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updated 2:10 PM CEST, Jul 16, 2019

Degrado al Parco di Monte Ciocci

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Dopo quasi 4 anni dall’apertura al Parco di Monte Ciocci molti problemi rimangono irrisolti.

La fontana panoramica con i getti di acqua nebulizzata che formavano un suggestivo arcobaleno con San Pietro sullo sfondo è stata utilizzata una sola volta e subito vandalizzata: rimangono solo delle buche pericolose malamente coperte con delle tavole, mentre le solite scritte con le bombolette decorano l’ambiente qua e là.

Il chiosco che doveva essere dato in gestione per un bar o un punto di ristoro è ancora abbandonato e ridotto a una latrina, con le immondizie tutte intorno.

L’ingresso alle vecchie trincee della seconda guerra mondiale, ripulite e sistemate qualche tempo fa, è sempre aperto, e chissà cosa c’è ora là sotto.

Gli accessi non sono minimamente sorvegliati e i motorini entrano indisturbati, la scorsa settimana, come anche denuncia il Comitato Monte Ciocci, ha fatto apparizione anche un’auto verde dei Carabinieri, in realtà il vecchio Corpo Forestale, ora accorpato all’Arma, che ha fatto il suo breve giro sul belvedere ed è andata via.

Intanto gli accampamenti abusivi degradano i versanti del parco, con baracche e vere e proprie discariche di materiali, ogni tanto qualche incendio ad ammorbare l’aria.

E così uno dei posti più belli di Roma, una terrazza su San Pietro con un affaccio su un panorama sognato in tutto il mondo, è mortificato dal degrado, nella noncuranza delle Istituzioni.

Il distaccamento dei Vigili del fuoco ‘’Nomentano 6A’’: tra passato e presente, la storia della sede di Via Ettore Romagnoli 39

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Il primo nucleo abitativo della zona di Montesacro viene costruito nel 1919 per iniziativa degli impiegati delle Ferrovie dello Stato. Qui l'architetto Gustavo Giovannoni progetta e realizza, ponendosi per quegli anni indubbiamente all'avanguardia e fuori del Piano Regolatore di Roma, una "Città Giardino", orientata alla tipizzazione della "garden city" d'oltremanica, composta da costruzioni con struttura "a villini" inseriti nel verde, e con servizi indipendenti: scuola, chiesa, ufficio postale, parco pubblico.

Negli anni '30 e '40 sorgono le borgate di Valmelaina, Cecchina e Tufello, mentre tra gli anni '40 e '50 viene realizzato il Grande Raccordo Anulare. Nel periodo tra gli anni '50 e '60 il fenomeno dell'edilizia intensiva coinvolge la stessa "garden city", il menzionato quartiere del Tufello, ma anche la Bufalotta, Vigne Nuove.

Alla fine del secondo conflitto mondiale per arginare il fenomeno della disoccupazione dilagante lo Stato interviene con piani di sviluppo dell'edilizia mediante una politica di sgravi fiscali per i costruttori e di abolizione delle tasse sulle aree fabbricabili. L'obiettivo è quello di edificare dei nuovi quartieri popolari nelle zone periferiche demolendo le numerose baracche presenti sulle principali arterie di Roma.

Nella prima metà degli anni ’60 nasce il distaccamento Nomentano dei vigili del fuoco e per circa venti anni la sede è quella di un locale cantinato in via Renato Fucini. Successivamente viene approvato il progetto per la realizzazione della sede definitiva che ricade su un terreno precedentemente appartenuto all’ex Inpdap. Nel 1993 viene inaugurato il Distaccamento Nomentano 6° di via Ettore Romagnoli 39.

Questo, costituito da circa 90 operatori suddivisi per turni, si è rivelata una delle sedi più operative e i dati parlano chiaro: 6000 interventi l’anno, circa 16 interventi al giorno; dispone di un settore logistico, di caricamento e di una sezione prevenzione incendi e offre corsi di formazione sulla salute e sicurezza sul lavoro secondo D. lgs. 9 aprile 2008, n. 81 insieme a “open day” dedicati ai più piccoli.

Tra i meriti va sicuramente menzionato il tempestivo intervento nella notte del 6 aprile 2009 dove un devastante sisma ha colpito la città de L’Aquila, e quello del 27 novembre del 2001 in via Ventotene, durante il quale hanno perso la vita quattro civili e quattro vigili del fuoco in una esplosione.

