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Attualità

Attualità (322)

IL CASO DEI CORSI PER GUARDIA ZOOFILA DELL’OIPA ROMA

oipaL’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA) è una organizzazione non governativa affiliata Al Dipartimento della Pubblica Informazione dell’ONU, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e ha, tra l’altro, il compito di garantire la formazione delle aspiranti guardie zoofile, che rivestiranno la qualifica di agente di polizia giudiziaria o amministrativa, in vista dell’esame per l’abilitazione all’impiego come guardia.

I corsi, della durata di circa 2 mesi, vengono tenuto presso le delegazioni provinciali, tra cui quella di Roma, comportano la preparazione su alcuni specifici argomenti, un tirocinio dopo la fine del corso teorico per cui occorre recarsi presso dei luoghi che vengono indicati dove svolgere il proprio lavoro, per questo occorre pagare delle somme a titolo di rimborso spese, acquistare una divisa e rispettare determinate regole.

Nel caso dell’OIPA di Roma si sono svolti dei corsi prima dell’estate dello scorso anno, ai cui allievi pare siano state fatte pagare delle somme, una iniziale di circa 100 euro e successive di 20 euro al mese anche dopo la fine del corso, per alcuni mesi, sulla carta Postepay del comandante, e richiesto l’acquisto della divisa per una cifra compresa fra 130 e 260 euro e non, come ci si sarebbe aspettato, su un conto intestato all’Organizzazione.

La gestione del corso ha provocato malcontento, un po’ per le richieste di versamenti, che perentorie arrivavano all’inizio di ogni mese, per l’acquisto delle divise, ma soprattutto perché dopo vari mesi dopo la fine del corso non venivano rilasciati attestati, né date spiegazioni, tanto che una delle allieve si è rivolta ad una nota associazione di consumatori, e quindi ottenuto appuntamento con il presidente per rappresentare le sue rimostranze, invito esteso anche agli altri allievi.

A dicembre l’ispettore e un’allieva avrebbero avuto una discussione in merito all’espulsione che quest’ultima giudicava motivata unicamente da opinioni da lei espresse (ma di espulsione ce ne sarebbero state diverse), per rimostranze sulla modalità di pagamento tramite postepay e per la gestione del corso, discussione estesa a tutti gli altri allievi, dato che le questioni sono state sollevate con email inviate anche a tutti gli allievi.

A seguito del colloquio con il presidente e vicecoordinatore nazionale gli attestati sono stati rilasciati a chi li aveva richiesti, ma con la dicitura secondo cui non sarebbe stato possibile valutare le capacità pratiche degli allievi, il che suscita dubbi sulla utilità dell’attestato, e rimane la singolarità del pagamento sulla carta Postepay del comandante della delegazione, della successiva sospensione della delegazione, e di un clima di forte tensione all’interno della delegazione stessa.

Alessandro Ranieri

IL CONS. VANNINI E IL PRESIDENTE DEL XVIII GIANNINI PRESENTANO LA NUOVA PIAZZA IRNERIO

Piazza Irnerio foto d'epocaIl 3 ottobre, nella sede dell’associazione Vannini Civitas, si è tenuta l’assemblea pubblica di presentazione della nuova Piazza Irnerio, le cui caratteristiche erano state già annunciate nel periodico del XVIII Municipio, con interventi del consigliere PDL Alessandro Vannini, del Presidente del Municipio Daniele Giannini, e dei consiglieri municipali Alessandra Consorti e Marco Giovagnorio, alla presenza di molti cittadini del Municipio.

Vannini ha illustrato il progetto, che prevede la ripavimentazione della piazza, la creazione di un’area protetta e recintata per i bambini, siepi di bosso e alcune colonne antiche prelevate, non senza complicazioni burocratiche, dalle grotte della Domus Aurea, ma soprattutto, illuminazione e telecamere di sorveglianza, per dissuadere l’opera di possibili vandali.

Verrà ripulita la costruzione dell’ACEA, e valorizzata un’area nella quale si registra un forte transito turistico, dato che ci troviamo a poca distanza dal Vaticano e che, come via Cristoforo Colombo, la Via Aurelia è una delle principali vie di accesso alla Capitale, e pure l’acquedotto Traiano Paolo che, partendo dai Monti Sabatini, passa per la piazza e arriva al Gianicolo, avrà la giusta dignità e valorizzazione.

