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updated 3:39 PM CEST, Jun 23, 2019
Cucina

Cucina (33)

Pasqua tra simbologia religiosa e tradizioni familiari

uovaSiete pronti per la Santa Pasqua?  Manca una settimana e sicuramente state pensando a cosa organizzare per la festa liturgica più importante per il cristianesimo. Si celebra, infatti, la resurrezione di Cristo avvenuta tre giorni dopo la sua morte in croce. Momento di gioia successivo al dolore della morte avvenuta per la salvezza di tutto il mondo cristiano. Anche le campane delle chiese che “tacciono” il Venerdì e il Sabato Santo (per ricordare la morte di Gesù) sono sciolte il giorno di Pasqua a significare gioia e nuova vita per la risurrezione di Cristo. La parola “Pasqua” deriva dalla Pasqua ebraica, ma per gli ebrei ha il significato di liberazione. La celebrano per ricordare l’esodo del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè, che dettò la scelta degli alimenti e la loro preparazione.

Un pasto alternativo per Pasqua

Pasqua-vegan

E' possibile iniziare a fare la pace con il pianeta apparecchiando per Pasqua un pranzo vegan: è un'impresa più semplice di quello che si crede, dal valore simbolico (oltre che gastronomico) fortissimo.

La tradizione ebraico-cristiana di mangiare agnelli o capretti per Pasqua poteva avere un senso in un mondo di decine di migliaia di pastori nomadi o anche di decine di milioni di contadini. Non ha più senso in un mondo urbanizzato di miliardi di persone.

La carne ovina e caprina ha un minore impatto ambientale di quella bovina, ma per le culture umane sono  importanti anche i gesti simbolici.

Pasta con i carciofi

carciofiLa pasta con i carciofi è uno dei miei piatti preferiti, ed essendo in piena stagione di carciofi non potevo non darvi la mia ricetta per una più che gustosa ricetta di stagione.

Primo piatto economico e salutare, la pasta con i carciofi è davvero ottima e semplice da realizzare, l’unica accortezza da usare, per preparare questa ricetta, è quella di utilizzare un paio di guanti quando pulite i carciofi altrimenti le mani diventeranno nere.

Torta Margherita

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perfetta per preparare una torta decorata in pasta di zucchero.

Ingredienti:

150 g di Farina
4 uova
150 g di zucchero
70 g di burro
120 g di Fecola
1/2 bicchiere di latte
1 bustina di lievito
1 limone
zucchero a velo
un pizzico di sale


Preparazione:

    Montare a neve gli albumi con un pizzico di sale
    Montare i tuorli con lo zucchero
    Aggiungere il burro ammorbidito a temperatura ambiente
    Aggiungere al composto anche la farina, la fecola e il lievito setacciati
    Aggiungere la buccia del limone grattuggiato
    Unire il 1/2 bicchiere di latte e mescolare
    Unire anche gli albumi montati a neve, facendo attenzione a non smontare il composto
    Imburrare e infarinare una teglia
    Versare il composto
    Cuocere in forno a 180° per circa 50 minuti
    Una volta cotta spolverare con zucchero a velo a piacere

Buon appetito!

