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Me vojo imparà a scrive

Me vojo imparà a scrive (14)

I versi con gli accenti

LOGO-RUBRICA-ME-VOJOXXXXXXXXXXXXXCaro Presidente,

ho apprezzato moltissimo i tuoi suggerimenti e sto controllando i versi di tutte le mie poesie: ne devo aggiustare parecchie!

Mi trovo in difficoltà con i versi che finiscono con accento: conto i versi e sono quasi tutti da 10 sillabe, ma a me suonano bene. Sbaglio a cantare o a contare?

Grazie per la risposta.

Raffaella

 

Cara Raffaella, non sbagli né a cantare, né a contare.

Il fatto è che i versi endecasillabi sono “elastici”.

Non pensare che tu possa allungarli o accorciarli come ti pare: ci mancherebbe! Devi (perché “devi”, non “puoi”) adeguarli all’accento tonico dell’ultima parola.

Sillabe e poetica... come regolarsi?

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Cari amici, mi sto appassionando alla poesia dialettale e immodestamente sto cercando di mettere in versi i miei pensieri.

Sto frequentando vari siti internet che accolgono poeti e poesie.

Nella mia discreta ignoranza, sto cercando di carpire attraverso la lettura, i segreti di una buona poesia.

Per me, ci sono due grossi problemi nel comporre: come conteggiare le sillabe di un verso e quale forma poetica adottare.

Mi potete dare qualche consiglio?

Grazie, Raffaella.

Cara Raffaella,

PREMIAZIONE CONCORSO "PRIMAVERA... AR GIORNO D'OGGI" 2013

DSC 4625Sabato 8 giugno, a Roma nell’accogliente sala “Elsa Morante” si è svolta la premiazione del prestigioso Concorso "PRIMAVERA... AR GIORNO D'OGGI" 2013, indetto dall’Accademia Romanesca.

A fare gli onori di casa Maurizio Marcelli che ha accolto e coccolato i partecipanti, tutti indistintamente emozionati, a prescindere dall’esperienza nuova o annosa alle loro spalle.DSC 4619

Un tema importante la Primavera, che può sembrare a una prima valutazione, povero di strade alternative oltre ai fiori, la buona stagione che arriva con tante luci diverse e accecanti colori che adornano e abbelliscono il nostro pianeta.

DSC 4629Non solo, la primavera ha in se un richiamo alla rinascita, a un cambiamento, sia sociale, sia personale ed è appunto questo che i poeti, che si sono "sfidati" armati di rime taglienti, dolci, appassionate e proiettate a un futuro prossimo difficile da immaginare facile e positivo, hanno scritto nei loro componimenti che splendidamente declamati nella sala affollata hanno deliziato il pubblico di appassionati e di veri intenditori del romanesco, entusiasticamente presenti.


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MOTIVAZIONE TERZA CLASSIFICATA AL CONCORSO "PRIMAVERA... AR GIORNO D'OGGI" 2013

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MOTIVAZIONE TERZA CLASSIFICATA “ER CAMBIO DE STAGGIONE

 

La primavera, non è di questo Paese! 

Una poesia costruita con grande impulso poetico, esperienza e controllo; scorrevole e fruibile; con versi metricamente perfetti e musicali. 

I concetti, diventano i pensieri di tutti gli italiani. Le emozioni provocate con sapienza stilistica, ci coinvolgono e provocano sentimenti che vengono condivisi e fatti propri dal lettore fino alla conclusione tragicamente pessimista. 

Un sonetto di “cuore e cervello”, dove l’impegno sociale auspicato e descritto con pennellate di parole che fanno sognare, è drammaticamente sconfitto dalla realtà. 

Il “sogno franto” non è solo del poeta, ma di chiunque si renda conto di quanto ci possa essere di falso e bugiardo nelle promesse fatte agli elettori. 

La poesia quasi sognante che si percepisce nei primi versi, lascia il posto alla poetica della verità, fino ad arrivare ad una conclusione che paragona il governo alla più fredda e spiacevole delle stagioni: la primavera si allontana e chissà quando e se arriverà! 

Un sonetto da leggere, rileggere e poi rileggere ancora, fino alla prossima primavera: quella vera. Per il poeta e per tutti gli italiani.

 LEGGI LA POESIA  ER CAMBIO DE STAGGIONE

MOTIVAZIONE SECONDA CLASSIFICATA AL CONCORSO "PRIMAVERA... AR GIORNO D'OGGI" 2013

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MOTIVAZIONE SECONDA CLASSIFICATA “MIA” 

Una poesia d’amore, ma non i soliti versi piagnoni e autocommiseranti.

La primavera non fa altro che acuire il sentimento tormentato del poeta.

L’uso del dialetto fa in modo che pensieri ed emozioni “escano” dal sonetto per andare dritti al cuore del lettore, con tutta la loro immediatezza.

Metrica e versi eccellenti, costruzione precisa e scorrevole, parole ricercate ed appropriate, musicalità gradevolissima.

Tutti gli ingredienti per fare un sonetto piacevolissimo, sono presenti in questa composizione.

Un’altra dimostrazione di bravura di un poeta che ci ha abituato a ottime cose.

LEGGI LA POESIA MIA

MOTIVAZIONE PRIMA CLASSIFICATA AL CONCORSO "PRIMAVERA... AR GIORNO D'OGGI" 2013

DSC 46TTTTTTTTTTTTT29MOTIVAZIONE PRIMA CLASSIFICATA  “PRIMAVERA 2013

L’autore ha ottimamente interpretato il tema del concorso: la “Primavera… ar giorno d’oggi”, somiglia a una, tante, troppe primavere.