Un ringraziamento particolare va al capo-sede Piero Gonini e all’ing. Luigi Liolli per la loro disponibilità e per le preziose informazioni.

Degrado e mancanza di sicurezza su via della Pineta Sacchetti

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Il degrado continua a imperversare sulle strade della Capitale e il quartiere Aurelio - Pineta Sacchetti non fa eccezione: dopo l’incendio dell’Auditorium Aurelio, rattoppato alla meno peggio con lamiere e lasciato a morire lì, ora su via della Pineta Sacchetti staziona un camion bruciato e abbandonato.

Proprio all’altezza della Galleria Giovanni XIII, nei pressi del civico 327, da mesi è fermo il rottame di un camion bruciato, che nonostante le numerose segnalazioni dei cittadini, non è stato ancora rimosso.

Nella stessa zona viene segnalata la presenza assidua di un furgone con targa romena, che viene condotto avanti e indietro per le vie limitrofe dagli occupanti per capire quali appartamenti visitare e svaligiare: questi sono i timori dei residenti che, più volte, l’hanno visto passare vicino alle loro case.

Scene che non vorremmo vedere: forse è ora di iniziare a occuparsi in maniera seria della sicurezza e il decoro della Città più importante d’Italia. 

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INSEDIAMENTO DELL’ EX DEPOSITO ATAC A SAN PAOLO

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Dopo un primo polverone sulle sorti dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma, oggi 21 dicembre intorno alle ore 19:30, un gruppo di ragazzi ha occupato il piazzale tra via della Collina Volpi e via Alessandro Severo.

Il centro sociale Alexis si trasferirà proprio in questo stabile, che da anni è ormai in disuso.

I residenti sicuramente non sono entusiasti all’idea, infatti, già da questo primo insediamento “poco rumoroso” si ne possono immaginare le ragioni.

La questione più sconcertante è che a pochi passi vive proprio l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini, colui tra i primi sostenitori di questo insediamento.

La sua posizione, ancora poco chiara in merito, sarà dovuta alle distanze prese dalla prima cittadina romana Virginia Raggi, o c’è dell’altro?

Certo, vantare trasparenza e chiarezza è ammirevole, ma poi quando si parla dei fatti qualcosa viene meno.

Cosa ne sarà dell’ex deposito?

Chi si assumerà le responsabilità di quanto sta accadendo?

I nodi, in fin dei conti, vengono sempre al pettine quindi, non ci resta che aspettare la prossima mossa.

La sezione ANPI Aurelio Cavalleggeri colloca una pietra d’inciampo dedicata a Luigi Grassi

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Roma, 11 gennaio 2016. La sezione ANPI Aurelio Cavalleggeri “Giuliano Tabarini” ha collocato una pietra d’inciampo in Via delle Fornaci, 51, in memoria di Luigi Grassi, militare antifascista e deportato politico delle Fornaci.

C’è stata una nutrita partecipazione dei cittadini del Quartiere e dei ragazzi della Scuola Media “2 Ottobre” e dell’Istituto “Luigi Einaudi”, di Via delle Fornaci, che da anni seguono la sezione nel suo lavoro sulla Memoria. Erano presenti anche la Presidente del Municipio XIII, Giuseppina Castagnetta e l’artista tedesco Gunter Demning.

Quella posta stamattina è la terza pietra d’inciampo che la Sezione colloca dal 2012 ed è una delle 24 nuove pietre che oggi e domani saranno collocate in diversi Municipi della città. Con queste 24 ultime le pietre d’inciampo collocate a Roma sono, ad oggi, 250.  

Ugo Fanti, il segretario della sezione afferma: “Con questa pietra d’inciampo continuiamo il nostro percorso, seminando “schegge di memoria” per il Quartiere affinché – soprattutto nelle giovani generazioni – resti e si consolidi il ricordo di ciò che è stato e a loro passi il testimone di questo importante lavoro di “scavo” nella storia recente delle Fornaci. Nell’anno del 70° Anniversario della promulgazione della Carta Costituzionale ci sembra importante continuare ad essere i promotori di questa forma di arte e di Memoria”.