Alimentazione tra etica e filosofia: vegan

banchi supermer verduraQuando la scelta della non violenza è per la persona una vera e propria filosofia di vita, tutti gli atti compiuti devono avere comportamenti coerenti anche a costo di apparire intransigenti. L’amore e il rispetto per ogni forma di vita è legato al profondo amore e rispetto per la natura che ci circonda. La natura va salvaguardata e difesa e le persone che operano concretamente in tal senso sono degne di ammirazione. Chi crede fermamente in questi valori di solito adotta un'alimentazione vegana.  L’alimentazione vegana va oltre la dieta vegetariana. Quest’ultima elimina carne e pesce, ma non i loro derivati come uova, latte e formaggi. Il vegano, proprio perché persona contraria a ogni forma di violenza non ammette la macellazione di animali a scopo alimentare. Il vegano riconosce nella stessa mungitura del latte e negli allevamenti di galline per la produzione di uova delle forme di violenza e come tali non le accetta. Pertanto si nutre principalmente di legumi, riso, latte di soia, latte di riso, latte di mandorle, verdure e frutta. Il vegano combatte con tutte le forme di non violenza a disposizione l’impiego di animali per le sperimentazioni scientifiche. Non utilizza scarpe o cinte di cuoio come abbigliamento, a dimostrazione che si può vivere tranquillamente nel più totale rispetto dell’ambiente e degli animali. Ormai è dimostrato che attraverso un uso equilibrato di tutti gli alimenti vegani a nostra disposizione, il nostro organismo può disporre delle sostanze nutritive fondamentali per il benessere del nostro organismo.
Inoltre con un po’ di fantasia è possibile elaborare delle sfiziose e buonissime ricette. Cerchiamo quindi di rispondere a una domanda che spesso il vegano si sente rivolgere dal carnivoro convinto:
“Ma cosa mangi?”E’ difficile immaginare una cucina senza carne, spezzatino, pesce, salumi, formaggi ma in realtà molte cose sono le stesse che mangiano i carnivori, altre sono simili e con un po’ di fantasia si possono creare pietanze gustose. La mattina a colazione la scelta è tra latte di soia o di riso o di mandorle o d’avena associato a biscotti che si possono comprare anche nei supermercati anche questi senza latte, burro e uova.
Basta leggere con attenzione le etichette. Se volete invece produrre da voi i dolci per la colazione, la scelta è varia. Potete preparare a esempio degli ottimi mini plumcakes alle mandorle con la sola accortezza di sostituire il burro con olio di semi di girasole, il latte con il latte di soia e, al posto del lievito chimico, il cremor tartaro che conferisce ai lievitati un’estrema morbidezza senza appesantire il dolce e senza lasciare retrogusti particolari. E’ un sale acido che può essere utilizzato da solo o con aggiunta di bicarbonato di sodio.ratatouille4 E’ fondamentale per la preparazione dei lievitati destinati agli intolleranti al glutine ma anche ai vegetariani e vegani poiché il lievito chimico spesso contiene uno stabilizzante, E470a, derivato da bovini o da suini e quindi in antitesi per chi vuole seguire un regime alimentare senza carne. In teoria, ma anche in pratica, ogni ricetta
tradizionalepuò essere modificata in ricetta vegana. E la stessa cosa vale per i primi piatti. Si possono preparare delle ottime lasagne al ragù. Per la pasta s’impastano 400 gr di farina 00, 8 cucchiai di olio evo, 2 cucchiaini di sale, ½ cucchiaio di curcuma (per dare un po’ di colore alla pasta) e ¾ di tazza di acqua calda. Se invece volete sostituire l’uovo, utilizzate l’agargar, un cucchiaio ogni 100 gr di farina sciolto in acqua. Viene estratto da alcune alghe marine ed è noto come gelatinadel Giappone. Oltre alle notevoli proprietà fitoterapiche, viene utilizzato anche in cucina come addensante. Il più pregiato è l’Agar agar del Giappone. Per il ragù vegetale preparate una buona salsa di pomodoro e aggiungete quando il sugo bolle 200 gr di granulato di soia. Diluite il vostro sugo con una giusta quantità di acqua per evitare che si addensi troppo. E le proteine? Come vengono assunte nella dieta vegana?  Questo sicuramente è uno degli aspetti più controversi e contestati dal mondo medico scientifico perché la non assunzione di proteine animali porta a lungo andare carenza di calcio, ferro, zinco, vitamina B6, vitamina B12, vitamina D e vitamina B9 (acido folico). Per questo non è raro che a un vegano sia consigliato di assumere integratori alimentari soprattutto nella donna in stato interessante l’assunzione diventa irrinunciabile. Ma con un'alimentazione bilanciata, attenta e scrupolosa il fabbisogno giornaliero di proteine si raggiunge aumentando il consumo di proteine vegetali. Se una persona che pesa 70 chili con una dieta ricca di alimenti con proteine di origine animale, deve consumare giornalmente 56 grammi di proteine, una persona che consuma solo proteine vegetali ne deve consumare una quantità proporzionale al suo peso forma. In altre parole se peso 70 kg, devo consumare 70 gr. di proteine. fagioli nel piattoGli alimenti da cui possiamo ricavare  proteine vegetali  sono: ceci, fagioli, soia, piselli, lupini e lenticchie per quel che riguarda la categoria dei legumi, farro, frumento, farina di soia e seitan per quel che riguarda la categoria dei cereali e poi altri alimenti quali alghe, tofu, frutta secca e patate. Vi consiglio alcuni siti da cui trarre spunti per ricette gustose:  www.veganriot.it  e www.veganblog.it. Ho scoperto ricette interessanti sicuramente da provare. La creatività in cucina non ha e non deve avere limitazioni e una corretta e sana alimentazione deve essere sempre perseguita. Ho anche visto  documentari e filmati sull’argomento macellazione degli animali ed è  indubbio che vedere come un animale è trattato fa venire molti sensi di colpa quando si taglia poi un pezzo di carne nel proprio piatto. D’altro canto l’esperienza vegana coinvolge le persone di tutto il mondo a 360 gradi anche le più famose. Personaggi nella storia quali Pitagora, Leonardo da Vinci, Tolstoi, erano vegetariani. Ghandi per scelta e non per religione fu prima vegetariano e in seguito vegano.  Tobey Maguire, interprete dell’UomoRagno è vegetariano dal 1992. Anche JoaquinPhoenix, indimenticabile Commodo nel film Il Gladiatore, rispetta il diritto degli animali e attraverso il suo esempio e stile di vita molti dei suoi amici sono diventati vegetariani. 

