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Riceviamo e pubblichiamo. L’illusione

illusioneCammino attraverso la città e non posso far altro di notare la profonda tristezza che aleggia negli occhi delle persone che mi scorrono intorno, presi dal fare per sopravvivere, vestiti con quello che possono permettersi, dove l’unico momento apparentemente felice è quello in cui guardano il loro smartphone, per comunicare, scorrere le pagine social, sognare.
È passato più di un mese dall’ultima tornata elettorale e la nazione non ha ancora un governo; i più speravano in una svolta che potesse dare uno scossone a questo torpore.
Invece siamo ancora una volta qui ad ascoltare quotidianamente l’inettitudine della nostra cosiddetta classe dirigente.
Intanto, tutti o almeno il 70% della popolazione, fanno i conti della serva per mangiare, spostarsi, avere un tetto sulla testa, ma soprattutto tentare di aiutare, i propri figli o nipoti, ad avere un futuro.
Le famiglie che in Italia vivono nella soglia di povertà assoluta sono, secondo i dati Istat 2015 un milione e 582mila (circa 5 milioni di persone) mentre secondo il Censis il 43% delle famiglie italiane ha dovuto rinunciare a cure mediche adeguate a causa delle difficoltà economiche.
Ogni nuovo nato ha sulle spalle 40.000 euro di debito pubblico che lo lascerà in eredità, quadruplicato.
Si continuano a tagliare sanita, istruzione, lavori pubblici, pensioni, stipendi e tutto ciò che è sociale ma il debito pubblico sale inesorabilmente.
La cosiddetta Europa ci dice che dobbiamo ancora tagliare e così ha inculcato e spinto le Istituzioni, verso l’adozione di vincoli economici irrealistici, che dal 2017 per il famoso Fiscal Compact, imporrà all’Italia ulteriori tagli di spesa pubblica per 50 miliardi di euro l’anno, per ulteriori 20 anni.
Strano che queste cosiddette richieste vengano in realtà dal Fondo Monetario Internazionale, il quale ha finora affossato e affamato nazioni come la Grecia, l’Argentina, l’Irlanda, la Spagna, solo per citarne alcune.
La banca europea, dal canto suo, ha inondato di soldi le banche private, sostenendo che dovevano servire a sostenere economicamente le imprese.
Ma naturalmente cosi non è stato, anzi con quei soldi ci hanno comprato i buoni del tesoro arricchendo sempre di più i loro capitali.
Nessuno ha obbiettato qualcosa.
Forse il popolo elettore qualche domanda se la dovrebbe porre.
A parte i proclami dei vari Movimenti o partiti che si sono presentati alle scorse elezioni, non mi sembra che ci sia stato una presa di posizione netta e conseguentemente un’azione ribaltatoria di tale situazione.
Gli ultimi in ordine di tempo sono stati quelli del movimento 5 stelle, che una volta andati ad amministrare non hanno fatto altro che bloccare tutto, con mille scuse, senza effettivamente invertire la rotta già seguita dai predecessori.
Basta guardare Roma e Torino.
Che fare dunque?
Forse è giunto il momento di lasciar perdere i social e ricominciare a parlare tra di noi, per riprendere in mano la vita politica, economica e democratica del Paese.
Iniziare a porre in essere delle azioni reali che facciano capire alle istituzioni nazionali e internazionali che così non si può proseguire.
Non si capisce il perché un cittadino normale non possa scaricarsi l’Iva del caffè, visto che la paga, inducendo il bar a dichiarare e versare quell’incasso in quanto frutto di una tracciabilità.
O perché mi si chiede di pagare con il bancomat e poi i tabacchi non ce li posso comprare pur essendo monopolio di stato.
Non si capisce il perché nei paesi come la Norvegia, la Scandinavia, la Svezia, dove la tassazione è al 50% e gli stipendi sono il triplo dei nostri i servizi sociali esistono, e i paesi funzionano.
La risposta scontata è che tutti pagano le tasse.
Certo, ma le pagano perché lo stato gli restituisce tutto!
Ma loro hanno meno debito pubblico!
Ma come mai, l’Italia, pur avendo avuto negli ultimi 20 anni un saldo primario attivo per ben 18 volte, il debito è sempre cresciuto esponenzialmente?
Qualcuno ce lo deve spiegare.
E non ci raccontate la favoletta che noi viviamo sopra le nostre risorse reali.
Perché solo con il sole che abbiamo rispetto all’Europa, di energia alternativa vi potremmo servire a tutti quanti.
Per non parlare del resto, in quanto a preparazione culturale, storica, e formativa.
L’unica risposta è che ci vogliono tutti sudditi accondiscendenti, pronti a venderci pur di sopravvivere.
Vogliamo continuare su questa strada?
Decidete voi.
Stefano Lucatelli
 
(Nota del Direttore) La pubblicazioni di queste missive firmate che ci giungono dai lettori, appartengono allo spazio che la redazione offre  ai commenti di chi segue costantemente la nostra attività giornalistica, ciò non toglie che non possiamo assumerci alcuna responsabilità riguardo all' attualità, alla precisione, alla completezza o alla qualità delle informazioni messe a disposizione. 
Ultima modifica ilLunedì, 23 Aprile 2018 22:09
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