Interpellato sulla questione della possibile priorità di altre opere rispetto al rifacimento della piazza, che non versava in pessime condizioni, sollevata dal consigliere Athos de Luca, Vannini afferma che, con una spesa tutto sommato contenuta, viene riqualificata e messa in sicurezza una piazza importante del Municipio, dove stazionavano i barboni, e creato uno spazio di aggregazione, anche per bambini e anziani della zona, che prima non esisteva. Ma che anche tutti gli altri interventi necessari e urgenti, riceveranno la giusta attenzione da parte del Comune e le altre istituzioni preposte: lo prendiamo come una promessa circa il fatto che presto saranno affrontati i molti problemi del Municipio, elencati dal cons. De Luca.

Alessandro Ranieri

TESTA DI LEPRE, ROMA CAPITALE: UN INTERO QUARTIERE SENZA L’ACQUA

testadilepreTesta di Lepre è una zona che viene definita da Wikipedia come amena e in posizione sopraelevata, bei paesaggi, insomma, un bel posto.

Si tratta, in realtà, di una delle tante borgate romane nate all’improvviso, senza regole, e in questo caso pure senz’acqua potabile, cosa che sembra incredibile in una Città che pomposamente viene definita Roma Capitale (chiamarla semplicemente Roma evidentemente non bastava), ma è così.

Situata ai confini tra Comune di Fiumicino e XIX Municipio deriva da un antico borgo medievale, conta circa 800 abitanti.

Anticamente è stata di proprietà di varie famiglie, tra cui gli Anguillara e i Doria Pamphili. Negli anni ’50 è passata all’Ente Maremma, che ha assegnato terreni ai coloni e installato alcune infrastrutture, tra cui il centro carni, una scuola, una chiesa, rappresenta un grande centro per la vendita di prodotti agricoli.

Come ogni estate si presenta il problema dell’acqua, parzialmente alleviato dalle autobotti dell’ARSIAL (Azienda Regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura nel Lazio), che ha realizzato i pozzi e la rete idrica, evidentemente, in un primo momento, per l’irrigazione delle coltivazioni, e che vengono ora utilizzate anche per la fornitura di acqua nelle case.

Quest’anno, dato il gran caldo, il problema si è fatto molto sentire, e questo ha provocato la consegna di un esposto ai Carabinieri da parte dei residenti, e un interessamento dell’onorevole Baccini, che ha scritto ad ACEA chiedendo spiegazioni e rappresentando l’impossibilità per i residenti, di vivere, in queste condizioni, (perché l’acqua rappresenta un bene primario e irrinunciabile per la vita), nonché una richiesta di intervento al XIX Municipio da parte dell’associazione di consumatori "Robin Hood".

Dalle risposte di ACEA e di ARSIAL, è emersa una situazione di tensioni fra le due aziende e di rimpallo di competenze e responsabilità.

Da una parte l’ACEA che rappresenta di avere avviato i lavori per portare l’acqua del Peschiera, di maggiore qualità rispetto a quella dei pozzi, e di avere risanato la rete idrica, dall’altra l’ARSIAL, chiamata a intervenire, ha affermato che, dati i lavori fatti da ACEA, non ha più capacità di intervento perché non ha più accesso a certe strutture, né la possibilità di attivare le forniture di emergenza in caso di default della rete di pozzi artesiani, e inoltre il richiesto potenziamento della rete elettrica non sarebbe stato fornito. I lavori da parte dell’ACEA sono stati avviati a seguito di un protocollo di intesa del 2004, fra Regione Lazio, Comune di Roma, Comune di Fiumicino e Comune di Sacrofano, e gli impianti sono stati realizzati, ma ancora non messi in esercizio.

Secondo ACEA, una volta messi in funzione, daranno notevoli miglioramenti al servizio. Sì. Ma quando?

In pratica gli abitanti si trovano nella difficile situazione in cui, una parte della vecchia rete dell’ARSIAL non risulta più pienamente operativa, sia perché non più adatta per le esigenze attuali, sia per i lavori che l’ACEA ha fatto per migliorare il servizio, (che hanno menomato la vecchia rete), ma non essendo ancora operativi, non possono ancora dare i benefici sperati.

