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updated 2:41 PM CET, Feb 25, 2020
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Si prospettano tempi duri per i lavoratori Ilva

IlvaIl nuovo piano dell’Ilva prevede la cassa integrazione per quasi 6.500 operai divisi per comparti produttivi. La cassa integrazione partirà il prossimo 3 Marzo e avrà una durata di due anni. Lo stesso piano Ilva contiene anche i costi di risanamento della fabbrica indicati dall’Aia. Con i lavori di adeguamento degli impianti e la chiusura temporanea degli altiforni l’Ilva dovrebbe produrre circa diecimila tonnellate, rispetto ai diciottomila attuali. Contemporaneamente saranno messi in cassa integrazione anche gli operai di Pratica di Mare, Novi Ligure e del centro Servizi di Torino, in questo modo gli amministratori dell’Ilva assicurano che si produrrà acciaio per quanto è effettivamente la domanda consentendo la riduzione dei costi e la cancellazione delle perdite di esercizio. Una volta raggiunti gli obiettivi previsti dal piano Aia, si potrà arrivare alla normalità facendo ritornare il personale al completo, mentre per le sedi di Patriarca e centro Servizi di Torino il blocco è totale e per le altre sedi, quali Racconigi, Porto di Marghera, i centri Servizi di Legnaro, Paderno Dugnano e Genova ogni valutazione potrà essere influenzata dalle modificazioni dei vari assetti produttivi, e se sarà necessario l’azienda attiverà procedure a livello territoriale per gestire al meglio la ricaduta occupazionale. La questione ambientale bussa prepotente alla porta di chi, per svariati anni, ha probabilmente ignorato o più semplicemente fatto finta di ignorare la problematica dello stato di salute di Taranto, un problema diventato macigno insostenibile oggi per effetto di un crisis management voluto. L’italiano medio conserva l’abitudine, insana, di rimandare i problemi, spesso di negare che essi ci siano, ma l’evidente aumento delle morti per tumore ha posto i signori dell’azienda di fronte ad un bivio di natura sociale ed etica: continuare ad uccidere i tarantini o fermare il congegno esplosivo. L’attenzione della magistratura e del Ministero dell’Ambiente hanno messo una mano sul cuore, l’altra sulla Coscienza, se non altro sulla responsabilità pratica di scelte decise e compiute, in questo caso che urlano di correre ai ripari.

Fonte: corrieredelgiorno.com/2013/02/ilva/-6500-in-coma-.integrazione-27268

E’ tutta questione di… Awards!

paperworkIl Popolo. Il popolo vota, il popolo dà consenso, il popolo contesta, il popolo acclama, il popolo sceglie.
Tutto gira, o dovrebbe girare intorno al Popolo.

Nella sua manifestazione più arcaica, il popolo era rappresentato dalle persone che avevano un diritto, fin dalla nascita, di poter prendere parte al potere decisionale del Paese, da persone che, in un certo senso, rappresentavano il Paese stesso.

Poi, il Popolo, è divenuto Folla, e la Folla, si sa… Sceglie Barabba!
Come face book, parafrasando Benigni, suggerisce in questi giorni.
Scegliere. Scegliere chi dovrebbe rappresentarci alla Regione, Camera e Senato; chi dovrebbe vincere un Oscar…

Lo sappiamo fare. L’abbiamo SEMPRE fatto… Ma forse, quando sapevamo farlo meglio, eravamo coscienti, coscienziosi e conoscitori. Ora ci accontentiamo di essere solo a conoscenza di alcuni fatti. Ce ne bastano così pochi, che riteniamo fin troppi, per darci la capacità cognitiva di dare un voto a quello o quell’altro.

Comunque lo si voglia chiamare: Voto, Awards (per non farci mancare l’internazionalità), ha sempre lo stesso valore, lo stesso peso: e dovremmo essere NOI a darglielo. A renderlo credibile, consistente.
Ma questo non è che ci importi poi così tanto. NOI, che riscopriamo il nostro patriottismo solo quando ci accorgiamo troppo tardi di averlo perso ormai da tempo, di averlo spinto ai livelli più bassi ed infimi dell’ “accontentiamoci”, del “ma sì, scegliamo il male minore!”, o del “Se il nostro voto avesse un peso, ti pare che ci farebbero votare?”. Teorizziamo, analizziamo, cospiriamo.

