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updated 8:59 PM CET, Feb 27, 2020

Trattasi di aspettative…

Jiminy Cricket

Siamo privi di una norma che metta a luce e fissi il prezzo dei testi di studio per arrivare a una qualsiasi laurea.

Servirebbe eccome, magari spendere una trentina di euro al massimo, per la certezza di avere tra le mani un tomo sì oneroso, ma di natura esclusivamente didattica; invece di avere a che fare con del protagonismo d’alimentare, senza badare a suscitare davvero importanza, per quell’imponenza del tutto individuale, che emargina il valore fondante delle cose che ci circondano.

L’egocentrismo brucia, ma è con la passività che ci scottiamo, non riuscendo a far risaltare un’alternanza di significati per verificare almeno un modo di stare insieme, compatti sul serio e non solo nel tempo libero.

Una persuasione viene finalizzata ordinariamente dipendendo dal materialismo cruento, per un assillo che c’induce privatamente a superare dei limiti alla riprova pur sempre di un disgusto che va per la maggiore, roba che ci rinfranchiamo leggendo delle piacevoli massime stampate sui dolcificanti da svuotare per alleggerire bevande per risvegliare o calmare l’umanità… ulteriori consumazioni in pratica!

Veniamo marchiati per garantire un bel niente, tra le decisioni che urgono e basta, che la gente può sviluppare a patto che si riconosca nella corretta disamina del potenziale comune, aldilà oramai di come viene originato, per muoversi civilizzando.

I fatti si manifestano solo se avvantaggiano esseri sprovveduti specie politicamente, cosicché hanno la meglio le storie belle (non bellissime, sennò c’illudiamo fino all’apocalisse)… e trattasi di aspettative in conflitto, in ognuno di noi; che si scatenano ulteriormente quando ti ci senti chiuso fuori.

Dunque è difficile farsi una cultura, dovendo seguire autori e artisti sin troppo convinti di ciò che offrono, eppure la forza di volontà per ritrovare il buonsenso si ricava sostenendo chiaramente una posizione presa normalmente; non potendo fare a meno del potere decisionale, di chi è capace di raccogliere degl’individui per esemplificare principalmente la libertà d’espressione, avendo constatato un lavoro di fondo che spesso grava senza pensarci, e in dote innumerevoli motivazioni da riaccendere col rischio di rimanere accecato.

Bisogna provare in misura propria a raggiungere quel minimo d’indipendenza che ci risollevi dai giudizi popolari che ci affliggono poiché percepiti anche se inconfessati, mostrandoci provvidenziali, a costo addirittura di essere svuotati da soggetti privi di maturità, inenarrabili.

Il destino lo si soffre certamente, perché lo si crea non per sentito dire, bensì nel silenzio dei buoni propositi.

La forza del sempre sta nel piacere che ha ognuno di manifestarsi, ma non apertamente.

Qualsiasi sbaglio ci forma, ma dobbiamo credere nelle scorribande dell’estro creativo, adombrate le ragioni per esistere correttamente.

Siamo arrivati a pensare di sopravvivere in piena luce, dando la mano se non l’ossigeno a chi non se lo merita; a un oggetto complesso e quindi inutile, mistificatorio, ma che invita, una volta compiuto un gesto sacrosanto, guarda caso a capire diverse condizioni di un solo potere, togliendo della polvere di stelle da angoli inaccessibili.

Una rivoluzione, quantomeno piccola, tramonta all’istante agendo in teoria da massoni, per relazioni nient’altro che agevolanti.

Il futuro consisterà in un allevamento di mosche talmente accurato da costringere gli altri a fare il passo più lungo della gamba, smarrendo così l’insetticida, ossia la lettura delle emozioni o delle storie che incorporiamo, che ci farebbe tornare umili, nell’attesa giusta… lungi dal rimediare una pretesa quale è dettare il proprio stile per baciare se stessi, e magari senza il coraggio di avanzare la richiesta di valutazione.

Coloro che dispongono di un intelletto fuori dal comune, per mantenerlo e dare il buon esempio, dovranno pur sempre trovare il modo per fare parte della società, consigliando ai soggetti di bell’aspetto di curare quelli che si sentono brutti, per non cadere nel girone dei solitari e mirare in alto invano; per non finire ad accudire pensieri improponibili, di un incanto che scrollerebbe gl’ingenui ridivenuti tali oscurando dei sentimenti per forza di cose che andrebbero accarezzate dando niente per scontato, respirando aria pura, semplicemente, come fanno i bambini.

La disperazione porta al bisogno di consumare una qualsiasi entità, lungi dall’essere fieri di sé, per vagare nell’universo, nell’immensità di una conoscenza sì, ma a vuoto. 

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