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updated 8:58 PM CET, Nov 17, 2019

Il “Vicario di Cristo” si è dimesso

si-dimette-papa-ratzingerPapa Ratzinger ha dato le dimissioni ma molte sono le ombre che si nascondono dietro tale gesto, apparentemente dettato dalla stanchezza fisica, ma soprattutto morale, per causa della quale non riuscirebbe ad amministrare al meglio il ruolo di “Vicario di Cristo”.

Benedetto XVI - ora «Papa emerito» durante l’ultima udienza ha assicurato «reverenza e obbedienza» al suo successore - «Non abbandono la croce». Il portavoce vaticano, Padre Lombardi ha insistito sul coraggio del Papa «Il lascito di papa Benedetto è oggi un invito alla preghiera e alla responsabilità per tutti. Anzitutto naturalmente per i cardinali a cui incombe il compito dell'elezione del successore, ma anche e non meno per tutta la Chiesa...».

l'Osservatore Romano ha affidato alla storica Lucetta Scaraffia un commento significativo che descrive il «pontificato rivoluzionario» di Benedetto XVI: «È stato rivoluzionario anche perché si è opposto alla prassi diffusa di coprire gli scandali per evitare che l'immagine della Chiesa venisse offuscata». Una «tendenza insostenibile», contro la quale Ratzinger ha lanciato «un segnale chiaro, indicando una via da cui non c'è ritorno».

Parlando delle “ombre che offuscano la Chiesa” occorre ricordare che sarà fondamentale il ruolo dei tre cardinali che hanno indagato su Vatileaks e preparato un dossier segreto che Ratzinger ha voluto fosse trasmesso «unicamente» al suo successore. Oltre al Papa, anche il segretario della commissione, padre Luigi Martignani è a conoscenza del contenuto.–I tre porporati Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi - potranno però fornire agli altri «elementi utili per valutare la situazione e scegliere il nuovo Papa».

Questo dossier sta facendo tremare le stanze vaticane perché, sebbene per il furto dei documenti riservati del Papa sia stato condannato unicamente il “corvo” Paolo Gabrielli, secondo le indagini dei tre cardinali ci potrebbero essere altri compici ed è proprio sugli scontri sottotraccia, carichi di veleni e rivalità che è nato il Vatileaks.

Intanto circolano voci insistenti sui contenuti del dossier 8 che dovrebbero conoscere solo 4 persone ma, secondo indiscrezioni, tali chiacchere sono arrivate dal fronte degli «indagati», magari per alzare una cortina fumogena o nella speranza che, per reazione, non se ne parli. Su quanto e come questo dossier influenzerà il Conclave si è espresso il cardinale Julián Herranz, membro dell’Opus Dei, esperto in Diritto Canonico, nonché medico e psichiatra, che ne ha parlato ufficialmente una sola volta, il 19 febbraio al Pais, in un’intervista che riportiamo :

D. Lei stava nella stessa sala quando il Papa ha letto il testo della sua rinuncia in latino. In quel momento a cosa ha pensato?

R. Mi sono commosso. Come canonista, devo dire che si è trattato di una rinuncia in perfetto accordo con il canone 332, secondo paragrafo. Allo stesso tempo ho provato dolore, pensando a tanti anni di lavoro con lui. Non è solo un teologo eccezionale, é anche un uomo dalle qualità umane straordinarie, con un grande amore per Gesù Cristo, che ha manifestato nei tre libri che ha scritto su Gesù di Nazaret. Ho provato anche gioia interiore, per l’umiltà e l’amore per la Chiesa che dimostrava. Umiltà, perché il distaccarsi dal potere non è cosa di tutti i giorni, nemmeno nella vita civile. Il Papa ha fatto un esame di coscienza sui propri limiti di tipo psicofisico, che negli ultimi mesi si sono accentuati, e ha detto “Non posso continuare, è necessario che sia un altro a reggere il timone della barca di Pietro”.

D. Le ragioni del Papa sono degne di molto rispetto, ma la gente non riesce a crederle del tutto.

R. E invece sono perfettamente credibili, fanno riferimento al processo di indebolimento psicofisico del quale ha parlato. Io sono medico e psichiatra, e posso assicurare che si tratta di un fatto molto naturale. La medicina è riuscita ad allungare la vita, ma non a mantenere la qualità psicofisica delle persone.

D. Lei ha presieduto la commissione sul Vatileaks che il 17 dicembre ha consegnato la sua relazione al Papa. Si è speculato molto sul contenuto di questa relazione, che si immagina gravissimo, fino al punto che molti ritengono che sia stato decisivo nella rinuncia del Papa.

R. Questa vicenda è stata enormemente ingigantita. Le assicuro, in qualità di presidente della commissione, che si è creata una bolla di sapone che si sgonfierà da sé. In Vaticano è abbastanza frequente creare commissioni di questo tipo. Hanno il compito di esaminare come stanno le cose in un determinato settore. Si va lì, si parla con le persone, si vedono le cose che vanno e quelle che non vanno, le luci, le ombre, si prendono appunti, e quindi si riferisce la situazione all’autorità. Ed è l’autorità competente che dovrà prendere le decisioni che ritiene opportune.