Pensiamo di essere pedine inesistenti e insignificanti di una scacchiera enormemente più grande di noi, ingestibile e troppo complessa da poter coordinare. Pensiamo di essere manovrati, ma di non poter manovrare, quando il nostro diritto, quello che il Popolo un tempo aveva per nascita, non è poi nulla di così complicato.

Basterebbe così poco, per capire che NOI abbiamo un peso. Che NOI possiamo dare un peso rilevante o meno, a chi abbiamo voglia ci rappresenti, o che magari ci ha emozionato, e si merita di salire su quel palco e ritirare l’ambita statuetta…

Siamo padroni di noi stessi, di quel peso, di quel voto. E’ solo che abbiamo smarrito la coscienza di esserlo. E ci accontentiamo di lamentarci, delle lamentele.
Di conoscere solo una parte di quella che è l’intera struttura dei fatti.

Il cambiamento parte da NOI. Siamo NOI l’inizio, e potremmo essere anche la fine.
Ma tutto questo è relativo. Tutto questo rimane solo un gioco della mente, delle menti più laboriose.

Se ci accontentiamo di far finta di riempire una scheda, verde o rosa che sia, e sprecare ricariche telefoniche per dare un voto, con l’erronea convinzione che quel Voto, non avrà peso.

Manca poco a…

candidati-elezioni1Senza parlare d’ideologie, che non hanno più senso sia per pudore che per rispetto, c’è la logica dei numeri, insuperabile sostenendo che dovrebbe esserci una larga maggioranza, cioè un inciucio che bisogna semplicemente annoverarlo tra quelli dei “come tanti” o dei “come pochi”.

La gente è stanca, non vuole più sentire parlare di destra, centro/destra, sinistra, centro/sinistra vedendo sempre le stesse facce di bonzo, oltre che di bronzo, in una tv che si occupa di Politica come se essa fosse un’eterna partita di calcio: io tifo i neri, tu tifi i rossi, quello sta coi bianchi etc etc.

C’è una bomba per niente celata che farà esplodere il Palazzo e la gente ora quello vuole: vederlo cadere giù… e si sta per scegliere forse l’unico teatrante che ha la “patente” per l’innesco in Italia, in un paese di grandi poeti, naviganti, artisti, musicisti, cuochi, ma che non sa più se ridere o piangere per una generazione di politici pessima.

L’analisi, e di buone analisi ne abbiamo tutti bisogno, deve partire da più lontano, dalla caduta del muro di Berlino. Ripercorrendo gli scenari di quegli anni si comprende bene perché la risposta alla crisi politica, italiana, da parte del padronato, fu l’Uomo di Arcore.

Di converso l’elaborazione politica della sinistra non fu affatto lineare: lo smembramento, seguito a spizzichi e bocconi, i successivi cambi di nome e le scissioni ulteriori hanno connotato la difficoltà nel costituire per la società italiana una prospettiva di trasformazione in grado di fronteggiare le cosiddette modernizzazioni imposte dalla globalizzazione.

Sono stati anni complicati perché non ci siamo concentrati tutti quanti sulla sconfitta ch’è stata in primo luogo culturale, soffermandoci piuttosto sulla nascita di un partito formato in tre mesi quasi un ventennio fa, allucinante, che in realtà godeva del retroterra con riferimento ai palinsesti delle tv mica tanto private, nel modello della Milano da bere, nella tanta corruzione, nel retaggio clientelare democristiano moltiplicato dal nuovo

Credo insito al Successo e al Potere… ossia elementi che hanno trovato nella Politica il collante per una nuova classe dirigente, assoggettandola all’Economia, facendola divenire incapace d’essere matrice di governo per dei processi reali.