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Fiamme all’Auditorium Aurelio

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I Vigili del Fuoco da ore tentano di domare un terribile incendio nel caratteristico edificio di Circonvallazione Cornelia

Uno scenario da guerra quello che si presentava oggi all’uscita della metro Cornelia, un fumo tanto denso che non si riusciva a vedere oltre pochi metri, odore di bruciato e gran dispiegamento di mezzi dei Vigili del Fuoco: nella tarda mattinata è andato a fuoco l’Auditorium Aurelio e nel tardo pomeriggio i pompieri ancora faticavano a spegnere le fiamme.

La struttura, la cui costruzione era iniziata nel 2003 era costata milioni di euro e non era stata ancora inaugurata, in attesa di un soggetto cui affidarne la gestione a seguito di apposito bando di gara.

Da alcuni giorni gli operai stavano lavorando al rifacimento della copertura del tetto, per la stesura e la sigillatura di una guaina impermeabile, e nell’area in cui stavano lavorando è divampato l’incendio.

Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, e anzi, gli operai hanno tentato di spegnere l’incendio, ma questo ha avuto modo di propagarsi a causa dell’assenza di estintori all’interno del complesso, che sono stati reperiti presso il vicino benzinaio, perdendo, però tempo prezioso, che ha causato una ulteriore propagazione delle fiamme.

Quando sono arrivati i Vigili del Fuoco tutta la copertura era già irrimediabilmente compromessa, e ci sono volute ore per avere ragione delle fiamme.

I danni sono ingentissimi, quasi tutta la struttura risulta scoperta e ciò renderà necessaria un’ulteriore spesa per un opera che, dopo tanti anni, ancora non ha prodotto alcuna utilità per i contribuenti.

Curva pericolosa a Via del Forno Saraceno

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La piazza del Castello di Porcareccia, con la Chiesa e il Borgo di Santa Gemma, ha origini che si perdono nella notte dei tempi: qui, come in altre località del nostro Paese, si sono stratificate testimonianze storiche e archeologiche che partono dall’epoca preromana per arrivare a secoli vicini all’attuale. In questo caso si parte addirittura da insediamenti dei Veienti, provenienti da Veio, importante città etrusca nata nel IX secolo a.C.

Questo luogo fa parte del nostro patrimonio archeologico ed è tuttora utilizzato, specie per quanto riguarda la chiesa, dove vengono praticate le normali attività religiose, ed è praticata anche da minori, che frequentano l’oratorio e le lezioni di catechismo.

Via del Forno Saraceno, che immette alla piazza, come tante vie delle periferie romane è priva di marciapiedi, tanto che i pedoni rischiano di essere investiti, in particolare lungo la curva della via, che le automobili percorrono a velocità sostenuta.

I cittadini che la frequentano, a tal proposito, hanno promosso una petizione per chiedere che siano istituite strisce pedonali e vengano costruiti dei marciapiedi a salvaguardia dell’incolumità dei pedoni.

La petizione è reperibile a questo indirizzo: https://www.change.org/p/comune-di-roma-sicurezza-a-santa-gemma-miglioriamo-la-viabilita?recruiter=85550759&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_for_starters_page&utm_term=des-lg-google-no_msg

La richiesta è anche rivolta alla Presidente del XIII Municipio Giuseppina Castagnetta, a quello del XIV Alfredo Campagna, e alle loro Giunte, in particolare agli Assessori alla Mobilità, affinchè si facciano carico del problema.

I residenti di Massimina chiedono al Comune e al XII Municipio di ripristinare la viabilità della zona

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Sono quasi 2 anni che via Gioele Solari, nel quartiere Massimina a Roma, è chiusa per una frana, a seguito delle piogge abbondanti dell’inverno 2015.

A gennaio 2015, infatti, all’angolo con via Schiavone, una parte della sovrastante collina è franata, trascinandosi alcuni blocchi di cemento che erano stati posti proprio per contenerla, e di fatto la strada è bloccata da allora.

Nessun intervento è stato posto ancora in essere, e una interrogazione presentata dai consiglieri Giovanni Picone e Marco Giudici al Presidente del XII Municipio e all’assessore competente, a fine settembre 2016, ha ricevuto la seguente risposta: è stato fatto uno studio geologico e di monitoraggio dal Dipartimento SIMU (Sviluppo Infrastrutture e manutenzione urbana) del Comune di Roma, ma bisogna aspettare l’approvazione del bilancio di previsione e il relativo stanziamento delle somme necessarie.

