La galleria Triphé Invita al finissage di Lost at sea di Lou Duca

La galleria Triphé Invita al finissage di Lost at sea di Lou Duca

A cura di Maria Laura Perilli con intermezzo musicale del soprano Maria Chiara Forte – Martedì 30 giugno 2026 ore 19.00 G. Scelsi – G. Agostini – F. De Rossi Re – L. Ciuffi Via delle Fosse di Castello 2 Rm

La galleria Triphé presenterà martedì 30 giugno, nei suoi spazi, un progetto interdisciplinare
tra arte e musica che coinvolgerà l’artista Lou Duca con la sua mostra in corso Lost at Sea,
a cura di Maria Laura Perilli, e l’esibizione musicale del soprano Maria Chiara Forte.
Il programma musicale selezionato e la ricerca scultorea di Lou Duca, soprattutto per quanto
concerne la serie sopracitata, presentano numerose affinità. Le composizioni musicali, sul
piano sonoro, intercettano quel senso di frammentarietà e memoria del corpo presente nelle
opere dell’artista.

Il corpo come reliquia, traccia archeologica, voce residua.
Infatti, la classicità nelle opere di Lou Duca non è vista come qualcosa di immobile, ma
come memoria erosa, identità incompleta. I tagli e le ferite sulle sculture, e la materia
sottratta, diventano elementi strutturali, così come il recupero di reperti e la loro
rigenerazione attraverso il 3D, ampliando così l’idea di “una seconda vita” della materia.
In Preludio di Fabrizio De Rossi Re, da Palestrina’s Secret Book, è evidente un rimando alla
polifonia antica e al libro segreto, che non può non riconnettersi al concetto di memoria
storica. Qui la musica diventa memoria sonora riattivata, la scultura una memoria corporea
riemersa.
In Tre frammenti su iscrizioni funerarie del I secolo d.C. di Giuseppe Agostini si rappresenta
forse la sintonia maggiore con le opere di Lou Duca. Le iscrizioni funerarie sono paragonabili
alle “epigrafi del corpo” delle sculture dell’antichità. La frammentazione, in Agostini e in
Duca, ha quindi lo stesso ruolo: non mostrare ciò che manca, ma rendere visibile ciò che
resta.
Le opere in 3D accentuano ulteriormente questo aspetto: l’oggetto viene trasfigurato e
diventa reliquia.

Sempre con Fabrizio De Rossi Re, in Hora fugit viene presa in considerazione la variabile
del tempo: un tempo che passa, fugge, si dissolve. Questo è riscontrabile anche nella sospensione e nell’erosione dei lavori di Lou Duca. In questo brano, dove è presente
l’elettronica, non ci si può esimere da una dimensione artificiale e contemporanea che trova
un parallelo nella modellazione 3D delle opere.

In Giacinto Scelsi, con l’opera HÔ, la voce diventa evocazione, lavorando sul suono come
vibrazione primordiale, quasi vicina al divino. Questa misticità si riscontra anche nelle opere
di Lou Duca, dove il sacro si insinua come energia residua trasmessa dalle opere. La
mutilazione nelle sculture non è assenza, ma apertura metafisica.
Ciò che accomuna i due linguaggi, musicale e artistico, è la destrutturazione del canone
classico. Il sacro viene scomposto per diventare un’esperienza contemporanea.
In Luigi Ciuffa, con Salti nella nebbia, sembra quasi di percepire l’idea che le sculture di Lou
Duca emergano dalla nebbia: corpi incompleti che tentano ancora una postura, una
presenza, un’identità. In Luigi Ciuffa la voce perde il testo, il corpo perde il volto, ma
l’emotività regna intensa.

Stefano Di Santo

Avvocato del Foro di Roma. Membro Commissione Diritto Bancario Ordine Avvocati Roma Collaboratore testata giornalistica Roma Capitale Magazine

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