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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Ancora morti nel Canale di Sicilia

Lampedusa - Almeno sei persone sono morte nella notte per il naufragio di un peschereccio carico di immigrati a sud di Lampedusa. Sono circa 360 quelli salvati.

naufraghiOrmai è un bollettino di guerra a cui nessuno fa più caso. Dal 1994, nel Canale di Sicilia sono morte almeno 7.065 persone, lungo le rotte che vanno dalla Libia (da Zuwarah, Tripoli e Misratah), dalla Tunisia (da Kelibia, Sousse, Chebba e Mahdia) e dall'Egitto (in particolare la zona di Alessandria) verso le isole di Lampedusa, Pantelleria, Malta e la costa sud orientale della Sicilia. Più della metà (5.218) sono disperse. Altri 229 giovani sono annegati navigando dalla città di Annaba, in Algeria, alla Sardegna.

Il 2011 è stato l'anno più brutto: tra morti e dispersi, sono scomparse nel Canale di Sicilia almeno 1.822 persone. Ovvero una media di 150 morti al mese, 5 al giorno: un'ecatombe. Senza tenere conto di tutti i naufragi fantasma, di cui non sapremo mai niente. Ben più di quante ne morirono in tutto il 2008, l'anno prima dei respingimenti, quando si contarono 1.274 vittime a fronte di 36.000 arrivi in Sicilia. Non solo. Quei 1.822 morti nel Canale di Sicilia rappresentano il 77% dei 2.352 morti registrati nel 2011 in tutto il Mediterraneo. Non è soltanto il maltempo a causare un così alto numero di decessi. C'è dell'altro e lo si capisce dal fatto che sulla rotta libica si muore otto volte più spesso che non su quella tunisina.

Vittime del Canale di Sicilia dal 2002 al 2011
Anno 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Morti 236 413 206 437 302 556 1274 425 20 1822

Nel 2011, infatti, a fronte di circa 25.000 arrivi dalla Tunisia e di altrettanti dalla Libia, le morti documentate sulla rotta tunisina sono state 334 mentre quelle sulla rotta libica sono state addirittura 1.488. Come dire che sulla rotta tunisina muore un passeggero ogni 75, mentre sulla rotta libica ne muore 1 su 17. Quattro volte di più. E il dato potrebbe essere ancora più allarmante, perché nessuno è in grado di dire quanti siano i naufragi fantasma di cui non si è saputo niente.

Sicuramente a rendere più pericolosi i viaggi dalla Libia nel 2011 sono state le condizioni di sovraccarico a cui sono stati esposti i profughi in fuga dalla guerra. Di questo hanno una responsabilità diretta le forze armate del deposto regime di Gheddafi che hanno gestito l'intera operazione nel 2011. Secondo numerose testimonianze raccolte direttamente tra gli sbarcat, infatti, il regime di Gheddafi non soltanto ha incoraggiato le partenze per l'Italia, mettendo a disposizione il porto di Zuwara, il porto commerciale di Tripoli e il porto di Janzur, alla periferia ovest della capitale. Ha addirittura ordinato alle milizie filogovernative di effettuare retate nei quartieri neri di Tripoli e delle città ancora sotto il controllo del colonnello, per raggruppare un numero sufficiente di passeggeri e riempire le barche.

A tutto questo si aggiunga che ormai da diversi anni, nella maggior parte dei casi, le organizzazioni del contrabbando non mandano più i loro uomini al timone. La guida delle barche è spesso affidata a caso a uno dei passeggeri, a volte senza che abbia nessuna esperienza di mare. Per quanto riguarda il soccorso, i pescatori prestano sempre più difficilmente soccorso in mare, per non rischiare l'arresto e il sequestro delle navi. Lo stesso fanno le navi da guerra della Nato, ma evidentemente per ben altri motivi.

Dopo la guerra in Libia, gli sbarchi in Sicilia hanno avuto una pausa nel 2012, ma nel 2013 la rotta libica e quella egiziana sono tornate a essere battute. Nei primi nove mesi dell'anno, sono sbarcate nel sud Italia 30mila persone, di cui più della metà siriani, eritrei e somali, e alla ripresa degli sbarchi è seguita una nuova scia di lutti e tragedie.

Ultima modifica ilLunedì, 25 Agosto 2014 12:11
Massimo Lo Monaco

Piccolo imprenditore romano nel settore informatico. Da 30 anni opera nello sviluppo software, realizzazioni di soluzioni chiavi in mano, sicurezza informatica. Ha Collaborato sia con la Pubblica amministrazione centrale che quella locale, aziende del settore energia, assicurativo, immobiliare. Sempre aperto alle nuove tecnologie ed esperienze. Ora  tra le altre cose, ha intrapreso un progetto editoriale online con una squadra di persone motivate e desiderose di nuovo.

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