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Palazzo Allegretti

palazzo allegrettiIl “Palazzone” di via Leone IV a Roma.

La storia di Palazzo Allegretti, detto anche “Il palazzone” dagli abitanti dell’allora nascente quartiere Trionfale, presso Via Leone IV, nel centro di Roma, ora facente parte del Municipio I, è molto travagliata.

La possibilità edificatoria rientra nel piano regolatore del 1883, il terreno dove sorge lo stabile era allora occupato dagli Orti Belardi, che facevano parte del Capitolo di San Pietro. Successivamente, nel 1886, Remigio Cionci divenne nuovo proprietario del suddetto terreno. Poco dopo venne presentato il progetto dell’Ing. Piero Veladini, per la costruzione di un edificio, si trattava di un massiccio palazzo a corte interna, allora occupata da un ulteriore edificio: il lato maggiore misurava quasi 80 metri e aveva un’altezza di 5 piani, oltre il piano terra.

La zona dove sorge il fabbricato è densa di Storia: situato tra via Ostia, via Tolemaide, Via Leone IV e Via Candia, si erge sopra l’area del torrente della Sposata, anche detto fosso della Valle dell’Inferno, ora coperto proprio da Via Candia. Si dice che nell’area limitrofa, vi fosse un piccolo ponte dove i futuri Imperatori romani d’Occidente passassero per recarsi presso il Vaticano, luogo dove si sarebbe svolta l’incoronazione, nonché il giuramento di fedeltà al popolo di Roma. Inoltre, insisteva nella zona l’ultimo tratto della Via Francigena, dopo il quale i pellegrini erano praticamente arrivati a San Pietro.

La costruzione dell’edificio vide alterne vicende, durò oltre 15 anni, passando attraverso la cosiddetta “febbre dell’edilizia”, per poi piombare nella “crisi dell’edilizia” di fine ‘800, periodo in cui rimase sostanzialmente incompiuto. L’esenzione del dazio sul vino, essendo la zona fuori dalla cinta daziaria di Roma, ha fatto si che i locali con ingresso sulla strada, vennero adibite a osterie e trattorie.

Successivamente, dopo vari passaggi di proprietà, dovuti al fallimento di diverse società e banche, l’edificio divenne proprietà della Banca d’Italia che lo riqualificò su progetto dell’Ing. Edoardo Talamo, già senatore del Regno, il quale fece demolire la costruzione all’interno, lo spazio recuperato divenne un grande giardino.

L’ing. Talamo fece abbattere anche dei piani su via Tolemaide, riqualificò e razionalizzò tutti gli interni trasformando l’immobile in uno dei primi esempi di condominio moderno. Ora prevale una nuova concezione dello spazio, tutto doveva essere arioso, luminoso, dotato di aree verdi, così da garantire una migliore vivibilità e qualità della vita ai suoi abitanti.

Ultima modifica ilVenerdì, 20 Novembre 2015 08:42

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