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La Via Crucis tracciata da Gianluigi Nuzzi

400px Gianluigi Nuzzi 2013Un’inchiesta, tante manette?

Il contenuto di “Via Crucis”, l’ultimo libro del giornalista Gianluigi Nuzzi, è utile per capire qual è l’opera di pulizia di papa Francesco, nell’ambito del “suo” Vaticano.

Ecco delle aperture documentative, di squarci, sul grado di corruzione e d’intrigo serpeggianti nel Vaticano.

La serietà professionale di Nuzzi non è in forse, ed è un bene per l’informazione, sarebbe patetico affermare che questo giornalista si volesse avvalere di cotanto scandalo per farsi pubblicità (oltre al programma tv, Quarto Grado, che da anni conduce su rete4); basti pensare che c’è piuttosto tanta materia prima su di una situazione economico/finanziaria delicata come poche o nessuna, sfogliando documenti sottosegreto pontificio, per un evidente e pacifico interesse pubblico.

Bergoglio è stato eletto papa tramite il dimissionario Ratzinger che denunciò la sporcizia nella Chiesa, iniziando sì a cambiare qualcosa, ma da intellettuale, lontano dalla quotidiana amministrazione dominata a quanto sembra dal card. Bertone.

Tra piaceri, affari, ipocrisie, intrecci… privilegiando pochi, a danno di tutti.

Le contraddizioni di questa Curia sono visive, fateci caso: alla proclamazione di Bergoglio, di una persona gesuita e priva di orpelli, con quel suo indimenticabile “buonasera” come a sancire un momento magico, alle sue spalle c’è un vescovo che tuttora si fa chiamare “Jessica” di notte (omonimo di Francesco in “verità”, che peraltro è stato il fedele segretario di De Petris, il cassiere della Magliana, le cui spoglie sono preziosamente custodite e riguardano un mistero, il caso della Orlandi, che almeno per noi di R.C.M va riaperto una volta per tutte).

Oddio (…), il sesso in Vaticano non è prioritario, infatti dovrebbe far parte della privacy delle persone, ma quando taluni hanno un ruolo di potere in uno Stato che denuncia criminosamente l’omosessualità, beh, le cose cambiano!

Comunque, monsignor Georg ha rappresentato l’anello di congiunzione tra Benedetto XVI e Francesco, e da qui son cominciati subito a fluire informazioni scottanti.

Il 3 luglio di quest’anno Bergoglio ha convocato i cardinali (a proposito, dalla Liguria di Bertone ne provengono ben 5…) per dichiarare che si è prossimi a un deficit strutturale: quindi Francesco fa una cosa straordinaria, devastante per la curia, sostenendo che i conti sono fuori controllo oramai, e che all’arrivo delle fatture non si provvede a pagare.

E gli credo!

Si tratta o no di anarchia rannidata la biblioteca del Vaticano che alimenta in realtà il doppio dei costi, l’investimento pari a 10mln di euro che risulta in Svizzera, gl’intrallazzi da capogiro con la Goldman Sacks e non solo; o il 60% dei risparmi della chiesa di Buenos Aires sviluppato in armi?

Francesco istituisce una commissione per far emergere il malaffare, formata da laici, presieduta dal maltese Zara e coordinata da Vallejo Balda, che inizialmente lavorano in modo segreto (con l’uso di codici telefonici maltesi) per la tanto auspicata rivoluzione dolce; perché alla curia è abitudine vivere colpendo con abilità nel punto voluto, per oscurare.

Le criticità contabili s’individuano tra i fondi privati, alla luce di circa un miliardo di euro effettivo ma mai in gran parte dichiarato, cioè la contabilità è inesistente, con circa 400 c/c bloccati allo Ior.

Intanto si pone ancora in essere la cosiddetta “fabbrica dei santi”.

Infatti, quando s’istituisce una pratica per costituire un santo, il 20% dell’istruttoria “dovrebbe” andare a un fondo per le chiese povere; eppure le richieste di santificazione continuano ad aumentare (ah, sappiate che per una pre-istruttoria occorre sborsare 6mila euro), per un’azione inversamente proporzionale che sembra incontrastabile.

Senza contare poi che si sono determinati appalti 3-4 volte superiori al reale, che per troppe case si versa la bellezza di 27euro annualmente, cioè una somma 4 volte minore dell’introito doveroso.

E non finisce qui: gli uomini di Francesco hanno scoperto una raccolta di fondi per la beneficenza fasulla, con un saldo di 412mln di euro: su 10euro, 6 erano indirizzati a ripianare i conti e 2 finivano in un deposito Ior, il resto scompariva.

I cardinali ora usano le Punto e non le auto blu per adeguarsi alla “nuova era”, ma le cattive abitudini restano, questi privilegi sono totalizzanti, con residenze pretese, valevoli mediamente 700mila euro l’una, come se originate da bilanci ambigui.

