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updated 9:38 PM CET, Dec 12, 2018

Di Francesco: "Perotti e Pastore disponibili. Voglio giocatori con il sangue negli occhi"

Il tecnico della Roma ha incontrato i giornalisti in sala stampa a Trigoria, in vista del match di campionato di domani sera all’Olimpico contro l’Inter.

Queste le sue parole:
Quali sono le condizioni di Perotti e Pastore, che sono tornati in gruppo?
Ad oggi sono tutti e due disponibili, ma il tempo di impiego è relativo in questo momento, perché sicuramente non potranno essere utilizzati dal primo minuto, né Pastore né Perotti. Oggi faremo l’ultimo allenamento che mi darà delle risposte definitive, ma sicuramente se dovessero essere della partita non sarà dall’inizio.

Come sta lavorando per rafforzare l’aspetto psicologico della squadra?
Non ho mai smesso. È un continuo lavoro, che a volte non dà i suoi frutti. Ci sono tante componenti in questo momento che si legano, sia le assenze sia l’aspetto mentale, ma dobbiamo tirare fuori quel qualcosa in più. Lo diciamo spesso, usiamo spesso le stesse parole, ma bisogna dare continuità a questo pensiero, ossia che mentalmente bisogna uscire da queste difficoltà. È una squadra che con il Real fa un primo tempo in un certo modo ma alle prime difficoltà torna a quelle lacune che ci sono state anche in passato. Significa che bisogna ancora lavorare, che ci vuole anche quel pizzico di, come si dice in Italia, che la palla entri e cambi un pochino la partita, cosa che non sta veramente mai accadendo, ma sta a noi far girare questo in tutti i sensi.
Contro avversarie di alta classifica, Florenzi nel tridente offensivo vi dà più equilibrio e maggior qualità nel possesso palla?
Sì ma dirtelo darebbe un vantaggio a Luciano (Spalletti, ndr), per questo non parlerò di formazione. È possibile, l’ha fatto e l’ho fatto anche io specialmente in questo momento dove ho poche alternative in quei ruoli. Guardavo le statistiche e ho visto che Perotti ha fatto 910 minuti in più lo scorso anno. Questo ci ha tolto qualcosa in più come squadra e come soluzioni offensive che ci sarebbero servite in tante altre partite. Avere Diego a disposizione è un grosso vantaggio, ma è chiaro che deve crescere per la condizione fisica. Per quanto riguarda Florenzi tutto è possibile.
Schick, che gioca la quarta gara cosecutiva da titolare, si gioca un pezzo di futuro in questo ciclo di partite?

Oggi sono venuto con un po’ di dati. Schick ha giocato 500 minuti in più rispetto allo scorso anno, che sono più di 4 partite, il che significa che ha avuto più continuità rispetto all’anno precedente. Quando l’ho fatto giocare ad Udine sono stato criticato perché dovevo far giocare Dzeko. Che cosa si vuole? Noi abbiamo una squadra in cui si ha bisogno di tutti, ma abbiamo bisogno di giocatori che mentalmente, fisicamente e psicologicamente siano al top. Ora tante scelte non posso farle, per quello Patrik deve dare quel qualcosa in più e deve avere più determinazione in quello che fa, non solo calciare in porta. Deve credere nei suoi grandi mezzi, perché altrimenti stiamo sempre a dire che ha grandi qualità. Ma l’aspetto mentale in un giocatore deve essere predominante quando si va a fare una prestazione di alto livello. In questo deve migliorare e crescere.
Spalletti ai tempi della Roma disse: “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli”. Con questi calciatori la Roma che destino ha?
Al di là dei discorsi precedenti credo che abbiamo bisogno di uomini forti, o per lo meno dobbiamo aiutare quelli che in questo momento possono sentirsi più deboli. Io sono a capo di tutto questo e devo cercare di dare più forza a questo gruppo e lavorare sulla loro testa con continuità, se pensassi il contrario e andassi dietro a questo discorso dovrei mollare. Credo che a questa squadra si può tirare ancora qualcosa fuori, anche se in questo momento hai poche scelte da fare ma quelle che devo fare le devo fare con grande convinzione per dare forza a questi ragazzi. C’è grande delusione, siamo in debito con i tifosi giallorossi, a cui dobbiamo ridare qualcosa, ma abbiamo bisogno anche del loro grande sostegno che ci hanno sempre dato. Capisco l’amarezza e tutto, ma se indossiamo questa maglia dobbiamo dare il meglio cercando di ritornare a dare grandi gioie ai nostri tifosi. È un obbligo da parte di tutti e lo dobbiamo fare.
In che condizione è Fazio? Giocherà con l’Inter?

