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Luisa Mancini

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Viaggiatori stranieri nella Sicilia dell’800

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Giovedì 9 novembre alle 17,30 al Teatro Antico di Catania la presentazione del libro

A partire dal XV Secolo comincia ad andare di moda, tra i giovani rampolli delle più importanti famiglie europee, il “Grand Tour”, un viaggio a tappe nelle principali corti europee, tra cui quelle italiane, per completare la propria formazione culturale. A partire dal XVIII Secolo, dopo importanti scoperte archeologiche tra cui Pompei ed Ercolano, si aggiungono all’elenco delle tappe anche le città del Sud dell’Italia, tra cui quelle della Sicilia.

Il libro “Viaggiatori stranieri nella Sicilia dell’800” curato da Nunzio Famoso e Carlo Nicoletti, professori di Geografia all’Università di Catania, Maria Costanza Lentini, direttrice del Polo per i siti culturali di Catania, Fabrizio Nicoletti, archeologo del Polo per i siti culturali di Catania, Carlo Ruta, saggista e Maurizio Zignale, edito da Edizioni di storia e studi sociali – Modica, parte dalla rievocazione di questi primi viaggi, tra cui ricordiamo quelli di Wolfgang Goethe, e poi di Lord Byron e Samuel Coleridge, che hanno raccontato con grande ammirazione la Natura e le testimonianze storiche dell’Isola.

Il libro è, tuttavia, incentrato sui viaggi compiuti nel secolo successivo, tra gli altri, da Edmondo de Amicis, Guy de Maupassant, Alexandre Dumas padre, Alexis Henri de Toqueville, che oltre al punto di vista culturale si concentrarono anche sull’analisi della situazione sociale e sui problemi della Sicilia, in un secolo di grandi rivolgimenti sociali, culminati nell’Unità d’Italia e che hanno lasciato un retaggio di problemi che ancora oggi devono essere completamente affrontati.

La presentazione del libro, a cura degli autori e di Maurizio Frasca, professore di Archeologia all’Università di Catania e di Teresa Sardella, professoressa di Storia del Cristianesimo e delle Chiese, giovedì 9 novembre alle 17,30 presso il Teatro Antico di Catania, si propone di affrontare questi problemi e di rispondere a quesiti e curiosità di studiosi e persone interessate a queste tematiche.

La risposta della ASL di Viterbo alle richieste del Comune di Acquapendente

Ospedale di San Giovanni detto della Scala Acquapendente 01Lo scorso 3 ottobre la dottoressa Daniela Donelli, direttore generale della ASL di Viterbo, ha risposto alle richieste del sindaco e all’interpellanza dei consiglieri di minoranza del Comune di Acquapendente in merito alla situazione del locale presidio ospedaliero.

Sia il sindaco sia i consiglieri di minoranza, lo scorso 23 settembre e in occasione dell’incontro del 19 settembre, avevano manifestato alla ASL le loro preoccupazioni circa la diminuzione dei servizi erogati dall’ospedale di Acquapendente.

Gli esponenti del Comune hanno richiamato l’attenzione della ASL in merito al problema della carenza di personale, di locali e attrezzature idonee, sia per le prestazioni ambulatoriali che per quelle specialistiche, per il consultorio, per il servizio di endoscopia, nonchè sulla mancanza del responsabile clinico e il numero insufficiente di ore di presenza del ginecologo e sulla prossima chiusura della farmacia comunale.

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Salviamo l’abbazia di Santa Maria dei Conversi a Scafati (SA)

4A Scafati, in provincia di Salerno, resistono ancora le mura di un’antica abbazia, quella di Santa Maria dei Conversi, costruita per volere di Carlo d’Angiò per celebrare la vittoria della battaglia di Benevento contro Manfredi nel 1266.

Oltre a quella di Scafati fu costruita anche l’abbazia di Santa Maria della Vittoria, presso Scurcola Marsicana, per celebrare la vittoria nella battaglia di Tagliacozzo nel 1268.

Costruito nel 1274, distrutto a seguito di un terremoto nel 1456 e poi ricostruito dai Cistercensi, il complesso si presenta in uno stato di avanzato degrado, tanto che il visitatore stenta a capire l’importanza dell’edificio e la sua complessa storia.

Alcune finestre dell’abbazia sono state tamponate, così come le monofore della chiesa, mentre mensole e capitelli si presentano anneriti ed erosi dal dilavamento susseguitosi nei secoli.

Molto bello e raccolto il chiostro e il relativo giardino, mentre purtroppo sono andate perdute molte decorazioni dell’esterno, fortemente degradate da muffe e vegetazione, e anche le mura del dispensario appaiono prive di rivestimenti e decorazioni.

Un vero peccato, perché le mura di questo edificio avrebbero molte storie da raccontare, dai fasti del periodo angioino alla decadenza del periodo aragonese, e molte sono le testimonianze architettoniche e artistiche dei vari periodi storici che si sono susseguiti, si tratta di un patrimonio artistico da recuperare e tramandare alle generazioni future.

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A ottobre il pellegrinaggio della Via Francigena della Tuscia

ff 9Come ogni anno, anche quest’anno viene rinnovata la tradizione del pellegrinaggio attraverso la via Francigena, per arrivare a San Pietro in Roma e ritirare il testimonium all’udienza papale del mercoledì. 

La pratica di questo pellegrinaggio ha origini antiche risalenti al primo millennio, quando numerosi fedeli d’oltralpe attraversavano l’Europa al fine di giungere a Roma per pregare sulla tomba dell’Apostolo Pietro. In seguito la Via Francigena divenne un canale privilegiato di comunicazione e poi di scambi commerciali. Oggi le istituzioni riconoscono detto percorso quale “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”.

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