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"Tor di Valle" cala il silenzio. La protesta dei lavoratori

Tor-Di-Valle-2-e1356599763269L’ultimo giro di pista è stato fatto, con le narici dilatate da un affannoso respiro, gli scalpitanti cavalli non ascolteranno più lo scampanellio che annunciava l’ultimo giro, non sentiranno le grida di incoraggiamento e il boato all’arrivo, tutto è ormai silenzio. Tor di Valle spenge le sue luci, chiude le sue porte e dopo 54 anni di attività, rimarrà solo nei flashback mentali di chi ha vissuto gli anni, sia bui, sia d’oro del trotto a Roma. Tor di Valle, dove una miriade di persone ha lasciato le mura dell’impianto intrise di emozioni forti, a volte fortissime, di gioia, di rimpianto e di dolore. Nella mia infanzia ho avuto l’opportunità di frequentare l’impianto sportivo, e mi guardavo intorno, affascinato da un ambiente che mutava costantemente, suggestivo, quasi irreale. C’erano delle fasi ben precise e caotiche allo stesso tempo, la visita ai cavalli che sfilavano prima della gara per farsi ammirare e invogliare lo scommettitore, che cercava, a sua volta, di capire se quello splendido animale che con eleganza gli passava di fronte, valeva la puntata. Poi la corsa verso i botteghini, dove ognuno compiva i propri riti, quelli che cercavano di essere i primi a scommettere, quelli che aspettavano l’ultimo secondo per puntare, con un occhio fisso all’orologio appeso nella sala. Poi i giocatori che analizzavano le corse precedenti, le statistiche e leggevano i giornali specializzati come se fossero delle guide, e con aria da intenditori affermavano con convinzione, indicando le pagine, che: “L’informazione che cerco, quella vincente c’è, è solo celata, basta saperla leggere e io la so leggere!”, ma purtroppo non vincevano quasi mai. Ricordo questi giocatori incalliti, che suggerivano cavalli piazzati che spesso erano vincenti, ma che loro non giocavano, cercando invece combinazioni strane, facendo cervellotici calcoli di probabilità, con corsi e ricorsi storici, alternando discussioni animate, che evidenziavano di fondo una scelta di vita, una dipendenza, quasi una malattia che per ventiquattrore li avviluppava nelle spire di una speranza illusoria di vincere e smettere. Non erano amanti dei cavalli erano amanti della scommessa, e li potevi incontrare immancabilmente anche al cinodromo di ponte Marconi, o a Capannelle. A volte anche sapere che quella corsa poteva essere truccata (l’ippica è stata per anni in mano alla malavita e simili), non era un deterrente valido per evitare di buttare i soldi, di continuare a sperperare a volte anche capitali immensi e ridursi alla povertà. Da bambino, ho avuto la possibilità di realizzare un sogno, senza averlo richiesto. Una gelida mattina d’inverno, prestissimo, mio padre mi svegliò e andammo a Tor di Valle, dove fui messo seduto su un sulky da allenamento accanto a Pedulla un grande fantino, mentre“Pellone”, un poderoso cavallo che vedevo correre in pista, trotterellando ci portava in pista. In quell’occasione capii perché i fantini portano gli occhialoni, dato che  pur essendo il sulky da allenamento diverso da quello da corsa, con una protezione tra i fantini e il cavallo molto ampia, ero bombardato da una grandinata di terra alzata dagli zoccoli di Pellone e, considerate anche che, avevo i calzoncini corti. Ma stavo vivendo una magia che non potrò mai dimenticare, giravo sulla pista di Tor di Valle con un fantino e un cavallo professionisti, sentivo l’odore dell’ippodromo quando ti attraversa mentre trotti veloce sulla pista, provavo la sensazione unica di essere trainati da un cavallo da corsa al trotto. Fu come volare con il corpo e con la mente. Adesso tutto questo non è più possibile, tutta la struttura verrà demolita e al suo posto, forse, verrà realizzato lo stadio della A.S. Roma. Ora l’impianto giace in completo abbandono, colpa della crisi economica e del settore, dicono in molti. La società di gestione è in liquidazione da qualche mese, nonostante il movimento scommesse su scala nazionale raccolto a Tor di Valle nel 2011 sia arrivato a 68 milioni di euro, l’8% sul totale dei 45 ippodromi italiani, considerando che (secondo i dati delle strutture) gli ippodromi metropolitani di Roma, Napoli e Milano, producono il 36% del movimento di gioco nazionale, impiegando l’80% dei lavoratori. I dipendenti diretti dell’ippodromo che hanno praticamente perso il posto di lavoro sono 51, i cavalli in allenamento nella struttura circa 500, accuditi da 150 persone tra proprietari, allenatori guidatori e artieri ippici. A questo si aggiunge l’indotto costituito da fornitori di mangimi e foraggi, veterinari, maniscalchi, trasportatori. Il villaggio scuderie ha 900 box e 100 paddok dove i cavalli si allenano, compresa una piscina per il nuoto degli animali, corredata di solarium per le terapie. Speriamo che tutti gli organi deputati si mobilitino con urgenza per risolvere questo grave stato di disagio e provveda immediatamente alla sistemazione logistica dei lavoratori, che hanno una specializzazione da rispettare e da considerare come patrimonio professionale.

Ultima modifica ilSabato, 02 Febbraio 2013 16:17
Emiliano Frattaroli

Direttore Editoriale

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