Bibliografia:

www.vegfacile.info/mangiare-vegan.html

www.Veganblog.it

www.lacuochinasopraffina.com/come-fare/il-cremor-tartaro.

nevanevae.wordpress.com/2012/01/21/lasagne-vegan/

www.albanesi.it/Alimentazione/vegana.htm

http://proteinetotali.it/quantita-giornaliera-di-proteine

http://www.benessere360.com/proteine-vegetali.html

http://www.vegfacile.info/vegan-famosi.html

Dolci e festività - Natale italiano

La tradizione nei dolci regionali natalizi.


La cucina nel periodo natalizio non è solo golosità e godimento del palato, ma rappresenta la storia di persone che nell’ambito di paesi, città e regioni si tramanda di generazione in generazione nel rispetto assoluto delle tradizioni. Parliamo quindi di cultura delle popolazioni inquadrata nel periodo natalizio e di come dalle origini siano state create delle ricette dedicate a questa importante festività, che con il tempo si sono perfezionate e migliorate sino ad arrivare ai giorni nostri. Trattasi solitamente di cucina povera, ossia realizzata con ingredienti semplici e poco artificiosi, ma che hanno nel loro gusto, il grande punto di forza. Ogni regione ha dei piatti specifici che nel periodo natalizio sono proposti. Specialità che oramai sono strettamente assimilate al Natale, rappresentano veramente un tutt’uno con la festa religiosa. Oltretutto dobbiamo anche considerare che la tradizione natalizia di ogni regione italiana è vissuta in base a storie, aneddoti e riti religiosi che certamente hanno influenzato in passato la creazione di determinate pietanze. Essendo il Natale la festa dedicata a Gesù Bambino e quindi di conseguenza, in gran parte, ai bambini di tutto il mondo, i dolci caratteristici di questo periodo rappresentano il momento più importante del pranzo o della cena, per la gioia di tutti i fanciulli. Proviamo a immaginare un Natale senza Panettone di Milano e Pandoro di Verona, tanto per citare due dolci famosissimi che hanno travalicato i confini regionali, e domandiamoci se questa festa dal punto di vista delle tradizioni sarebbe la stessa. I dolci della tradizione natalizia italiana sono tantissimi, più che implicazioni regionali, qui parliamo proprio di cucina paesana e contadina, e pertanto ogni cittadina ogni località della nostra bella Italia vanta delle ricette incredibili e spesso misconosciute al grande pubblico. La festa del Natale, oltre ad avere una valenza tipicamente religiosa, è vissuta anche come ricorrenza, che vede la famiglia riunita. La rappresentazione più importante di questo momento è sicuramente il pranzo (del 25) o la cena della vigilia (il 24), momenti che diventano interminabili, con innumerevoli portate, piatti tipici della tradizione, che trova il culmine nel momento finale, ovvero l’offerta del dolce.
Il dolcepuò essere considerato, dal punto di vista culinario, il re delle festività, il momento più atteso, che chiude il pasto. Nella nostra penisola, la tradizione dolciaria è ricchissima di ricette legate ai tempi passati e ai territori d’origine, che ci permettono di riscoprire sapori dimenticati, che ci riportano alla nostra infanzia. Proveremo a compiere una ricerca nelle tradizioni culinarie natalizie di alcune regioni del nostro fantastico stivale, per trovare delle “chicche dolciarie” che possano stimolare la fantasia di chi legge, al fine di poter proporre nelle tavolate del Natale 2012 delle nuove e meravigliose proposte.

