea presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo “San Josè” di San Miguel.

è stato professore di lettere e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato nel collegio del Salvatore. Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso il collegio massimo di San Josè e si è laureato. E’ stato eletto vescovo di Auca da Giovanni Paolo II e ausiliare di Buenos Aires, di cui è divenuto arcivescovo nel 1998. E’ cardinale dal 2001 e dal 2005 al 2011 Presidente della Conferenza Episcopale argentina.

Volendo sorvolare i dettagli biografici e curriculum vitae, ampiamente battuti dalle agenzie stampe, mi soffermerò su aspetti e questioni poco dibattute.

Innanzitutto vince il partito dei “pastori”, critici verso la curia romana e fautori di una maggiore trasparenza, contro quello dei “romani” guidati da Sodano e Bertone che cercano di mantenere lo status quo,  e adesso ci si aspetta che Bergoglio mantenga il peso programmatico dell’appellativo “scomodo” da lui scelto.

Optare per il nome ”Francesco” infatti, implica coraggio, che prima di lui nessuno ha avuto, oltre all’adesione intima al Cristo povero e crocifisso. Francesco vuol dire rifiutare il potere e la ricchezza e tornare a rivolgersi al Padre come unica fonte di speranza e consolazione.

In questo senso, un cardinale nato povero e vissuto senza manie di ostentazioni in una metropoli povera anch’essa ma fortemente devota, sembrerebbe il preludio di un papato felice.

Il punto è: Bergoglio sarà capace di attuare la profezia, (mai attuata dal Concilio II) di ritornare a una “Chiesa povera e dei poveri” o si tratta di una scelta mediatica volta a risollevare le sorti di una Chiesa in evidente difficolta? Siamo davvero davanti a una svolta epocale che riuscirà a dare freschezza? Sarà capace di rompere con le tradizioni radicate che imprigionano la Chiesa dentro un’istituzionalizzazione eccessiva? Di certo vedere un Papa che opta per un aspetto pubblico scarno, con veste bianca e crocifisso nero, evitando papali viola e oro, rende l’idea della volontà di semplicità che contraddistingue da sempre Bergoglio, arruolato nelle correnti moderate della Chiesa.

Torniamo alla vittoria:  è stata un vero colpo di scena, è il classico outsider frutto di un accordo arrivato dopo appena tre giorni, ma che già nel 2005 era in lizza proprio con Ratzinger, tra i riformatori. In quell’occasione incassò 35 voti al primo scrutinio e 40 al secondo, mentre Ratzinger viaggiava sui 70: poiché al tedesco mancavano solo cinque voti, Bergoglio decise di ritirarsi dalla corsa e fece confluire i suoi a Benedetto XVI.

Ma veniamo agli aspetti di questa personalità che a prima vista, sembra quella di un uomo dolcissimo e umile, caritatevole e a tratti impacciato davanti alla folla che lo acclamava.

In qualità di presidente della Conferenza Episcopale Argentina ha mantenuto il suo scontro con il governo di Nestor Kirchner e Cristina Kirchner. Le differenze sono sia la politica, sia lo stile. Bergoglio  si è sempre presentato come un sostenitore del dialogo, contro la "tensione sociale". Ma in verità, secondo il giornale Pagina 12,  ha  cercato di  mantenere il dialogo di “facciata “ con il governo, mentre con l’opposizione  ha  sempre un rapporto molto buono.

Il suo stile è sempre un po' criptico, e nella sua omelia del 2004 Bergoglio ha criticato "l’esibizionismo e gli annunci stridenti", parole interpretate come una critica del governo. Kirchner da quel momento lo ha identificato come un avversario ed evitato di partecipare al Te Deum in Cattedrale.

Parallelamente a queste posizioni, nel sociale ha sempre mostrato preoccupazione  e nei suoi scritti e omelie spesso include paragrafi relativi alla povertà.

Intanto ieri alcune centinaia di persone si sono radunate nel pomeriggio presso la Cattedrale di Buenos Aires per celebrare la nomina di Bergoglio sventolando bandiere argentine e quelle del Vaticano. La Conferenza Episcopale di Argentina, che Bergoglio ha presieduto fino al 2011 ha detto: "Il fratello Jorge, che gioia". I leader dell'opposizione come Gabriela Michetti e Elisa Carrio, che hanno sempre vantato il loro  rapporto con il religioso, hanno riferito di sentirsi eccitati dalla notizia.

