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updated 3:56 PM CEST, May 24, 2019

Di Francesco: “A Firenze per vincere. De Rossi in dubbio anche per la Sampdoria, Manolas c’è”

Il tecnico della Roma ha incontrato i giornalisti in sala stampa a Trigoria, in vista della sfida di campionato di domani pomeriggio, ore 18:00, contro la Fiorentina all’Artemio Franchi di Firenze.

Queste le sue parole:
Cosa vorrebbe vedere di diverso nella sua squadra rispetto alla trasferta di Napoli?
Sicuramente mi auguro di vedere un atteggiamento differente, magari un po’ più aggressivi in quelle che sono determinate caratteristiche e la capacità di non abbassarsi tanto. Parlo sempre di squadra in generale ed è un atteggiamento che dobbiamo ritrovare con continuità e farlo partita dopo partita, non alternarlo in alcune sì e in altre no. È il concetto della continuità anche nell’atteggiamento tattico. Mi aspetto che questa squadra dia continuità alle idee su cui lavoriamo.

Quali sono le condizioni di Pastore e Kluivert? Saranno convocabili?
Hanno fatto entrambi l’allenamento con la squadra, sia per l’uno che per l’altro è il primo allenamento che facevano dopo l’infortunio. Kluivert si è fermato molto meno di Pastore e ha avuto meno ricadute. Pastore ha meno possibilità di Kluivert di scendere in campo legate alle situazioni fisiche che ha avuto, ma saranno tutti e due convocati per la gara contro la Fiorentina.
Come stanno De Rossi e Manolas?
Sì, perché sono diventato il dottore della squadra, faccio le conferenze sullo stato di salute dei miei calciatori (ride, ndr). Devo dire che De Rossi sicuramente non sarà convocato in questa gara perché ha ancora male, con molta probabilità non sarà convocato nemmeno contro il CSKA e difficilmente sarà disponibile contro la Sampdoria. Questo è lo stato di salute di De Rossi in questo momento. Manolas ha fatto oggi il primo allenamento ed è risultato positivo, sarà disponibile per la gara di domani, da qui a dire che giocherà lo valuterò tra oggi e domani, però sarà disponibile.
C’è l’ipotesi, considerando l’assenza di De Rossi, di rimettere un centrocampo a tre?
Tutto è possibile, anche se vado a guardare la risposta del secondo tempo non mi è piaciuta come atteggiamento del 4-3-3. Troppo remissivi anche dal punto di vista generale, è una valutazione che faccio anche a partita in corso, ma oggi come oggi credo di dare ancora continuità al sistema di gioco che abbiamo attuato nell’ultimo periodo. Lo legavo un po’ al fatto delle caratteristiche dei giocatori in campo ma non vorrei spostare più di tanto la fisionomia attuale della squadra.
Cristante può sostituire De Rossi. È in grado, anche se ha caratteristiche differenti, di reggere questo compito?
Ho letto che è risultato fisicamente al di sotto di altri calciatori. Abbiamo fatto i test questa settimana dove lui è risultato tra i migliori della squadra dal punto di vista fisico. Questo fa capire l’importanza che ha la parte psicologica in ogni calciatore. In passato ho parlato di aspetti tecnici e fisici dei calciatori, ma predomina, vi assicuro, per tutti l’aspetto mentale. Su questo ragazzo stiamo lavorando, ha grandissima disponibilità, lavora bene. Che possa essere lui o un altro il sostituto di De Rossi adesso non ve lo so dire, domani deciderò la formazione in base a quello che ritengo più opportuno, sapendo che anche Pellegrini può fare il centrocampista centrale come ha già fatto in passato.
Il baricentro della Roma si è abbassato parecchio rispetto allo scorso anno. È perché giocate col 4-2-3-1? Questo la porta a soffrire un po’ di più in trasferta perché è più bassa?