Partendo dai dolci della Lombardia ci soffermiamo in particolare sulla “Tortoniata” una specialità di Lodi che ricorda un po’ la torta Sbrisolona di Mantova.

Ingredienti:

Farina g 300 - burro morbido g 150 - zucchero semolato g 150 – mandorle g 150 - 1 tuorlo - scorza di limone grattugiata.

Preparazione:

Dopo aver scottato le mandorle e averle pelate, tritarle e farle tostare leggermente in forno. S’impastano, quindi, tutti gli ingredienti insieme e se ne mette il composto in una teglia imburrata badando che il composto sia alto 2 cm o 2/5 cm. Infornare per circa un’ora a forno moderatissimo a 120°. Si accompagna bene con un buon bicchiere di vino bianco dolce.

Andando a Trieste incontriamo un dolce che fa parte della tradizione triestina da tanto di quel tempo che la storia della sua elaborazione si è persa tra le pieghe della leggenda: il Presnitz. Secondo alcuni il dolce, non c’è dubbio, fu inventato a Trieste ma si può tuttavia affermare che sia d'ispirazione austriaca, infatti, benché pare sia stato elaborato da un pasticcere triestino, il dolce fu preparato in occasione della visita a Trieste dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria con la consorte, la famosa Principessa Sissi. Secondo altri il nome Presnitz altro non è che la contrazione del nome del dolce che deriverebbe da un termine carsico-sloveno, presenech, la forma non sarebbe a corona, o per lo meno non si sarebbe ispirato alla corona reale bensì alla corona di spine del Cristo in croce e, proprio per questo motivo lo si considera il dolce pasquale per eccellenza anche se di fatto si trova tutto l’anno.

Ingredienti:

Per la pasta: farina 00 g 250 - burro g 60 - un pizzico di sale - acqua tiepida q.b. -  1 uovo. Per il ripieno: uvetta sultanina ammollata nel rhum 80 g - noci sgusciate e sminuzzate g 120 - canditi misti g 40 (cedro, arancia, ciliegie) - biscotti ridotti in briciole g 60 - spezie a piacere (cannella, chiodi di garofano, noce moscata ridotte in polvere) - 1-2 cucchiai di miele millefiori - zucchero g 120.

Preparazione:

Intridere il burro con la farina e un pizzico di sale, unire acqua tiepida sufficiente a ottenere un impasto morbido ed elastico. Fare riposare la pasta un’ora coperta da una ciotola capovolta. Durante il periodo di “riposo” della pasta mescolare tutti gli ingredienti del ripieno fino ad avere un composto pastoso e omogeneo che si può modellare (per raggiungere la giusta consistenza, all’occorrenza si può aggiungere un po’ del rhum utilizzato per ammollare l’uvetta).

Stendere la pasta in una sfoglia molto sottile, pennellarla con parte dell’uovo sbattuto, distribuire il ripieno, arrotolare la pasta creando un cilindro, tagliare l’eventuale pasta in eccedenza e chiudere bene le due estremità.

Infine arrotolare il cilindro a ciambella, pennellare con l’uovo rimasto, disporlo su una teglia imburrata e cuocere a 180°C per 45-50 minuti prestando attenzione che la pasta non scurisca troppo (in caso coprire con un pezzo di carta di alluminio). Fare raffreddare e servire.

Andiamo ora in Trentino Alto Adige e soffermiamoci su un dolce tradizionale per eccellenza: lo Strudel di mele. Ricorda per il suo profumo e sapore la stagione che stiamo vivendo, l’inverno, e ci trascina per la  semplicità dei suoi ingredienti al nostro recente passato. Insomma è  un dolce che con la sua semplice bontà ed il suo intenso ma delicato profumo riscalda i cuori e l’atmosfera nel periodo del Natale. Non ci soffermeremo sulla ricetta perché ne esistono molteplici versioni da quelle semplici a quelle più elaborate, ma sappiate che con un rotolo di pasta sfoglia comprata al supermercato potrete preparare uno strudel in mezz’ora con un semplice ripieno di mele, cannella, uvetta, pinoli e zucchero. 

