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updated 10:17 AM CET, Mar 20, 2019

INTERVISTA A RICCARDO PORCEDDA

IMG-20130716-WA0000 LA VITA DI UN GIOVANE CHEF

Un viaggio tra i giovani cagliaritani che riescono a raggiungere i propri obiettivi professionali in un mondo che sembra lasciare sempre meno spazio alla realizzazione dei propri sogni.

 

In questo periodo segnato dalla crisi finanziaria, dal forte tasso di disoccupazione giovanile, c’è ancora chi non si arrende e non butta al vento i propri sogni e speranze.

C’è ancora chi con forte determinazione e volontà decide di far della propria passione un lavoro. Basta crederci, volerlo fermamente e indirizzare ogni desiderio e fatica verso il proprio obiettivo lavorativo.

È questo il caso di Riccardo Porcedda, 22 anni, giovane chef cagliaritano, ex allievo del prestigioso corso di cucina d’autore presso l’Accademia Casa Puddu tenuto dallo chef Roberto Petza.

Riccardo ha sempre avuto la passione per la cucina. “Mi ha sempre affascinato questo mondo. Credo sia una passione trasmessa da mio padre, infatti, da piccolo stavo sempre con lui in cucina, seduto su uno sgabello e lo guardavo mentre cucinava. Quando restavo da solo, di nascosto per la paura che mi venisse impedito, provavo a rifare i miei piatti preferiti che mi cucinava mio padre. Purtroppo quando io avevo 11 anni, mia madre ci ha lasciati, quindi a casa faceva tutto papà e tra le tante cose sapeva cucinare benissimo e in maniera creativa. Apriva il frigorifero e con pochi ingredienti riusciva sempre a creare piatti nuovi, poi quando sono diventato più grande, al ritorno da scuola, se papà tornava tardi dal lavoro, provavo una soddisfazione immensa a cucinare per lui, perché si stupiva sempre della mia vena creativa in cucina”.

Riccardo, quando hai preso in considerazione l’idea di far della tua passione un mestiere? 

Dopo essermi diplomato al liceo scientifico, mi iscrissi in economia e commercio. Seguii le lezioni per qualche mese, detti qualche esame ma non ero particolarmente entusiasta. Un giorno invitai degli amici a cena e uno di loro stupito dai miei piatti elaborati e dalla mia giovane età mi parlò, due anni fa, del corso di alta cucina tenuto da Roberto Petza. La notte, si sa, porta consiglio e, infatti, la mattina seguente parlai del corso a mio padre che ne fu subito convinto. Fu così che mi trovai con un originale cappello da chef e la divisa, a seguire il corso, durato circa sei mesi, durante i quali non imparai solo segreti e tecniche di alta cucina, ma crebbe questa mia passione e iniziai a provare un sentimento puro per ogni mia “creazione”. Mi stupivo nel vedere che effetto la mia cucina provocava negli altri anche se si trattava di un piatto semplice, reso unico magari con qualche accorgimento”.

Il mestiere del cuoco al giorno d’oggi sembra essere molto ambito, soprattutto dai giovani i quali cercano una sicurezza economica e un mestiere di prestigio. Vuoi spiegare ai nostri lettori come è cambiata la tua vita in due anni?

 IMG-20130716-WA0001 Lavorare come chef è bellissimo e appagante sotto ogni punto di vista. Ma non è tutto rose e fiori come può sembrare e soprattutto non è facile. È indubbiamente un mondo bellissimo, fatto di profumi e colori, ma non ci sono solo quelli. Grazie ai nuovi programmi tv dedicati ai temi culinari, molti chef sono diventati ormai delle celebrità e di riflesso il mestiere ha assunto molta più importanza e prestigio. Ma queste sono solo alcune delle sfumature di una carriera nel mondo culinario. È un lavoro fatto di rinunce e fatica, soprattutto alla mia età. I miei coetanei escono la notte, si divertono, mentre io entro in cucina e spesso non vedo la luce del sole. Ogni giornata non sai mai come volgerà a termine, perché ogni giorno è una sfida, una lotta in particolare con se stessi! Molte volte arrivano lo sconforto e la voglia di mollare tutto. Ma come ogni cosa c’è il risvolto della medaglia: arrivano le prime soddisfazioni e capisci allora che la tua determinazione e ambizione potranno portarti lontano. È un lavoro che ti può far girare il mondo, farti vedere posti e realtà diverse e farti crescere. A me personalmente ha portato a Montreal in Canada, in cui ho lavorato in un ristorante di uno chef italiano che mi ha dato l’opportunità di sperimentare e proporre piatti tipici sardi, cosa che mi ha inorgoglito particolarmente, vista la ricchezza della nostra tradizione culinaria”.

Riccardo, verso quale stile hai orientato la tua cucina e perché?

Ho scelto la Nouvelle cousin, forse perché rispecchia il mio modo di vivere: la ricerca della perfezione, dell’equilibrio e del bello, forse per il mio essere perfettivo e narcisista. Il poter creare dal nulla piatti sofisticati, così come un semplice gesto, talvolta cambia le nostre giornate. Riuscire a fare di una carota o di una patata, semplici elementi base della nostra cucina, un piatto da lasciare a bocca aperta, io lo considero un’arte!”.

Chi ti senti di ringraziare oggi per essere arrivato fino a qui?

Sicuramente mio padre. Non solo per la sua bravura in cucina, ma perché per me è un maestro di vita a cui affiderei il mio mondo in mano. A mia madre, che ha sempre incoraggiato ogni mia velleità e che sento sempre vicina a me. E Roberto Petza, il mio maestro, a cui devo tanto e continua a essere un modello di ispirazione per me”.

Cosa diresti ai giovani che come te hanno delle forti ambizioni? 

Gli direi di lottare e crederci soprattutto. Di non abbattersi mai e non considerarsi sconfitti se ci saranno degli ostacoli. Penso che chi davvero orienti i propri sforzi verso degli obiettivi precisi e ci mette passione, alla fine riuscirà ad arrivare dove vuole”.

Ultima modifica ilMartedì, 19 Agosto 2014 14:09

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