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AL VOTO! AL VOTO! “SEMPRE SE CI ARRIVI!”

12985598 1048018871934808 9114201838560537960 nREFERENDUM 17 APRILE 2016 TUTTI AL VOTO!

Qualcuno deve aver preso troppo sul serio l’invito di non andare a votare e ha deciso che dove non arrivava l’invito, doveva arrivare l’ostacolo fisico, la barriera architettonica come strumento di induzione al non-voto.
Scuola Angeli della Città - Via Monte Cardoneto Municipio III – Roma (culla della civiltà).
Il solito rompicogl… ehm… diversamente abile che vuole andare a votare… e no eh... E che mò volete pure votare? Vabbè va… facciamoli contenti, facciamoli votare.
“Prego signore entri pure”
“Fornisca il documento”
“Ecco la sua scheda e la sua matita”
“Prego, si accomodi alla cabina n. 2”.
Si certo… com’era? In Finlandia forse… in Svizzera forse…  ma da noi no!

Da noi… semo sempre quelli… lì romani… duemila anni de storia alle spalle… da noi i disabili… o diversamente abili… votano nell’androne della scuola… e che gli serve la cabina elettorale? Naaaaaa.
Diamo i contorni a questo teatrino: impossibilità di raggiungere fisicamente il piano dove erano ubicati i seggi (si chiama barriera architettonica, temporanea o permanente), e non avendo predisposto una cabina elettorale con seggio apposito per diversamente abili (si chiama ottusità e scarsa intelligenza), al disabile in questione, viene allestito all’impronta un banco di scuola, e posizionato nell’androne della scuola stessa, in bella vista, senza alcun paravento (si chiama violazione dei diritti dell’elettore), senza alcun mezzo di tutela della segretezza del voto, se non quello della mano messa davanti alla scheda, peccato che qui non stiamo giocando a “nomi, cose, fiori, frutta, città” e ti devi proteggere dal compagno di banco che ti copia e ti frega i 10 punti, ma stiamo mancando di rispetto a chi di rispetto già ne gode poco nel quotidiano.
Certo, circondato dalla cortesia e gentilezza delle forze dell’ordine sul posto, in questo caso la Guardia Forestale, ma il problema rimane, e l’oltraggio alla dignità pure.
Il disabile in questione, quindi,  che fa?
Gira i tacchi…ehm… le ruote e se ne va? NO! VOTA! SI, VOTA!
VOTA perché nonostante tutto (nonostante la vergogna di un paese, il minuscolo è d’obbligo, che non è in grado di garantire i diritti sacrosanti alla dignità, al rispetto, al valore umano, figuriamoci quello politico), ci crede… crede nella possibilità che il suo singolo, unico voto, possa contribuire a cambiare le cose, possa essere uno dei tanti che forse un domani potrà fare la differenza. La differenza in un paese che non è più degno di essere definito tale, il paese dei cittadini di serie A e di serie Z, il paese del “Ma che me frega, basta che non mi tocchino il mio orticello”,  il paese che si dimentica di chi rimane un passo indietro perché non ce la fa da solo.
Quel banco di scuola, nell’androne in bella vista, è l’emblema della diversità.
Quel banco di scuola è l’icona di quello che vivono tutti i giorni i diversamente abili. Oggi è il seggio elettorale, ieri era la pedana dell’autobus, ieri l’altro era il gradino davanti all’ingresso del municipio, oppure la rampa del marciapiede ostruita da una macchina parcheggiata. Domani cosa sarà? L’isolamento più totale?
A poco serve la retorica, a poco serve l’indignazione nel leggere queste parole, a poco servono le promesse mai mantenute, non c’è molto che tolga il cono di luce abbagliante puntato su quel banco di scuola.
Facile dire “Eh beh... ma potevi protestare… potevi chiamare il messo comunale, o rappresentante del Sindaco, che deve essere presente in ogni plesso, e pretendere da lui che chiamasse il Comune per far allestire all’impronta un seggio elettorale adatto alle tue esigenze. Possibile che siete solo capaci di lamentarvi?”
Sì certo… devi protestare per veder garantiti i tuoi diritti… siamo alle solite, anzi scusate… siamo in Italia.
E ora chi glielo dice a quel disabile, che il suo voto non è valido?
Sì, perché per legge, nulla può uscire dal seggio elettorale: non può uscire la matita, non può uscire la scheda, non può uscire nemmeno la cabina, non si può votare al di fuori del seggio elettorale, pena la nullità della scheda stessa.
Sì ma… se il disabile non può accedere al seggio come si fa?
Ah beh… semplice… non vota.
Togliamogli anche questo diritto… dai dai che se continuiamo cosi riusciamo piano piano a toglierglieli tutti… siamo già a buon punto... arriveremo anche a togliergli la parola… ci vuole solo un po’ di pazienza.
Mi sa che glielo dico io che il suo voto non è valido, e mi sa pure che gli dico che può fare una bella denuncia all’Ufficio Elettorale di competenza.
Il suo voto magari non è valido, ma il suo nome vedrete che se lo ricordano.
Così come si ricordano il mio.
E io sono un problema.

Ci vediamo il 5 giugno.

Legge 15 gennaio 1991, n. 15
"Norme intese a favorire la votazione degli elettori non deambulanti"
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni anche circa l'accessibilità dei seggi elettorali. Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali devono essere disposti in modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto contenente le liste dei candidati, di votare in assoluta segretezza, nonché di svolgere anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante di lista e di assistere, ove lo vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere predisposta almeno una cabina per consentire agevolmente l'accesso agli elettori anche se disabili e deve essere previsto un secondo piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa ottanta centimetri, o un tavolo munito di ripari che garantisca la stessa segretezza. I seggi debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il noto pittogramma della carrozzina, tramite percorsi accessibili. I comuni devono provvedere al censimento delle barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono intervenire di conseguenza allo scopo di evitare che si ripresenti la stessa situazione nelle successive consultazioni.

Ultima modifica ilLunedì, 18 Aprile 2016 14:18

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