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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Petrachi: “Non transigo sulle scelte. Fonseca sorprenderà. Barella? Per ora capitolo chiuso”

 Il nuovo Direttore Sportivo della Roma, Gianluca Petrachi, è stato presentato in sala stampa a Trigoria davanti ai giornalisti.
Ad introdurre l’incontro con la stampa è il CEO della società capitolina, Guido Fienga: "Buonasera a tutti, grazie per essere venuti qui nonostante il caldo. Siamo molto contenti di presentare Gianluca Petrachi come nostro nuovo direttore sportivo. È stato un corteggiamento breve ma abbastanza intenso. Finalmente Gianluca può lavorare con noi ufficialmente dal primo luglio. Ho avuto modo in questo breve tempo di confrontarmi con lui e i primi giorni sono particolarmente incoraggianti per l’intesa che abbiamo avuto con tutta la struttura della Roma. Entra in una fase calda con l’avvio del mercato, che è iniziato con le operazioni di chiusura al 30 giugno, sulle quali ci siamo confrontati e sulle quali era allineato, così come sulla scelta dell’allenatore. Lascio la parola a Gianluca con grande soddisfazione, torno a fare quello che dovrei e lascio al direttore sportivo la guida di tutte le operazioni sportive di questa società“.

Queste le parole di Petrachi: “Buonasera a tutti, sono molto felice di essere arrivato qui a Roma. È un onore. Qualsiasi mio collega ambisca ad arrivare in una società prestigiosa come la Roma, sono onorato e orgoglioso di esserci arrivato. Voglio ringraziare il popolo granata che mi ha sostenuto in questi 10 anni, non l’ho fatto prima perché per varie ragioni non ho rilasciato dichiarazioni ufficiali. Oggi per me parte una nuova sfida, ho l’ambizione di poter far bene“.
Iniziano le domande al Direttore Sportivo:
Quali sono le sue prime impressioni sul centro sportivo e sull'ambiente? 
Il Centro Sportivo lo conoscevo già. Una delle mie primissime trattative le feci qui a Trigoria, quando presi Cerci quando ero DS del Pisa e ci sono tornato due anni fa quando presi Falque e Ljajic. È un ambiente che già conosco. Si sta rifacendo il look, ora è più bello, ma già la dimensione di Trigoria dà la parvenza della grandezza di questa società.
Come vi rapporterete con Fonseca in questa fase del calciomercato? Quali caratteristiche l’hanno convinta a sceglierlo per la panchina della Roma? 
Io sono stato molto colpito da Paulo Fonseca. L’ho seguito negli ultimi anni perché c’era un calciatore che volevo portare a Torino, guardandolo ho visto come giocava lo Shakhtar. In quelle partite ho visto la dimensione dell’allenatore, si vedeva un’idea di gioco, corta, aggressiva e recupero di palla immediato. È una mentalità che amo. Ho fatto il calciatore, anche se non di grandissimo prestigio, seppur qualche presenza nei professionisti in Serie A l’ho fatta. Se avessi avuto un allenatore come Fonseca, e non lo dico per fare una sviolinata, la mia carriera sarebbe potuta essere un filino diversa. È un allenatore che codifica il gioco e dà dettami precisi, ma non è un integralista, non è fissato sulle stesse cose. Mi è sembrato uno elastico, molto attento ai giocatori che ha e la sua voglia mi ha stregato. Credo che Fonseca possa dare a tutti i tifosi della Roma un’identità precisa della squadra che gioca la domenica. Mi auguro che la gente quando inizierà a vedere le prime partite e le prime amichevoli si renderà conto di quello che sto dicendo. Ci vorrà tempo, perché non è facile portare mentalità e concetto di gioco. Sono molto ottimista su Fonseca, abbiamo le idee chiare, ci confrontiamo spesso ed abbiamo la stessa visione di calcio. È fondamentale nel rapporto tra allenatore e direttore sportivo per far funzionare tutto bene.
Quali sono le strategie di mercato per alzare l’asticella e sognare più del quarto posto? 