Non lo so, fa parte di una rosa di giocatori. La difesa è l’unico reparto dove, forse, posso scegliere di più, dove ho più giocatori disponibili. Non so se Fazio farà parte della formazione come tanti altri. Dipenderà anche da come giocherò. Potrei giocare a tre o a quattro, in base al sistema di gioco su cui sto lavorando, su due sistemi di gioco, vedrò quale sarà più opportuno. Avranno più chance i difensori se dovessi giocare con un uomo in più dietro.
El Shaarawy come sta?
El Shaarawy è infortunato, non sarà né di questa partita né della prossima. Valuteremo più avanti le sue condizioni, un po’ come Edin Dzeko.
Compresa la scorsa stagione, la Roma è andata sotto 23 volte riuscendo a rimontare solo in tre occasioni. A cosa addebita questa situazione?
Queste statistiche non le conoscevo con questa precisione ma mi rendo conto che non siamo riusciti a venirne fuori in tante occasioni. Sarebbe fondamentale, per invertire questo trend, provare ad andare più in vantaggio che in svantaggio e mettere la partita in un certo modo, viste le carenze. Poi viene fuori paura e timore di non riuscire a venirne fuori, è un concetto su cui si lavora con continuità. A Firenze abbiamo preso gol e pensato per 30 minuti all’arbitro e al rigore che ci aveva dato contro. Voi scrivete, pensate e dite che il mister deve o dovrebbe dire, io non ho l’anello al naso. Cerco di trasmettere determinati concetti che avevo anche da calciatore, l’idea di prendere la palla, portarla in mezzo al campo e dire “ho preso gol, prendo palla e ora riparto”, questa deve essere la mentalità e questo dobbiamo trasmettere noi allenatori ma non sempre è facile. È come in una famiglia con i figli che non arrivano a fare subito quello che vogliamo. Noi ci incazziamo coi nostri figli dalla mattina alla sera e prima o poi arriva la risposta. Purtroppo nel nostro mondo il tempo è sempre poco e perciò dobbiamo essere bravi a cercare di abbreviare questa crescita che ci deve essere. È vero che andiamo in difficoltà quando prendiamo gol.
Si aspettava le difficoltà di Nainggolan?
È un grande giocatore, ha avuto un pizzico di sfortuna con gli infortuni che non gli hanno permesso di avere grande continuità negli allenamenti e si vede durante la partita che non quella brillantezza, la forza e l’esuberanza che l’ha contraddistinto. Deve ritrovare la sua condizione migliore. Parliamo comunque di un giocatore di grandissimo livello.
Che cosa dovrebbe fare domani per non ripetere gli errori di un anno fa contro l’Inter? La partita dello scorso anno può aiutare a questo scopo?
Non posso pensare ad una partita giocata più di un anno fa con elementi diversi e con una situazione psicologica diversa. In quella partita non avremmo meritato la sconfitta, mi auguro di fare come l’Inter, giocare meno bene, avere meno occasioni e vincerla. In questo momento è importante cambiare e riportare a casa una vittoria che sarebbe determinante.
Vi siete confrontati sugli infortuni con lo staff medico? Come si può risolvere il problema?
C’è uno studio Uefa che parla di statistiche legate agli infortuni che avvengono sempre tra ottobre e novembre, in questo periodo. Sono alti in tutte le squadre che giocano varie competizioni, specialmente quelle europee. Noi li abbiamo avuti nello stesso momento, è il dato che ci ha fatto riflettere. Poi è normale che facciamo tante valutazioni. Perotti e Pastore sono problemi pregressi, su cui abbiamo aspettato di più per metterli dentro cercando di farli guarire. Dzeko mi ha chiesto di riposare, mi dava un feedback di stanchezza. Sento dire da ex calciatori che parlano, che vivevano un calcio differente, non pensate che perché questi guadagnano tanto possono fare 100 partite una dietro l’altra, c’è dietro un uomo, una fisicità, ci sono delle caratteristiche fisiche e mentali e non tutti riescono ad assorbire tante partite una dietro l’altra. I ritmi si sono alzati tanto rispetto al passato, il livello è molto più alto sia in Italia che in Europa. Il rischio è quello di alzare il livello di allenamento e di farsi male. El Shaarawy ha giocato di più rispetto lo scorso anno, e la sua poca abitudine a fare tantissime partite, perché l’anno scorso si alternava con Diego Perotti, ha influito. Quest’anno ho dovuto schierare spesso gli stessi giocatori per vari motivi, con il rischio di quello che è successo adesso, ovvero avere più infortuni. Il dato che ho detto prima è emblematico, in particolare ai flessori, che è il muscolo più stimolato.
Si ripetono sempre gli stessi errori, che sono improvvisi, non preparati, vedasi Fazio e Under con il Real o Manolas con l’Atalanta. Ha mai pensato di cambiare qualcosa dal punto di vista psicologico? Sentite troppo quello che viene da fuori?

