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S’è necessario investire, allora tanto vale…

coins 1523383 960 720La crisi economica è un tema perennemente attuale visto che coinvolge tutto e sotto diversi aspetti.

Infatti bisogna buttare più di un occhio alla globalizzazione economica, un termine utilizzato addirittura sin dagl’inizi del ‘900 scolasticamente.

L’apprendimento parte dal concetto della globalità delle cose purché ci si soffermi sui particolari spontaneamente.

Non riusciamo ancora a porre il problema di percepire di dover collegare la nostra immagine con la possibilità di rifletterci sopra, arrivando a comprendere che la globalizzazione è un fattore positivo; date delle innovazioni che siano però dense di buoni propositi da incanalare nel nostro piccolo, afferrando strumenti di futuribile diffusione, riguardanti settori fortemente attuali.

Una visione d’insieme si manifesta quando si accomunano materie di studio con l’incredibile fantasia dell’uomo, e tra queste v’è la finanza.

In finanza i capitali si muovono ambiguamente, dovendo diversificarli specialmente in termini pratici, per investire con criterio e raziocinio.

Mediamente, una somma logica che al massimo possiamo investire si attesta intorno ai 10mila euro, ma come va investita?

Ebbene, si deve partire dall’obiettivo che ci poniamo: i nostri risparmi devono gestire il nostro benessere dall’oggi al domani.

Il motivo per cui s’investono dei risparmi è dovuto dal fatto di proteggere il potere d’acquisto e comprare con gli stessi risparmi qualcosa d’evolutivo.

L’errore sta nell’assegnare tutto un patrimonio alle sorti di un’unica azienda o tematica, quando piuttosto ci sarebbero fondi comuni, titoli di Stato e certificati su cui investire una piccola percentuale.

C’è un vuoto nella letteratura finanziaria da colmare: vi sono troppi strumenti, e uno solo è impossibile che includa tutta la gestione del risparmio.

Tanto vale individuare i criteri più efficienti, stabilendo la differenza tra l’investimento, ch’è un elemento realmente capace di creare valore, e la speculazione, ossia un elemento che dà valore nell’immediato, tanto da determinarne la dispersione se non addirittura disastri qualora il valore fosse grande; ciò non toglie che la speculazione, se attuata bene, può far guadagnare tantissimo, ma… a patto che sia chiaro l’obiettivo che si vuol estremizzare!

In effetti, nel caso della speculazione v’è una discriminante, che dipende da ciò che ci possiamo permettere di perdere in un dato tempo; con l’interesse che può retrocedere per maturarlo nuovamente e creare così il valore magari tramite le quote di utili di una società, denominate azioni.

Eppure, l’unica variabile che sortisce valore resta sempre il tempo, dovendo fare attenzione alla maggiore e minore appetibilità di mercato, una caratteristica indeterminabile, per cui ci vuole fortuna!

Per esempio, sarebbe meglio distaccarsi dalle valute, e magari per mezzo dei certificati, che sono uno strumento che permette con somme spicciole di attingere da ampie strategie d’investimento, purché si sia dotati di fantasia e quindi di propensione al rischio.

I certificati sono prodotti derivati, da non scambiare per mutui e prestiti deteriorati.

In realtà i derivati esistono, ma vanno utilizzati in modo corretto per proteggere e cogliere opportunità, in base a normative che non li escludano.

Per l’attitudine a un oggetto non dobbiamo lasciarci sovrastare dalle informazioni negative, quelle con cui ci riempiono la testa i tg…!

Bisogna smussare la psiche per esporsi con ottimismo alle idee che ci facciamo da sempre, e rivedere così anche l’etichetta dei prodotti derivati, che possono creare valore.

L’interesse è un fenomeno storico, capacissimo d’influire persino sulla differenza tra i rendimenti bancari, che dipende principalmente dall’inflazione alta o bassa che detta indirettamente scelte di politica monetaria per un circolo virtuoso che in Ue ancora risulta tardivo; essendo l’Ue un contesto che non riesce forse a escludere titoli volatili, che presuppongono opere rischiose, come per esempio certi titoli di Stato a cinquant’anni, che sono a dir poco proibitivi, ma che oscurano ancora i derivati, che sarebbero strumentali.

Lo Stato italiano purtroppo interviene sulle banche sofferenti per tutelare il risparmio malamente, peggiorando la situazione perché sembra che non voglia accertare il deposito dei soldi in c/c di un normale cliente; senza affidarsi ai derivati, che sono contratti che permettono di comprare strumenti sottostanti, tipo il grano, al prezzo di oggi in data futura.

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