Andiamo in Emilia Romagna e qui troviamo la Spongata tipico dolce reggiano, la cui produzione sembra risalire addirittura al 1300 e la cui ricetta lo chef Gianni d’Amato ha recuperato per “Il Rigoletto di Reggiolo (RE) ”. Si tratta di una torta di forma piatta e rotonda, composta da un involucro di pasta sottile e croccante, coperto di zucchero a velo, e con una farcitura morbida a base di canditi e frutta secca con sapore speziato.  

Ingredienti:

farina g 150 più un po’ per lo stampo - miele d’acacia g 100 - vino bianco secco g 75 - burro g 50 più un po’ per lo stampo - fette biscottate g 50 - mandorle g 25 - gherigli di noce g 25 - nocciole g 25 - uvetta g 25 - scorza di cedro candita g 25 - scorza di arancia candita g 25 - pinoli g 15 - zucchero semolato g 10 - cannella g 5 - noce moscata - sale – pepe.

Preparazione:

Impastate la farina con il burro, lo zucchero semolato,  un pizzico di sale e g 50 di vino: otterrete un impasto sodo che lascerete riposare in frigo, avvolto nella pellicola, per almeno un’ora. Mettete l’uvetta in ammollo in acqua tiepida. Sciogliete sul fuoco in una casseruola il miele con il resto del vino. Frullate le mandorle, le noci,  i pinoli e le nocciole con le fette biscottate, poi unite il tutto, insieme alle scorze candite tritate, l’uvetta ben strizzata, la cannella, un pizzico di noce moscata e uno di pepe, al miele sciolto nel vino. Riportate la casseruola sul fuoco, mescolate fino a che il composto non sarà omogeneo, poi togliete dal fuoco e fate riposare per almeno 3 ore (farcia). Stendete la pasta in un foglio sottile (spessore mm 3) da cui ricaverete due dischi (ø cm 22 e cm 24). Imburrate e infarinate uno stampo dai bordi bassi (ø cm 22), ponete sul fondo il disco di pasta di diametro minore, distribuitevi la(farcia)modellandola a mo’ di disco (ø cm 20, spessore cm 2-3) e coprite con l’altro disco di pasta. Fate combaciare i bordi dei due dischi e sigillateli pizzicandoli e arrotolandoli così da formare un cordone. Decorate la superficie praticando dei piccoli tagli regolari con le forbici. Lasciate riposare un’ora, quindi infornate a 190 °C per 20'; sfornate, sformate e fate raffreddare su una gratella. Avvolgete la spongata in un foglio di alluminio, chiudetela in una scatola a chiusura ermetica e servitela dopo 3 giorni. Si conserverà fino a un mese.

In Abruzzo troviamo a Sulmona la “Cassata Abruzzese” un dolce da considerare sicuramente delle grandi occasioni da fare solo se si ha il liquore centerbe.

Ingredienti:

1 pan di Spagna rotondo di circa g 200 - burro g 150 - 6 uova - zucchero a velo g 100 - liquore centerbe g 100 - torrone g 50 - cacao amaro g 25 - cioccolato fondente g 25 - croccante g 25

Preparazione:

Tritate separatamente il torrone, il croccante e il cioccolato. In una ciotola lavorate il burro ammorbidito fino a renderlo soffice e spumoso. Unite, alternandoli fra loro, i tuorli e lo zucchero a velo passato al setaccio, non aggiungete l’ingrediente successivo se il primo non è ben amalgamato.

Dividete la crema ottenuta in tre parti e a una di queste unite il cacao, alla seconda il torrone e il cioccolato, alla terza il croccante. Prendete un cucchiaio delle tre creme e unitele in una ciotola.

Tagliate il pan di Spagna in quattro dischi, mettetene uno sul piatto da portata, irroratelo con un po’ di liquore, spalmatelo con la crema al cacao. Sopra mettete un altro disco di pan di Spagna, bagnatelo con il liquore e spalmatelo con la crema al croccante. Ripetete l’operazione con il terzo disco e ricopritelo con la crema al cioccolato e torrone. Mettete l’ultimo disco, spruzzatelo con il restante liquore, spalmatelo con le tre creme mescolate, coprendo bene anche il bordo. Mettete la cassata in frigorifero per una notte.