Un Fatto che ha investito tutto l’Occidente e quindi l’intero pianeta.

La domanda alla quale siamo tutti chiamati a rispondere è: "Che Italia, che Europa, che mondo vogliamo?"

I giovani consumano più alcol che droga

bottiglia vino freeAlcol tra i giovanissimi: piaga più diffusa e forse, meno conosciuta della droga dalla famiglia

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal "Ministero della Salute", sarebbe in aumento il consumo di alcol fra giovanissimi che impazziscono per il binge drinking e sono soliti bere fuori pasto. 

Dai risultati emersi, già a 13 e 14 anni i ragazzi consumano bevande alcoliche e purtroppo i genitori sono sempre gli ultimi a sapere e ad accorgersi di questa nuova abitudine.

Nel 2010 ha riguardato il 13,4% degli uomini e il 3,5% delle donne. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni la percentuale di donne che pratica il binge drinking sale al 9,7 %.

I consumatori fuori pasto sono notevolmente aumentati nel corso dell'ultimo decennio: dal 33,7 % al 41,9% i consumatori tra i 18 e 24 anni; dal 14,5% al 16,9% quelli tra 14 e 17 anni. E' tra le ragazze di 14-17 anni che la quota delle consumatrici fuori pasto raddoppia negli ultimi 15 anni, passando dal 6 % del 1995 al 14,6% del 2010.

Dalla prima indagine all'ultima, che si riferisce al 2008, le quote di studenti che confessano un’ubriacatura almeno una volta nell'anno sono salite dal 39 al 43%, e dal 31 al 35% quelli che la dichiarano nell'ultimo mese.

E si comincia presto e si peggiora con l'età: tra i 15 enni il 30% circa dei soggetti di entrambi i generi si è ubriacato almeno una volta durante l'anno, tra i 17 enni il 50% dei maschi ed il 41% delle ragazze, e tra i 19 enni rispettivamente il 58% ed il 45%. Tra i 15 enni, il 23% dei maschi ed il 20% delle femmine si sono ubriacati almeno una volta nel mese.

Oltre a tutto questo, ci sono anche quelli che si mettono alla guida in stato di elevata ebrezza.

Evidentemente tutti gli avvertimenti non bastano, e non bastano neppure le campagne d’informazione che sono continuamente proposte.

Che cosa spinge allora i giovanissimi a “sballarsi” con l’alcol? A quanto pare per sentirsi sempre più accettati e integrati nel proprio gruppo di amici.

Altri motivi che spingono un giovane a bere possono essere disagi personali, famigliari o emotivi (solitudine per esempio) un ragazzo fa uso di alcol per sentirsi libero, per stordirsi, perché è attratto dallo "sballo" ma soprattutto perché al giorno d'oggi si pensa, sbagliando, che non ci si possa divertire il sabato sera, in discoteca o in un locale, senza ubriacarsi.

I giovani d'oggi sembrano aver dimenticato quanto grande sia il dono della vita e i rischi che corrono comportandosi in questo modo. Per non parlare del fatto che molti, uniscono droga e alcol rischiando di cadere nel cosiddetto coma etilico che può causare gravi danni al cervello o addirittura portare alla morte.

Quante, troppe volte, sentiamo difatti i telegiornali annunciare casi di giovanissimi che hanno perso la vita in questa maniera.

Così come per la droga, anche per l’alcol spetta ai genitori, agli insegnanti, alle istituzioni far comprendere quanto sia pericoloso bere

Sì, perché il consumo continuo di alcol, non provoca solo malattie mortali come cirrosi epatica, tumori, tubercolosi all'apparato respiratorio, ma anche danni al sistema nervoso periferico; senza contare alcuni disturbi comportamentali che possono talvolta portare al suicidio o omicidio.

E’ questo che tutti noi dobbiamo insegnare, inculcare, infondere ai giovani che troppo spesso deviano la via per sentirsi “grandi” e trasmettere loro i veri valori e cioè che la grandezza di una persona non ha nulla a che vedere con l’uso di alcolici o droghe.