È inevitabile quello che dici. È inevitabile cercare di tapparsi le orecchie il più possibile e cercare di giustificare, ma io voglio spiegare, non giustificare. Io non devo giustificare niente quando uno fa un lavoro cercando di dare il meglio di sé stesso. Il concetto di chiedere scusa si fa negli errori, quando uno cerca di non essere sé stesso e di non dare una mano. Il fatto di subire tutti questi discorsi che io sento…È facile dire ‘l’avevo detto’, ma io da allenatore, come è giusto che sia, devo risolvere le cose, devo cercare le soluzioni a tutti questi problemi. La situazione di Fazio in quanto tempo la puoi leggere? L’attenzione che avevamo avuto nel primo tempo è smarrita in un secondo ed è cambiata totalmente la partita. Non l’ha visto. L’errore è di concetto non psicologico. Il primo pensiero che devi avere quando il tuo portiere rinvia male e corri verso la tua porta è di metterla lateralmente o tirarla verso la porta avversaria, senza sapere quello che succede dopo. In quel momento ha letto qualcosa che non andava letto, è una lettura tattica, non solamente individuale. Spesso quando devo analizzare un errore non ne faccio un discorso di reparto, mi piacerebbe fosse così perché ci potremmo lavorare e rimediare, ma questo è solo aspetto mentale. Sto cercando di muovere il più possibile all’interno dei ragazzi, o di allenamento o di sostegno. La forza è cercare di eliminare gli errori e rischiare meno certe situazioni di gioco o in certe zone di campo. Come quando si dice ai ragazzini in scuola calcio di giocare a due tocchi e non dribblare, poi ci lamentiamo che non c’è fantasia e i calciatori non saltano più l’uomo. Si insegna quando, dove e come fare certe cose e non si smetterà di insegnare questo. Dovrei dire a Fazio di giocarla da un’altra parte come primo pensiero, mai indietro ed è un concetto un po’ generale. Sul fatto che a volte sottolinei quello che si sente dire è perché non sono capace a nascondere i miei sentimenti, non sono capace a non dire quello che penso, ma lo faccio sempre con onestà.
Ci dà un giudizio su Politano che ha raggiunto, forse, il periodo di massima maturazione? Si poteva credere di più a Roma in questo ragazzo?
Sono stato uno di quelli che lo ha mandato via da Roma. Nel senso che quando era al Sassuolo, sono stato il primo a ritenere opportuno riscattarlo subito, perché sono un po’ quello che l’ha lanciato. Veniva a vedere le partite della Roma di nascosto quando giocava a Sassuolo. Come quella col Barcellona o altre, perché è legato a questa squadra, a questa città. Ha grande potenzialità, inespresse da ragazzo, perché come, quando, dove, non lo sapeva. Ha lavorato benissimo, con grande abnegazione, e si sta togliendo soddisfazioni purtroppo da un’altra parte. Gli faccio i complimenti, perché ha fatto una grandissima crescita, sotto tutti i punti di vista, e sono veramente affezionato a questo ragazzo che ho avuto per due anni a Sassuolo.
Qual è l’importanza della partita di domani, che potrebbe condizionare il suo futuro? Ci dice qualcosa su Spalletti, sull’Inter e se ritiene che i nerazzurri siano più forti della Roma ad oggi?
Ha dimostrato di essere più forte della Roma in campionato, in Champions siamo stati simili, con dei gironi sicuramente differenti come potenzialità. Però l’Inter è cresciuta tanto, ha dato continuità a dei giocatori, ha dei giocatori forti, lo erano anche prima. Spalletti sta facendo un ottimo lavoro, la squadra si è modificata, ha un atteggiamento aggressivo ed è in crescita. All’inizio doveva essere quella che doveva competere totalmente con la Juventus. Poi la Juventus ha dimostrato di avere un passo differente, ritengo stia dimostrando di essere più forte di noi.
Del mio futuro ho già parlato prima. Cercherò sempre di dare il massimo per quello che sarà, con grande serenità, anche se è la parola sbagliata perché mi girano tanto per tutte le situazioni che si verificano. Ma ho il desiderio di una squadra con il sangue agli occhi, domani è fondamentale per dimostrare che cambiamo passo. Ci vuole quel la che fa scattare qualcosa nella testa di questa squadra. Mi auguro che scatti domani.
Hai pensato come si batte e se si può battere questa Inter?