È auspicabile che, con la cooperazione tra Municipio XIX, ACEA, Arsial, e i vari enti locali coinvolti, possa essere risolto in tempi brevi questo problema, veramente indegno di Roma Capitale.

L’acqua è un bene primario e indispensabile per la vita e per l’igiene delle persone, ed è inammissibile che circa 1000 persone ne siano prive, specialmente nei mesi estivi, quando se ne avverte maggiormente il bisogno.

Alessandro Ranieri

OGNUNO PER TUTTI: INCONTRO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE IL 16 SETTEMBRE

optProsegue il lavoro del Comitato “Ognuno per tutti” che, a partire dalla manifestazione del 26 maggio scorso, ha individuato alcune aree tematiche sulle quali esistono criticità nel territorio del XVIII Municipio, tra cui viabilità, ambiente, scuola, sanità e gestione dei rifiuti.

Il 16 settembre presso il “Parco della Cellulosa”, si è tenuto l’incontro delle varie associazioni impegnate nella tutela dell’ambiente e per la rivendicazione dei diritti dei cittadini ad avere aree verdi in una città sempre più cementificata e soffocante, erano presenti, oltre a “Legambiente” e al “Comitato per il parco della Cellulosa”, anche il “Comitato per il parco Piccolomini”, il “Comitato Forte Boccea”, e inoltre “Casalottilibera”.

Le linee di azione per il prossimo futuro sono state individuate nella verifica delle possibilità di chiedere una forma di custodia gratuita o “adozione”, o comodato, per alcune aree verdi abbandonate esistenti nel Municipio, tra cui la parte di proprietà comunale dell’area di Villa Piccolomini, o il parco dell’Acquafredda, e di studiare una possibilità per accedere almeno alla parte non edificata del Forte Boccea, tramite la formula degli orti urbani, se ancora esperibile.

Il pensiero di fondo è quello del recupero e della preservazione di aree verdi, sempre più preziose nella nostra Città, per sottrarle al degrado e alla successiva speculazione.

Per il Forte Boccea, come noto, esistono progetti di dismissione da parte delle Istituzioni, nell’ambito del complessivo smantellamento dell’ex demanio militare.

A questo occorre contrapporre solidi progetti di utilizzo come bene comune per la collocazione del mercato, per la creazione di un ostello e altre strutture ricettive che possano garantire un reddito.

Per il “Parco della Cellulosa”, è già stato avviato da tempo il processo di destinazione a bene comune, con l’istituzione del monumento naturale, alla successiva occupazione, ai comodati via via rinnovati. La delibera di acquisizione da parte del Comune è passata in Giunta, ma ancora manca il tassello finale del passaggio in Consiglio, e anche qui occorre sollecitare e chiedere conto dei ritardi. Insomma, il lavoro non manca e sono in preparazione nuove mobilitazioni e nuove iniziative.

Alessandro Ranieri

AFFISSIONI ABUSIVE A CASALOTTI: A TERRA SANTA UN VERO E PROPRIO DUELLO ALL’ULTIMO CARTELLONE FRA MILIONI E I SUOI DETRATTORI

milioni02I residenti di Casalotti e dintorni, chi più chi meno, conoscono le vicissitudini della Via Boccea, dove nel tratto fra l’incrocio con via Casal del Marmo e oltre, nelle ore di punta è quasi impraticabile.

Come molti hanno avuto modo di seguire la telenovela dei lavori per l’allargamento della strada, le date di avvio dei lavori sempre prorogate, e il ricorso al TAR della società seconda classificata, che rischia di far perdere un ulteriore anno prima dell’avvio dei lavori.

Tutti noi siamo rimasti colpiti dai lavori di demolizione dell’Istituto “Terra Santa”, dall’eliminazione dello “smorzo”, per l’avvio dei lavori del centro civico, di nuove palazzine, e anche della rotatoria che farà parte del complesso dei lavori per l’adeguamento della via Boccea fino al bivio con via di Selva Candida.

Quello che non ci aspettavamo, (ormai abituati alle affissioni abusive che più o meno ovunque deturpano la nostra città) era che le recinzioni di metallo ondulato del cantiere di “Terra Santa” divenissero il teatro di un duello senza fine e di una tenzone interminabile fra Alfredo Milioni e i suoi detrattori.