La maturità si vede proprio quando si riesce a dire un bel “NO”. Questo significa è essere “grandi”.

Rigettata l’istanza di sospensiva della Prima Appalti: sono partiti i lavori per il raddoppio della via Boccea

Urbanistica Via Boccea 2012 Salita-610x250A Roma, da circa un mese sulla via Boccea dopo il bivio per Casalotti avevamo notato transitare verso Casalotti alcuni camion dell’Edil Moter, poi è apparso il cartello dopo il vivaio su via di Casalotti che annunciava che i lavori per il raddoppio della via Boccea erano iniziati l’8 gennaio. A quella data ancora era pendente l’appello al Consiglio di Stato della Prima Appalti, che si era visto sottratto l’appalto dall’Edil Moter a seguito di sentenza del TAR che aveva annullato l’aggiudicazione precedentemente disposta dall’amministrazione comunale. Il 12 febbraio il Consiglio di Stato ha rigettato l’istanza di sospensiva della "Prima Appalti", di fatto eliminando l’ultimo ostacolo all’avvio dei lavori, la cui preparazione, del resto, era già avvenuta, anche se, nel giudizio di merito, la situazione, in teoria, potrebbe essere di nuovo ribaltata, ma a quel punto i lavori saranno già a uno stadio avanzato. In ogni caso, data la mancata concessione della sospensiva, appare difficile che, nel merito, possa essere data ragione alla "Prima Appalti", dato che il collegio giudicante del TAR ha esaminato anche, in qualche modo, la consistenza delle argomentazioni della ditta, ritenendo che fossero evidentemente solide e condivisibili. Intanto, dopo i ripetuti annunci dell’amministrazione municipale, il tracciato della bretella prende forma, proprio all’altezza del cartello è possibile vedere i lavori di sterro e puntellamento della futura strada, che dovrebbe vedere la luce, secondo le previsioni, entro 7 mesi circa. La bretella congiungerà la via Boccea, prima del distributore Felgas, con il primo tratto di Via di Casalotti, permettendo di evitare il passaggio per il bivio a tutti quelli che si recano a Casalotti, una volta conclusa questa fase, partiranno i lavori di allargamento, che interesseranno il tratto da Via Mingazzini al bivio con via di Selva Candida.

LE ESTERNALIZZAZIONI NEL SISTEMA BANCARIO: MIGLIAIA DI LAVORATORI RISCHIANO DI PERDERE IL POSTO

BANCA FREEIl 9 febbraio si è tenuto l’incontro sulle esternalizzazioni nel sistema bancario, con interventi, tra l’altro, di Lidia Undiemi, oltre che di lavoratori e rappresentanti sindacali. Questo fenomeno ha interessato vari comparti, tra cui la grande distribuzione, le telecomunicazioni, e ora anche le banche, come visto con Unicredit e il progetto Newton, e la creazione di Ubis, che si occupa di supporto informatico e back office, dove sono stati collocati oltre 8000 dipendenti, di cui 2200 a rischio di trovarsi senza lavoro a breve, in caso di cessione. Lidia Undiemi, studiosa di diritto ed economia, spiega il meccanismo con il quale operano queste grandi aziende: si individua o si crea un servizio che, secondo le valutazioni dei vertici aziendali, non costituisce core business e lì si colloca un certo numero di lavoratori, poi si effettua la cessione di ramo d’azienda, cosicché i lavoratori, per effetto dell’art. 2112 del Codice civile divengono dipendenti della nuova azienda, e finiscono per perdere i diritti che avevano nell’azienda originaria, questo fenomeno interessa milioni di lavoratori. In ogni caso i lavoratori possono opporsi alla cessione del loro contratto: il ramo di azienda ceduto deve essere autonomo, se è soggetto alle direttive dell’azienda madre e lavora solo per essa, la cessione è illegittima e il giudice può ordinare il reintegro. Nel caso di Ubis il rischio è anche costituito dal fatto che la cessione viene effettuata verso una società che non è detenuta a maggioranza da Unicredit, quindi le garanzie di reintegro valgono nei confronti di questa nuova azienda, non di Unicredit.L’esternalizzazione, poi, in molti casi è l’anticamera del licenziamento, dato che la nuova azienda dipende dalle commesse dell’azienda originaria, e se mancano queste la nuova azienda chiude e i lavoratori vengono licenziati. Dalla testimonianza di Arianna Lana, rappresentante sindacale di Unicredit, emerge poi, anche un quadro di isolamento e di vessazioni psicologiche, subite dai lavoratori esternalizzati, ma anche perdita di professionalità e competenze, dato che le attività esternalizzate sono quasi sempre ripetitive e prive di contenuti, veri e propri casi di demansionamento, mentre molti soldi vengono spesi in consulenze, dato che non ci si può più avvalere di questi lavoratori. Le esternalizzazioni sono anche un controsenso, dopo la stagione delle concentrazioni ora si va a disaggregare il sistema bancario per funzioni, è stato poi sbagliato lasciare, come nel caso di MPS, il controllo di una banca nazionale a un’amministrazione provinciale. L’auspicio è che i riflettori si accendano su questo fenomeno, negativo sia per i lavoratori che per il sistema economico, e che nella prossima legislatura vengano posti in essere interventi per correggere queste storture e indirizzare correttamente l’assetto e lo sviluppo del sistema bancario, da cui dipendono la crescita e lo sviluppo del Paese.