Bisogna essere anche un po’ realisti, fa parte del mio carattere. Oggi la Roma forse è all’anno zero, questa è una squadra che deve ripartire con dei valori e dei principi e con la consapevolezza di portare giocatori che portano qualità morali. Chi viene con la pancia piena o solamente per pensare al dio denaro non fa parte dei miei giocatori che ho scelto in carriera. Io scelgo prima gli uomini e poi i calciatori. Per alzare il livello di questa squadra serve questo tipo di messaggio da far arrivare a chi arriva. Sento e leggo di pseudo rifiuti che stanno arrivando, la Roma non è una succursale, chi viene qui deve avere voglia ed entusiasmo, che è quello negli occhi di Spinazzola quando si è presentato qui, che non ha lasciato il Poggibonsi, ma la Juventus per venire alla Roma. Quell’entusiasmo è quello che voglio dentro tutti quelli che porterò alla Roma, gente che deve portare quel valore aggiunto, quell’entusiasmo che è in me. Lo scorso anno il senso di appartenenza e lo spirito di squadra si è visto poche volte. Cercherò di portare disciplina e senso di appartenenza, è la cosa più importate che un tifoso voglia sentirsi dire. Gente che corre 90 minuti e dà l’anima, poi si può perdere, ma il tifoso si deve identificare nella squadra. Questo è il messaggio che manderò a tutti i giocatori, vecchi e nuovi.
Capitolo centravanti. Che futuro avranno Dzeko e Schick? Vi interessa Higuain? 

Uno non si sveglia al mattino e decide di andar via, si mette d’accordo con un’altra squadra e ci ricatta. La Roma non deve essere ricattata da nessuno. Se uno non vuole stare più alla Roma e non avere gli stimoli giusti, si deve presentare con la squadra che lo vuole, presentando il grano, i soldi giusti e poi può andare. Non trattengo nessuno con la forza ma non mi piace sentirmi strozzato. Non mi interessa se un giocatore ha raggiunto l’accordo con un’altra società, che è già deontologicamente scorretto, ma che il giocatore sappia che non deve pensare di stare a casa sua, lui deve aiutarla, portarla su ma non è sua. È la società non si farà strozzare da nessuno. Faremo le migliori scelte. Le prime soluzioni trovate hanno un senso logico e calcistico. L’uscita di Manolas è figlia del fatto che lui volesse andare via. Ho parlato col suo agente e mi ha manifestato l’idea. Io gli ho detto: “Se vuole andar via, pagano la clausola e non è un problema. Qualora non arrivassero i soldi, il giocatore sta qua”. Poi se ha voglia di allenarsi e impegnarsi bene. Il Napoli ha fatto una proposta importante, nella contropartita tecnica abbiamo trovato un giocatore che ha bisogno di fiducia ma Diawara, può rappresentare quel tipo di profilo di prima. Ieri mi ha chiamato e mi ha detto di essere disposto a non fare nemmeno un giorno di vacanza per venire in ritiro con la squadra. Io voglio questa voglia e questo entusiasmo e la voglio ritrovare in tutti i giocatori che verranno qui.
Higuain è un giocatore adatto alle vostre esigenze o ha la pancia piena ed è da evitare?

Io penso che chi discute Higuain è un pazzo. In questo momento ha perso un po’ di autostima e sicuramente potrebbe far comodo alla Roma, qualora Dzeko andasse via. Le motivazioni contano moltissimo. Qualora si dovesse aprire qualcosa con la Juventus, lui deve essere il primo a crederci. Sto cercando di portare calciatori con questa voglia, non sarà certo il campione a farmi mettere il salame sugli occhi e non vedere se non ci sono spirito e voglia, andranno fatte valutazioni a 360 gradi. Per ritrovare il vero Higuain non c’è soluzione migliore della Roma. Qui potrebbe seguire le orme del suo connazionale Batistuta, qui ha lasciato un segno indelebile nella Roma. Sono cose di mercato che naturalmente dovranno essere valutate più avanti. Oggi penso che Dzeko è un calciatore della Roma, che si renderà conto in ritiro che l’aria sta cambiando, che il nuovo DS, il nuovo AD ed il nuovo allenatore vogliono fare le cose in un certo modo. Se vuole andar via l’Inter ci deve pagare bene il giocatore perché ci deve permettere di andare sul mercato e avere i soldi in tasca, altrimenti non lo faccio.
Qual è il budget della Roma? 