Sono stufo di parlare di moduli. Però rispondo alla tua domanda che mi è piaciuta tantissimo. Il concetto del baricentro basso si lega alle aggressioni, perché meno sei aggressivo davanti, meno sei capace a recuperare palla, meno sei bravo ad accorciare gli avversari e più inevitabilmente ti abbassi, è quello che è accaduto a Napoli nel secondo tempo. Il 4-2-3-1 ti permette di avere già un giocatore avanzato con cui puoi aggredire e accorciare di più, o è sempre una mezzala che va forte da una parte e l’altra gira, diventa sempre un due/uno. Si formano dei triangoli, che si giochi a due o a tre, difensivi ed offensivi, i numeri vanno a farsi friggere. È un concetto di atteggiamento di accorciare gli avversari con più aggressività e ciò ti permette di abbassarti meno. È quello che fa il Napoli per abitudine e per un concetto in cui si abbassa di meno e riesce ad essere aggressivo sul portatore di palla. Questa cosa un po’ ci manca, lo dico dall’inizio dell’anno, la dobbiamo ritrovare il primo possibile, è il lavoro più grande che sto facendo e che voglio da questa squadra in questo momento. Per quello si lega al baricentro basso.
I risultati dell’ultima giornata, con le milanesi che continuano a vincere, riducono il campo d’azione della Roma? Oggi l’obiettivo è il quarto posto?
È riduttivo parlare in questo modo. Siamo in ritardo rispetto alle altre, ma lo eravamo anche lo scorso anno in alcuni momenti del campionato. La possibilità di poter riaccorciare e riagguantare posizioni migliori c’è. È normale che dobbiamo rialzare il rendimento e ritrovare punti a partire da domani, sennò tutti i discorsi lasciano il tempo che trovano. Però porsi già un obiettivo di quarto posto non mi piace. Se arriviamo nel finale di campionato e rimane solo quello è giusto ragionare in questo modo. Il Milan due partite fa ha perso il derby, era sotto e ha riagguantato il quarto posto, il vincere due partite ti permette di riaccorciare in base a quello che fanno le avversarie. L’Inter era in difficoltà ad inizio campionato e inanellando diverse vittorie consecutive ha trovato maggior continuità e fiducia. Nelle ultime 7 gare abbiamo perso solo una partita, come ruolino siamo cresciuti. Abbiamo pareggiato al novantesimo a Napoli, ma non basta, non sono contento assolutamente. Voglio di più e pretendo che facciamo risultati e prestazioni migliori. Per poter arrivare a dei risultati bisogna crescere come prestazione e atteggiamento.
Il destino degli allenatori è legato ai risultati. Lei a fine anno si sente di aver fatto il suo dovere se?  Si è messo un obiettivo in testa?
Sì mi sono messo un obiettivo. La Coppa Italia c’è ancora ed è un obiettivo, la Champions la dobbiamo giocare, cercando prima di tutto di passare il turno e ci siamo. In campionato è la competizione dove siamo più in ritardo e dove abbiamo inanellato prestazioni al di sotto delle nostre possibilità, dobbiamo assolutamente migliorare. Oggi dirti se sono a posto con la coscienza o meno… mi alzo tutte le mattine per cercare di migliorare, me stesso e la mia squadra. Io per questa maglia e per questi colori do il 100%. Le valutazioni, anche sbagliando perché anche io faccio cose giuste e sbagliate, vanno fatte dopo, ma con grande passione e voglia faccio questo lavoro, ancora di più in questo momento e in questo contesto in cui mi trovo. Alla fine faremo le valutazioni, oggi è prematuro per dirlo, ma possiamo prenderci insieme ancora tante soddisfazioni. Lo dobbiamo fare e ci dobbiamo provare.
Roma e Fiorentina hanno gli stessi punti in classifica e lo stesso ruolino di marcia. Per chi vince può essere l’occasione per dare un segnale all’altra?
Non devo dare segnali agli altri, prima di tutto dobbiamo dare un segnale a noi stessi. Dobbiamo cercare di vincere la partita e portare a casa i tre punti, deve essere il nostro obiettivo perché dobbiamo recuperare i punti persi per strada, abbiamo altre chance ma ad oggi questa è quella più importante. Cercheremo di scendere a Firenze cercando di portare a casa i tre punti. Di questo dovete starne certi e dobbiamo provarci. È ovvio che questo arriverà attraverso le considerazioni che ho fatto prima di tipo tattico e mentale.
Il gioco della sua squadra non la soddisfa…A che cosa attribuisce il ritardo della squadra?
