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updated 10:17 AM CET, Mar 20, 2019

Di Francesco: “De Rossi sarà convocato. Attenzione a Kouame e Piatek”

Il tecnico della Roma ha incontrato i giornalisti in sala stampa a Trigoria, in vista del match di campionato di domani sera allo Stadio Olimpico contro il Genoa.
Queste le sue parole:

Quali sono le condizioni di De Rossi che ieri è tornato in gruppo?
Ieri ha fatto un terzo dell’allenamento, non tutto. Sarà sicuramente convocato al di là delle risposte che mi darà oggi, nel primo allenamento reale che sosterrà con la squadra. Lo valuteremo. Io ho il desiderio che lui stia con la squadra e lui ha il desiderio di stare con noi. Credo sia la cosa più importante al di là del suo utilizzo.

Si è parlato di tutto tranne che dell’avversario. Che Genoa si aspetta?
Hanno avuto un’ottima reazione domenica scorsa essendo sotto di un uomo e di un gol, sono stati bravi a riprendere la partita. Hanno due attaccanti che si integrano benissimo, un grande uomo d’area di rigore come Piatek e l’altro molto interessante, Kouame, giovane di grandi prospettive. Per quello, ritengo che dobbiamo stare molto attenti a questi due calciatori.
Le dichiarazioni sue e dei giocatori nel post della sfida al Plzen hanno lasciato scorie? Vi siete confrontati?
Al di là che non credo che siano state parole esagerate, quando si analizzano le partite ci si mette tutti davanti a quella che è la realtà, l’allenatore e i propri calciatori. Abbiamo valutato gli errori fatti e gli atteggiamenti sbagliati che ci sono stati, che vanno al di là della voglia di voler fare una prestazione differente da quella di Plzen. Ci si confronta e si parla. Però ho visto da parte dei ragazzi una grande voglia di rivalsa e di dimostrare di non essere quelli dell’ultima gara.
Domani si può tornare alla difesa a tre, con l’inserimento di un centravanti di manovra?
Tutto è possibile, al di là del discorso tecnico-tattico, la cosa più importante ora è quella di ritrovare grande spirito di squadra e abnegazione, attenzione e la capacità di vincere determinati duelli durante la partita, che è quello che ci è mancato nella gara di Plzen. Abbiamo perso troppi duelli individuali. Tutto l’aspetto tecnico-tattico va a morire se non ci sono determinate caratteristiche. Abbiamo lavorato sia sulla difesa a tre che quella a quattro nell’ultimo periodo, possiamo metterci in base alle caratteristiche dei giocatori in campo, può essere una soluzione.
Che cosa rappresentano questi 90 minuti per tutti?
Rappresenta il pensiero di andare a vincere una partita importante, che deve essere un nuovo inizio, una ripartenza. Giustamente siamo tutti in discussione, a partire dalla partita col Milan il mister è in discussione. Fa parte del nostro lavoro e va affrontata nel modo giusto. Bisogna caricarla sì, ma non troppo dal punto di vista emotivo.
Nella partita con l’Inter, due settimane fa, abbiamo rivisto Perotti per qualche minuto, poi nulla. In che condizioni è?
Diego dopo quella partita ha avuto due giorni di recupero dopo aver fatto un quarto d’ora, per far capire che la sua condizione non era ottimale. Avendo la necessità e poca scelta, sia davanti che in mezzo, ho cercato di rimetterlo in campo. Ma ci siamo resi conto con il calciatore che aveva bisogno di un tempo in più. Il fatto che sia andato in tribuna a Plzen significa che non ha ancora la condizione ottimale. L’ho rivisto negli ultimi due-tre giorni allenarsi con maggiore continuità e ricercare la sua qualità migliore, il dribbling. Mi auguro, anche oggi, da lui risposte importanti per utilizzarlo domani a partita in corso.
Sentite la distanza fisica con Pallotta? Lei ha modo di confrontarsi direttamente con lui? Sarebbe meglio se fosse qui?
Questa società è stata strutturata sempre in un certo modo, dirlo adesso che le cose non vanno bene serve a poco. È un concetto di fondo che va attuato anche quando le cose vanno bene. I miei riferimenti nella società ce li ho, in primis è Monchi.
Come sta affrontando lei questo momento a livello personale? Sente la tifoseria vicina a lei? Qual è la circostanza ultima per cui farebbe un passo indietro?
Io credo di sentire molto vicini i ragazzi, a volte si vuole dare tanto ma non sempre ci si riesce, come nella vita, si vuole trasmettere qualcosa, dare quel qualcosa in più che non riesce. Adesso più che loro a darmi qualcosa devo essere io bravo a dare qualcosina in più a loro, è il mio lavoro ed è giusto che lo debba fare. Io personalmente sono abituato ad affrontare le cose e non scappare, in tutti i sensi, il rispetto della maglia e del lavoro è guardare le persone in faccia, negli occhi, e affrontarle, e questo non mi manca. Per quanto riguarda i tifosi, al di là che non possano essere soddisfatti, mi aspetto grande sostegno al di là del loro pensiero, abbiamo bisogno dei nostri tifosi, e ho anche ricevuto messaggi da tifosi veri di sostegno e vicinanza per quello che sono e ho rappresentato per questa squadra. Oltre a essere l’allenatore della Roma sono Difra, chiamatemi come vi pare, e sento il dovere di poter dare ancora qualcosa a questa squadra.

