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updated 4:14 PM CET, Feb 18, 2020

Per Donna Aridaje

woman-swimming-in-a-gown-underwater-1437504-mA costo d’annoiare, è indispensabile affermare che nel 2013 è stato riconosciuto definitivamente lo stalking, e quindi tutta una serie di problemi che non possono più essere trascurati, che richiedono urgentissimi interventi sulla strada, tantissima, che è stata fatta per il valore della donna, in particolare nel mondo del lavoro.

Perciò serve un cambio di passo nella cultura femminile, inteso come diverso approccio con la vita.

Fenomeni come il femminicidio vanno annientati con norme di contrasto che risultano ancora realmente insufficienti, dovendo immaginare percorsi virtuosi, con il crearsi di situazioni favorevoli per la donna, che riaprano una considerazione reciproca veritiera nel rapporto tra uomini e donne.

A cominciare da un ambiente come quello scolastico: dove si dovrebbe consacrare una vita educativa, grazie ai presumibili valori costituzionali di uno Stato, e di conseguenza l’attualità, che deve avere una valenza generale stimolata per l’appunto dalla presenza dei giovani, purché sia grande e generosa.

 

Il tema della donna si rapporta a un traguardo per cui è doloroso soffermarsi sulle piaghe della violenza, della prevaricazione (ancor peggio se reazionaria); perché si è sbagliato a mettere da parte frettolosamente valori come il rispetto, l’accettazione di un diverso modo di concepire e pretendere la vita, senza imporre improvvisamente le proprie volontà, con farisei che si ergono a giudici di un comportamento d’analizzare minuziosamente, nel profondo del cuore, in nome di una libertà non anomala, che non distrugga l’animo umano, condivisibile; farisei che si atteggiano da bulli, come ad adeguarsi al male, mentre il resto diventa emarginazione.

Occorre vivere secondo un modo libero ma serio di pensare, ne verrebbe meno finalmente il possesso senza limiti di chi ti sta affianco, il paragone tra il moderno e il medievale, con l’uomo che sembra che continui a sancire il diritto di vivere & morire sulla donna.

Occorre intervenire sugli “altri”, sull’indifferenza circa cose che apparentemente non ti possono riguardare, come delle grida d’aiuto facilmente riducibili in dicerie al dir poco stucchevoli, sulle quali non si riesce a porgere il seguente interrogativo: che sta succedendo?

Si è purtroppo abili a fingere di capire la realtà, che piuttosto va rinnovata nell’ascolto del sociale, nella cronaca che registra dell’aberrante follia ultimamente, con l’assassinio di bambini, dei figli per vendicarsi di un partner non più tale; il ripetersi delle tragedie di Medea, a causa di una società intesa materialmente appieno, che ha dimenticato beni come lo spirito e l’uguaglianza, per augurarsi sempre una riflessione attuale, da fare con garbo e fermezza, e senza la pretesa di fare gli eroi essendo disperati.

Quando stiamo bene, quella è proprio l’occasione buona per affiancare chi sta male, e andare avanti come dei modelli positivi, per un imperativo forte, che sciolga la difficoltà di sensibilizzare per politiche familiari come economiche, con un’attività straordinaria d’integrazione, su tematiche più o meno antiche ma pur sempre sociali, che non si possono improvvisare, perché ne va delle nuove generazioni; da ricostituire per mezzo dello sfruttamento delle opportunità territoriali, per formare delle sentinelle per lo studio di nuove scelte, per approfondire e risolvere questioni d’abuso e di maltrattamento, di una complessità che esige risposte chiare, esemplari se si riunissero le forze dell’ordine, le asl, i servizi scolastici, gli ordini dei giornalisti e dei medici, a scanso principalmente dei danni televisivi, che hanno aggravato i fenomeni.

Il recupero del disagio sociale pecca in spontaneità, a causa di una rilevanza giuridica da depurare all’interno di strutture preposte, da cui nessuno deve ritenersi escluso.

V’è un retaggio culturale, che oscura il coinvolgimento della cittadinanza in ambito locale, che non permette la capillarità delle organizzazioni per far emergere in termini pratici le problematiche, con una volontà supportabile dotando di strumenti necessari, di visibilità nazionale.

L’integrazione non va colta come una risposta opzionale, inefficace, che implichi il peggioramento di una situazione di competenza originaria, affine al servizio assistenziale, e in ragione di un’attitudine ambientale deprecabile.

Ma la prevenzione scolastica ahinoi non basta, l’accrescimento culturale lo si sostiene con le forze dell’ordine se ben agevolate, affinché abbia riferimenti precisi, attuabili serenamente dalla sanità, dalla medicina di base e dai consultori per anticipare la repressione di un certo reato.

La difficoltà nel rivolgersi alle forze dell’ordine non può isolare un essere debole, maggiorata dalla progressione forense che non deve esasperare specialmente i rapporti tra marito e moglie.

L’aumento dei casi di femminicidio è incentivato da una comunicazione prettamente televisiva, che alimenta pensieri cattivi, con un eccesso di cronaca che è dannoso, come ad approfittare sempre del peso dei media sulla società.

Non persiste ancora la volontà di potenziare l’ascolto per intercettare l’idea di costruire una sincera rete informativa, che cominci a smussare la logica del buonsenso operativo, fuori dall’orario di servizio, determinando una disciplina da valutare in modo competente… di questo passo la donna non potrà mai fregiarsi di una tutela duratura, utile, nonostante la necessità di fare rete nella rete, con le case rifugio, riscoprendo la relazionalità attraverso un capitale sociale (locale) nel vero senso della parola.

