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SPORT FRA LE RIGHE... Pagaiata in canoa

Pagaiata in canoa Nervi – Punta Chiappa.

Prima Parte

Tenevo molto a quella vecchia canoa, mi era sempre piaciuta.

Grazie alla costante manutenzione unita al mio perfezionismo maniacale, non dimostrava certo la sua vera età conservandosi in ottimo stato.

Era il regalo di un mio vecchio amico ingegnere navale, progettista di scafi da competizione per barche a vela che, trasferitosi negli Stati Uniti, volle donarmela a suo ricordo

Quando mi presentai al porticciolo di Nervi con la mia lucente canoa in compensato marino, la risata fu collettiva.

Il mettere in ridicolo la canoa ferì il mio orgoglio ma aumentò la carica competitiva che già scalpitava.

-          Hei, milanes, dove hai preso quel legno, al museo del mare? –

-          Sei sicuro che galleggi? –

Altra risata totale.

-          Non vorrai mica partecipare alla gara con quel catorcio –

Questi i commenti di conoscenti e curiosi, mentre gli amici, i veri amici, furono decisamente più corretti e gentili.

-          Cavolo Walter, ma dove credi di andare con quello scherzo galleggiante –

-          Galleggiante tu dici? Ne siamo certi? –

Nuova gustosa ristata.

Mi consolai pensando che anche se non mi piazzavo bene nella gara, almeno ero riuscito a divertire tutti.

-          Dai piantala di scherzare e vai a prendere una canoa seria –

-          Ma questa è una canoa seria – provai a difendermi.

Altra risata generale.

-          Quella seria? Ma quella è……quella è… -

-       Questa è una magnifica canoa in compensto marino trattato. Bipunta con monocarena a “V” vano canoista a vista, con prua e poppa adibiti a ripostigli e se chiusi a tenuta, anche galleggianti di sicurezza –

Ci voltammo tutti in direzione di quella voce virile e da esperto.

Un distinto maturo signore, ci sorrideva ambilmente.

Dal suo abbigliamento sembrava uscito da una rivista di moda maschile.

-          E’ sua la canoa? –

-          Si – risposi orgoglioso

-          Complimenti e intende greggiare con questa? –

-          Si! –

-          Allora in culo alla balena, anche se francamente sono certo che non ne avrà bisogno –

Mi tese la mano che strinsi con vigore.

-          Walter –

-          Alberto Riva, buona gara Walter –

-          Grazie! -

Mi sorrise e riprese il suo giro.

Riva, eppure quel nome lo avevo già sentito.

La Nervi – Punta Chiappa, è la classica gara di canoa di mezz’estate aperta a tutti.

Con partenza dal porticciolo di Nervi, tenendosi paralleli alla costa e seguendo insenature e anfratti, immersi in un pesaggio da favola, si giunge al traguardo fissato a Punta Chiappa, un grosso scoglio parte finale del promontorio di Portofino.

I professionisti non possono partecipare.

Questa giusta esclusione scatena una gara all’ultima pagaiata.

Tutti possono vincere e questo rende la gara affascinante, competitiva e terribilmente sentita.

La partenza come sempre fu il momento più difficile della gara.

La strozzatura imposta dal molo di tenuta e la scogliera fu immediatamente intasata dalle decine di canoe multicolori con pagaie al vento a volte anche minacciose, urti, imprecazioni, tentativi di speronamenti e prove di inaffondabilità.

Io e altri cinque concorrenti, riuscimmo in qualche modo a sgusciare via e prendere il largo.

Dovevamo navigare in parallelo alla costa, entrare nei vari porticcioli, seguire il percorso obbligato dalle boe per poi uscire nuovamente in mare aperto.

Ero molto allenato quell’anno e ci tenevo a vincere.

Mio figlio di nove anni e mia moglie mi aspettavano al traguardo, e questo bastava a triplicare forza e impegno e poi ero molto fiducioso di quella canoa.

Come uno skimen prepara gli sci da competizione io, con impegno, “sciolinai” tutta la parte di pescaggio della canoa con un prodotto speciale usato nelle competizioni di off-shore.

Il risultato fu immediato, quell’antico guscio di legno volava sull’acqua come un ferryboat e il mio sforzo era dimezzato.

La tattica di gara che adottai fu molto semplice, lasciare sfogare i miei avversari e mantenere un ritmo di remata costante e deciso.

A circa metà gara, uscito dal porticciolo di Recco dopo il solito carosello avevo un vantaggio sul secondo di circa duecento metri e iniziavo a rendermi conto che se non mi lasciavo prendere dall’euforia e restavo calmo e concentrato……….beh, potevo anche vincere!

Poi il dramma.

Guardai per caso dentro il vano per il canoista.

Acqua! La canoa stava imbarcando acqua!

Per un attimo fui preso dal panico.

No! Non era giusto!

Avevo programmato tutto perfettamente, tecnica di gara, messa a punto della canoa, allenamenti quasi da professionista, no, questo proprio non lo meritavo.

Il traguardo era ancora troppo lontano e l’acqua aumentava, ancora una decina di minuti e sarei affondato.

Per la miseria che figuraccia.

Decisi comunque di proseguire, almeno dimostrare che vendevo cara la pelle.

Tagliai il traguardo incredulo, felice ma scioccato.

Avevo vinto!

Ma com’era possibile, pochi minuti prima stavo per affondare.

Vidi mia moglie e mio figlio sull’imbarcadero salutarmi felici e orgogliosi della mia prestazione, gli applausi degli altri spettatori mi commossero.

Voltai la canoa con la prua verso terra, chiedendomi quale miracolo fosse accaduto.

Cercai la borraccia dell’acqua, la presi e mi accorsi che era stranamente leggera.

Non un goccio d’acqua.

Nella precedente bevuta avevo riavvitato male il tappo e la borraccia rovesciandosi aveva inondato il vano per il canoista.

Il ricordo più bello di quella giornata?

Il sorriso di mio figlio e il bacio di mia moglie.

Walter Fabbri

La seconda parte del racconto “ il ritorno” lo troverete nel numero di Agosto

Buone ferie a tutti!

 

Ultima modifica ilLunedì, 24 Dicembre 2012 00:15
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