Non sono abituato a lavorare con i budget. Cairo non mi ha mai detto quanto devo spendere, chiederlo per me è nuovo. Quando ho parlato con il presidente Pallotta mi ha detto che noi dobbiamo fare la squadra e investire possibilmente sui giovani, perché è quello che preferisce, di giovani di prospettiva e con voglia. Gli ho già passato dei messaggi, siamo stati molto chiari: c’è da rinforzare la squadra e ripartire, ci sarà da dover aspettare qualcuno, perché se prendi dei giovani c’è la consapevolezza di doverli aspettare. Io ho dato tre parametri dei calciatori che mi piacerebbe prendere e non mi è stato detto: “No, non si può fare perché costa troppo”, ma “se sei convinto porta avanti la trattativa e cerca di portarlo a casa”. Tutto ciò che faccio lo condivido sempre con gli allenatori l’ingaggio dei calciatori, non ho mai preso un giocatore contro la volontà di un allenatore, sarebbe la cosa più sbagliata, serve condivisione anche di metodologia di schemi e di campo. Stiamo andando avanti, oggi siamo qui ed io sto già lavorando per prendere un calciatore oggi stesso, non so se ci riuscirò ma vediamo.
Ci può aggiornare su Barella?
Sono state dette inesattezze. Il procuratore si è seduto e ha parlato tante volte con la Roma prima di me ed avevano raggiunto parametri economici e lui era contento di poter venire. Questo è quanto mi è stato riferito, io non ci ho mai parlato. Poi dopo l’addio di Monchi eccetera si è perso per strada un po’ il discorso di calciomercato, perché si aspettava che lo facesse chi era adatto a farlo. Si è perso un po’ di tempo, ma era inevitabile perché se si parla di tanti milioni bisogna condividere l’acquisto di un giocatore. Si è inserita l’Inter, che ha fatto la sua proposta al Cagliari e al giocatore, Conte ha chiamato il giocatore e l’ha motivato. Ci sta che il ragazzo abbia ambizione di giocare la Champions e non ritenga la Roma al livello dell’Inter. Io non ho mai cercato Barella, sono loro che hanno cercato la Roma, dicendo che l’Inter stava traccheggiando e che quindi volendo di migliorativo poteva prendere il giocatore. Tentar non nuoce, per me era già difficile prima, figuriamoci adesso. Il Cagliari vorrebbe darlo alla Roma, ma il giocatore ha scelto l’Inter. Barella può chiamare Petrachi e dire che vede il rallentamento e che vorrebbe venire qui. Per ora è un capitolo chiuso. Strappare in maniera forzata un giocatore con altre ambizioni è sbagliato, con il dio denaro non si comprano le persone. Un calciatore deve avere motivazioni, se non le ha è giusto che vada all’Inter.
Che relazione c’è tra lei e Franco Baldini?
Io sono stato contattato da Baldini, come credo qualche altro mio collega. Lui è il consulente di Pallotta e come tale gli ha proposto direttori sportivi. Credo che Baldini abbia stima del sottoscritto ma io con lui sono stato chiaro, così come con Pallotta e come lo sono tutti i giorni con Fienga. Non transigo sulle scelte, sono condivise dal punto di vista economico, la società mi dice se possiamo o non possiamo fare un investimento o se aspettare, ma sulla scelta tecnica sono io a prendermi le responsabilità, come ho sempre fatto dal primo giorno che faccio questo lavoro. Col presidente Cairo, al di là delle ultime discrepanze che ci sono state, non ho mai ricevuto imposizioni su chi prendere, le scelte sono state sempre mie e mi sono sempre preso le responsabilità. Vorrei che oggi capiste che non sarà Baldini a condizionarmi o dirmi che devo fare. Prima che mi scegliessero sono stato chiaro “se mi volete sono questo, sennò avete sbagliato soggetto”. Baldini può essere una risorsa, perché vive il calcio a 360 gradi, ha fatto il mio lavoro, sa le mie difficoltà e le mie problematiche Se stasera mi chiama e mi dice: “Gianluca c’è la possibilità di prendere quel calciatore, se ti piace lo prendiamo”. Benissimo, questa è la collaborazione che deve esserci tra un consigliere ed un direttore sportivo. Qualora dovesse accadere il contrario non sarò più su questa sedia.
Ha visto entusiasmo in Zaniolo? A che punto è il rinnovo? 
Ha avuto un exploit importante, ma un finale di campionato non all’altezza delle sue possibilità. È uscito un po’ fuori dai parametri, che deve essere sempre concentrato, allenarsi, stare sul pezzo. Zaniolo è come tutti quelli che devono parlare di rinnovi e adeguamenti, saranno visti dopo un mercato importante. Lui un contratto ce l’ha e la società dovrà adeguarglielo e trattarlo come un calciatore importante. Però si fa presto a rendere dei miti calciatori che hanno appena fatto 15 presenze in Serie A. Andrei cauto, sono uno che ama la concretezza. Il ragazzo deve fare ancora tanta strada. Ha le qualità per diventare un top, se lavora bene e con umiltà, come tutti mi hanno detto si sia contraddistinto nei primi sei mesi di campionato, allora Zaniolo sarà il fiore all’occhiello, ma dovrà decidere lui. Dobbiamo farlo stare con i piedi per terra, perché si perde facilmente il senso della ragione a quest’età. Il sacrificio e l’abnegazione devono sempre essere messi sul campo. Credo che nell’ultimo periodo abbia un po’ smarrito questi concetti, nella prima chiacchierata che ci farò cercherò non di ridimensionarlo, perché le cazzate, come si suol dire, a vent’anni le fanno tutti, ma che capisca che deve migliorare e che ancora non ha fatto nulla.
 