Intanto anche la parallela via Tomasino D’Amico, nella parte più lontana a via del Casale Lumbroso, per un contenzioso fra un residente e il locale Consorzio stradale, risulta chiusa, non permettendo di utilizzare la via per uscire dalla Massimina, e costringendo i residenti a un complicato giro, reso ancora più difficoltoso dalla chiusura di via Gioele Solari.

E’ facile comprendere che, data la viabilità della zona, fatta di vie che si perdono nel nulla, se si verificasse una ulteriore frana nella parallela via Pericoli, centinaia di persone sarebbero impossibilitate ad uscire di casa.

Tale situazione appare inaccettabile e i residenti della zona chiedono al Municipio e al Comune di fare presto e di ripristinare un loro diritto fondamentale: quello alla mobilità.

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I problemi del Parco di Monte Ciocci rimangono sempre quelli

Parco di Monte Ciocci Poesia Romana

Più di tre anni fa è stato inaugurato il Parco di Monte Ciocci, ed è stata una bella conquista per i quartieri Balduina, Trionfale e Valle Aurelia, che hanno acquistato un’area verde liberandola da rifiuti e degrado, ma ancora oggi rimangono delle criticità non risolte.

Ci riferiamo agli insediamenti abusivi sul lato di Valle Aurelia e via Anastasio II, più volte sgomberati e sempre riformatisi, con grande spesa per la rimozione dei rifiuti.

I cestini dei rifiuti poi non bastano mai, occorrerebbe maggiore civiltà da parte dei frequentatori del parco, che spesso rompono le bottiglie per terra, e i cestini andrebbero svuotati più spesso.

Poi l’impianto per l’acqua nebulizzata, mai utilizzato e che è da tempo rotto, con una certa quantità di rifiuti che si cominciano ad accumulare sotto le lastre frantumate.

Il chiosco vicino all’area giochi dei bambini è ancora abbandonato, e purtroppo viene utilizzato come latrina.

Di sera e di notte, ma certe volte anche di giorno, purtroppo, entrano nel parco motorini e scooter, questo non deve essere consentito, e per questo devono essere installate delle apposite barriere che non permettano l’ingresso da via Domizia Lucilla.

Per evitare vandalismi e imbrattamenti poi, servirebbero maggiori controlli e pattugliamenti, andrebbe anche chiusa l’inferriata che porta al camminamento sotterraneo dalla parte di via Domizia Lucilla da poco restaurato, per evitare che diventi una discarica o che vi si insedi dentro qualcuno, sempre che ciò non sia già successo.

Protesta contro Il centro di accoglienza dell’Hotel Gelsomino a Via Aurelia

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Dopo le proteste di Fabrizio Santori, consigliere regionale e di Marco Giovagnorio, consigliere del XIII Municipio per i Fratelli d’Italia, anche il consigliere Daniele Giannini scende in campo contro l’istituzione del centro di accoglienza per i migranti presso l’Hotel Gelsomino, ai confini tra il XII e il XIII Municipio.

Nell’Hotel, situato su via Aurelia vicino via Gregorio XI, sarebbe già evidente la presenza dei profughi, con vestiti e coperte stese sui davanzali, secondo quanto lamentato da alcuni residenti.

A questo proposito, sabato scorso, il consigliere Giannini ha organizzato una manifestazione con il gruppo di “Alternativa civica” a via Aurelia, angolo via Faggella, insieme ai cittadini, per protestare contro il centro di accoglienza da poco istituito.

Giannini aveva più volte protestato contro la presenza delle prostitute nella zona, e ha invitato tutti i cittadini a far sentire la propria voce contro il degrado di questa parte della città.

Le lamentele dei cittadini sono state rivolte contro i presidenti del XII e XIII Municipio, Crescimanno e Castagnetta, del Movimento 5 stelle, e contro la sindaca Raggi che, secondo le persone intervenute, non hanno informato i cittadini della nuova destinazione dell’hotel.

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I cittadini hanno avviato la protesta con lo slogan “il centro di accoglienza non lo voglio”: per il prossimo futuro si prevedono altri sit-in, perché i cittadini si dicono preoccupati per l’ordine pubblico e per il decoro del quartiere.

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