Il libro di Nuzzi rompe dei tabù, ma purtroppo i media in generale la buttano sul gossip; senza chiarire che il giornalista non fa parte di un complotto per destituire Bergoglio e tutta la Chiesa, essendo stato accusato di aver diffuso documenti riservati inerenti a interessi fondamentali dello Stato del Vaticano, mica codici segreti per accederci!

Bisogna dunque far interessare la gente su come vengono gestiti i soldi di una Chiesa, senza che si perda tempo a complessare con delle smentite per delle cose che non sono state neanche scritte.

Tra tabacco (in collaborazione stretta con la Philip Morris, che garantisce sugl’incentivi per l’aumento di vendita delle sigarette), profumeria e abbigliamento si è instaurata la commercializzazione “made in Vaticano”, senza smettere di badare alla gradazione del privilegio, in tal caso alla merce con prezzo carico di Iva; eh sì, perché in Vaticano il prezzo delle merci è agevolato e per comperarle bisogna “far parte” del Vaticano (risultano 5mila dipendenti, col 30% di aumento dei posti annuale, su… 836 abitanti!), di troppi centri d’interesse di potere, purché muniti di un tesserino verde (se ne contano 41mila in uso).

Cioè, v’è proprio l’assicurazione di una casta per del consenso famelico intorno, sollazzabile per giunta con tv superiori al numero degli appartamenti.

E’ come minimo opportuno, secondo la Commissione voluta da Bergoglio, chiudere i negozi per valorizzare i musei vaticani (dati gl’introiti consistenti) e introdurre una tassa statale (la dogana è assente); per non fingere più di comprare “all’estero” favorendo truffe sull’Iva a danno dei paesi comunitari specialmente.

Lo scandalo delle case a canone 0 per laici e civili non sembra fermarsi, eppure questo Stato dovrebbe campare sulle offerte secondo Nuzzi e il suo libro che, ripeto, non è anticlericale; volendo piuttosto inquadrare un turbamento per quello che persiste nei documenti, senza soffermarsi sulla diffusione di questi.

Addirittura il coordinatore della Commissione n’è complice con l’invio della password, ma su ogni mattonella va detto che gravano problemi quasi insormontabili, dacché seri ma privi di processi pendenti.

Finalmente un papa dimostra che non ci sta, avendo rapportato la magistratura italiana con quella vaticana, visto che prima il Vaticano poteva tranquillamente impedire l’arresto di fidati truffatori; anche se le difficoltà enormi non mancano, tra pedinamenti, intercettazioni, microspie e furti (a danno anche dello stesso Nuzzi).

A proposito dei fidati truffatori, va rispolverata per esempio, per forza di cose, la storia del mons. Sciacca, il num. 2 del governatorato, uno degli artefici dell’immenso patrimonio immobiliare del Vaticano: riteneva d’avere una casa piccola, ma nel frattempo s’informava sulle gravi condizioni di salute del vicino (un prete poverello), e così, convinto che stesse per morire, s’introduceva comicamente nel suo appartamento svuotandolo di un vano, appropriandosene!

Sfortuna sua, il vicino si ristabilì e al ritorno potete ben immaginare come quest’ultimo rimase esterrefatto!

Grazie a una suora amica, scrisse a Bergoglio, che subito dopo ha provveduto a rimuovere Sciacca.

Storie di attici non riconosciuti, scoperti a maleficio d’inventario, che traggono origine dai furti di un disgraziato polacco (nulla a che vedere con Giovanni Paolo II, tranquilli!), e da cui si venne a sapere dell’esistenza di una scala interna a chioccia, per salire a godere il panorama e non solo da uno di questi attici per l’appunto; scala fatta ad arte dal proprietario di tutto rispetto della dimora sottodimensionata.

E poi come non dimenticare quel ministro della prima repubblica nostrana, che possedeva un milione delle vecchie lire da fruttare tramite un esorcista propenso a fargli da prestanome, ma a sua volta truffato da un legale romano!?

I controllori sono ancora pagati dai controllati.

Per c/c pari a 3,4mln di euro non dichiarati, papa Francesco ha modificato i bilanci della doppia contabilità, facendola saltare letteralmente.

Resta il fatto però che la Chiesa è uno Stato con strutture a cui servono adeguate risorse economiche per essere mantenute, e fu proprio un rappresentante come Marcincus a dire che la Chiesa non la si amministra con le Ave Maria… ma è anche vero che da ciò si deduce la necessità di rimarcare un problema di trasparenza, che precede la questione della ricchezza, per contrastare soprattutto l’effettiva crisi delle offerte, che andrebbero tracciate, per rafforzare nuovamente la fiducia sapendo dove vanno a finire i soldi, oltre a valutare meglio la crisi strutturale a livello economico che attanaglia i paesi cattolici.

Auguri dunque a papa Francesco, che, secondo Nuzzi, andrà di certo avanti per questa strada.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Dicembre 2015 19:46
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