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Cosa bolle in provincia?

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In un contesto prettamente provinciale, al calar delle tenebre, non possiamo solamente preoccuparci della tossicodipendenza; dapprima quel che allarma è insito alla maniera di procacciarsi denaro per acquisire la droga per l’appunto, cioè rubando d’istinto o con premeditazione, e peggio ancora se a esigerla è un soggetto che si professa donna in tenerissima età, fino a sentirsi sessualmente acconsenziente all’eccesso, negli abissi di un ritrovo materialmente tendenzioso, avente a che fare con della compravendita che non passa mai in giudicato, che influenza alle spese dell’educazione come della cultura che non vengono più imposte né tantomeno promosse.

Chi fa la morale oggi mente all’origine, dato un pudore nient’altro che apparente, formato da comportamenti corretti, tenuti relazionandosi socialmente, apertamente; tanto d’ascoltarlo piacevolmente quando condanna il suo esatto opposto, con una reputazione dunque così inattaccabile da essere in grado amabilmente di… commettere atti a dir poco impuri, purché non lo si dia a vedere!

Una volta appresa la differenza tra la copulazione e il sentimento che dovremmo portarci dentro, è come se invece cadessimo nel vuoto.

In effetti occorre pazientare per tornare indietro con l’età, consci di un destino dettato in fondo dallo sbaglio effettuato all’inizio di una vita.

Ciò che si concretizza nella privacy rasenta l’irraggiungibile, a causa di uno stato di pigrizia mentale duro da decifrare; dovendo allora sperare nella tacita riproduzione del senso compiuto, svolgendo un’attività pressoché sportiva senza pretendere granché economicamente se si parte sfiduciati.

L’entusiasmo d’altronde è frutto di un coinvolgimento che si frantuma in innumerevoli lacrime di solitudine incentivabile vantandosi dell’ignoranza che converte il singolo individuo in frasi fatte che a sua volta attraggono fedelmente una massa popolare, passiva.

La negatività viene evidenziata quando dei microscopici cuccioli con le ali, alle dolci dipendenze d’investitori elevabili con faciloneria, senza dar retta alle capacità che di per sé si possono sviluppare, molestano i soggetti che desiderano l’autonomia infamandoli e offendendoli in chiave teorica… ed è così che si definisce l’antipatia al crollo dei favori, alla riprova di un vittimismo esercitabile all’estremo, a forza di alimentare il senso dell’avventura bestialmente, roba d’appassionarsi di colpo.

Eppure l’umanità non la si può considerare un materasso su cui far sprofondare l’Io all’ennesima potenza, ottenuta magari sprecando il denaro per giunta solo promesso, fino a debellare il domani dai propri affetti; in mancanza di quella solidarietà che ci dobbiamo meritare senza ritrarre della delinquenza che può spuntare invece per una necessità improrogabile.

Nulla abbiamo da incattivire se si vuol comprendere che quanto c’è da consumare lo si è acquisito faticando, col dispiegamento di energie imprescindibili al fine di elaborare del nutrimento seppur discutibile (vero Briatore?).

L’illusione s’involve se non c’indichiamo a vicenda degl’impegni da mantenere col piacere di possedere qualcosa, per non precipitare nell’apatia che si ricrea essendo eccessivamente facoltosi.

Serve eccome quadrare i conti, ma alla luce di spese che sortiscano dei vantaggi, e dunque la possibilità di selezionare delle opportunità per ingrandirsi senza far del male agli altri.

Sciogliere un’ampia sfera di conoscenze nel calderone della realtà è un’operazione entusiasmante per la ragione che si applica riconoscendo appieno l’onestà, a scanso del banale; osservando l’essenziale nelle sue innumerevoli e varie sembianze per rimanere sorpresi dal respiro da fare per un buon proposito troppe volte sovrastato dalla velocità d’azione.

Velocità d’azione che si lascia sentire, odorare, per un’impressione che precede la consapevolezza della medesima, mortificando sul nascere l’umanità, questa incontrastata miseria terrena in cui è difficile oramai identificarsi per ricomporre dei riferimenti, che pertanto c’inghiotte e basta.

E difatti lanciamo delle grida nel bel mezzo dell’indifferenza, perché si cessa d’esistere comunicando il futile.

La massa incita l’individuo a esprimersi sempre più male, dato che si è imbruttita puntando sull’inesistenza dell’improprio essere, distruggendo senza pensarci due volte tutto ciò che disgusta; cosicché i sentimenti si ammutoliscono dacché siamo costretti a parlare sul serio, per trovare il miglior modo di rinnovare le ambientazioni e gli strumenti, e rispolverare almeno un’indole democratica, ovvero il convincimento da far ricadere sulla possibilità d’indirizzare l’individuo verso la via dei propri sogni, a costo di morire (vero dj Fabo?). 

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