Abbiamo dimostrato di poter fare di tutto. Possiamo farci gol da soli ma anche agli avversari. Dobbiamo dimenticare gli errori, ma farne tesoro e cercare di affrontare la partita con determinazione. Io dico sangue agli occhi perché nella difficoltà è importante non poter rimproverare di non aver dato tutto.
Visto il ritardo accumulato, servirebbe un cambio di passo deciso in campionato. La squadra può invertire la rotta? Lei ha delle soluzioni per la fase offensiva?
Più che nella fase offensiva, siamo mancati nell’andare a chiudere, ma determinate giocate e l’essere dall’altra parte è un sinonimo di fare la partita. Le soluzioni offensive? Sì. Se sbagliamo dei gol da un metro, ritorniamo sempre allo stesso concetto di prima. Le situazioni le creiamo e non riusciamo a chiuderle, ma il problema non è stata la fase offensiva principalmente, ma mentale. Il fatto di prendere gol facilmente, il gol da fallo laterale a Udine, ma sono di reparto e individuale. Non fai gol al 53esimo ma magari all’80esimo, come fanno le squadre che vogliono crescere. Per quanto riguarda il ritardo, è vero che c’è il tempo per rimontare, ma ogni volta che ne parliamo manca una partita in meno. Quattro punti non sono tantissimi dalla Champions League, ma possono diventarlo se non cambiamo marcia.
Quanto è importante cercare di costruire una manovra con una circolazione della palla di qualità contro una squadra come l’Inter?
L’Inter è una squadra che cerca di fare la partita, non parte solamente in contropiede. Anche noi abbiamo ribaltato l’azione in velocità quando trovi squadre che vengono a giocare, dobbiamo sfruttare le possibilità e gli spazi che ci lascerà l’Inter. La serenità ti permette di avere maggiori qualità nel palleggio e di sbagliare meno, le insicurezze ti portano, in certi momenti della partita, a fare qualche errore in più. Le squadre che sbagliano meno vincono, dobbiamo farlo anche noi, ma non sbagliare del tutto è impossibile, perché di errori nel calcio ce ne saranno sempre.
Under è sembrato molto triste dopo l’errore di Champions League. Come lo ha visto in questi giorni? È giusto farlo giocare per dimenticare?
Non è che ho tante soluzioni (ride, ndr). Giocherà titolare Under, gli ho dato uno schiaffo affettuoso ieri, ma giocherà. Ha bisogno di sostegno, ma è anche uno di quei giocatori che prende sempre iniziativa, che si vuol dar da fare e cercare di far male agli avversari, a volte anche sbagliando le scelte. Deve migliorarle, perché la scelta, in tante situazioni, noi possiamo darla, ma la differenza sta nel chi la fa e come la fa quando vai a creare situazioni pericolose. Nelle scelte finali qualche errore ancora lo commettiamo, ma ci stiamo lavorando e lo esamineremo anche oggi.
Termina la conferenza stampa.

Ultima modifica ilSabato, 01 Dicembre 2018 17:52

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