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L’acquedotto Paolo

porta san pancrazioL’acquedotto Paolo deve il suo nome a Papa Paolo V Borghese, che volle restaurare l’antico acquedotto Traiano, per rifornire di acqua Trastevere, che aveva poco beneficiato dalla costruzione degli acquedotti Vergine e Felice, che a loro volta erano stati realizzati sulla base di antichi acquedotti.

 

L’opera, su progetto degli architetti Giovanni Fontana e Carlo Maderno, fu completata nel 1611dopo l’acquisto da parte dello Stato Pontificio di alcune sorgenti situate in terreni di proprietà degli Orsini. Del complesso dell’acquedotto fa parte anche la monumentale fontana del Gianicolo, realizzata dal Papa l’anno seguente.

La sua portata all’inizio era di 22 milioni di litri al giorno, di cui un terzo circa fu destinato al Vaticano, e i rimanenti due terzi a Trastevere, ma successivamente venne a scemare, così fu necessario immettere nell’acquedotto prima l’acqua proveniente da alcune sorgenti situate ad Anguillara, e successivamente, previ controlli e filtraggi, anche l’acqua del lago di Bracciano.

In effetti, l’utilizzo dell’acqua del Lago di Bracciano non è resa possibile solo dal recentissimo acquedotto di Bracciano, ma già nell’antichità questa veniva captata e utilizzata nella Città. Allora, però, non erano disponibili gli odierni sistemi di filtraggio e purificazione, così l’acqua del lago di Bracciano, dopo averne costatato la carenza di purezza, a un certo punto non fu più utilizzata per uso potabile.

pamphiliFu tentato anche di immettere nell’acquedotto l’acqua del lago di Martignano, ma con esiti quasi peggiori di quelli dell’acqua del lago di Bracciano, per la consistenza tufacea e calcarea, quindi solubile, del condotto costruito, e per l’inquinamento della stessa acqua del lago, dove venivano scaricate dai paesi limitrofi immondizie e acque luride.

Attualmente l’acquedotto è alimentato quasi esclusivamente dall’acqua del lago di Bracciano, che viene, però, utilizzata per scopi non potabili.

Ancora oggi è possibile vedere tratti dell’acquedotto Paolo utilizzati come muro di cinta di Villa Pamphili e presso Porta San Pancrazio. Il tracciato dell’acquedotto continua lungo via Aurelia Antica e riaffiora su via della Pineta Sacchetti all’interno del Parco del Pineto, per poi proseguire sotto terra dentro Forte Braschi.

Ultima modifica ilMercoledì, 05 Agosto 2015 15:07

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