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“Mamme Coraggio dal Sud al Nord”

evento3maggioVenerdì 3 maggio presso l'Opificio Cruto di Alpignano (Torino), si è svolto il convegno “Mamme Coraggio dal Sud al Nord”.

L'iniziativa è stata organizzata dall’“Associazione Calabresi di Alpignano e Casalette” e dal “Comitato Cercando Fabrizio e...” e ha visto come protagoniste quattro mamme che da anni lottano per la verità e la giustizia sui propri figli: Caterina Catalano, Olimpia Fuina Orioli, Rossella Accardo e Laura Barbieri.

A rompere il ghiaccio è stata Caterina Catalano, mamma di Fabrizio, scomparso da Assisi nel luglio 2005. Prima di raccontare la sua storia, però, ha voluto ricordare le tante mamme che ha incontrato durante il suo percorso di ricerca e che hanno condiviso o condividono con lei il dramma di un'attesa. Alcune di loro non ci sono più, altre stanno elaborando il lutto, mentre altre sono state impossibilitate a partecipare dal vivo all'evento in quanto “la crisi  che ci ha tolto già tanto, ora ci toglie anche la possibilità di prendere un treno o un aereo per andare a cercare i nostri figli o semplicemente condividere e far conoscere la propria ricerca senza resa.”

caterinaLa sig.ra Catalano ha quindi raccontato di come ha appreso la notizia della scomparsa del figlio e ha esposto con chiarezza gli errori e le mancanze che si sono susseguiti durante le indagini: la nomina tardiva di un P.M., la distruzione di eventuali tracce sulla chitarra del figlio, rinvenuta mesi dopo la scomparsa, in un bosco, in buone condizioni, una vera battuta di ricerca organizzata ben 27 mesi dopo quel fatidico luglio.

Ha poi preso la parola Olimpia Fuina, mamma di Luca Orioli, rinvenuto senza vita con la fidanzata, Marirosa Andreotta, nel bagno della casa di lei a Policoro, Matera, il 23 marzo 1988. La sig.ra Orioli ha riassunto con lucidità le tappe salienti di un calvario che dura da 25 anni, presentando alla platea i tanti dubbi e le tante incoerenze che ha individuato nelle indagini, dopo aver studiato attentamente tutte le carte, che riguardano il figlio: “Non possono offendere la mia intelligenza” è solo uno dei tanti messaggi che ha lanciato durante il suo intervento.

olimpia orioliIn nome di Rossella Accardo, impossibilitata a partecipare, ha parlato una sua amica palermitana, che ha vissuto accanto a lei dapprima il dramma della scomparsa del primogenito e poi la perdita del secondo figlio. Anche in questo caso, numerose sono le lacune nelle indagini e i “perché” ancora senza risposta. Si è però sottolineata anche la mancanza di una preparazione specifica riguardante il tema degli scomparsi, che porta inevitabilmente alla solitudine: abbandonata dalle istituzioni, la signora Accardo non esclude ormai neanche gesti forti, pur di essere ascoltata, pur di arrivare alla verità: “Cos’altro possono togliermi ora se non la vita?”.olimpia

La mamma di Davide Barbieri ha drammaticamente raccontato come ha appreso cosa fare in caso di scomparsa, quando il figlio, affidato a una comunità di recupero, è stato poi inghiottito dal nulla: non chiamando un numero verde nazionale che da noi non esiste, ma cercando su internet qualcuno che quello stesso dramma l'aveva vissuto sulla propria pelle. E' così, per caso, che ha quindi incrociato il cammino di Caterina Catalano, diventata “esperta sul campo” nella stessa regione, esattamente tre anni prima. Ad accomunarle ora c'è anche il verdetto: i loro figli sono dei fascicoli archiviati.