D. E’ una faccenda che ha dato una cattiva immagine della Chiesa.

R. Ma è una bolla di sapone, è un aneddoto. Questo voler vedere nidi di vipere, mafie che lottano fra di loro, odi intestini: tutto ciò è assolutamente falso. E’ da più di mezzo secolo che lavoro in Vaticano e posso dire che ammiro molti dei miei colleghi, per la loro capacità di donazione, di sacrificio. Vi saranno pecore nere, non dico di no, come succede in tutte le famiglie, ma è il Governo meno corrotto e più trasparente che esista. Più di qualsiasi organizzazione internazionale, o di qualsiasi Governo civile. Seguo molto la stampa, non sono un eremita,  leggo ciò che succede nel mondo, e vedo che è il meno corrotto e che è esemplare in tantissimi aspetti.

D. Il Governo sarà il meno corrotto, ma nella banca vaticana vi sono stati episodi molto oscuri e continuano a esserci.

R. Non conosco esattamente come funziona la banca vaticana, ma in tutte le banche del mondo si sono verificati e si verificano fenomeni di questo tipo.

D. Lei parla di trasparenza, ma la Chiesa è percepita come qualcosa di molto opaco. Per conoscere la composizione della curia bisogna comprare tutti gli anni un annuario pontificio che costa 100 euro. Perché il Vaticano è così complesso?

R. Non lo è. Può essere che manchi un po’ di capacità di comunicazione. Ma non nascondiamo nulla. Non esiste nessuna società, multinazionale o Governo che sia più trasparente del Governo della Chiesa.

D. Persino la pagina web è complicata.

R. In questa pagina si trovano tutti i documenti, i discorsi, tutti gli incontri, tutti gli atti del Papa, tutta l’attività quotidiana del Vaticano. No, no. Ciò che succede è che si è creato una bolla di sapone di cose misteriose. C’è molto lavoro di fantasia in tutto ciò. Ma, evidentemente, non c’è Governo, famiglia o società organizzata che non abbia un’area d'intimità. In qualsiasi Governo ci sono molte più zone oscure, di servizi segreti, di decisioni che il presidente prende senza che siano rese pubbliche, più zone riservate che non in Vaticano.

D. Quindi, il caso Vatileaks non ha scalfito il Papa?

R. No. Le assicuro che tutto ciò costituisce un aneddoto rispetto alla decisione del Santo Padre e ai problemi della Chiesa. Il problema fondamentale della Chiesa è che bisogna fare una nuova evangelizzazione. La Chiesa soffre oggi una terribile persecuzione. L’80% delle persone che l’anno scorso sono state perseguitate a motivo delle loro idee erano cristiani, e questo è detto da altre istituzioni, non dalla stessa Chiesa. Sono fatti che si verificano in India, in Pakistan, in Africa. In altri luoghi vengono discriminati come se avessero opinioni scorrette. Poi vi è una forma di persecuzione più velenosa.

D. Nei Paesi sviluppati?

R. Si, per esempio.

D. Certamente in Europa la Chiesa ha perso molto potere.

R. Chi guarda la Chiesa come un potere si sbaglia, si mette fuori gioco. Il messaggio della Chiesa è perseguitato dove vi è una posizione assolutista. Nei luoghi dove non si ammette la libertà religiosa. Si calcola che lo scorso anno circa 100.000 cristiani sono stati perseguitati, incarcerati o assassinati. Da tre anni una madre di famiglia, Asia Bibi, è incarcerata in Pakistan e sono pochi i poteri civili che alzano la loro voce. Anche queste cose fanno soffrire. E il Papa si rende conto che il mare del mondo è agitato e che la barca della Chiesa ha bisogno di un polso fermo al timone.

D. E quale profilo dovrebbe avere l’uomo che si metta al timone, il nuovo Papa?

R. Principalmente due cose. In primo luogo, è necessario che sia un uomo innamorato di Cristo. Che conosca e ami il fondatore della Chiesa cattolica.

D. Ma questo requisito lo compiono tutti i cardinali.

R. Certamente, però non nella stessa maniera. Tutti i cardinali sanno parlare, ma bisogna vedere chi parla meglio. Vi sono gradi di santità nelle persone. Non è lo stesso colui che ha vocazione di monaco, come Celestino V, rispetto a un altro che sia amico di Gesù in ugual maniera, però che si rende conto delle cose che succedono nel mondo, delle correnti ideologiche, culturali, che agitano le acque del mondo.

D. E la seconda condizione?

R. Che sia capace di spiegare il proprio amore a Dio.

D. Cioè, che sia un buon comunicatore.

R. Esattamente. Che sappia portare avanti questa nuova evangelizzazione. Far conoscere Cristo al mondo.

D. E’ importante l’età?                                                                       

R. Sì, sono cose secondarie, ma di molta importanza. L’età, la salute, la conoscenza delle lingue, la capacità di viaggiare, e forse anche la nazionalità.                                                       

Per concludere, Joseph Ratzinger resterà centrale nel Conclave 2013 , per quanto riguarda invece lo schema «conservatori» contro «progressisti», non sussiste il problema: si confronteranno infatti tra i «ratzingeriani», non necessariamente conservatori («Dobbiamo ripartire dall'intenzione fondamentale di Benedetto XVI, impostare il rinnovamento della Chiesa», spiegava un cardinale «progressista») e chi ha fatto resistenza in questi anni e magari si prepara a orientare diversamente il Conclave.

Ultima modifica ilLunedì, 04 Marzo 2013 17:09

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