ANZIO RINGRAZIA PIETRO VITI

DSC 4064Stamane presso l’ospedale di Anzio in provincia di Roma, alla presenza del Sindaco Luciano Bruschini, di un portavoce del Sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta e di Pietro Viti Presidente dell’Associazione di volontariato “Gabriele Viti”, si è svolta la consegna di un “Ventilatore artificiale neonatale pneumatico di emergenza e da trasporto Neopuff”.

UNA BRUTTA STORIA ITALIANA: ALITALIA, QUOTE LATTE E MPS di Pino Nazio

Pino Nazio2L’Alitalia all’inizio dell’anno mette in cassa integrazione molti lavoratori, mentre stipula un accordo con la compagnia rumena Carpat Air per coprire alcune tratte. Intanto copre le insegne della Carpat sugli aerei e li sostituisce con quelle dell’Alitalia. Chi viaggia su aerei Carpat è convinto di volare Alitalia, così come gli dice il biglietto aereo che ha acquistato. I sindacati dei lavoratori denunciano il trucco (un mio amico sindacalista me lo aveva detto un mese fa!) e i rischi per la sicurezza dei passeggeri: NESSUNO DICE NULLA. Berlusconi, come 5 anni fa, rispolvera la bufala dell’italianità della compagnia di bandiera per raggranellare qualche voto in più (da pagare profumatamente con i soldi degli italiani). Improvvisamente un aereo Carpat/Alitalia finisce fuori pista a Fiumicino, decine di feriti, alcuni gravi e scoppia il caso degli aerei taroccati. Ma nessuno che denunci la scelta scellerata del governo Berlusconi all’epoca della trattativa con Air France.

DOMANDE SENZA RISPOSTA

Perché non diventa notizia e non entrano nel dibattito politico i 4 miliardi e 500 milioni sborsati dagli italiani per fare un favore agli amici di Berlusconi (come il patron di Air One Toto) e per fargli fare la campagna elettorale?

Perché non trovano posto nelle prime pagine dei giornali (di destra, di centro e di sinistra) e non si parla nei talk-show dei 4 miliardi e 700 milioni usciti dalle tasche degli italiani per pagare le multe per le quote latte illecite volute dal governo Berlusconi-Bossi?

Perché da settimane giornali e tv parlano solo di un prestito dello stato di 3 miliardi e 900 milioni a un tasso del 9% annuo con aumenti dello 0,5% e le garanzie sulle azioni MPS? 

Perché solo questo prestito viene paragonato a quanto hanno pagato gli italiani con l’IMU e nessuno parla di quanto ci ha fatto pagare Berlusconi per Alitalia e quote latte che nessuno restituirà mai?