Sono state tante situazioni, magari tante anche a livello tattico. Pensavamo di lavorare in un certo modo, abbiamo visto che in certi momenti ci riusciamo ma non abbiamo avuto continuità nell’interpretare le gare. Si è perso un po’ nei sistemi di gioco, si è perso un po’ nelle partite, nella continuità, nella condizione e nella capacità di essere aggressivi in avanti. La chiave è la forza che ti dà la capacità di stare spesso nella metà campo avversaria, di essere aggressivo, di dare un senso di dominio alla partita. Questo ti dà sicuramente forza. Per me è la cosa che ci manca più di tutto, al di là del discorso dei punti, proprio di prestazione. Dobbiamo crescere tantissimo sotto questo punto di vista, nel dare il senso di dominare le gare. Dobbiamo farlo attraverso determinate situazioni, determinati atteggiamenti tattici e fisici.
Juan Jesus giocherà a fianco di Manolas come a Napoli?
Chi l’ha detto? Non è sicuro al 100%. Non so chi sarà, sto valutando. Sono tre giocatori per due posti, che sono Juan Jesus, Manolas e Fazio. È normale che faccio considerazioni su un giocatore che è uscito al 75esimo con un problema muscolare e si è allenato un solo giorno con la squadra, parlerò anche col ragazzo per capire come sta, ancora non l’ho fatto perché abbiamo finito l’allenamento 5 minuti fa, poi farò le valutazioni. Al di là di chi giocherà, è sbagliato fare considerazioni legate alle caratteristiche di un calciatore e basta. Manolas per me è un difensore fortissimo, ma anche con Kostas non abbiamo fatto sempre le prestazioni che avremmo voluto. Ancora richiamo l’atteggiamento di squadra più che del singolo.
Kolarov può giocare in mediana?
Poi mi ammazzate. Se va bene sono un fenomeno (ride, ndr). È una battuta la mia. È una considerazione che faccio, ma nella sua carriera ha già giocato in quel ruolo, a me non sembra. Ci ha giocato venti minuti sul tre a zero ragazzi. Nel senso, non ha mai provato. Oggi come oggi è difficile fare esperimenti, se fosse una situazione differente con la possibilità di lavorare con maggiore continuità è un ragionamento che avremmo potuto fare. Mi fa piacere perché devo capire da dove vengano le vostre considerazioni, probabilmente dalla volta che l’ho messo io in mezzo al campo, perché per me non ci sono in precedenza delle cose che vi possano far pensare a una cosa del genere. Oggi esperimenti non se ne fanno.
Lo scorso anno ha impiegato tutta la rosa. Nell’idea delle rotazioni, Schick potrà avere un’opportunità o si punterà ancora su Dzeko?
Domani giocherà Edin Dzeko come centravanti. Poi Schick potrebbe giocare anche esterno, le possibilità ci sono. Abbiamo tanti giovani, e si potrebbe dire che ne giocano pochi o tanti, ma c’è un percorso di crescita per tutti. Oggi siamo solo a tredici partite giocate in totale e ne mancano ancora tante, la possibilità che possano essere coinvolti tanti altri calciatori ci sarà. Ho fatto giocare 23, 24 giocatori fino adesso. I miei giocatori sono tutti coinvolti perché quando si allenano sono considerati nello stesso modo. Cerco di allenarli e farli crescere tutti con grande continuità. È ovvio che poi, quando devo fare delle scelte, valuto la crescita di ognuno e la possibilità di metterli in campo. Ci sono i momenti per far scendere i giocatori in campo: ci sono momenti in cui una squadra ha bisogno di più esperienza, altri in ti puoi permettere di buttare dentro uno o due giovani, guardate Empoli ad esempio. Bisogna anche saper leggere i momenti, e quello lo devo fare io. Pensare che oggi mi sveglio e faccio una formazione al computer, questo non me lo posso permettere. Ci sono tante considerazioni da fare. Sono convinto che alla lunga in tanti potrebbero essere coinvolti come in tanti non potrebbero avere chance perché non li vedo pronti o non si preparano in maniera tale per darmi la possibilità di farli giocare.
Termina la conferenza stampa.

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