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updated 3:00 PM CEST, Jul 23, 2019

Di Francesco: "Perotti e Defrel non convocati. Al derby arriviamo alla pari"

Il tecnico della Roma, Eusebio Di Francesco, ha incontrato i giornalisti nella conferenza stampa tenutasi a Trigoria, in vista del derby di domenica sera (ore 20:45) contro la Lazio.

Queste le sue parole.

Come si gestisce tutta quest'euforia all’indomani di una partita così importante come quella contro la Lazio?

Secondo me, ben venga una gara come quella contro la Lazio, perché solitamente quando giocavo a calcio queste si preparano da sole dal punto di vista motivazionale. L’entusiasmo sì, la consapevolezza di quello che abbiamo fatto e  rimettere in campo la stessa determinazione, la stessa cattiveria agonistica e il desiderio di cercare di prevalere in questa gara che secondo me vale più di tre punti, vale un posto in Champions. È una partita che ha un valore doppio, perché per di più ha una storia a sé il derby, esula da tutte le altre gare, ma allo stesso tempo questa ha anche un’importanza fondamentale per la classifica in campionato.

Questo modulo nuovo che abbiamo visto contro il Barcellona può essere una soluzione per la squadra?

Innanzitutto, siccome mi piace parlare di numeri noi abbiamo fatto il 3-4-2-1 in questa partita o chiamiamolo 3-4-3, a seconda di come si sviluppa la palla, perché il modulo, ribadisco per l’ennesima volta, è dinamico. Però è stata una scelta ponderata che ha dato un valore aggiunto a questa squadra e mi ha fatto capire che si può, anche in altri casi, giocare in questo modo. Non dimentichiamoci che siamo arrivati ai quarti di finale, ottenendo quello che abbiamo ottenuto, giocando 4-3-3. Per questo, tutto può diventare nulla e niente di importante se non si interpreta quello che si fa con grande cattiveria, determinazione, convinzione e l’atteggiamento giusto che è quello che abbiamo avuto in questa gara. I numeri vanno a farsi friggere quando poi non c’è un atteggiamento corretto.

Oltre alla determinazione, metterà in campo anche Schick?

Della formazione assolutamente non parlo, e non posso dare vantaggi perché non penso che Inzaghi me la venga a dire come è giusto che sia. È uno tra i probabili che possa giocare, 50% lui o Cengiz, uno dei due scenderà in campo, questo sì.

Qual è l’aspetto di Dzeko che la colpisce di più?

Che ha delle qualità impressionanti per la struttura che ha, sia tecniche che fisiche, che a volte non sfrutta al meglio delle sue potenzialità. Nella gara contro il Barcellona, secondo me, ha fatto la sua miglior partita da quando è con me per applicazione, attenzione, determinazione e nello stesso tempo con grandissima convinzione. Per quello mi auguro che tutte quelle gare le ripeta sia con le grandi squadre, nelle grandi partite, ma anche con quelle squadre, a volte, che io dico che secondo me vanno trattate tutte nelle stesso modo, e qua passa la nostra crescita, anche con le squadre meno importanti e blasonate. Però dal punto di vista generale è un giocatore con qualità straordinarie.

La vittoria con il Barcellona è una partita che può cambiare la storia della Roma?

Lo vedremo più avanti, ovviamente sì. Io credo che sia stato un qualcosa di straordinario, non dobbiamo nasconderci che abbiamo raggiunto un qualcosa dove uno si sveglia la mattina e dice “Siamo in semifinale di Champions”. Magari inaspettata da parte di tutti ma io sono molto sereno nel senso che questo ci deve dare veramente grande consapevolezza. Chi è stato nella conferenza stampa pre gara mi ha sentito parlare di mentalità, credo che questa partita debba dare seguito alla crescita di mentalità. Era quello che dicevo sulla considerazione su Dzeko che dobbiamo essere bravi tutti a trattare tutte le partite allo stesso modo. Questo ci farà diventare sempre più forti.