Che bilancio si può fare su Schick dopo diverse partite giocate di fila? Cosa gli manca per fare il salto di qualità? Domani sarà titolare?
Mi avete fatto sempre domande su Patrik Schick quando non giocava, adesso me le fate perché gioca e diventa sempre l’argomento cardine di ogni conferenza. A me interessa prima di tutto la Roma al di là dell’aspetto di Patrik che è un ragazzo che ha certe caratteristiche, ma può avere in certi momenti determinate difficoltà, da lui tutti quanti noi, l’ho detto anche prima di Plzen, ci aspettiamo molto di più. Sta al ragazzo e anche a noi cercare di dargli una mano. Poi se possa giocare o meno domani non lo so, perché il posto assicurato, in questo momento, non ce l’ha nessuno. Domani non scenderanno in campo dei nomi, per me scenderà in campo una squadra, che porta una maglia prestigiosa con su scritto AS Roma. Questo conta più di tutto.
Che cosa l’ha delusa di più fino a questo momento? Magari dalla campagna acquisti estiva? Lo scarso attaccamento di qualche giocatore?
Non ho tempo di pensare alle delusioni, devo pensare solo in maniera positiva cercando di concentrarmi sulla gara. Nella vita ci sono persone che possono deluderci ma che staranno al nostro fianco per tutta la vita. Bisogna avere la capacità e l’intelligenza di farle passare e capire realmente chi si ha davanti, che magari in questo momento non riesce a dare il meglio di sé stesso. Voi magari estrapolate le mie dichiarazioni quando vengo a parlare a fine partita della squadra. Io analizzo. Non posso dire che, se prendiamo il secondo gol a Plzen la squadra ha fatto quello che doveva fare, “Oh poverini ci siamo sbagliati”, si analizza e ci prendiamo ognuno le proprie responsabilità. In primis sono io, poi nello stesso tempo analizzo, cerco di far capire perché c’è l’errore, non per puntare il dito contro qualcuno. Quando si responsabilizzano i ragazzi si va direttamente alla persona, non si va per giri di parole. Si responsabilizzano i ragazzi e si fanno maturare, questo è un momento di grande crescita.
Che cosa manca ai nostri giovani per essere continui? In Europa ci sono squadre che hanno continuità con i giovani…
Credo che dipenda da un insieme di cose. Dalla cultura che c’è in Italia, a partire dalla stampa e dai settori giovanili. Il giovane ha un tempo di maturazione e nella maturazione ci sono anche gli errori che fanno crescere. Qua nessuno ha mai parlato che abbiamo pareggiato a Cagliari per i giovani o abbiamo perso per i giovani, o magari i giovani sono responsabili. Non condivido questo aspetto. Dico che i giovani hanno un tempo differente e metterne tanti insieme non è giusto. Come chi mi ha detto di far giocare Riccardi in certe partite, non è giusto responsabilizzare dei ragazzi momenti delicati come questi. Io lo farò perché sono anche costretto a farlo e perché ritengo che alcuni giovani abbiano caratteristiche veramente importanti e che domani voglio in campo. A Cagliari abbiamo preso gol con una linea difensiva di grande esperienza, non è giusto analizzare dare la colpa ai giovani. In Italia, come ovunque, gli errori si fanno. L’Ajax sì che fa maturare i giovani, sì che li porta, ma poi quando arrivano da noi ci sono altri passaggi, non è che sono giocatori completi. Ogni campionato ha la sua storia, ogni nazione costruisce in un certo modo. Noi dobbiamo migliorare in questo senso, però stiamo cercando di fare dei passi in avanti.
Termina la conferenza stampa.

Audio della Conferenza Stampa di Di Francesco

 

Ultima modifica ilSabato, 15 Dicembre 2018 16:17

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