Viene qui per vincere scudetti di bilancio o per vincere trofei?
L’ambizione fa parte della mia vita. Le sfide mi hanno sempre appassionato. Tanti colleghi mi hanno chiesto chi me l’ha fatto fare a venire qui, “puoi sceglierti qualsiasi squadra”. Fare il direttore sportivo alla Roma e lasciare qualcosa di importante, vale il prezzo della vita professionale. Cercherò in tutti i modi di fare qualcosa e raggiungere obiettivi importanti Non posso dire alzo un trofeo, sarebbe da stupido, a Roma oggi bisogna ricostruire, mettere fondamenta e cercare di rendere questa squadra vincente. Le cose non si costruiscono dall’oggi al domani, prima la casa si fa dalle fondamenta, non dal tetto, sennò le cade in testa. C’è da ricostruire qualcosa, un senso di appartenenza e giocatori che hanno voglia. C’è una discreta base, ci sono ragazzi con questi principi, poi il tempo è galantuomo e dirà se Petrachi è riuscito a raggiungere un obiettivo, se la Roma alzerà qualche trofeo. Non amo le chiacchiere, faccio parlare il campo, non sono social, colgo l’occasione per dire che non rispondo a nessun giornalista. Se qualcuno pensa di avere favoritismi, sbaglia. Alcuni giornali mi hanno fatto la guerra a Torino: non do spazio e il tempo a nessuno di suggerirmi un giocatore. Lavoro sul campo, sono attento ai particolari e non sono da scrivania, non do vantaggi a nessuno. Il più piccolo dei giornalisti deve avere la consapevolezza di essere trattato come i più grandi. Nei primi giorni che sono stato investito dell0incarico ho ricevuto 200 messaggi. Ho risposto a tutti allo stesso modo, potete leggere in diretta. Io sono fatto in questo modo, non guardo nessuno in faccia, faccio il mio lavoro, poi il campo dirà se ho dato una squadra a questa città e tifoseria che possa rappresentarli, ma lo dirà il tempo, al momento voglio solo lavorare.
Ha ricevuto qualche richiesta di non cedere alcuni giocatori della rosa? 

Il mister mi ha dato delle indicazioni su cui ci si sta basando, ma non le dico a voi. A volta capitano situazioni dove si può essere smentito, non farò nomi e cognomi. Il mister ha accettato perché ci sono calciatori su cui può lavorare e farli rendere meglio di quanto hanno reso la scorsa stagione.
Come procede la cessione di El Shaarawy?