MORALE

In Italia i giornali, i giornalisti e le televisioni sono tutti in mano ai comunisti! 

Anna Ferruzzo - Nel cuore di un’attrice –

foto ridimensionata 2Nel cuore di un’attrice – Intervista ad Anna Ferruzzo

Secondo te, per andare sul pratico, con un aspetto culturale, c’è bisogno per forza d’assimilare nuove, estranee esigenze (quali sono codeste?)?

Credo che rinnovare continuamente interessi e attività sia fondamentale per chiunque operi nel settore culturale, a qualunque livello. Nello specifico il lavoro dell'attore è costruito sulla memoria, sul vissuto di un individuo e necessariamente attinge alle esperienze e alle emozioni realmente vissute e provate. Più che in qualunque altro mestiere dunque per crescere, per migliorarsi come attori, credo sia necessario coltivare interessi sempre diversi e alimentare la propria curiosità. Sono felice di aver potuto ampliare le mie esperienze professionali passando dal teatro al cinema e poi alla televisione. Si tratta di tre mezzi di comunicazione diversi, e diverso è l'approccio che necessariamente bisogna avere per sperare di fare sempre il proprio meglio. Ho avuto la fortuna di essere diretta da registi bravissimi che mi hanno messo nelle condizioni di affrontare personaggi complessi e meravigliosi. Io ci ho messo tutto il mio impegno e il talento, se c’è, ed è quello che continuo a fare anche oggi, ogni giorno.

Fiction e Cinema sono ancora in disaccordo… ma non si rasenta il ridicolo?

Non credo che un attore possa assumere un atteggiamento snob nei confronti della televisione e più nello specifico nei confronti delle fiction. Al contrario, credo che il compito dell'attore sia sempre quello di cercare di fare il proprio lavoro con serietà e senza pregiudizi. Probabilmente la qualità delle fiction è diversa da quella dei film destinati alle sale cinematografiche ma non si può dimenticare che diverso è il pubblico al quale ci si rivolge. Non posso non ricordare, inoltre, che il divario o disaccordo come tu lo definisci tra Fiction e Cinema è un equivoco solo italiano. Molti, infatti, sono i grandi attori, per esempio inglesi o americani, che girano  film d'autore per il cinema e fiction per  la televisione. Amando molto quello che faccio e considerando che mi sento privilegiata anche solo per aver potuto trasformare la mia grande passione in un lavoro, cerco sempre di ricordare che non ci sono piccoli ruoli ma solo piccoli attori.

Le figuracce nel privato contribuiscono a fare l'attore?

Le figuracce fanno parte della Vita… le gaffe, le situazioni spiacevoli o gli equivoci fanno parte del nostro vissuto e quindi anche quando non ce ne accorgiamo, vivendole, arricchiamo quel prezioso bagaglio che è la nostra personale memoria emotiva. Ad essa attingiamo per fare il mestiere dell'attore, sempre e comunque.

In scena è capitato d’esprimerti facendo a meno delle proprie origini? 

Avendo cominciato col Teatro e continuando ad alternare al Cinema e alla Fiction l'attività sul palcoscenico, è assolutamente necessario riuscire ad esprimersi senza accento pugliese. Credo che lo studio della dizione, dell'emissione vocale e delle tecniche teatrali debbano far parte della formazione di un attore. Sarebbe peraltro impensabile che un’attrice chiamata ad interpretare Giovanna d'Arco, per esempio, si esprimesse con un marcato accento pugliese. A meno che una precisa scelta registica non lo preveda. Infatti, la convenzione teatrale impone che chi sale sul palcoscenico sia in grado d’esprimersi in modo forte e chiaro, e ovviamente, quand’è necessario, senza inflessioni dialettali. Considero tuttavia un privilegio aver avuto, al Cinema e in Televisione la  possibilità di utilizzare il mio accento pugliese, tarantino per l'esattezza. Credo, infatti, che l'interpretazione di personaggi fortemente connotati a livello regionale (penso alla madre di Di Vittorio in Pane e Libertà o a Maria del film Marpiccolo) possa aver acquistato verità e forza  e questo grazie proprio all'utilizzo del dialetto. 