Chissà poi perché Milioni, che è presidente del XIX Municipio, e in quel punto siamo in XVIII? Fatto sta, che non passa giorno (o meglio, notte, dato che si presume vengano affissi di notte) in cui partiti di opposizione, come FDS, non rappresentino, con i loro cartelli, una situazione di degrado, o di promesse non mantenute (“Milioni di bugie” e via dicendo), che subito Milioni, o chi per lui, non li ricopra con i suoi, in cui si declama che la scuola di Via Abacuc si farà, o che è in cantiere la Torrevecchia bis, e altre affermazioni di cui non vogliamo, in questa sede, analizzare il merito.

Quello che indigna in tutta questa storia, è che si continui a procurare degrado e brutture in un territorio che ne ha già di sue.

Quello che indigna il doppio è che tale comportamento sia tenuto anche dalle Istituzioni (alcuni cartelli, non di partito, riportano il logo del Comune e del Municipio), che invece, dovrebbero dare l’esempio e addirittura sanzionare gli imbrattatori.

Alessandro Ranieri

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OLGA, GIORNALISTA PROFESSIONISTA, RACCONTA IN UN BLOG LE VIOLENZE SUL LAVORO

olgaIl porco al lavoro, un blog, una storia. L'autrice è una giornalista professionista che si firma Olga e che fa la freelance. Il blog racconta una violenza sul lavoro. Un travaglio durato due anni e mezzo, fatto di ricatti sessuali e mobbing. Le cose, quando accadono, non sono sempre facili da riconoscere. O da nominare. Olga quando ha incontrato il Porco al lavoro non ha trovato le parole adatte e ha subito in silenzio, senza riuscire a portarlo nell’aula di un tribunale e senza guadagnarsi la solidarietà dei colleghi e delle colleghe.

D- Raccontare il dramma di una violenza sul lavoro, come nasce l'idea del blog " Il porco al lavoro"?

R- Nasce dalla mancanza di parole, dalla paura di non farcela, dalla voglia di condividere con “chi non sa e non vive direttamente” la mia esperienza. In Italia non si parla di violenza sul lavoro. E' un tema tabù.

D- Descrivi il mondo del giornalismo tra competizioni, ricatti, molestie, precarietà. Cosa significa per te essere giornalista? Come hai iniziato questa professione? Ti saresti mai aspettata una realtà come quella che ti è capitata?

R- Ho imparato che non sono una giornalista ma faccio la giornalista. Sono due cose diverse. Molte e molti “sono” giornalisti e non fanno altro che parlare di buchi dati, di scoop, di retroscena, di gossip, di un mondo che esiste soltanto sulle pagine dei giornali o nei servizi dei telegiornali. Il mondo, però, è altro. E loro, troppo spesso, se ne dimenticano. O non ne hanno nemmeno consapevolezza. Vivono credendo che la realtà sia formata dai lanci dell'Ansa.

Non mi sarei mai aspettata quello che è accaduto semplicemente perchè sono stata cresciuta da una famiglia che mi ha fatto credere che bastasse essere brava e mettercela tutta per “riuscire”. E invece, ora scopro che non è vero. Che, ad esempio, essere donna o uomo cambia le regole del gioco. Che è considerato normale che un capo ci provi. Che avere un pedrigree significa molto più di laurea, master, conoscenza delle lingue e tanta fatica. Che mantenersi con questo lavoro è un optional e soltanto chi ha le spalle coperte ce la può fare.

D'altra parte questo sistema non riguarda soltanto il giornalismo ma il mondo italiano del lavoro in generale. Non c'è una selezione meritocratica nelle professioni. Per questo molte e molti preferiscono andarsene in Paesi più civili.

D- Come hai trovato il coraggio di raccontare? C'è qualcuno che ti sta sostenendo?

R- Non lo chiamerei coraggio ma necessità. Ci sono un po' di persone che stanno seguendo il blog. Lo vedo dagli accessi nell'arco della giornata. Alcune commentano. Altre mi mandano messaggi di sostegno. Sono commossa. La rete mi ha accolta con un calore che non ho trovato altrove. E poi c'è Pietro Viola, autore di Alice senza niente. Il blog gli è piaciuto e mi sta dando una mano per farlo conoscere a più persone possibile.

D- Una tua riflessione sul vittimismo.