Palpabile era l'emozione del pubblico, ma anche l'indignazione nello scoprire quante problematiche e quanto disinteresse ci sia dietro il tema, tanto delicato, quanto ignorato, delle “persone scomparse”. Le stesse autorità locali presenti in sala, che negli scorsi anni avevano elaborato mozioni sul tema degli scomparsi, hanno evidenziato quanto la legge recentemente approvata, non sia affatto adeguata a coprire un fenomeno così importante (l'ultima relazione semestrale del Ministero degli Interni parla di 28 scomparsi al giorno).

E sabato 4 maggio, altre donne si sono unite al coro delle mamme coraggio, presso il Museo Laboratorio della Pace e della Resistenza di Collegno (Torino).

deborah cartisanoHa portato la sua forte e significativa testimonianza Deborah Cartisano, figlia di Lollò, il fotografo di Bovalino (RC) sequestrato dalla 'ndrangheta. In una Calabria dalla testa bassa, ha avuto il coraggio di lottare contro la mafia con alcuni coetanei, fondando il Comitato “Bovalino libera”, che non ha fatto altro che crescere negli anni. Ha raccontato la sua personale attesa, quella in cui a ogni suono di citofono la mente esclama “magari è lui, l'hanno liberato”. Ha raccontato di come con la madre ha dato vita a progetti solidali in attesa della svolta, svolta che è arrivata proprio nel momento in cui Deborah Cartisano voleva ritirarsi un po', stanca di aspettare: all'ennesima lettera aperta scritta per l'anniversario del sequestro del padre, un carceriere ha risposto dandole indicazioni precise su dove portare un fiore, chiedendo alla famiglia perdono. Ora che Deborah Cartisano ha ritrovato suo padre, ora che lei stessa è madre, continua a portare in giro per l'Italia il suo messaggio di speranza e coraggio, incontrando anche i detenuti “affinché comprendano il dolore che provocano in noi familiari che restiamo”.

A. C., mamma palermitana, ha avuto invece il coraggio di denunciare il compagno, dopo anni di violenze psicologiche e fisiche, che rischiavano di mettere in pericolo anche la figlia. Ha ripercorso il suo dramma, raccontando come la mancanza di un verbale redatto dai Carabinieri intervenuti dopo l'ennesimo episodio di violenza, l'abbia portata davanti alle assistenti sociali completamente “nuda”. Ha dovuto cercarsi le prove da sola, abbandonata anche da madre e sorella in quanto aveva portato “già troppo scompiglio in famiglia”. Chi ha fatto la differenza è stato un appuntato dei Carabinieri, che in veste di uomo, prima ancora che di militare, ha testimoniato quello che aveva visto quando era intervenuto. Un uomo con la divisa, come tanti, che meritano di essere ricordati, celebrati e rispettati sempre, non solo quando essi stessi diventano vittime di qualche fatto di cronaca.

Al termine di questa due giorni di incontri, le associazioni organizzatrici hanno ribadito il proprio impegno nel portare avanti questa lotta contro l'oblio e l'indifferenza. Si è unito al coro di protesta anche Pino Masciari, testimone di giustizia, che ha espresso il suo sdegno “perché è veramente troppo poco ciò che si fa a supporto di queste mamme coraggio”, mettendo a disposizione di questa causa il suo tempo e la propria esperienza.

Esistono forze dell'ordine che commettono errori. Esistono uomini con la divisa che portano avanti il loro lavoro con coraggio e abnegazione.

Esistono donne che abbassano il capo alla violenza e si arrendono di fronte alla non giustizia. Esistono mamme che vanno avanti infaticabilmente per cercare la verità sui propri figli, non abbandonandoli mai.

Esistono storie che riempiono i giornali e le tv al punto di diventare morbose. Esistono storie che i più non conoscono, ma che meritano ugualmente di essere raccontate, ascoltate, tramandate.

Esistono valori quali legalità e giustizia che non devono diventare utopia, ma trasformarsi in realtà, in fatti.

Ultima modifica ilMartedì, 07 Maggio 2013 17:49
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