Hai mai alterato un contatto umano, se sì, mi racconti l’episodio, se hai poi riparato?

A volte capita di lasciarsi alle spalle amicizie, rapporti che non sono stati più coltivati e ai quali  si ripensa di tanto in tanto. Capita, soprattutto quando si fa un mestiere che ti porta spesso in giro per l'Italia e mantenere i rapporti, anche semplicemente di amicizia, non è mai semplicissimo. Sono però dell'avviso che se quel rapporto è realmente importante, se quell'amicizia è davvero solida, il modo per ritrovarsi si trova sempre. La mia più cara amica vive attualmente a Palermo e non viviamo nella stessa città praticamente da quindici anni. Sarebbe stato facile perdersi ma da parte di entrambe c'è stata la volontà e la capacità di alimentare il nostro rapporto e di rafforzarlo nonostante la distanza e i chilometri.

Cosa vuol dire per te essere una Donna od un Uomo di casa?

Non so esattamente cosa si intenda con l'espressione “Donna di casa”. Per quel che mi riguarda, pur lavorando, amo avere cura personalmente del posto in cui vivo ed occuparmi, quand’è possibile, di tutto ciò che riguarda la gestione e la pulizia della casa. Fare le pulizie mi rilassa, mi aiuta a pensare e non mi pesa affatto. Non so se posso essere definita una brava donna di casa sicuramente sono una brava persona a cui è stato insegnato che “chi striglia il suo cavallo non è chiamato servo di stalla”. Questa è la frase che mi ripeteva mia madre per convincermi ad aiutarla in casa quand’ero bambina e, considerando gli esiti, devo dire che l’insegnamento ha sortito i suoi giusti effetti. La definizione “Uomo di casa” mi è ancora più ignota! A me basta che, se si tratta del mio compagno, rispetti me e il posto nel quale viviamo! 

Il tuo vizio preferito e quello passeggero?

In questo caso devo dire che il mio vizio preferito e quello passeggero sono la stessa cosa! Adoro mangiare, sono quel che si dice una buona forchetta, e dovendo alle volte fare attenzione a non esagerare posso tranquillamente affermare che il cibo è nello stesso tempo il mio vizio preferito e purtroppo anche quello passeggero…! Non sempre, infatti, posso abbandonarmi quanto vorrei ai piaceri della tavola!

Ci pensi al Tempo che passa?

Mi considero una donna fortunata, sufficientemente serena e appagata e, paradossalmente, sono forse più tranquilla oggi di quando avevo vent’anni! Dunque mi capita come credo capiti a tutti di considerare il tempo che passa, ma senza rimpianti anzi, guardandomi indietro, sono contenta di ciò che sono riuscita a fare. I segni del Tempo fanno parte di un percorso alle volte difficile ma necessario per dare un senso alla nostra Vita. Sono sempre stata piuttosto insicura e mai completamente consapevole del mio gradevole aspetto per cui oggi, invecchiando, avverto meno gli effetti deleteri delle rughe sul mio volto. Per quanto riguarda il mio lavoro poi, avendo cominciato a fare Cinema dopo i trent'anni, mi è spesso capitato di interpretare personaggi più vecchi della mia reale età, e probabilmente questo mi aiuta a superare lo spauracchio dell'età che avanza, la mia non è certo mai stata una carriera costruita sull'avvenenza fisica, e per fortuna!!! Alle volte, incredibile a dirsi, anche lo studio e l'impegno pagano. Grazie e un abbraccio.

