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updated 9:38 PM CET, Dec 12, 2018

Per andare incontro ai fatti

UomoCannone

Quindi dalle condivisioni sui social postate senza avere alcun titolo può emergere l’informazione ufficiale e veritiera… ma affinché una bufala faccia effetto completamente occorrono due fattori di base: l’individuo abile nell’esporla, e un altro capacissimo nel far credere all’esterno d’esserci cascato.
La massa non è disonesta, disturba chi le capita a tiro in quanto delusa da passate esperienze.
Per andare incontro ai fatti si deve precedere gl’interessati senza dare nell’occhio; concetto assorbito di già forse da chi va in giro a sostenere d’essere un cultore delle relazioni virtuali, che però non riesce a confessare d’avere ingranato la marcia sbagliata in un dato momento, per scrollarsi definitivamente dell’angoscia avente allora un valido motivo.
Dei meccanismi ragionevoli sembra proprio che si siano inceppati, specie e principalmente a riprova dell’odio che le nuove generazioni incorporano.
I soggetti che rievocano maggiormente delle minacce riescono a farti vedere certe cose da un’altra prospettiva e l’accorgimento spesso e volentieri in tal senso tarda a venire… pur avendo la sensazione che una novità stia cominciando a diffondersi nell’anima, ad arrecare il fatidico interrogativo, quello circa la propria condizione, ribadisco: quando ormai il dado è più che tratto.
Succede dunque a questo punto che l’atmosfera si renda estraniante e ti rapisca al pensiero che con la creatività certi sentimenti passino in secondo piano, che con la riscoperta di un elemento qual è la comunicazione gli scatti d’ira si congelino sul nascere.
Le ambizioni una volta raccolte diventano un problema da scalfire presumibilmente riqualificando un bene materiale in base alla sensibilità che urge ma che presenzia destinandosi al consumo…!
L’italianità la si scarica sui connazionali ogni volta, ma per vivere si deve scegliere di crescere, di rappresentare una speranza globalmente, invece di caratterizzarsi nuovamente badando a un pettegolezzo che tira l’altro.
Un nome e cognome contiene mai come oggi un’attività imprenditoriale, e svuotandolo realizzi della benemerita fannulloneria dedita poi al chiacchiericcio inquinante l’aria, e cioè una constatazione democratica che non riguarda più le nostre abitudini.
Il confronto civile dipende dall’intento di mettere in pratica un piano per svoltare personalmente, invece di perdere tempo a sbeffeggiare gli altri per degli errori fatti, per i quali non si può rimediare tranquillamente.
Gl’inizi e i finali di partita fuorviano, non danno modo di far carburare l’onestà intellettuale, ma tanti preferiscono fare soldi incolpando gli altri, galleggiando nell’egocentrismo.
Il senso di disagio succede di provarlo, tra chi macina buonismo in situazioni globalizzanti la vigliaccheria, appartenenti al genere umano per scontarlo nell’ottica mondiale ma ch’è in realtà di provincia, costretti cioè a dipendere da una sessualità che la si complica ulteriormente per fare delle scelte portatrici di razzismo al minimo particolare, con la frammentarietà che si estremizza per una soluzione di continuità; favorendo fintamente i conservatori nel confrontarsi per approfondire degli errori che talvolta emergono oggettivamente, ma per cui occorre provvedere subito a non renderli tragici, fomentandoli col sentito dire, negli sguardi fissi dell’intera massa sul singolo individuo intento com’è giusto che sia a riflettere invece che a raggiungere la perfezione, qualcosa d’impossibile, per non subire guarda caso nel profondo del violento rancore, ovvero la propria rassegnazione stando alla mancata valutazione di tutto ciò che confessiamo all’aria aperta circa le emozioni di una vita da leggere e studiare socializzando, per fare notizia.
I commenti sulle vicende quotidiane devono risultare autentici, non ha senso a lungo andare aggrapparsi alle citazioni di miti per giunta mortali, giudicando a priori, a occhi chiusi, la massa che sta diventando mostruosa proprio per questo motivo, perché non abbiamo imparato a distinguerci, a sconfiggere il virus della banalità, a uscire fuori criticando quelli che sopravvivono celandosi in un’immagine alla moda, trascinante negl’inferi anime spogliate dall’eterna motivazione che cerchiamo per stare bene e totalizzare così dei gesti per un domani che sappia di cambiamento; per un titolo di studio incontrovertibile se significa l’acquisizione della libertà d’insegnare certe cose a dell’umanità sospettosa, che gioca con delle minacce di morte che non si sviluppano per via di strumenti che non funzionano, impugnati dagli studiosi della faciloneria, che peccano di pigrizia all’improvviso desiderando comprendere nulla di sconveniente per vantarsi d’essere unici e ammaliare col razzismo rientrando nella propria anima.
Ultima modifica ilMercoledì, 14 Novembre 2018 21:10

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