A primavere di cento anni fa, di sessant’anni fa, a quella dell’anno scorso.

Una composizione estremamente precisa e puntuale nella sua costruzione, con le quattro “ripartizioni canoniche” che ogni composizione dovrebbe avere: introduzione, descrizione, sintesi e conclusione.

Versi metricamente e musicalmente perfetti. Parole ricercate, soppesate, utilizzate in maniera eccellente.

Ma è il contenuto poetico che pervade ogni frase, rendendo questo sonetto un “messaggio poetico” che ognuno è in grado di comprendere, condividere, gustare.

Lo scopo dell’arte è proprio questo: arrivare al cuore ed al cervello della gente. La gente qualunque, non soltanto gli addetti ai lavori.

Un’arte “fruibile” è un’arte vera perché utile.

Questa poesia è l’esempio di come si possa scrivere versi con tecnica e sensibilità, con cuore e cervello, ma anche con la consapevolezza, l’amarezza, la rabbia, la tristezza per un paese che nessuna poesia riuscirà a far risalire dal baratro in cui si è gettato con incoscienza e protervia.

La “…generazione abbandonata in un deserto, attorno a un foco spento…” ha il futuro segnato.

Su questo futuro un vero poeta ha costruito una vera poesia.

LEGGI LA POESIA PRIMAVERA 2013 

"MIA" DI PAOLO BUZZACCONI seconda classificata

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MIA

Oggi, senza volello, ce penzavo:

da un anno nun te vedo e nun te sento.

Estate, autunno e inverno… a còre spento.

Dicevo: “Mo, me passa!”  Me sbajavo.

Nun sò riuscito a dìllo, che t’amavo.

Forze nun ho trovato mai er momento…

Nun je l’ho fatta.  E mo sto ner tormento

de chiedeme: “Chissà?...si me buttavo…”

Mentre pe tutto er monno è primavera,

io vivo chiuso dentro a la follia.

Nun esco, e aspetto solo che viè sera

pe rintanamme ne la fantasia

che nun sei de nisuno, ne la spera

che, da domani, te, diventi mia.

PAOLO BUZZACCONI (SECONDO CLASSIFICATO)

LEGGI LE MOTIVAZIONI

"PRIMAVERA 2013" DI PAOLA VOLPI prima classificata

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PRIMAVERA 2013

Un zogno e ‘navaliggia de cartone,

lo spago attorno che areggeva er monno:

sperelle d’oro, er cèlo su lo sfonno,

la brezza in fra li rami de un limone.

La primavera, forze, è un’illusione?

Cent’anni doppo, un vento furibbonno

sconquassa‘sto paese. È a lo sprofonno,

è ‘na barchetta che nun cià er timone.

C’è‘na generazzione abbandonata

in un deserto attorno a un foco spento.

‘Sta primavera è povera e svotata.

Cor còre in mano, guarda un fallimento:

la gioventù che parte, sconzolata,

co la valiggia piena de talento.

Paola Volpi (vincitrice del concorso)

LEGGI LE MOTIVAZIONI

La poesia è “amore” e “còre”, altrimenti, che poesia è?

LOGO-RUBRICA-ME-VOJOXXXXXXXXXXXXXSalve a tutti, ho letto i sonetti che avete pubblicato in risposta alla domanda di Daniele M.

Condivido anche io i pensieri di Rugante (ma chi è?).

Solo che ci trovo un po’ di arroganza nell’affermare la superiorità del sonetto rispetto alle altre forme poetiche e un po’ di cattiveria nei modi.

La poesia è “amore” e “còre”, altrimenti, che poesia è?

Marco De Santis

 

RISPOSTA

Caro Marco, dici che “amore” e “còre” sono l’anima della poesia.

Sono assolutamente d’accordo, ma quando “còre” e “amore” sono usati dal poeta per “dire”, non per autocelebrarsi.

Il cuore è quello che ci deve spingere a scrivere le cose che la nostra sensibilità ci suggerisce.

L’amore è quello per ciò che stiamo facendo: solo se fatte con amore, le cose riescono bene.

O almeno, ci danno la soddisfazione di aver fatto qualcosa con affetto: verso il mezzo espressivo e verso colui al quale è diretto.

Amore e cuore non devono esse i “protagonisti” dei nostri scritti: devono essere una specie di “motore immobile” che muove il poeta.

Avere la possibilità e la capacità di “dire” è una cosa:  dire “qualcosa”, è un’altra faccenda.

A presto.

Maurizio Marcelli

P.S. Pubblichiamo di seguito qualcosa in versi che ti possa aiutare a intraprendere “la strada giusta”.

 

LA STRADA GIUSTA

Amichi poetanti, amichi mia:

dite che quarche vorta sò crudele

si bacchetto er poeta “latte e mèle”,

oppure chi martratta la poesia.

Er fatto è che chi scrive lamentele

co verzi che te fanno scappà via,

me provoca ‘na certa “sincrasia”

e ar posto dell’inchiostro, m’esce… er fèle.

Ma lègge tutto quello che se scrive

me piace troppo, che ce posso fà?

Lègge ‘na poesia, m’ajuta a vive.

Si c’è la rima, ve ne do le prove,

la strada è giusta, pe chi vò poetà!

La strada è giusta… sì, ma pe annà dove?

                              RUGANTE

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