Scendendo giù in Campania, troviamo il Roccocò dei biscotti a forma di ciambella, in cui, ancora una volta, il profumo degli agrumi rimanda il nostro pensiero al mediterraneo, alle sue coste ed ai suoi giardini in fiore. Sono biscotti duri che possono essere ammorbiditi bagnandoli nel vermouth, nello spumante, nel vino bianco o nel marsala.

Ingredienti: 

Farina di grano tenero g 500 gr - zucchero g 900 - noccioline tostate e tritate g 300 - mandorle ostate e tritate g 300 - buccia di 4 mandarini di Sorrento - buccia di 1 limone di Sorrento - ammoniaca g 5  1 bustina di “pisto” (mix di spezie a base di cannella, chiodi di garofano, coriandolo, anice stellato e noce moscata) - un pizzico di sale - vino bianco secco g 150 - acqua minerale g 150 - 1 uovo intero.

Preparazione:

Impastate la farina, con lo zucchero, le nocciole, le mandorle, la buccia di limone e mandarini, pisto, ammoniaca e sale. Fate riposare l’impasto per circa 1 ora;
Tagliate dall’impasto una porzione della grandezza di un tarallo napoletano ed in una teglia, ricoperta in precedenza con della carta da forno, realizzate la forma tonda del classico roccocò napoletano. In seguito battete un uovo intero e con un pennello ricoprirete la superficie di ogni singolo pezzo;
Portate il forno alla temperatura di 180° gradi ed infornatevi la teglia per 30′ (sempre alla stessa temperatura).

In Puglia, precisamente a Cerignola, troviamo un dolce che erroneamente è annoverato tra quelli tipici natalizi, ma in realtà, per tradizione, era realizzato in occasione delle festività dei morti (2 novembre). Parliamo della Pizza a Sette Sfogghie. Proprio per la sua caratteristica propensione alla conservazione durava però fino alle feste di Natale, e era consumato con gli altri dolci tipici natalizi (mostaccioli, cartellate, melle atterrate, etc.). Per il suo contenuto calorico è un dolce che va mangiato con parsimonia. Abbiamo notizia che in alcune famiglie di Cerignola, delle forme di dolce, sia nascoste e poi tirate fuori dopo le feste natalizie per sorprendere i commensali.

Ingredienti:

Per la sfoglia: farina 1 kg – olio g 150 – zucchero g 150 – 1/3 lievito di birra – 1 uovo – vino bianco per impastare – sale

Per il condimento: mandorle tostate e tritate – marmellata d’uva fatta in casa (6 kg di uva snocciolata , 1 kg di zucchero) – uva passa – cioccolato fondente a pezzetti – canditi – cannella – zucchero – olio extra vergine di oliva

Preparazione:
Impastare i vari ingredienti per la sfoglia e formare un panetto da coprire con un canovaccio, tagliare piccoli pezzi e stendere la pasta con il matterello per ricavare la sfoglia.
Il tegame si unge di olio e si poggia la prima sfoglia, poi si versa il condimento e si chiude con un’altra sfoglia e si va avanti con il procedimento fino a raggiungere il numero di sei sfoglie che saranno condite di tutti gli elementi. L’ultima sfoglia sarà arricciata e condita con olio, zucchero e cannella.
La pizza resterà in forno (in precedenza riscaldato) circa un’ora.
Nota Bene: La particolarità di questo dolce risiede nell’utilizzo della marmellata d’uva, preparata in casa unica assente nel commercio industriale di marmellate.
Inoltre la pizza potrà avere una durata molto lunga, in tal modo da essere apprezzata e gustata anche oltre le festività natalizie.

In Sicilia, ma anche in gran parte della Calabria  incontriamo la “Giuggiulena” o “Torrone di sesamo”. E’ un dolce un po’ lungo da preparare, ma il risultato finale vale sicuramente il sacrificio.