R- Chi vive una situazione di difficoltà e la racconta può passare per uno che si lamenta. Ma credo che questa sia una visione molto italiana. In altri Paesi i racconti dei casi di difficoltà vengono presi sul serio, senza cadere nel tranello del “fa la vittima” e "però è anche un po' colpa sua".

Per quanto riguarda ad esempio le narrazioni sul precariato: sono soprattutto le generazioni che ci hanno preceduto, quelle dei 50-60-70enni, a tacciarci di vittimismo. Perchè ammettere che noi “giovani” siamo in difficoltà significa che forse dovrebbero fare qualcosa per darci una mano. Loro dicono: se volete una cosa prendetevela, come abbiamo fatto noi. Senza considerare che i loro erano tempi diversi: erano anni di boom economico, l'economia girava, i sindacati contavano ancora qualcosa. Se loro danno i posti di lavoro ai loro amici, ai loro figli o nipoti come facciamo a prenderci quello che vogliamo? Se il curriculum non conta nulla, che cosa dobbiamo fare?

Inoltre, non capiscono che raccontare una situazione di difficoltà non significa essere statici e non reagire. Io reagisco, penso a un piano B e anche a un piano C. E come me moltissimi altri. Quegli oltre 100mila giovani che ogni anno lasciano il Paese non stanno forse reagendo?

Reagire, però, non mi impedisce di vivere, leggere e raccontare la realtà in cui sono immersa.

D- In una puntata del tuo blog scrivi: "E’ colpa mia se il direttore ci prova. E’ colpa mia se non ho un contratto. E’ colpa mia se non sono abbastanza brava da gestire la situazione a mio favore." Ti senti in qualche modo responsabile per la tua precarietà e per la situazione con il direttore?

R- Non so bene che cosa rispondere a questa domanda. Il concetto di colpa è complesso. Soprattutto se declinato in un contesto di violenza e sessualità italiano, dove non c'è il diritto aglosassone a garantire una certa legalità in materia di molestie e ricatti sul lavoro a sfondo sessuale.

D- Hai mai pensato di denunciare "Il porco al lavoro"?

R- Si ci ho pensato. Ma che prove ho? Bastano forse la registrazione di un invito a cena? Lui non è mai esplicito. La richiesta di scambio non è mai stata esplicitata: il tuo corpo in cambio di un contratto di lavoro. Non viene detto così. E io non sono ancora del tutto certa che sarà effettivamente così. Bisogna vedere come evolve la situazione.

D- Molti sono i giovani precari in Italia, pensi ci sia un modo concreto per uscire dalla crisi che attanaglia il mondo del lavoro? Che indicazioni daresti ai politici che governano il nostro paese?

R- Per uscire dalla crisi ci sono strade tracciate da economisti e politologi. Il Paese ha diverse risorse che potrebbe usare, anche tenendo conto del declino dell'industria. Pensiamo ad esempio al nostro patrimonio artistico che non viene sfruttato come si dovrebbe e potrebbe. Il problema è che si preferisce non risolvere i problemi. Si preferisce non toccare interessi e lobby, si preferisce la mafia alla legalità. Ritornare, ad esempio – se mai lo siamo stati – un Paese meritocratico sarebbe una buona base di partenza. Ma non so se accadrà mai.

D- Una tua riflessione sugli scoop giornalistici.

R- Sono un concetto giornalistico, appunto. Ho un amico freelance che è appena arrivato in Siria per raccontare la carneficina in atto. Ha scritto diversi libri sull'immigrazione, ha un blog sulle frontiere molto seguito, ha avuto diverse collaborazioni. Ma nessun giornale ha voluto finanziare il suo viaggio e il suo lavoro. E', come scrive sulla sua pagina Facebook, “inviato da nessuno perché “noi siamo concentrati su altro adesso” come mi ha scritto oggi uno dei più importanti settimanali italiani”. Certo, sono concentrati sul topless di Kate Middleton. Una notizia bomba, tanto da meritare interi articoli sui più importanti quotidiani nazionali. Ma per chi racconta una zona di guerra, rischia la vita e non ha pedigree, invece, non ci sono soldi. Non c'è scoop.

D- Sogni, speranze e ambizioni per il futuro.

R- Spero di riuscire ad avere un contratto. Di fare il mio lavoro al meglio. Di non essere costretta a emigrare per potere avere una vita dignitosa.

Michela Zanarella

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