 Di Bergoglio si sa che è un progressista e riformatore dal punto di vista ecclesiale, ma conservatore sul piano dottrinale, basti pensare che ha duramente contestato la legge argentina, accaparrandosi l’inimicizia della Kirschner, per la legge contro le unioni di genitori dello stesso sesso, da lui definita frutto dell’invidia del demonio. La presidentessa ha inviato una lettera di congratulazioni piuttosto “asciutta”,  in cui si leggono parole di speranza affinché il Papa svolga “un lavoro importante per la regione”. Altro aspetto da precisare, è quello che da sempre è molto attento alle politiche sociali e vicino ai poveri dei barrios latini, ma non per questo vicino alla Teologia della Liberazione che ha spesso attaccato.

Tra le ombre del passato di Bergoglio ci sono poi degli aspetti politici non indifferenti, anche se la stampa mainstream ha sostenuto che Francesco I ha sempre tenuto a distanza gli uomini di potere.

Alcuni preti argentini lo hanno, infatti, accusato di “omissioni” durante il periodo peronista (1976-1983).

A parlare con maggiore cognizione di causa è il giornalista e scrittore Horacio Verbitsky che nel libro El Silencio, ha analizzato dei documenti riservati della dittatura di Peron. L’uomo ha svelato che quando Bergoglio era provinciale dei gesuiti per l’Argentina, isolò alcuni di essi (svolgevano la loro missione all’interno delle baraccopoli) particolarmente vicini alla Teologia della Liberazione, poiché coinvolti nei movimenti che si opponevano alla dittatura e li consegnò ai militari.

Questi gesuiti avevano compiuto un gesto ritenuto “rivoluzionario”, ovvero quello di affiancare alla messa qualche corso d’istruzione elementare rivolto a coloro i quali vivevano, nella più assoluta ignoranza, in baraccopoli fatte di lamiere, senza nulla da mangiare e senza prospettive per un futuro fuori dalla miseria. Il progetto era davvero ardito, forse troppo, ma condensava pericolosamente (almeno per la dittatura militare di estrema destra) il Vangelo di San Matteo e il Capitale di Carl Marx e fu per questo motivo che i generali di Videla pensarono che la pratica potesse accendere una miccia eversiva pericolosa per l’ordine costituito. Vale a dire: i poveri devono restare tali, ignoranti e sottomessi, altrimenti nel momento in cui si accorgono di essere sfruttati potrebbero rovesciare il Governo.

La decisione del Governo venne appoggiata dalla Curia argentina, di cui Bergoglio era il Pastore, ma parte della Curia protestò per tale scelta e fu così che iniziarono le prime intimidazioni da parte della Chiesa Rosada e della Chiesa in generale contro i missionari che operavano nelle baracche.

L’epilogo della vicenda fu sconcertante: Don Yorio, Don Jalics, Don Douron  e Don Rastellini, i quali svolgevano il lavoro sociale nella città di Flores furono accusati di essere fiancheggiatori dei guerriglieri, furono rapiti nel 1976, trasferiti in un campo di concentramento e torturati durante gli interrogatori della Esma. Furono rilasciati dopo cinque mesi, due di essi morirono. I testimoni sostengono che Bergoglio li aveva avvertiti di lasciare il lavoro sociale, ma poiché i sacerdoti rifiutarono, il cardinale disse loro che avrebbero dovuto rinunciare alla Compagnia di Gesù, azione che fu interpretata come un via libera per la repressione.

Per questa vicenda Bergoglio ha dovuto testimoniare davanti al giudice nel 2010 e ancora numerose organizzazioni per i diritti umani lo accusano.  Nella sua testimonianza, il cardinale ha tuttavia negato tutto e  assicurato che i sacerdoti avevano deciso di allontanarsi dalla società perché volevano formare la loro congregazione. Successivamente incontrò due volte Jorge Videla ed Emilio Massera  per pregare per i sacerdoti. Yorio non si riprese mai. E 'morto in Uruguay nel 2000.

Fonti Pagina 12- El Pais-  Horacio Verbitsky (el silencio)

Ultima modifica ilGiovedì, 14 Marzo 2013 13:55

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