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updated 9:38 PM CET, Dec 12, 2018

Una Napoli da non perdere

994215 467700129989723 71271365 nConcentriamoci su quest’affermazione prima di tutto: Napoli non ha limiti, e lo dimostra il fatto che i partenopei hanno contribuito alla formazione di una civiltà colorata e impegnativa che va sempre oltre la sospirata banalità del male, ma che non si deve smettere di tutelare con quella sana voglia d’appartenenza, pertanto è indispensabile una dimora indimenticabile per non disperdere quest’ultima, di ampio respiro interpretativo per accentuare l’originalità della speranza popolare. 

Ci ritroviamo a dover patrimonializzare con testimonianze sull’aspirazione romantica, di persone che hanno cura di una città alla ricerca di risposte non per forza deprimenti, continuando a ricamare la percezione di una presenza avanguardistica.

 

A Napoli serve assolutamente ripulire una veste comoda e sensoriale che rappresenti una tenuta ridente e poetica, da rilanciare al cospetto del fango buttato da opinionisti perlopiù fuggiaschi, purtroppo anche di primordine, sulla passione ricreativa che smuove gli animi d’innumerevoli individui, poveri e ricchi ma comunque legati dall’emarginazione scaturita dalla scaltrezza, di malafede, nel rendere gigantesca e conveniente, alle istituzioni esterne e secolari, una vera e propria matassa d’interessi materiali.

La questione dell’identità è centrale se la si materializza in tutte le forme espressive, ma con l’idea, che deriva dalle origini come altrove, di avere possibilità di scelta, opportunità da cogliere al volo osservando e sognando, affinché si esiti a gettare le cose sfiorite e sbiadite.

942065 460265837399819 1029718429 nPermangono semi rifiuti di un’amorevolezza a lungo andare, da cui trarne anche profitto, ch’è così difficile esporli perché frutto di una complessità tematica, certamente foriera d’immagini malinconiche e curiosità di natura linguistica spiazzanti e giocoforza trascinanti, ridotta però dagli eventi di un tempo come l’odierno che, non conoscendo soste, polverizza tesori di un ricordo a portata di mano, che magari non c’eravamo accorti che fossero di facile consegna!

A raccoglierli, con tenacia emotiva a tal punto da richiedere giustamente uno spazio museale bello in vista che non sia casa sua, ha provveduto unicamente il signor Gaetano Bonelli, giornalista di professione e collezionista instancabile da trent’anni a questa parte di attestazioni, oggetti e gingilli che caratterizzano un’opera nient’affatto prosopopeica, e quindi soggetta maggiormente al vandalismo più becero, che analizzandola con dedizione rappresenta la storia di Napoli spesso e volentieri succube di una cattiva gestione dei beni pubblici, rafforzata da investimenti col contagocce.

Potremo definirci profondi credendo in celebrazioni o documentazioni di un’emozione nei confronti di civiltà fondate, evidenti, sapendo se il progresso possa o no alterare la coscienza collettiva, di modo ché una persona estranea non la si ritenga a priori impostora.

Questa napoletanità, già riconosciuta da tutti, facendola riemergere a ogni minimo dettaglio capace di offrire un diversivo meraviglioso dacché scapricciatello, può riprodurre la qualità, che ci manca ancora, d’intendere bene, appieno, affetti e conoscenze per non fuorviare o mancare proprio di rispetto a chiunque, in caso di solitudine, sia in grado di affascinarti.

1044967 460266077399795 489057310 nUna manifestazione d’interazione sociale richiede la mappa completa sui dubbi circa quello che siamo, magnificamente ci potremo sentire così liberi d’inorgoglire vite generose, di far durare uno spirito d’iniziativa alla luce di centri artistici e culturali.

Una memoria va resa piacevole attribuendo ai luoghi percorsi informativi che facciano comprendere e pensare, con la ricerca anche della retorica, rivedendo certi meccanismi protettivi che non stabiliscono un contatto tra le generazioni, riprendendo la responsabilità del vissuto per non cascare in un conformismo ansiogeno, che non solletica vanità alcuna nella gente, soprattutto nei giovani che stanno perdendo la voglia di raccontarla per consumare d’istinto il senso dell’umorismo.

Evochiamo tradizioni nel difficile trattamento delle integrazioni, con comunità a rischio d’estinzione per una miseria da tradurre in positivo e non essendo obbligati a stereotipizzare, dunque avvicinando le verità col fare la storia, con la resistenza all’irreale.

Ultima modifica ilLunedì, 18 Agosto 2014 18:01

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