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La chiesa di San Giovanni Decollato

san giovanni decollatoLa chiesa di San Giovanni Decollato in Roma, sorge nel quartiere Ripa, e fu costruita sull’area di un’antica chiesa, quella di Santa Maria de fovea, restaurata più volte nel corso del XVII e XVIII Secolo.

 

La chiesa venne costruita nel XVI Secolo dall’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato, un’istituzione che si occupava di dare gli ultimi conforti ai condannati a morte, facendoli confessare, chiedendone il pentimento e accompagnandoli fino alla sepoltura, dopo averne raccolti i resti dopo la loro decapitazione. Tra questi condannati vi è Beatrice Cenci.

Nel 1600 Papa Clemente VIII fece costruire il chiostro della chiesa. Poco prima, il 20 ottobre 1599 fu rinvenuto, all’interno della basilica di Santa Cecilia, il corpo della Santa, morta 1.400 anni prima, miracolosamente conservato. A tal proposito il Papa commissionò allo scultore Cesare Maderno la realizzazione di una statua che la raffigurasse così come fu trovata, distesa su un fianco, la scultura presenta caratteri di realismo tale che la santa sembra dormiente, come se non fosse mai morta.

È molto interessante notare che la vita e la morte di Santa Cecilia e di Beatrice Cenci, condannata a morte nel 1599, presentano numerose analogie, si tratta in entrambi casi di martiri, ma anche di eroine, se si considerano anche i tempi in cui hanno vissuto.

È anche singolare notare la vicinanza delle date fra il ritrovamento del corpo della santa e l’esecuzione di Beatrice Cenci, avvenuta l’11 settembre 1599, e cioè nemmeno due mesi prima.

Beatrice Cenci fu giustiziata per avere ordito il complotto, insieme ai fratelli e ad altre persone, che ha portato all’assassinio del padre, un nobile corrotto e privo di morale, il conte Francesco Cenci, che per non provvedere alla sua dote l’aveva rinchiusa in un castello insieme alla sua seconda moglie Lucrezia, che pure aveva preso parte all’omicidio.

Possiamo quasi dire che Beatrice Cenci, di cui viene conservato nella chiesa l’inginocchiatoio dove recitò l’ultima preghiera prima di essere condotta al patibolo, fu una figura di donna che si ribellava a una società violenta e maschilista, quasi una femminista ante litteram.

La chiesa, nella quale sono conservati, oltre all’inginocchiatoio di Beatrice Cenci, anche strumenti come barelle e la cesta che serviva per raccogliere le teste dei condannati, fu costruita a navata unica, con tre nicchie per lato.

Nel chiostro della chiesa sono ancora presenti i chiusini dove venivano riporti i corpi delle persone giustiziate, con l’iscrizione in latino che recita: “Signore, quando mi giudicherai, non condannarmi”, una sorta di preghiera che auspica il conforto della carità cristiana, dopo la durezza della giustizia terrena.

Bibliografia

Le Chiese di Roma nel Medio Evo - di Christian Hülsen pubblicato da Leo S. Olschki – 1927 Firenze

Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX di Mariano Armellini pubblicato dalla Tipografia Vaticana 1891

Ultima modifica ilMercoledì, 05 Agosto 2015 15:12

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