La difficoltà nell’ascolto cova la forza delle politiche sociali, la scommessa consiste nel nuovo, deciso modo d’intendere delle riqualificazioni, per un ordine di servizio stimolante la politica in generale che è sorda, dacché vive di una luce propria, che non è affatto di speranza.

Riprendendo una gestione del tutto familiare, che va revisionata per sentirsi più protetti, che raffini le capacità di una donna nel dover crescere un uomo, per non finire discriminata; proprio adesso, in un periodo triste, in cui il Parlamento non accetta, e con voto segreto, la parità numerica tra uomini e donne…!

Si rischia d’incombere nella rassegnazione della donna, eppure v’è un proverbio africano, che recita così: “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”; da constatare riflettendo sul fatto che incredibilmente si muore più per femminicidio che per criminalità organizzata o per altre violente cause di morte.

In Puglia la situazione non è tanto drammatica, ma non a tal punto da sostenere che non esistano i delitti passionali, idealistici o i raptus derivati da problemi psichici, debiti economici etc.

Occhio ai motivi passionali, della serie “uccido per togliermi poi la vita”, che vanno scandagliati con una rete nazionale di monitoraggio che sfrutti le peculiarità del territorio, per avviare attività formative, senza percepire più sul tardi che le statistiche sono aberranti, dovute dalla scarsa considerazione dei fattori di rischio, del pericolo sorto in casa senza che si spalanchino le porte, per finire poi a raccogliere i cocci di una vita nascosta.

Non si è più in presenza di sottovalutazioni grazie agli articoli 334bis (che riguarda l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare dopo atti reiterati di violenza), 572 (sugli atti persecutori) e 612bis (sui maltrattamenti in famiglia).

La parola “stalking” è dottrinale, prima del 2012 il fenomeno era stato per nulla specificato sul territorio nazionale, con le forze dell’ordine costrette al massimo a consolare le vittime, prima di riportarle a casa, scontando strumenti limitatissimi e sperando che la magistratura fosse attenta a preservare dalle condanne già conclamate.

Dal decreto n. 11 del 2009 si profilò un accenno di svolta, con l’aggiunta di recente, il 15/10/13, degli aggravi per il reato di atto persecutorio, quali sono la presenza di minori e/o di donne in stato di gravidanza; oltre alla costanza del vincolo patrimoniale, e l’impossibilità della remissione della querela, con la vittima che ora si può rivolgere alle forze dell’ordine senza sentirsi di offendere l’offensivo.

In parole povere, se la minaccia è grave allora la querela è da ritenersi finalmente irrevocabile, con il questore che può intervenire immediatamente (al quale si può richiedere un ammonimento per il partner in forma riservata e prima di esporre la denuncia), e la polizia giudiziaria ad assumersi un ruolo attivo obbligatorio, fornendo indicazioni sui centri di antiviolenza sociale, aldilà dello stalking.

Eppure il furto dei sogni che la donna è in grado di avere perdura, di quell’amore da intendere come ampiezza alare, da comunicare per dimensioni, colori e intensità; perché la fiducia negli altri non la si riesce a presupporre sottoforma di denuncia.

Pertanto, è indispensabile cominciare un lavoro di prevenzione nelle scuole, con i richiami non più improntati nella violenza, e i giovani che devono indicarla, a costo di raccontare storie brutte, quelle che nascono amorevolmente, con le cose che tornano a causa degli uomini che hanno tutti lo stesso modo violento di comportarsi, poiché basato sulla gelosia, sulla speranza delle donne che il partner cambi con il tempo, sbagliando così a scambiare l’amore con il possesso.

Pensiamo al raptus, che è dettato da una serie di violenze psicologiche, (presenti in dati ancor più angoscianti!), che sfociano in quella finale, fisica.

I delitti si annunciano, ma ciò lo noti se ci si rifà sulle denunce reali: stando a un’indagine dell’Istat (un istituto peraltro definito non più affidabile secondo le ultime tendenze governative!) solamente il 7% delle donne ha il coraggio di uscire allo scoperto e ritenersi quindi indipendente dal pensiero dell’uomo.

La violenza psicologica è bene approfondirla, snocciolando dei perché sistematicamente, nei confronti della donna, che altrimenti può essere silenziosamente soggetta all’isolamento, all’allontanamento dal lavoro o peggio ancora dal resto degli affetti e delle conoscenze quotidiane; attraverso il controllo delle abitudini materiali della donna, che guarda caso portano alla gelosia ossessiva, all’umiliazione continua, tale da rendere la donna un essere inferiore, convincendosi che l’uomo abbia ragione, lasciandolo libero di usarle violenza fisica a tal punto che subentra la vergogna di confidarlo agli altri.

Mentre la tensione sale, e una spirale violenta si accentua, interrompendosi falsamente, con l’uomo che si “scusa” strumentalizzando magari la posizione influente dei figli, approfittando di un legame d’amicizia con un appartenente alle forze dell’ordine (in grado ancora di dire d’essere oberato d’impegni e di rinviare così una questione drammatica!), o addirittura del fatto di essere tale, di godere questo privilegio, senza contare per il resto che ci sono vizi procedurali da far permettere all’uomo di essere mandato ai domiciliari nella casa coniugale!

Si richiede un piano antiviolenza, ma che sia prettamente nazionale, a scapito dell’uomo violento, che facilmente ammette d’essere l’esatto contrario scaricando la responsabilità alla donna che intanto deve saper mantenere la guardia altissima al cospetto della sua stessa immagine, dei suoi pezzi di carne.

Ultima modifica ilMartedì, 19 Agosto 2014 13:47

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