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La Storia di Valentina

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

68041 204331109701451 626165276 nLa bambina portata via dai Servizi Sociali, ora scomparsa ai genitori.

Cosa è successo:

Valentina va a scuola, frequenta regolarmente la prima elementare con profitto in un comune del Lazio.

Al secondo anno di scuola, dopo che i genitori iscrivono Valentina devono lasciare il paese dove vivono: la casa è umida e piena di muffa e i soldi sono pochi.

Allora, per far star meglio la bambina la famiglia si trasferisce in un altro paese e vivono in una casa di un amico con un affitto basso e apparentemente sopportabile alle loro tasche. 

Ma lo stipendio del padre che lavora saltuariamente in nero non riesce a far arrivare la famiglia alla fine del mese.

La loro povertà è grande non hanno i soldi per i grembiuli della scuola della bambina, non hanno soldi per pagare la mensa per far stare la figlia a suo agio in classe con le amichette, forse pensano che la bambina verrà discriminata perché evidentemente povera e hanno paura, paura anche che i compagni di classe possano farla sentire a disagio e farla soffrire, la vogliono proteggere e stupidamente e inconsciamente credono che non mandi a scuola a casa con la mamma (che fra l’altro è una maestra) la bambina starà più tranquilla.

Un errore fatale.

Dopo alcuni mesi arrivano a casa, senza alcun preavviso l’assistente sociale e un graduato dei carabinieri chiedendo spiegazioni sul perché la bambina non andava a scuola.

Dopo aver raccomandato alla mamma che l’indomani la bambina andasse a scuola se ne vanno.

Dalla relazione della curatrice depositata in Corte d’Appello si legge che l’assistente sociale una volta uscita di casa va in ufficio e telefona al PM che le avrebbe detto (a voce!!) di portare via la bambina.

Quindi dopo una mezzora l’assistente sociale torna con due vigilesse e intima alla mamma di consegnarle la bambina.

La madre piange e si arrabbia, ma dopo un po’ capisce che sarebbe tutto inutile. La donna è spaventata, ha paura.

L’assistente sociale vuole vedere la bambina che è a letto con l’influenza e ha la febbre, va in camera e dice alla mamma di vestirla.

Devono uscire subito! La piccola deve alzarsi egualmente.

La mamma intimidita alla fine si arrende e ubbidisce.

Comincia a vestire la figlia cercando di spiegarle, tranquillizzarla, e infine che deve uscire con lei.

Infatti, dopo poco escono.

Fa freddo, la bambina lungo la strada si sente male e vomita ma rimane abbracciata alla mamma, ha paura di tutto quel trambusto e chiede più volte dove stiano andando.

Le viene allora detto che deve andare a R. due ore di macchina.

La mamma non vuole lasciare la figlia e dice che rimarrà con lei nella casa dove la stanno portando, ma le dicono che in questa casa possono risiedere solo bambini.

Arrivano nella casa famiglia di R. e dopo poco la mamma va a salutare la bambina trattenendo le lacrime per non allarmarla.

La saluta abbracciandola ma la piccola le chiede dove va e di voler tornare a casa con lei. La mamma le dice che non può ma che tornerà presto, a detta della madre l’assistente sociale dice allora alla bambina che tornerà con i genitori quando si saranno rimessi economicamente. La bambina guarda forse stupita l’assistente sociale e sicuramente non capisce l’assurdità della risposta.

È sera, Valentina viene lasciata sola e tutti se ne vanno. La mamma rientra a casa e quando torna il marito gli comunica l’accaduto.

Seguono mesi di angoscia, prosegue il calvario di questi genitori che ogni lunedì

Vanno a Rieti a trovare la bambina dalle 15,00 alle 16,00 e mezzo.

Il padre, lavorando in nero viene licenziato perché tutti i lunedì si assenta dal lavoro.

Gli operatori della casa famiglia dicono che non hanno mai visto genitori più puntuali di quelli, sono sempre presenti anche con la neve.

Portano i giochi e i vestiti alla bambina.

La fanno giocare e sempre devono andarsene trattenendo le lacrime ogni volta per non avvilire la figlia.

Quando un giorno:

Era il giorno dopo di ferragosto – ci dice la mamma di Valentina – lo ricordo perché era il 16 agosto, lo ricorderò sempre. Telefono alla casa famiglia e mi comunicano che la bambina era stata portata via e nessuno sa dove.

Anzi nessuno doveva dire ai genitori dove fosse stata portata la bambina. L’interlocutore racconta che quando sono venuti a prendere la bambina questa piangeva a dirotto ed era disperata. Voleva tornare a casa dalla mamma e dal papà e nessuno le dava rassicurazioni in merito.

A questo punto, ci chiediamo, cosa può pensare una bambina in quei momenti?

Se lo sono chieste le Assistenti sociali e gli operatori che così zelantemente si sono occupati di lei?

Valentina sono circa 9 mesi che non vede i genitori e loro non hanno più notizie della figlia.

Sempre dalla relazione depositata in corte d’Appello:

Dopo un paio di mesi che la bambina era in casa famiglia il tribunale impone ai genitori di andare a fare un accertamento sulla genitorialità.

Loro vanno e dopo qualche tempo la ASL dice che i genitori sono normalissimi  che possono riprendersi la bambina.

Passano ancora tre quattro mesi e il Tribunale inaspettatamente decide di ripetere gli stessi accertamenti in un centro privato.

Questa volta i genitori risultano inadatti.

A seguito di questa diagnosi la bambina viene dichiarata adottabile e viene adottata.

Ora i genitori si sono rivolti alla Corte d’appello di Roma che è in decisione in questi giorni.

Tutte le associazioni che seguono il caso di Valentina stanno preparando manifestazioni di solidarietà per questa sfortunata bambina e i presupposti perché la bambina, una volta tornata a casa  abbia un supporto psicologico, medico, scolastico e tante altre iniziative che aiuteranno la famiglia.

Si stanno muovendo in tal senso anche alcuni Servizi Sociali di paesi della regione.

Massimo Rosselli del Turco

(Portavoce Parlamentare del coordinamento interassociativo "Colibrì European Platform")

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Ultima modifica ilMercoledì, 20 Agosto 2014 13:21
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