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Carceri Italiane vicine al tracollo

bars-923757-mRiceviamo e pubblichiamo.

"La mancata attuazione dunque delle regole penitenziarie europee confermano purtroppo la perdurante incapacità del nostro Stato a realizzare un sistema rispettoso del dettato dell'articolo 27 della Costituzione repubblicana sulla funzione rieducativa della pena e sul senso di umanità - espressione così bella introdotta in quell'articolo della Carta - cui debbono corrispondere i relativi trattamenti".

Giorgio Napolitano scontando la mia pena sono diventato un "teledipendente", soprattutto dai telegiornali.

Durante la visione del telegiornale serale, nel mio alloggio "ministeriale" che condivido con altre quattro persone e che saranno la mia famiglia per i prossimi quattro anni circa, salvo errori e complicazioni, sono rimasto sgomento per l'ennesimo "scappellotto" che Strasburgo ha dato all'Italia per i "soliti noti problemi di giustizia ingiusta!", inerenti in questo caso al sovraffollamento carcerario.

L'Italia, secondo la Corte, viola l'articolo 3 della Convenzione dei diritti umani, quello che vieta la tortura e i trattamenti degradanti delle persone detenute (il nostro Paese tra l'altro non ha mai espresso una legge su queste non trascurabili problematiche).

Mi sento in obbligo di scusarmi con tutte quelle persone "regolari" che ogni mattina s'alzano presto per affrontare la propria dura giornata di lavoro e dalla cui busta paga sono detratte somme che rasentano oltre il 40% (siamo i più tartassati d'Europa!), somme che servono anche a pagare la mia permanenza in carcere - e quella di altre migliaia di detenuti - e che riguardano il vitto, il riscaldamento degli istituti, la custodia, il servizio sanitario, la frequenza ai corsi scolastici e professionali.

Noi detenuti siamo, nostro malgrado, un'attività economica con un indotto composto tra l'altro da una miriade di apparati: Magistrati, Avvocati, Cancellieri, Amministrazione penitenziaria, Funzionari Ministeriali, Sanitari, Politici e via dicendo.

Un mese fa la Corte Europea di Strasburgo ha condannato il Governo italiano (no, non temete, è la solita pena pecuniaria pagata con le nostre tasse, non vi sono provvedimenti pecuniari e restrittivi per chi non applica le leggi!) al pagamento di circa 100 mila euro.

Va aggiunto che siamo tra i più multati del mondo per inadempienze in merito alle indecenti condizioni degli istituti penitenziari e siamo secondi solo alla Serbia per il tasso di sovraffollamento; questo è del 148% nel nostro paese, contro la media europea del 99%.

Io sto scrivendo da una "suite" della catena del "Ministero della giustizia" di 15 metri quadri che divido con altre quattro persone, esclusi servizi e doccia.

Quest'anno e per i prossimi quattro non sarò toccato dallo spread, dall'Imu, dall'Enel, dell'Amga, della Net e di tutte quelle "incombenze" che avevo da uomo libero; non va dimenticato che il 41% delle famiglie italiane fa fatica ad arrivare alla fine del mese.

Lo Stato italiano spende per me e per altri 66 mila detenuti (la capienza regolamentare è di 47.040) una somma che, pare, si aggiri intorno ai 3.511 euro mensili che sono recuperati ovviamente dalle tasse prelevate ai cittadini.

Il mio non è spicciolo qualunquismo, con un terzo di questa somma che lo Stato spende per "rieducarmi", tenendomi in "gabbia", a oziare, come un "pollo di allevamento in batteria", andrei volentieri a ripulir strade, giardini e a rendermi utile per tutto ciò che concerne un lavoro sociale di pubblica utilità pur di non "vegetare", e questo non per uno scontato opportunismo finalizzato a non pagare la mia pena, ma per "allenarmi" a un futuro reinserimento nella società attraverso il senso del lavoro e del risarcimento dovuto alla società verso la quale mi sento in debito per il mantenimento in carcere a causa del reato per il quale sono stato condannato.

Mi chiedo, ci chiediamo, se l'ennesima esternazione del Presidente della Repubblica visitando recentemente il carcere di San Vittore ("sulle carceri è in gioco l'onore del nostro paese"), possa sollecitare il nuovo Parlamento, il nuovo Governo a un impegno serrato per risolvere la grave situazione in cui versano gli istituti penitenziari del nostro Paese. Antonio Trotta

Ultima modifica ilMercoledì, 20 Agosto 2014 13:21
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