Lei al fischio finale di Roma Barcellona è andato negli spogliatoi, perché?

Perché è una cosa che faccio sempre ultimamente, da più gare, preferisco lasciare spazio ai ragazzi e ai miei collaboratori di andare a festeggiare e godere di questo momento. Io, come ho detto prima, devo far crescere questo, voglio far crescere l’ambiente e la mia squadra dentro Trigoria, per quello, quello che dovevo fare, quello che dovevo esternare l’ho esternato ai miei calciatori e ai miei collaboratori all’interno dello spogliatoio.

Un aggiornamento sulle condizioni di Defrel e Perotti?

Non saranno, nessuno dei due, disponibili per la gara contro la Lazio. Defrel, non lo sappiamo, perché lo valuteremo nel corso del tempo quale sarà il suo problema alla caviglia. Perotti ci auguriamo di poterlo mettere dentro o con il Genoa o con la Spal, forse più facilmente con la Spal. Per quanto riguarda anche altri giocatori che hanno avuto febbre, non sono stati bene, qualcuno non si è allenato ieri. Abbiamo qualche dubbio su Manolas, anche, e Florenzi, vedremo oggi, sarà l’allenamento tra oggi e domani mattina che mi darà qualche responso e maggiore sicurezza sulla formazione da mandare in campo contro la Lazio, perché qualche problemino l’abbiamo avuto anche una volta con le scelte che si è fatto contro lo Shaktar, di qualche giocatore a metà, secondo me abbiamo sbagliato a metterlo in campo e in questo caso non ci possiamo permettere più di sbagliare.

Questo 3-4-2-1 può diventare la nuova base fissa da qui in avanti? È una rosa corta per questo modulo?


No secondo me, ovviamente se dovessi portare avanti un certo sistema di gioco la tua analisi è perfetta, nel senso che non ho tante pedine per poter…Magari ho più centrocampisti, in questo momento, che difensori centrali. Però io credo che, come ti ho detto prima, è un grandissimo valore aggiunto per questa Roma, per quello potrebbe essere ripresentato domani, potremmo ritornare a un 4-3-3. Quello che mi interessa più di tutti, veramente, credo, al di là delle scelte che adesso vado a fare, loro sanno di poter agire in un certo modo e l’atteggiamento e i principi di gioco che ci sono in questo momento. Il fatto che giochi a tre, la grande forza nostra è stata quella di saper far uscire quasi sempre uno dei centrali forti in aggressione, il che diventavamo spesso più a quattro o anche a tre nell’andare a difendere, per quello diventa non più una difesa a cinque ma in dinamica uno dei centrali diventava centrocampista, questo è fondamentale. Per fare questo ho scelto una squadra con maggiore fisicità e impatto forte sulla gara, cercando di avvicinare qualche giocatore in più a Dzeko, questa è stata un po’ la scelta che si legava alla partita con il Barcellona. Devo dire che mi ha dato dei risultati importanti, per quello io sono molto contento di averla interpretata in questo modo, però non è detto che questo sia un po’ la medicina definitiva di tutto.

Chi arriva meglio al derby? Fisicità caratteristica principale della Roma?

Ma io credo che vengono tutte annullate le situazioni, non conta nulla, perché è una storia a sé. Mi auguro di essere avvantaggiato in questo senso, però sono convinto che non sarà così. Per quello possiamo fare mille valutazioni, ognuno può dare il suo giudizio, ma questa è una partita da prendere anche con le molle, per di più che è una squadra rabbiosa, per di più l’abbiamo dimostrato anche noi con il Barcellona feriti dalla partita con la Fiorentina, in cui nessuno di aspettava una cosa del genere, per quello dobbiamo pensare che dall’altra parte ci possa essere una prestazione come l’abbiamo fatta noi col Barcellona. Dobbiamo avere la capacità di prepararla allo stesso modo, ma non tanto fisicamente, tecnicamente, quanto mentalmente, è fondamentale. Io credo che la fisicità sia determinante per ambire a diventare una squadra importante sia in Italia che in Europa. Se ci metti poi dentro tutte le altre qualità ancor di più. Però per giocare a calcio e a certi livelli la fisicità è fondamentale. E la condizione anche fisica, che in questo momento è in grande crescita, e che poteva sembrare sotto le scarpe dopo la partita con la Fiorentina, ma non tanto perché poi quella andrebbe analizzata con maggiore attenzione e magari rivista anche insieme per quella che è stata un po’ la dinamica di quella gara.