Ingredienti:

semi di sesamo 1 kg - zucchero g 500 - miele g 500 - mandorle g 800 - codette colorate (a piacere)

Preparazione:

Tostare leggermente le mandorle e far raffreddare.Mettere il sesamo dentro una pentola molto capace e far tostare leggermente (5-10 min) e poi aggiungere il miele e lo zucchero; Lasciar sciogliere per bene il miele e lo zucchero e poi aggiungere  le mandorle tostate; Far cuocere a fiamma bassissima e far  colorire per bene tutti gli ingredienti, avendo cura di girare continuamente, senza  lasciare mai; (Ci vuole circa un'ora o anche più). Quando la giuggiulena raggiunge un bel color ambrato, versarla sulla spianatoia inumidita con acqua e, con l'aiuto del mattarello, anch'esso inumidito, cercare di dare una bella forma rettangolare; Cospargere di codette, lasciar raffreddare (non tantissimo) e tagliare verticalmente e poi a rombi.

Nel Lazio troviamo, invece, un antico dolce il Pangiallo che appartiene alla famiglia dei pani dolci. Fin dai tempi dei romani, in inverno, si distribuivano questi pani come auspicio per il ritorno del sole. Nell’andare degli anni la ricetta ha subito delle variazioni, ma gli ingredienti base quali il miele e la frutta secca sono rimasti invariati. L’origine del nome può derivare o dal fatto che anticamente per confezionarlo si utilizzava la farina di mais o che viene ricoperto con una glassa color oro.

Ingredienti:

Farina g 300 - ricotta romana g 100 -  miele di acacia g 60 - pinoli g 25 - mandorle tostate g 25 - uvetta passa g 50 - scorza d’arancia candita g 30 -  zucchero g 20 -  1 cubetto di lievito di birra - 1 bustina di zafferano - cannella -  olio extravergine d’oliva g 40.

Preparazione:

Sulla spianatoia versare a fontana la farina tenendone da parte un cucchiaio che serve in una seconda fase e impastare  con un composto preparato in precedenza con lo zucchero, il lievito un po’ d’acqua tiepida e un pizzico di sale. Lavorare energicamente la pasta poi aggiungere  la ricotta sbriciolata, l’olio, il miele sciolto in un pentolino, la frutta secca, la scorza candita, l’uva ammollata, la cannella e lavorare fino ad ottenere un impasto compatto ed omogeneo che si deve mettere  a lievitare in una terrina infarinata coperta con un panno, per almeno 15 ore.

Al termine della lievitazione disporre  la pagnotta sulla placca del forno bene imburrata e spennellarla  con una glassa preparata con 50 gr. di zucchero, 50 gr. di farina, 3 cucchiai d’acqua, 2 cucchiai d’olio, lo zafferano; infornare a 180° per 50 minuti.

Questo breve viaggio nella tradizione dei dolci natalizi italiani non è esaustivo di tutto il territorio nazionale, che vanta nobilissimi dolci anche in tutte le altre regioni non menzionate.  La tradizione culinaria è profondamente radicata in tutto il nostro territorio nazionale e la festività natalizia rappresenta una grande occasione per rispolverare le antiche ricette del passato.

In conclusione alcune piccole pillole di saggezza :

Utilizziamo sempre ingredienti freschi e di qualità, meglio se prodotti in Italia. Realizziamo dolci i cui ingredienti siano reperibili in base alla stagione. Il forno, se previsto nella ricetta, deve sempre essere pre-riscaldato fino al raggiungimento della temperatura raccomandata. Non infornare l’impasto se la temperatura non è quella corretta. Soprattutto non impastate se la giornata è no! Sembrerà ridicolo ma è come con le piante, bisogna essere in sintonia e di buon umore per un discreto successo (questo è quello che ho potuto verificare su me stessa). Le ricette dei prodotti classici qui menzionati, appartengono ad antiche tradizioni che devono sempre essere rispettate in ogni momento. C’è sempre tempo per fare esperimenti, salvo che non si sia già dei cuochi provetti. Durante le  festività anche chi non ha mai cucinato prenda coraggio, apra un libro di cucina, segua le indicazioni e realizzi un dolce o dei biscotti. Non occorre essere blasonati o dei grandi chef. Non c’è regalo più bello di quello fatto con il cuore e ricordiamo che la cucina è soprattutto amore e passione.  

 La prossima volta parleremo delle tradizioni italiane per la Pasqua. 