Ho sentito il fratello, che fa l’agente con Pastorello, e gli ho detto che vorrei che restasse, è stato uno dei più positivi l’anno scorso. C’è da parte mia la volontà di potergli rinnovare il contratto. Bisogna capire però che non bisogna strafare. A tutto c’è un limite. L’idea di rinnovare il contratto con le cifre adeguate c’è, lo merita, ma se vuole strafare io non posso competere con i soldi della Cina. Se vuole rimanere alla Roma cercherò di accontentarlo. Se lui vuole andare perché lo riempiono di soldi ed alla Roma danno quelli adatti per comprare il sostituto, io non tengo nessuno con la forza.
Ci può spiegare cosa ha trovato Antonio Conte all’Inter che non c’è alla Roma? Perché non l’ha seguita alla Roma? 

Lo conosco da più di 30 anni, siamo entrati nel Lecce nel settembre del 1981, una vita fa. Antonio vuole vincere immediatamente, è in una dimensione tale dove arrivare secondo è una sconfitta. Forse l’idea di andare all’Inter l’ha vista come una squadra che ha qualcosa in più, dal punto di vista dell’organico e di prospettiva per vincere nell’immediato, per lui l’obiettivo è vincere lo scudetto. Sicuramente qualche piccola ragione ce l’avrà, magari sul fatto che la Roma deve ricostruire i perni sui quali improntare le prossime stagioni, ma io gli ho detto che vincere la sfida a Roma poteva valere i 5 scudetti con la Juventus o l’Inter. Vincere a Roma significa qualcosa di straordinario. Non sono stato lì a pregarlo o convincerlo. Sono stato il primo a credere in lui, quando ha fatto panchina all’Arezzo, chiamai l’allora DS dell’Arezzo e gli ho detto io di prenderlo che sarà l’allenatore del futuro. Lui è fatto così: non guarda in faccia nessuno quando c’è da vincere, neanche i fratelli. Lo apprezzo e lo stimo il professionista e l’amico, ma io, per come sono sentimentale e passionale, per come mi riconosco in questa piazza, mi piace il territorio, mi sento una persona del popolo, mi piacerebbe abitare in centro per poter respirarla per avere quella forza di trasmettere nei calciatori che arrivano cosa rappresenta questa tifoseria. Il fatto che abbia fatto un’altra scelta mi è dispiaciuto, mi sarebbe piaciuto fosse venuto qui da noi, ma credo che Fonseca può essere una sorpresa per voi e per noi. Sono molto contento, non tutto viene per caso. La sua scelta mi dà molta forza, lo ribadisco, ho molta fiducia in questa persona ed in questo professionista. Quando giocavo contro la Roma c’era qualcosa di diverso, avevo la pelle d’oca all’Olimpico, mi è rimasto dentro in tutti questi anni. La tifoseria, se convogliata di pensiero e di voglia, può essere l’undicesimo uomo in campo. L’ho patita da avversario, figurarsi per un giocatore che gioca con quella maglia. Credo dia emozioni incredibili, se riusciamo a capirlo tutti già siamo a metà dell’opera.
Ha avuto modo di parlare con Totti? 