Quali sono le caratteristiche della Lazio che teme di più? Che effetto le fa essere l’unica italiana rimasta in Europa?

Questo è una grande gratificazione per la Roma poter rappresentare l’Italia in Europa. Ci sono state delle partite in cui mi è dispiaciuto per come sono andate perché, per esempio, la Lazio, al di là che possa (piacere o no, ndr) dava la sensazione di avere in mano la gara, non c’era motivo per poter pensare a quattro goal del Salisburgo e ti fa capire quanto non devi abbassare mai l’attenzione, non dare la forza a una squadra che non aveva la forza di far male alla Lazio, con un gol ha cambiato la gara. Però io vedo la Lazio, prima di tutto, una squadra di grande fisicità, il che è importantissimo. Ha davanti un giocatore bravissimo ad attaccare la profondità, e siccome noi siamo una squadra che solitamente da un po’ di campo agli avversari, qua dobbiamo stare veramente molto attenti. In più ci si mette un giocatore alle spalle, anzi due ne dico sempre io, Milinkovic e lo spagnolo (Luis Alberto, ndr), che è fortissimo nell’imbucare e a fare assist, ne ha fatto uno, l’ultimo, di tacco senza guardare. Ha una qualità negli ultimi 30 metri, la Lazio è la squadra più brava nel mandare in porta i propri giocatori.

La squadra è pronta per reggere fino alla fine della stagione, magari anche in Champions League?

Io del Liverpool alla squadra non ho parlato ancora, perché davanti ci sono tre partite importantissime, a partire dal derby. Poi cominceremo a dare un occhio a quello che sarà. Io lo darò prima, loro devono pensare a fare prima le tre partite. Dico solo che la nostra gente, il tifoso romanista, aspettava da 34 anni questa gara. È stato il sorteggio, ben venga, sapendo che davanti abbiamo una squadra forte, che ha giocatori di gamba, di cui uno che qui a Roma si conosce benissimo. Sicuramente non sarà facile, però siamo contentissimi di poterci giocare. Lo dico da quando abbiamo fatto i gironi, la squadra che dobbiamo affrontare, affrontiamo. Il destino è questo. Siccome il destino ci ha portato ad arrivare in semifinale, mi auguro che ci porti ad arrivare ancora più avanti. Però dirti come l’ha assorbita la squadra, non lo so e non mi interessa. Non so cosa pensa la squadra e non mi interessa nemmeno saperlo.

Quanto ha lavorato sulla resilienza della squadra? Si può migliorare ancora da questo punto di vista?

Ci sto lavorando ancora, nel senso che per me sono ancora lavori in corso, perché abbiamo dimostrato, in tutta questa annata, questa capacità di grandi prestazioni a prestazioni al di sotto delle aspettative o delle nostre qualità. È un percorso che è fatto di alti e bassi. Mi auguro che in questo momento abbiamo la capacità, come la borsa, di rimanere il meno oscillanti possibile nelle prestazioni e negli atteggiamenti. E questo deve essere un lavoro importante da parte mia e da parte anche di chi mi sta vicino, non solo mia, ma di tutto un po’ l’ambiente.

Termina la conferenza stampa.

Ultima modifica ilDomenica, 15 Aprile 2018 16:10

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