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Da una penna tricolore

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Oggi anche la figurina di Cristo in croce ha a che fare con un elemento extra, per mezzo del quale i fedeli immaginano l’ultimo respiro esalabile da chissà quale essere sublime, mentre gl’infedeli ci constatano una pena eccessiva per quelli che sono destinati a morire, e i fantasiosi ci si divertono sopra… e anche sotto.

Esclusivamente i rifiuti umani, coloro che sono nati in misura dell’odio originato ovunque, non riescono a comprenderlo, nonostante i maggiori tramiti e i giochi per cui l’importante è partecipare, che persino a scanso della meritocrazia e della malavita si realizzano, e semmai una volta determinato l’indispensabile, ovvero: le cure mediche, l’istruzione e l’agevolazione dopo aver lavorato per una vita.

Tutto ciò lo stiamo accettando a capo chino, a causa di una sopraffazione senza se né ma generata dal denaro piuttosto che dalle conoscenze sistematiche.

In pratica saremmo in grado di ribellarci e di rovesciare dei poteri se non fosse che abbiamo scelto inconsapevolmente di legarci a una nazione capace di minimizzare i suoi cittadini fino alla solitudine e alla ricerca di una fuga all’estero per soddisfare delle necessità; senza contare l’incompetenza che non ci permette di rimediare alla suddetta situazione ch’è rilevante dacché sembra impossibile riunirci come si deve.

L’educazione consiste principalmente nella voglia di evolversi dell’umanità, che pulsa in ogni dettame del sapere, eppure non si riesce più a intendere la fenomenologia di un disagio, col pessimismo che può dipendere dalle mode che variano come dalla massa che regredisce.

Pertanto, dobbiamo preoccuparci delle analisi su di un’opera propria, da fare in giro, in ogni salsa e soprattutto in assoluta buonafede, cioè realmente, a tu per tu, al fine di vendere quello che si è creato prima di tutto ai soggetti competenti, cioè talmente rispettosi da esaltarlo e basta; invece di ricevere un bel niente, cioè in formato like.

Che cosa ce ne facciamo del giudizio?

Nessuno si deve permettere di giudicare la creatività, anzi la crea(t)tività, perché nessuno oramai è in grado culturalmente di condannare, di perdere e ricominciare daccapo, a muoversi, credendo un giorno di vincere della combattuta dignità!

Ciascuna fede (calcio a parte) propriamente non suscita una sorta di emozione da cogliere meravigliosamente, al volo, alla portata della gente… cosicché è importante notare la loro animosità interna ai paesi che le ufficializzano, prima di fare dei doverosi distingui.

D’altronde in una residenza che prende fuoco abbiamo modo di salvarci semplicemente scatenando la forza dell’acqua (un’ipotesi comunque inverosimile) o fuggendo senza far sollevare il benché minimo pensiero.

Il disinteresse conseguente all’essere troppo fieri di sé ci travolge fino a perdere di vista il controllo delle nostre azioni, in effetti chi si può ritenere evoluto opportunamente diffida al 50% del sentito dire sulla sua buona causa, eppure se la sa lunga coglie il giusto senza tirare una moneta per far uscire testa o croce (che poi la si perda in balia di un gratta & vinci, beh, lasciamo stare).

Quello ch’è scontato risulta dalla bravura nel mantenere per tanto tempo il pathos in un racconto per cui si pecca a sondare i caratteri dei protagonisti.

Strano quindi che nel mondo ancora non sia passato un giorno a forza di dedicarlo all’idiozia; cosicché quelli che se ne freg(i)ano di cotanto elemento dichiarerebbero d’essere vivi dentro, con un documento d’identità spiazzante, ritrovabile semmai infastidendo ripetutamente, magari gettando fango sugli altri, come a percepire nient’altro che l’ultima occasione per emergere, senza importarsene del vuoto di contenuti che riproducono in assoluto, poiché contenti di appartenere ufficialmente alla natura degli eventi!

Piuttosto un cuore lo si deve far battere spostandoci da una parte all’altra di un progetto concretizzato.

Evitando di nuocere coi misteri dovuti dagl’istantanei dissipamenti di cari casi umani, non essendoci una valida ragione, a causa di una condizione propria che la si migliora chiedendo in fondo aiuto.

E’ possibile divertirsi a comprendere senza andare oltre il buonsenso, lambendo un confine del genere che lo si ricava ampliando l’umana accettazione, a rischio pure di soffrire l’incoerenza.

Pertanto occhio alle richieste che formuliamo, che si può cadere in un precipizio qual è un Sì, da risalire poi assistendo perlomeno alla serata finale del festival della canzone italiana…!

E ciò significherebbe leggere una storia grondante di amorevole retorica tutta d’un fiato, per divenire esperti di gossip e… non solo!

La voglia di cantare per misurarsi popolarmente si riferisce a un impasto tricolore da sbattere prima o poi sulla scrivania di un intellettuale.

Di un individuo che si esprime per professione, cioè per il bene di tutti, ma che si annoia di andare alla ricerca di una follia qual è approfondire la situazione reale in una serata…!

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