Mi è dispiaciuto, Totti rimane la bandiera. È il simbolo di questa tifoseria e città, ha un senso di appartenenza grandioso. Mi sarebbe piaciuto averlo accanto. Ha fatto una scelta e da professionista non posso che accettarla. Mi dispiace tanto, è un bravo ragazzo e mi ha sempre fatto un’ottima impressione, da avversario ti faceva rosicare perché vinceva partite da solo. Averlo accanto da dirigente poteva essere un valore aggiunto per me. Tanti passaggi e cose che scoprirò con il tempo poteva farmeli prendere direttamente, il suo apporto poteva essere un valore aggiunto, è andata così e qualora volesse tornare io sono pronto ad accoglierlo.
Esistono possibilità di un ritorno di Strootman? 
Si fanno tante ipotesi, si buttano giù tante cose. Ci sono calciatori in uscita e si fanno valutazioni, alcune escono sulla stampa ed alcune no. C’è stata un’idea riguardo un nostro calciatore, ma è una cosa molto remota.
Ha parlato con Florenzi? Ci sarà più stabilità a livello di rosa e non vederli andar via in tanti? 
Non ho parlato con nessuno, solamente con Kolarov, che voleva chiedermi delle cose e l’ho invitato a parlare con me. Parlerò con gli altri quando ci raduneremo la prossima settimana. Florenzi rappresenta ed è il capitano. Il senso di appartenenza deve essere in ognuno di loro, qualcosa che hanno dentro. Io mi lego a quelli che hanno il senso di appartenenza, li voglio con me quelli che mi fanno capire, con i fatti, ma non con le chiacchiere. Sai quanti ne ho visti che baciavano la maglia dopo il gol poi entravano nello spogliatoio e dicevano di andar via? Non è il caso di Florenzi, lui per la Roma può dare la vita. Il senso di appartenenza non si fa con le chiacchiere e i proclami, la vedi dentro il campo, quando metti la gamba o la testa e rischi di rompertela. In quei 90 minuti do la vita per l’AS Roma Mi lego con i giocatori, non con quelli che si fanno male e fingono di avere il problemino, poi nella partita che conta fanno i fenomeni. Ci sono tante dinamiche nel calcio, che non emergono purtroppo e che nessuno può comprendere. Io ti posso dire che loro capiranno qual è il mio senso di appartenenza e tutti devono pensarla così. Se vedo qualcuno che fa il furbo ed il fenomeno non ha vita lunga qui.
De Rossi? 
Mi dispiace che abbia smesso di giocare, non so se continuerà. Magari troveremo De Rossi tra qualche anno che allenerà la Roma.
Preferisce giocatori già pronti o nuovi talenti? 
Le grandi squadre si costruiscono con giovani e grandi talenti, ai giovani devi dare tempo di poter crescere. Io vorrei inserire qualche giocatore con esperienza, che ti aiuta a far crescere il giovane, lo mette in una dimensione dove non ha tante responsabilità. Bisogna creare il mix giusto. Sicuramente io vado per una squadra giovane, di gamba e con forza. La nuova generazione è di un calcio fisico, meno tecnico di Scarchilli che vedo lì, lui era tutto tecnica e dribbling ma che andava a due all’ora ma era tecnico. Oggi il calcio è cambiato, se non sei strutturato, se non c’è fisicità ti spazzano via, ti tritano. Io cerco di impostare una squadra che abbia forza e fisicità. L’idea tattica fa la differenza, avete tutti in mente l’Ajax, ha dato bambole alle grandi squadre e ai grandi giocatori, perché sapeva quello che doveva fare e aveva il coraggio. Il gap tecnico che oggi Conte vede inferiore con la sua Inter, può essere ridimensionato e accorciato con la forza tattica che il nostro allenatore riuscirà a darci.
De Rossi non ha smesso, non rinnovato… 

È inutile guardarsi indietro, dobbiamo guardare avanti e far capire ai tifosi che vogliamo cambiare qualcosa. Io credo che dobbiamo basarci su quello che andremo a fare ed identificarci con una squadra che sta nascendo, con una mentalità una forza ed un coraggio diverso. Dovremo avere il coraggio di giocare a calcio diverso. È l’aspetto più importante su cui mi baso.
Mauro Icardi è un nome da fantamercato?
È un ottimo attaccante, è forte, ha le sue problematiche all’Inter, non so cosa ne faranno, il mercato lo saprà dire. Io non rispondo a situazioni di mercato esplicite perché sono omertoso nel fare calciomercato.
Ti piace una Roma di sciabola o di fioretto?

Io credo che non puoi scegliere, entrambe le cose servono in determinati momenti della gara: serve qualità ma anche chi salta a due metri e spazza via la palla. È un binomio che va unito, io amo il calcio offensivo, col recupero di palla immediata. Mi ha stregato con questo Fonseca. è quello che mi ha fatto capire che vuol fare. Se ogni calciatore sa quello che deve fare sei molto avanti, io mi auguro che i tifosi si rendano conto che la Roma ha una sua identità di calcio.
Termina la conferenza stampa.

Audio della Conferenza Stampa di Petrachi

Ultima modifica ilGiovedì, 04 Luglio 2019 19:07

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