Purea di cavolfiore

puredicavolo

Ingredienti per 4 porzioni:

cavolfiore (600/800 grammi)

Due noci di burro

Mezzo bicchiere di latte intero

2 cucchiai di parmigiano

Sale, pizzico di pepe

noce moscata grattugiata (opzionale)

Procedimento:

lessate il cavolfiore “al dente”. Mettete il cavolfiore in un robot da cucina con il burro, il latte, 3 pizzichi di sale, pepe, parmigiano e la noce moscata grattugiata(quest’ultima solo se è gradita al vostro palato). Centrifugate fino a ottenere un composto uniforme e denso. Versate il composto in un tegame e fatelo riscaldare a fuoco lento, per pochi minuti, girando in modo che non attacchi al fondo, quindi servite.

Note:Meno calorie rispetto al purè di patate con il vantaggio di tanta salute legate alle proprietà del Cavolo.

Buon Appetito.

Notizie sulla Famosa "Pasta alla Carbonara"

Le origini del piatto sono laziali.

Si tramanda la provenienza del termine come piatto tipico dei carbonai, per la facile reperibilità e conservazione degli ingredienti. Infatti per realizzare la carbonella era necessario sorvegliare la carbonaia per lungo tempo e quindi era importante avere con sé i viveri necessari.

La carbonara sarebbe in questo caso l'evoluzione del piatto detto cacio e uova, di origini Laziali e Abruzzesi, che i carbonari usavano portare nei loro "tascapane", preparati anche il giorno prima e consumati freddi, con il solo utilizzo delle mani (la mancanza delle uova avrebbe dato origine alla pasta cacio e pepe).

È un dato di fatto che la carbonara non è citata nel classico manuale di cucina romana di Ada Boni, edito nel 1930.Il piatto è stato registrato per la prima volta nel periodo immediatamente successivo alla liberazione di Roma nel 1944, quando nei mercati romani apparve il bacon portato dalle truppe angloamericane. Questo spiega anche perché nella Carbonara, a differenza di altre salse come l'amatriciana, pancetta e guanciale vengono riportati spesso come ingredienti equivalenti.

carbonara

Ingredienti:

VERMICELLI, SPAGHETTI, BUCATINI , MEZZE MANICHE E RIGATONI

Sono le varianti di pasta adatte alla ricetta quindi, a secondo del vostro gusto scegliete il formato.

Altri ingredienti:

Pancetta o Guanciale

Uova

Pecorino Romano

Olio extravergine di oliva

Sale e pepe.

Preparazione:

Fate diventare croccante la pancetta (io preferisco quella affumicata) o il guanciale nell’olio d’oliva, scolatelo e tenetelo da parte, conservando l’olio nella padella.

Sbattete le uova intere ( molti usano solo il tuorlo) ed aggiungete una parte di pecorino, sale e pepe .

Cuocete la pasta al dente e scolatela nella padella dove avete fatto rosolare il guanciale (o pancetta). Saltatela per un minuto e aggiungete il guanciale soffritto in precedenza.

Amalgamate e togliete dalla fiamma. Aggiungete le uova sbattute e girate velocemente.

Spolverate con del pepe fresco e il rimanente pecorino.

Buon appetito.

Consiglio della nonna:

per circa mezzo kg di pasta, uso 4 uova e mezzo etto di pecorino..

aggiungo 2 cucchiai di latte nelle uova sbattute per rendere più delicato il tutto ma è una variante quindi, decidete voi!

Nonna Adele

FRITTELLE DI PETTO DI POLLO

frittelledipollo

Ingredienti :

500 gr. di petto di pollo

Aglio, origano, prezzemolo

sale

pepe

olio per friggere

per la pastella:

200 gr. di farina

300 gr. di acqua minerale e mezzo bicchiere di birra.

il succo di un limone

Preparazione :

Tagliare il petto di pollo a strisce più o meno larghe 2 cm, salarlo e peparlo,preparare abbondante pastella con farina sale la birra e acqua minerale frizzante,tritare le erbe con l’aglio e aggiungete alla pastella.

Fate riposare in frigo per almeno 3-4 ore.

Buttate i pezzi nella pastella e friggeteli in abbondante olio bollente , togliete i pezzi dall'olio e metteteli su carta assorbente per eliminare l'olio in eccesso.

Mangiateli caldi, con un a salsa barbecue sono il massimo…

Buon appetito.

DELIZIA AL LATTE

cremaallatte

Ingredienti:

200 ml di latte (anche di soia)

50 gr di zuccheroo altro dolcificante

20 gr di farina 00

1 cucchiaino di essenza di vaniglia

250 ml di panna da montare (anche di soia)

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