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SPORT FRA LE RIGHE... continua...

Pagaiata in canoa Nervi – Punta Chiappa.

Seconda Parte

Sì, avevo vinto!

Grazie al mio costante allenamento casalingo e al mio impegno nel renderlo tale, ero riuscito a vincere.

 

La mia felicità non era legata alla soddisfazione di aver battuto avversari molto più giovani di me, non era per quella coppa luccicante che, nel tempo, mi avrebbe rassicurato togliendo ogni dubbio sulla realtà che stavo vivendo.

Non importava che il mio nome fosse quello del vincitore, nell’articoletto divertente o addirittura ironico della pagina avvenimenti locali e folcloristici, sul quotidiano ufficiale.

Il contenuto realmente importante della mia vittoria, era il dimostrare a me stesso che potevo ancora autosfidarmi, competere contro l’invecchiamento fisico e mentale, contro la quotidiana malinconia dell’esistere rinunciando a vivere.

Aveva vinto Walter su Walter, questo era importante.

Terminata la premiazione e conclusi i convenevoli, restava il piccolo problema di ritornare a casa.

Molti optarono (saggiamente) di rientrare al primo porticciolo, altri più temerari o più sicuri delle proprie forze, ritornarono ripetendo al contrario il percorso.

Io no!

Io avevo vinto, non mi bastava ritornare costeggiando con il gruppo, no troppo scontato, troppo prevedibile.

Così, senza ovviamente farne parola con mia moglie, puntai direttamente al porticciolo di Nervi.

Una linea retta che tagliava completamente la costa, una genialità, pensai, che mi avrebbe fatto risparmiare tempo e miglia.

Ero riuscito a costruire una delle più grandi ca……volate della mia vita.

Partire dal promontorio di Portofino con direzione ponente verso la costa, significa che a un certo punto ti ritrovi in mare aperto lontano da ovunque.

Certo, non sei in mezzo all’oceano, ma per un guscio di compensato che se starnutisci rischi di rovesciarti, vi assicuro è come essre in mezzo all’oceano.

Salutati moglie e figlio iniziai a pagaiare con regolarità e potenza.

Mi sentivo davvero bene e quella vittoria aveva aggiunto riserve inaspettate al mio fisico.

Dopo circa mezz’ora di regolare andatura ecco spuntare maestosa con i suoi ingannevoli e subdoli colori, una enorme medusa fluttuante, con tentacoli talmente lunghi che si perdevano verso il blu del fondo.

Accidenti – pensai

Che ci fa una medusa enorme e pericolosa così vicino a riva? –

E come la medusa ecco venire a galla la mia imbecillità, la mia incoscienza e la mia assoluta mancana di calcolo del rischio che avrei potuto correre, facendo quella vera e propria attraversata.

Fino a quel momento avevo tenuto lo sguardo fisso davanti a me in direzione Nervi, ma con la prima ondata di paura mi resi conto che ero completamente in mare aperto.

Rapidamente feci alcuni calcoli ma, niente, la soluzione migliore a quel punto era solo di proseguire in linea retta.

Iniziai nuovamente a pagaiare cercando di non dare spazio al panico, calcolando i vari rischi che avrei potuto correre.

Erano davvero tanti.

Se il mare avesse deciso di arrabbiarsi già sarebbero stati guai seri.

Pagaia Walter, pensa solo a pagaiare – m’imposi.

Ma il destino, che non conosce l’altruismo ma solo la presunzione, decise di farmi visita.

Stava puntando verso di me sul lato destro della canoa, quando vidi la pinna che tagliava come un bisturi la superfice dell’acqua, mi paralizzai.

Forse fu la mia fortuna o forse era uno squalo che odiava gli imbecilli.

Quella maledetta pinna iniziò a girarmi intorno, stringendo sempre più il diametro che ci separava.

Poi, aumentando la velocità puntò verso di me e a pochi metri dalla canoa s’inabissò.

Ecco ci siamo – pensai terorizzato.

Adesso risale e rovescia la conoa e…

E non successe nulla, lo squalo era sparito ma dietro di me qualcosa stava accadendo, e dal rumore provocato dall’acqua, poteva essere qualunque cosa, anche Nettuno che con simpatia mi consegnava il premio come miglior mancato marinaio.

Qualche secondo dopo la mia spaventata curiosità venne soddisfatta.

Erano quattro giovani delfini che giocavano fra loro, uscendo dall’acqua con poderosi salti, e rituffandosi con spruzzi di allegria.

I delfini!

Benedetti, fantastici, meravigliosi delfini.

I quattro amici mi accompagnarono con le loro simpatiche evoluzioni per un tratto di mare, poi quando ritennero che il pericolo era passato, o forse mi stavo avvicinando troppo alla costa, svanirono nel blu marino con un’ultima spettacolare evoluzione.

Entrai nel porticciolo di Nervi sfinito, spossato, vuoto.

Che ti è successo marinaio, hai incontrato il diavolo?

Chiese mia moglie.

Sì, con una pinna sul dorso – risposi ancora scioccato.

Ma papi la pinna sul dorso ce l’hanno gli squali –

Precisò mio figlio.

Hai incontrato uno squalo? – chiese mia moglie spaventata.

No, solo una medusa – risposi mentendo.

La giornata era terminata, tante emozioni, tante soddisfazioni e paure.

Un’altra dimostrazione che tenersi in forma è importante.

Importante soprattutto per gli imbecilli che attraversano in canoa tratti di mare riservati ai pesci.

Ciao,                                                                    

 

Walter Fabbri

 

 

Ultima modifica ilSabato, 24 Novembre 2012 13:36
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