 BIOGRAFIA

Anna Ferruzzo nasce a Taranto. Matura esperienze artistiche in ambito teatrale, cinematografico e televisivo. Si avvicina al teatro giovanissima e comincia il suo percorso formativo sotto la guida di Cosimo Cinieri e Sergio Solli. Importanti per la sua formazione le collaborazioni con Renato Carpentieri, Alfonso Santagata e Davide Iodice. Nel 1998 comincia una lunga e proficua collaborazione con la compagnia Teatrale CREST di Taranto e col regista Mauro Maggioni. Nel 2003 Edoardo Winspeare la sceglie come protagonista de “Il miracolo” (film in concorso alla 60° Mostra del Cinema di Venezia). Comincia così un importante percorso cinematografico: nel 2005 interpreta “Saimir” di Francesco Munzi (premio migliore opera prima alla 61° Mostra del Cinema di Venezia), nel 2009 interpreta Maria, protagonista femminile  del film di Alessandro Di Robilant “Marpiccolo” e nello stesso anno è la mamma di Checco Zalone nel film “Cado dalle Nubi” di Gennaro Nunziante. Nel 2012, al cinema, è tra i protagonisti  del film di Stefano Chiantini “Isole” ed  è diretta, nello stesso anno, da Donato Ursitti nella commedia “Si può fare l’amore vestiti” e da Giuseppe Bonito nel film “Pulce non c’è”.

Sempre al cinema nel 2013 è Carla nel  film di Giuseppe Marco Albano “Una domenica notte” e in televisione attualmente su Rai Uno interpreta il personaggio di Pia nella fiction “Tutta la musica del cuore” di Ambrogio Lo Giudice. Tra le esperienze televisive più recenti: “XIII Apostolo2”, regia di Alexis Sweet, e “Un caso di Coscienza 5”, regia di Luigi Perelli. Tra i ruoli televisivi più importanti ricordiamo nel 2010  il ruolo della madre del bandito Sante Pollastri nella miniserie per RAI UNO, “La Leggenda del Bandito e del Campione” con Beppe Fiorello, regia di Ludovico Gasparini, e il ruolo della madre di Giuseppe Di Vittorio, accanto a Pier Francesco Favino, nel film per Rai Uno “Pane e Libertà”, regia di Alberto Negrin. Sempre in televisione con “Diritto di Difesa”, regia di D. Maiorca, “Sospetti 3”, regia di L. Perelli, “La Squadra V”, regia di C. Celeste, “Distretto di Polizia 4”, regia di  L. Gaudino, “R.I.S. 2 (delitti imperfetti) ”, regia di A. Sweet, e più di recente “Nati Ieri”, regia di Genovese e Miniero, “Noi Due ” di M. Coglitore, “Un Caso di Coscienza 3”, regia di L. Perelli, e nella nona edizione di “Incantesimo” col ruolo di Orietta Colli. Nel 2007 partecipa come protagonista di una puntata della serie TV “Crimini Bianchi”, regia di Alberto Ferrari, e in “Hopital”, regia di Alessandro Piva. Tra le sue esperienze teatrali più recenti il reading “In Nome Della Madre” di Erri De Luca e “Dal Mare” da un’idea di Piero Gaffuri. Con la regia di Giancarlo Sepe recita in “Morso di Luna Nuova” di Erri De Luca.  Interpreta poi “Giovanna D’Arco”, regia di F. Omodei, “La Tessitrice”, regia di P. Randi, “Edipo Re” di A. Vantini, “Affronti” di A. Santagata, “Le Rose di Franz” e “Cane Nero”, regia di M. Maggioni, “Io non mi ricordo niente” di D. Iodice e M. Maggioni. Con la regia di Lello Serao, insieme a Massimo Wertmuller va ora in scena con “La Donna Giusta” tratto dall’omonimo testo di Sandor Marai. Sotto la direzione artistica di Renato Carpentieri partecipa alle edizioni 2006/7 di MUSEUM ed è protagonista dello spettacolo “Luoghi Comuni”di Pino Corrias. Con lo spettacolo “A Memoria” insieme a Massimo Wertmuller e Andrea Farri ha inaugurato la stagione 2007 del Teatro “Piccolo Eliseo”. Con Massimo Wertmuller gira, come regista e interprete, il cortometraggio “Ad Arte”.  Nel 2011  torna dietro la macchina da presa con il corto “Come Aria”.

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